Istrice, il roditore pungente

Fra tutti i mammiferi che popolano la nostra penisola, l’istrice (Hystrix cristata) è indubbiamente fra i più sorprendenti. Dopotutto, incrociare uno di questi animali è un’esperienza che resta ben impressa nella mente.

Dimensioni

si tratta di un roditore (ordine Rodentia, famiglia Hystricidae) di notevoli dimensioni, lungo di solito dai 60 agli 83 cm, senza contare la coda. Il peso può superare i 25 kg.

Pelo

E’ ispido e nerastro, e forma una cresta sul capo che, proseguendo, diventa una vera e propria selva di aculei che finiscono per ricoprire tutto il posteriore. Questi aculei, lunghi anche fino a 30 cm, sono neri e anellati di bianco. Hanno uno scopo unicamente difensivo.

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Vengono tenuti solitamente aderenti e paralleli al corpo, ma in caso di pericolo o fastidio, l’istrice può drizzarli all’improvviso trasformandosi in un vero e proprio ventaglio di aculei. Anche se c’è chi crede che l’istrice sia in grado di lanciare letteralmente i suoi aculei, questa leggenda è ovviamente falsa. Tuttavia, la loro struttura finemente seghettata (visibile al microscopio e non a occhio nudo, poichè appaiono lisci) fa in modo che restino facilmente conficcati nelle carni di un predatore avventato.

Tecnica difensiva

Se minacciato, l’istrice volge il posteriore all’avversario caricandolo in retromarcia. E una volta che un aculeo resta nel corpo dell’aggressore, spesso diventa un problema molto serio: le conseguenze possono essere emorragie e lesioni interne anche molto profonde, o anche un’infezione in grado di portare lentamente alla morte.

E tutto ciò può avvenire anche se lo sventurato animale riesce a recidere la parte dell’aculeo rimasta all’esterno della ferita. Insomma, ci sarà un motivo se anche gli autentici signori della savana come i leoni e i leopardi preferiscono girare al largo.

Va comunque detto che l’istrice ricorre a questi estremi rimedi solo in caso di reale necessità, poichè si tratta di un animale timido e schivo, dal carattere tranquillo, che preferisce sempre la fuga.

Istrice in Italia

Hystrix cristata è solo una delle otto specie di istrici appartenenti al genere Hystrix. Assieme a Hystrix africaeaustralis è l’unica a popolare l’Africa, ma mentre quest’ultima si può rinvenire nella parte meridionale del continente nero, H. cristata vive in gran parte del Nord Africa e dell’Africa subsahariana. Il fatto sorprendente è che, pur trattandosi di una specie africana a tutti gli effetti, è diffusa anche in Italia.

A voler essere più precisi, il nostro paese è l’unico in tutta l’Europa a ospitare l’istrice. Strano che non si trovi, ad esempio, anche in altre parti dell’Europa meridionale. Il motivo non è ancora ben chiaro, e anche se sono stati trovati fossili di alcune specie affini (ormai estinte) l’opinione più diffusa fra gli studiosi è che l’istrice sia stato importato in Italia dagli antichi romani a scopi alimentari. E forse chissà, anche a scopi di spettacolo. Dopotutto è un animale piuttosto insolito, e i nostri antenati saranno sicuramente rimasti colpiti nel vederlo durante i loro viaggi in Africa.

Distribuzione

Ad oggi l’istrice popola la Sicilia e gran parte dello stivale. Dapprima diffuso solo al centro-sud, negli ultimi decenni sembrerebbe aver ampliato notevolmente il suo areale arrivando in Liguria (dov’è ormai piuttosto comune) ed espandendosi in direzione nord-est.

Se in Africa l’istrice popola habitat cespugliosi e semi-aridi, come il bush o la savana, in Italia si è perfettamente adattato alla macchia mediterranea e ai nostri boschi.

Alimentazione

Si nutre di fusti, radici, tuberi e ortaggi. Sgranocchiarli non è certo un problema, grazie ai suoi enormi incisivi a scalpello. E la sua voracità lo ha reso ovviamente antipatico agli agricoltori e ai comuni cittadini, che trovano sempre più spesso le recinzioni rovinate e gli orti devastati da questo ospite…spinoso.

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L’istrice, inoltre, può integrare la dieta con piccoli invertebrati e usa spesso rosicchiare le ossa che trova in giro per fare scorta di minerali.

Curiosità

In alcune zone si usa chiamare questo animale “porcospino”, ma questo nome è più propriamente utilizzato per il riccio (Erinaceus europaeus). Occhio a non confondere questi due animali, si tratta di specie estremamente diverse appartenenti addirittura a ordini diversi (l’istrice è un roditore, il riccio appartiene all’ordine Erinaceomorpha), ed entrambi posseggono peli modificati in aculei solo per un fulgido caso di convergenza evolutiva.

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