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Jane Goodall: una vita tra gli scimpanzè

Una scienziata tra uomini e scimpanzé

Jane Goodall è ad oggi la primatologa più conosciuta al mondo. La sua immagine è diventata infatti un elemento pop con rimandi in media, film e serie animate di ogni tipo. Grazie alla sua perseveranza è riuscita a contribuire alla ricerca sul comportamento degli scimpanzé. A partire da questi studi oggi porta avanti un’assidua campagna in difesa dei diritti degli animali e per la  conservazione della biodiversità, soprattutto nel continente africano. Per fare ciò dovette affrontare accuse misogine di colleghi invidiosi che ovviamente non ne hanno fermato l’audacia.

“The Alligator Club” e la passione per la natura

Jane Goodall nacque a Londra il 3 aprile 1934. Sua madre era Margaret Joseph e suo padre Mortimer Morris-Goodall. La prima non lavorava, come era consono per una donna sposata di quegli anni. Il suo sogno sarebbe stato fare la scrittrice. Il padre invece era un ingegnere delle telecomunicazioni. La sua aspirazione era però fare il pilota. Per questo motivo passava intere giornate a guidare veicoli, tornando a casa solo per dormire. Nonostante il rapporto con Mortimer fosse praticamente assente egli stesso fu la causa del primo avvicinamento di Jane con la natura.

Per il suo primo compleanno le regalò uno scimpanzé di peluche che la bambina si portava dietro ovunque andasse. Inoltre costrinse l’intera famiglia a trasferirsi nella cittadina di Weybridge nel 1935. Questo perché nella zona costruirono un autodromo dove avrebbe potuto esercitarsi nella sua passione per i veicoli. La lontananza dalla metropoli londinese e una grande quantità di spazio verde in più le permisero di prendersi cura di una tartaruga e di un cane iperattivo.

La seconda guerra mondiale

Nel 1939 Mortimer spinse nuovamente la famiglia a trasferirsi. Questa volta a Charmes, in Francia. Le gare di corsa automobilistica più importanti si svolgevano in Europa e non poteva perdere ulteriore tempo.

In quel momento Hitler era al potere da circa 5 anni e le sue mire espansionistiche sulla Polonia erano sempre più evidenti. Il primo settembre dello stesso anno in cui la famiglia Goodall si trasferì in Francia scoppiò la seconda guerra mondiale. Il fatto che Hitler mirasse anche alla Francia risultava prevedibile soprattutto dal lontano astio che i due paesi si riservavano, accentuato dagli esiti della prima guerra mondiale. La famiglia Goodall non era ancora padrona del francese e questo spiega l’inquietudine con cui aspettavano il discorso alla radio del primo ministro inglese Chamberlain per capire la situazione. Egli diede un ultimatum alla Germania che, come sappiamo, non fu rispettato e che causò l’entrata in guerra di Inghilterra e Francia.

Mentre il mondo si preparava alla catastrofe Jane passava i giorni nel pollaio, che avevano allestito in giardino, a osservare le galline. Spesso vi passava intere giornate. Quando sua madre le chiese spiegazioni la bambina rispose che voleva capire da dove uscissero le uova e che l’unico modo era restare delle ore chiusa con le galline affinché si abituassero a lei e non si spaventassero. Margaret ne fu sorpresa e cominciò a riflettere sulle propensioni della figlia e, quindi, sul suo futuro.

Nel 1940 il padre venne chiamato alle armi e il resto della famiglia, compresa una sorellina di nome Judy, tornò in Inghilterra.

The Birches

Le tre donne si trasferirono a The Birches, casa situata a Bournemouth nel Regno Unito, dove vissero con la nonna materna di Jane e alcune sue zie che non si sposarono. Era un gruppo totalmente al femminile che, nonostante le rigide imposizioni della società patriarcale, insegnò a Jane come cavarsela anche senza uomini al suo fianco.

Per passare il tempo Jane cominciò a leggere libri di avventura e ambientati in luoghi lontani come Tarzan e il Dottor Dolittle. Da quelle letture, cui resterà sempre legata, cominciò a passare le sue giornate in giardino ad appuntare su un piccolo quadernino tutto ciò che riusciva ad osservare. Insieme alle due figlie di un amico del padre fondò l’Alligator Club. Questo era un gruppo di appassionate di natura che si riuniva in giardino per parlare di animali, natura, realizzare lavoretti a tema ambientale ed esplorare i dintorni insieme. Margaret la lasciva sempre libera di fare ciò che volesse, la spingeva a realizzare se stessa.

