La chimica della sbronza

Due amici siedono al pub durante un sabato sera qualunque e si sfidano a bere e rimare lucidi quanto più a lungo evitando la sbronza. È possibile prevedere chi vincerà e chi invece si pentirà di aver accettato la sfida? Secondo la scienza, si.

Come digeriamo l’alcol?

Attraverso un enzima chiamato alcol deidrogenasi (ADH), l’alcol che assumiamo da bevande e cibi viene trasformato in acetaldeide, una molecola tossica e cancerogena, pericolosa per fegato, pancreas e cervello, dove può causare danni a cellule e tessuti. L’acetaldeide non ha però una vita lunga nel nostro organismo: un altro enzima, l’aldeide deidroigenasi (ALDH), trasforma l’acetaldeide in acetato, che viene a sua volta scisso in acqua e anidride carbonica, completando il ciclo di metabolizzazione dell’alcol.

Il nostro corpo è in grado di produrre diverse forme di ADH e queste si trovano principalmente nel fegato e nello stomaco. L’enzima è codificato da almeno 7 geni differenti ed è capace di “digerire” non solo etanolo, agendo come catalizzatore della sua ossidazione, ma anche retinolo, steroidi e acidi grassi. L’ossidazione di etanolo ci permette di consumare bevande alcoliche, nonostante il vero scopo e vantaggio dell’ADH durante l’evoluzione umana fosse la capacità di digerire l’alcol contenuto naturalmente nei cibi o prodotto da batteri nel tratto digestivo.

Questione di evoluzione

È interessante notare che l’attività e concentrazione dell’enzima ADH variano da individuo a individuo a seconda di età, genere ed etnia. La capacità di metabolizzare l’alcol dipende da fattori quali la grandezza del fegato (dove si concentra l’ADH) e la massa corporea, nonché dai nostri geni; esistono infatti diverse versioni degli enzimi coinvolti nella metabolizzazione dell’alcol ed alcuni sono più efficienti di altri, risultando nell’abilità di una persona di resistere meglio agli effetti collaterali dei loro drink preferiti (effetti collaterali comuni sono vampate di calore a viso, collo e tronco, arrossamenti – anche chiamato Asian Glow – tachicardia, ipotensione, cefalea, e a volte convulsioni, vomito, diarrea e difficoltà respiratorie).

La genetica e le varie versioni di ADH e ALDH potrebbero spiegare perché alcuni gruppi etnici sembrano avere una maggiora tolleranza all’alcol. Nelle popolazioni di razza caucasica la percentuale di persone che non riescono a smaltire rapidamente gli effetti di una sbronza sarebbe più bassa, mentre per ad esempio etnie orientali, nativi americani e inuit la percentuale salirebbe drammaticamente, rendendo questi individui più vulnerabili agli effetti nocivi dell’alcol.

La spiegazione potrebbe venire dal lento processo di selezione naturale: il consumo di birra e vino in Europa e nel Vicino Oriente è diffuso da più di 5000 anni. Durante il Medioevo, queste bevande alcoliche venivano regolarmente consumate al posto dell’acqua e la tolleranza all’alcol veniva selezionata come un vantaggio per l’individuo. Probabilmente questo ha permesso agli Europei di oggi di avere un set genetico particolare, equipaggiato con le versioni più attive degli enzimi per lo smaltimento dell’alcol.

Articoli correlati