Inizia la Settimana Mondiale per la lotta contro l’antibiotico resistenza

OMS ed ECDC danno il via alla World Antibiotic Awareness Week

È iniziata la Settimana Mondiale della Consapevolezza sugli Antibiotici 2019, per informare sull’antibiotico resistenza, un fenomeno che sta diventando un problema sempre più concreto, ben lungi dall’essere scongiurato. Cos’è, come si diffonde, perché è un problema di tutti che può essere risolto solo grazie a una collaborazione collettiva.

Il problema dell’antibiotico resistenza

Solo in Italia sono più di 10000 ogni anno i decessi attribuibili all’antibiotico resistenza, cioè la capacità di funghi e batteri di adattarsi, e dunque di sopravvivere, agli antibiotici.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito questo fenomeno come una delle più grandi minacce per la salute dell’uomo e degli altri animali, del cibo e dell’agricoltura. Allo scopo di sensibilizzare sul tema e trovare possibili nuove soluzioni, dal 18 al 24 novembre si tiene la “World Antibiotic Awareness Week 2019″ (WAAW), Settimana Mondiale della Consapevolezza sugli Antibiotici di quest’anno.

Il futuro degli antibiotici dipende da tutti“: questo lo slogan dell’evento. «Siamo tutti coinvolti: non solo medici e infermieri, ma anche farmacisti, veterinari, allevatori, decisori politici e anche noi, come pazienti o potenziali pazienti» ha spiegato Andrea Ammon, la Direttrice del Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (ECDC, European Centre for Disease Prevention and Control) durante il convegno del Giorno Europeo per la Consapevolezza sugli Antibiotici. Fra le cause dell’allarmante aumento dell’antibiotico resistenza, infatti, vi è l’uso non corretto degli antibiotici.

In particolare, l’eccessivo utilizzo di questi medicinali: in campo medico si stima che quasi un terzo delle prescrizioni di questi farmaci (almeno negli USA) non sia necessario per la guarigione dei pazienti; inoltre, quantità enormi di antibiotici sono impiegate in allevamenti e agricoltura.

Il problema è amplificato dall’abitudine di alcuni malati di interrompere le terapie antibiotiche prima della data prescritta. Quando questo accade, parte dei microrganismi colpiti dai medicinali sopravvive, in particolar modo quelli in grado di resistere al farmaco. Tale capacità è codificata geneticamente a livello del cromosoma batterico oppure all’interno dei plasmidi, frammenti di materiale genetico che possono trasferirsi da un batterio all’altro tramite meccanismi di trasmissione genetica orizzontale. Si può così diffondere l’antibiotico resistenza fra patogeni e non, in moltissimi ambienti: negli organismi, nel suolo, nelle falde acquifere, negli alimenti, negli impianti d’aerazione.

Come arginare il fenomeno?

La linea d’azione per ridurre lo sviluppo di patogeni antibiotico-resistenti prevede dunque tre punti. Innanzitutto è fondamentale la sensibilizzazione al problema, così che sempre più persone vengano a conoscenza dei modi per evitarlo, ad esempio utilizzando antibiotici solo quando prescritti e sempre seguendo le indicazioni dei medici.

In secondo luogo è necessario agire affinché venga ridotto il più possibile l’uso di antibiotici, sia in ambito medico-veterinario che in agricoltura. A questo scopo vengono diffusi metodi per la prevenzione delle infezioni, dal semplice lavarsi le mani alle vaccinazioni, e vengono inoltre aumentate le restrizioni alla vendita di antibiotici senza prescrizione. Sono però necessari più interventi a livello multisettoriale: la Direttrice della Divisione delle Emergenze Sanitarie dell’Ufficio Regionale Europeo dell’OMS, Nedret Emiroglu, ad esempio, punta il dito contro la ancora insufficiente supervisione del trattamento di piante e animali.

Il terzo punto prevede il coordinamento internazionale, essenziale per la regolamentazione, che va plasmata secondo i bisogni dei singoli paesi e soprattutto per il monitoraggio del fenomeno, così che rispecchi concretamente la situazione.

Sono undici i paesi europei che grazie a queste strategie hanno visto rallentare il tasso di microbi antibiotico-resistenti. Dati riportati durante il convegno dal Direttore del programma Antimicrobial Resistance and Healthcare-Associated Infections (ARHAI) dell’ECDC, Dominique Monnet, che ha commentato: «Sono risultati che non ci aspettavamo, per questo sono ottimista».

E nuove terapie?

«Ci vuole troppo tempo per convertire la ricerca in realtà» ha spiegato Wolfgang Burtscher, Direttore Generale Aggiunto della direzione generale Ricerca e Innovazione della Commissione Europea. A oggi si è proposto l’uso dell’ingegneria genetica e l’uso di batteriofagi, virus in grado di uccidere i batteri, ma si tratta ancora di progetti. Inoltre, la produzione di nuovi antibiotici ormai non è un’impresa in cui la ricerca sta investendo, dati gli alti costi, i tempi lunghi e l’efficacia relativamente breve di tali farmaci. È per questo che la sensibilizzazione e la prevenzione sono gli strumenti più efficaci per combattere il fenomeno.

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Fonti

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