Studi e prime esperienze lavorative

Terminata la guerra il padre non era più lo stesso. Vivere lontano dalla sua famiglia gli aveva fatto capire come i suoi desideri di viaggiare ed esplorare il mondo non fossero coniugabili con la sua vita privata. Aveva costretto più volte moglie e figlie a trasferirsi per poter partecipare alle gare automobilistiche che tanto amava. Così capì che la soluzione migliore fosse chiedere il divorzio. Il rapporto con Jane non era profondo e nonostante la sofferenza iniziale, la futura scienziata riuscì ad andare avanti.

Completò gli studi superiori femminili e fu spinta dalla madre a iscriversi a un corso per diventare segretaria. Secondo Margaret infatti quello della segretaria era un lavoro necessario ovunque e che le avrebbe quindi permesso di poter accedere in varie istituzioni di suo interesse. Terminato il corso Jane venne assunta dapprima alla Oxford University come segretaria nell’ufficio contabilità e, dopo aver lasciato quell’impiego perché non le interessava a sufficienza, fu assunta a Londra presso una casa di produzione di annunci pubblicitari e documentari, la Schofield Productions. Poteva guardarli e scegliere la musica da usare come sottofondo. In contemporanea Jane passava ore a leggere libri sul continente africano presso la biblioteca del celeberrimo Museo di Storia Naturale.

Un giorno ricevette una chiamata da una delle sue migliori amiche del periodo “liceale”. Marie Claude le raccontò di come le condizioni di suo padre fossero psicologicamente gravi. Dopo la seconda guerra mondiale non riusciva a calmare i suoi nervi. Per aiutarlo a riprendersi si stavano trasferendo in Kenya dove possedevano qualche piantagione.

Infatti dalla seconda metà dell’Ottocento molti paesi europei tra cui la Gran Bretagna cominciarono a colonizzare violentemente il continente africano per poterne sfruttare le risorse naturali. Nel 1957 la Costa d’oro, la Nigeria, il Kenya, la Tanganica, il Sudan Anglo-egiziano, l’Uganda, la Rhodesia del Nord e del Sud e la Beciuania erano colonie britanniche.

Il primo viaggio in Africa

Jane Goodall patì nel marzo del 1957 per il Kenya. La prima impressione non fu molto positiva o comunque non all’altezza delle sue aspettative. Quando atterrò a Mombasa infatti si trovò di fronte ad un villaggio coloniale con architetture e strutture identiche a quelle che conosceva bene. Solo quando il treno che la portò verso l’abitazione dell’amica si addentrò nel cuore del Continente poté finalmente meravigliarsi. Dal finestrino riuscì ad osservare giraffe, leoni e animali di cui aveva letto nei libri e che ora le si palesavano davanti.

Passò il soggiorno a raccontare all’amica il suo stupore e i suoi sogni. Quest’ultima allora confidò di conoscere uno scienziato del luogo e che avrebbe potuto metterli in contatto. Jane, che non poteva aspettare, lo chiamò di sua iniziativa e riuscì a incontrarlo. Lo scienziato era Louis Leakey, famoso paleontologo dell’Università di Cambridge. Dopo un breve colloquio conoscitivo lo studioso la assunse come sua segretaria per una spedizione sulla faglia di Olduvai in Tanganica, un avvallamento il cui strato più antico risale a 2,5 milioni di anni fa ed è da sempre meta di studiosi di geologia e paleontologia.

Durante la visita Jane visse numerose avventure: una volta, ad esempio, dovette scappare da un leone. In quell’occasione però capì che quella era la sua strada. Lo scopo degli studi di Leakey era dimostrare che l’uomo provenisse dal continente Africano e studiare il comportamento degli scimpanzé era un modo per lui valido per trovare un legame. Non erano infatti presenti tecnologie molecolari che potessero aiutare nell’intento.

Osservando l’ottimo lavoro di Jane decise che lei potesse essere la persona adatta per occuparsi della parte più sperimentale: inoltrarsi nella foresta e osservare per intere giornate gli animali riportando tutto ciò che riusciva a vedere. Gli scimpanzé erano spesso violenti, ma lo erano meno con le donne. Essendo Jane tra le più caparbie che avesse mai conosciuto decise di incaricarla del ruolo.

Mancavano poche cose: un progetto che venisse accettato dalle istituzioni locali e fondi per portarlo avanti. Jane fu quindi rimandata a Londra in attesa di una successiva chiamata.

Gli studi accademici e su campo

Nel 1959 Jane tornò a Londra dove fu assunta come segretaria presso la Granada Television. In quel periodo stavano realizzando delle riprese presso lo zoo della Capitale e Jane poté approfittarne per osservare gli animali. Rimase scioccata dalle orribili condizioni in cui gli scimpanzé venivano tenuti. Osservò infatti come spesso i maschi si rannicchiassero in un angolo con lo sguardo perso nel vuoto. Le gabbie erano minuscole e l’ambiente insufficiente per stimolarli adeguatamente. Quell’esperienza fu fondamentale per sviluppare la sensibilità animalista che oggi la guida nelle sue conferenze.

In quel periodo conobbe un altro famoso scienziato: John Napier, un esperto di anatomia comparata. Colpito dalle referenze della Goodall, accettò la sua proposta di farle da insegnante privato. Così Jane cominciò a recuperare tutte quelle conoscenze di zoologia che non aveva avuto occasione di studiare. Inoltre cominciò a leggere le prime pubblicazioni di Konrad Lorenz, considerato il padre dell’etologia.

Intanto i mesi passavano e nessuna notizia arrivava da Leakey, che si trovava di fronte ad una scelta cruciale. Aveva trovato i fondi per lo studio ma, durante una cena, aveva conosciuto una primatologa molto dotata, Cathryn Hosea, che sembrava altrettanto portata per lo scopo della sua ricerca. In più era laureata e questo permetteva di essere maggiormente riconosciuti a livello accademico. Cathryn accettò l’incarico e passò i mesi successivi a prepararsi. All’ultimo, presa dall’ansia per il viaggio verso una terra così lontana e ritenuta selvaggia, rifiutò. Leakey chiamò quindi Jane nel 1960.

Gli scimpanzé di Gombe

La studiosa fu accompagnata dalla madre Margaret. Le istituzioni locali infatti non volevano che una donna girasse da sola per i loro territori. Prima di cominciare lo studio passò circa tre settimane su un’isola del Lago Vittoria a osservare esemplari di cercopiteco verde. Questa decisione non fu presa tanto per far prendere dimestichezza a Jane con le osservazioni, più che altro fu una scelta obbligata. Nel territorio di Gombe era in corso una violenta disputa tra alcuni pescatori e non potevano avvicinarsi.

Passati questi brevi tumulti poterono costruire il proprio accampamento e cominciare gli studi. Anche stavolta ci fu un contrattempo ben maggiore. Le popolazioni congolesi, sulla riva opposta del Lago cui si erano accampati, si stavano ribellando all’imperialismo belga. Numerosi coloni furono evacuati e persino Jane e Margaret si sentirono coinvolte. Passarono infatti quei mesi ad aiutare nei soccorsi.

Con il diminuire delle rivolte e l’inizio delle trattative Jane poté cominciare i suoi studi. Il suo metodo era molto diverso da quello standard: non si nascondeva. Era consapevole che comunque gli animali riuscivano a sentire la sua presenza quindi tanto valeva avvicinarsi con cautela, ma senza cercare di camuffarsi. All’inizio veniva accompagnata da due guardie. le popolazioni locali non volevano che una donna girasse da sola nelle foreste, seppure con la madre presente nell’accampamento. I due, non intenzionalmente, la ostacolavano. Gli scimpanzé scappavano non appena li vedevano e di notte arrivavano all’accampamento e distruggevano qualcosa. Così una mattina Jane uscì prima del solito e si addentrò nella foresta da sola.

Fu una scelta fortunata dato che lì conobbe lo scimpanzé David. Successivamente venne rimproverata per il suo assegnare nomi agli animali invece che i classici codici numerici, ma Jane continuerà a farlo affermando come sia impossibile ricordare a mente tutti quei lunghi codici e come siano svilenti per gli animali stessi.

Un nuovo amico

David era uno scimpanzé molto particolare. Non aveva paura di Jane, anzi sembrava che la invitasse a seguirlo. Dopo quella volta le due guardie lasciarono la scienziata più libera e questo le permise di passare le giornate a farsi guidare dal suo nuovo compagno. Prima di conoscerlo, per avvicinarsi a un gruppo di scimpanzé doveva fingersi annoiata scavando tra le foglie che trovava sul terreno: era l’unico modo per rassicurarli. Grazi alla presenza di David fu introdotta ufficialmente. Questo le permise di studiare tutti gli esemplari e di assegnare un nome a ognuno.

Le scoperte che fece furono fondamentali:

  • Gli scimpanzé costruiscono i loro nidi sugli alberi usando rami che raccolgono da terra
  • Sono anche carnivori
  • Si nutrono di insetti ripulendo dei rami e usandoli per far uscire le termiti dai loro nidi.

Queste osservazioni, svolte grazie alla guida di David, ridefinirono la concezioni di scimpanzé. Prima venivano considerati animali erbivori ma, scoprendoli in grado di nutrirsi anche di altri animali, si comprese che in realtà sono onnivori. Inoltre risultarono in grado di utilizzare oggetti per azioni premeditate e con scopi diversi da quelli per cui l’oggetto è generalmente pensato. Queste caratteristiche venivano considerate come peculiari dell’essere umano.

Dottorato in etologia

Considerando che Jane non era laureata, Leakey temeva che nessuno prendesse sul serio le loro scoperte. Di conseguenza mise in campo tutta la sua influenza e l’esperienza su campo della sua prediletta per riuscire a farla accedere al dottorato in etologia dell’Università di Cambridge. Era molto raro che si potesse accedere a tali corsi superiori senza laurea, ma comunque possibile. Il compromesso fu che oltre al dottorato frequentasse dei corsi della facoltà femminile. Tra primati e macchine da scrivere Jane cominciò il suo percorso universitario. Durate le conferenze che teneva veniva costantemente avversata non tanto per i contenuti quanto per il suo essere donna. Infatti raramente le rivolgevano domande dirette e i toni erano sempre aspri e conflittuali.

Nonostante ciò portò a termine il suo percorso che le permise di ottenere quella credibilità necessaria per diffondere le scoperte effettuate in Gombe. Intano però i fondi del suo mentore terminarono e furono costretti ad accettare il finanziamento del National Geographic. La nota negativa era che l’azienda aveva posto come condizione che un fotografo seguisse Jane per immortalare e in seguito pubblicare l’esperienza. Dopo le guardie Jane non voleva che nessuno la seguisse. Aveva provato a fotografare lei stessa alcuni momenti e a farsi aiutare dalla sorella, ma l’impresa fallì. Il fotografo inviato fu Hugo van Lawick.

Era meno peggio del previsto. Hugo era abituato a fotografare animali e prima di andare in Africa aveva passato alcune settimane immerso nella natura per capire come essere il meno possibile d’intralcio. La collaborazione funzionò e il reportage fu pubblicato nel 1963.

La fama internazionale

Grazie a quel servizio Jane Goodall cominciò ad essere nota anche al grande pubblico che rimase affascinato dalle foto scattate e dal comportamento così “umano” di quegli esseri viventi. Durante lo studio Hugo e Jane divennero molto intimi e arrivarono a sposarsi nel marzo del 1964. La Scienziata ebbe alcuni fidanzati da giovane, ma i continui viaggi in Africa stroncarono tutte le sue relazioni. Con il fotografo riuscì a coniugare la sua vita personale con quella lavorativa.

Nel 1967 ebbero un figlio che chiamarono come il padre, Hugo. I primi momenti furono molto difficili. Non riusciva a dormire adeguatamente a causa dei pianti del bambino e dovettero costruire una gabbia per poterlo proteggere dall’attacco degli scimpanzé. Questi tendevano a essere violenti verso i piccoli di altri gruppi.

Con suo orrore Jane scoprì altri aspetti della loro vita che la sconvolsero:

  • Talvolta una madre, aiutata dai figli, può uccidere la prole di altre madri e nutrirsene.
  • Gli scimpanzé sono animali violentemente territoriali. Capitò infatti che un gruppo si suddivise in due fazioni, stanziate in zone diverse: la fazione dei Kasakela, a nord, e quella dei Kahama, a sud. All’inizio gli individui continuavano a riconoscersi ma, più il tempo passava, più le due parti cominciavano violenti scontri. Individui che erroneamente finivano nel territorio dell’altro gruppo venivano uccisi. Con grande stupore si arrivò al punto che i due gruppi schierarono delle sentinelle lungo il confine. La guerra civile terminò anni dopo con lo sterminio della fazione di Kahama.

Fu una delle esperienze più scioccanti della sua vita.

Gli anni ’70

Il decennio che va dal 1970 al 1980 fu un periodo nero nella sua vita. Gli studi la portavano ad osservare comportamenti estremamente violenti e inaspettati. Inoltre la sua vita subì numerosi sconvolgimenti. Per necessità di fondi Jane cominciò ad alternare periodi alla Stanford University, dove teneva dei corsi, con periodi in Gombe. L’Università inviava studenti e studentesse al suo campo per imparare in cambio di lezioni e fondi per la ricerca. Questi continui spostamenti cominciarono a mettere a dura prova il suo rapporto con il marito. Questo infatti si rivelò frustrato dal successo della moglie e dalla scarsa accoglienza che otteneva con i suoi reportage sugli animali africani. Cominciò così la loro vita da separati, seppur non ufficialmente.

In quegli anni conobbe Derek Bryceson, responsabile dei beni naturali del Kenya. I due passavano molto tempo insieme. Il centro di Jane cominciò a riceve sempre più attenzione. Brulicava di studenti e studentesse, numerosi scienziati  e turisti lo visitavano. Inoltre cominciava ad essere riconosciuto dalle istituzioni locali.

Tra il 1974 e il 1975, con molta segretezza, Hugo e Jane divorziarono di comune accordo e Lei si sposò con Derek. Intanto suo figlio aveva raggiunto l’età scolastica e la Primatologa lo mandò a Londra per cominciare a studiare. Fu una separazione molto sofferta considerando che avevano passato tutti quegli anni sempre insieme.

Prima di separarsi ci fu un evento che sconvolse tutti. Il 18 maggio 1975 un gruppo di rivoluzionari attaccò il campeggiò e prese in ostaggio due studentesse e uno studente. Il loro obiettivo era Jane, ma per fortuna non riuscirono a trovarla. Dopo ore di caos e violenze il gruppo armato lasciò il campo. Si scoprì essere il Partito della Rivoluzione Popolare che voleva instaurare una dittatura Marxista in Tanganica. Dopo mesi di diplomazia guidata da Derek fu pagato il riscatto e i tre ostaggi vennero liberati.

Da questi eventi Jane ne uscì sconvolta non solo per la violenza e il rischio cui era andato incontro il figlio, ma anche per le accuse ricevute. La incolparono di essere scappata senza pensare ai suoi collaboratori e di non voler pagare il riscatto mettendo a rischio la vita dei tre studenti e studentesse. I rapporti con la Stanford University si incrinarono e i fondi vennero a mancare.

La rinascita

Il Decennio successivo cominciò ugualmente male. Infatti Derek, il suo secondo marito, si ammalò a causa di un tumore e morì lo stesso anno. Jane si trovò da sola a gestire un’istituzione che ormai attirava gente da tutto il mondo. Il Centro in Gombe non era più soltanto un accampamento, ma un luogo che brulicava di scienziati e scienziate, turisti e soprattutto scimpanzé da osservare. Ormai lei ricopriva più un ruolo amministrativo; erano gli studenti e le studentesse che svolgevano le osservazioni e si occupavano della parte scientifica. Era il suo momento per fare di più.

Nel 1983 partì la burocrazia per la fondazione del Jane Goodall Institute, che le permetteva di riceve fondi anche da privati per poter sostenere la sua attività. Molti investitori cominciarono quindi ad aderire al centro. Sempre in quell’anno partì il progetto ChimpanZoo. Grazie alla sua esperienza presso lo zoo londinese Jane aveva assistito alle condizioni non idonee in cui gli scimpanzé erano tenuti. Così il progetto aveva lo scopo di rendere gli zoo dei luoghi stimolanti e adatti alla vita degli animali che vi si tenevano. Le gabbie dovevano ricreare il più possibile gli habitat naturali degli esseri viventi e stimolarne il comportamento. Per esempio si propose di ricreare dei nidi di termiti artificiali per stimolare gli scimpanzé a usare i rami per procurarsi il cibo. L’esperienza culminò con una conferenza di tre giorni a Chicago nel 1986 per celebrare tutte le scoperte e le innovazioni della scienziata.

Da quella conferenza nacque un’associazione per la tutela e conservazione degli scimpanzé. Grazie a questa Jane divenne un punto di riferimento per molti movimenti ambientalisti. Ricevette un giorno una registrazione effettuata senza permesso da alcuni attivisti della PETA (People for the Ethical Treatment of Animals). Si mostrava uno stabulario in cui venivano tenuti scimpanzé per la sperimentazione sull’HIV. Le terribili condizioni sconvolsero Jane. Non c’erano finestre, gli individui erano tenuti singolarmente e non potevano nemmeno guardarsi tra di loro. Le dimensioni delle gabbie erano irrisorie e anche i piccoli venivano separati dalla madre fin dalla nascita e tenuti isolati anche tra loro.

La scienziata manifestò il suo sdegno pubblicamente e ne seguì un invito a visitare il laboratorio dallo stesso direttore. La visita non cambiò nulla, ma confermò le condizioni terribili cui gli animali erano costretti. Oltre a diventare vegetariana, consumava uova e derivati del latte solo se provenienti da allevamenti a terra di sicura gestione, cominciò una campagna per il miglioramento delle condizioni degli scimpanzé utilizzati nelle sperimentazioni. Similmente agli zoo, in questi centri dovevano essere garantite le necessità di base per mantenerli attivi e stimolati. Nel 1987 scrisse in merito un articolo “manifesto” sul New York Times.

Negli anni ’90 riuscì a convincere le istituzioni del Burundi  ad introdurre alcune aree protette intorno al lago su cui affacciava lo stesso Centro. Inoltre fondò TECARE. Questo era un progetto che aveva come scopo quello di integrare le politiche di conservazione ambientale con le esigenze degli agricoltori e allevatori locali. Contemporaneamente cominciò ad essere intervistata da testate giornalistiche cartacee e televisive di tutto il mondo e la sua fama raggiunse l’apice.

Da un progetto di educazione ambientale nelle scuole di Dar er Salaam nacque Roots&Shoots. Ancora oggi attiva, si tratta di un’associazione giovanile che mira a divulgare ed educare su temi ambientali.

Negli anni 2000 partecipò con National Geographic, il giornalista David Quammen e la scienziata Beatrie Hahn a una ricerca sull’origine dell’HIV. Si scoprì che lo spillover, salto da animale ad uomo, del virus avvenne proprio dagli scimpanzé. Lo studio si svolse con campioni fecali raccolti a Gombe in seguito ad una diffusa moria di scimpanzé. Risultati positivi al SIV, Virus dell’immunodeficienza delle scimmie, e verificata la somiglianza genetica con il gruppo M dell’HIV-1 si accertò l’origine del virus.

Ad oggi quindi nella sua carriera Jane Goodall può contare studi di etologia e primatologia che hanno cambiato e contribuito allo sviluppo delle due discipline, un attivismo che ha portato al miglioramento delle condizioni degli scimpanzé in zoo e laboratori di ricerca e un’attività di divulgatrice e scrittrice che ancora oggi alimenta la sua fama.

Referenze

  1. Mammini S., “Jane Goodall – Il cuore selvaggio divenuto il simbolo della lotta ecologista”, 2019, RBA S.r.l Milano.
  2. Quammen D., “Spillover”, cap. 8, pagg. 488-495, 2014, Adelphi Edizioni S.P.A.

Sitografia

  1. The Jane Goodall Institute Italia – https://www.janegoodall.it/index.php/chi-siamo/

Filmografia

  1. Morgen B., “Jane”, 2017, National Geographic.

Approfondimenti

  1. Goodall J., “L’ombra dell’uomo”, 2011, Orme Editori.
  2. Goodall J., Berman P., “Reason for Hope: A Spiritual Journey”, 1999, Grand Central Publishing.
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