Immunità di gregge: in gruppo siamo più forti

Chiudere le porte a virus e batteri? Si può, grazie ai vaccini. Ma il requisito fondamentale è essere in tanti: insieme, possiamo respingere anche i patogeni più pericolosi. Perché il vaccino è uno scudo speciale: non protegge solo chi lo porta, ma anche chi gli sta intorno. È il concetto di immunità di gregge: se in un popolazione si vaccinano quasi tutti, anche quelli che non lo sono o che per sfortuna non hanno risposto alla vaccinazione, saranno comunque protetti.  E allora tutti possiamo sentirci al sicuro come all’interno di una fortezza circondata da robuste mura: qui dentro, il microrganismo non può entrare.

Chiudere fuori il patogeno

il concetto di immunità d gregge
Immunità di gregge: se quasi tutte le persone sono immunizzate, il patogeno non può diffondersi

Alcuni virus e batteri si propagano direttamente da una persona all’altra per contagio. Ma se iniziamo a “sbarrare le porte”, possiamo rompere la catena. Il vaccino è la nostra serratura che blocca la corsa del microrganismo impedendogli di contagiare l’ospite successivo. Se montiamo un certo numero di serrature, possiamo persino eliminare il patogeno dalla circolazione, come è successo con il vaiolo. Ma qual è questo numero?

È fondamentale che la percentuale di vaccinati superi quella dei non vaccinati, ma questo è scontato. La vera domanda è “di quanto?”. I numeri variano a seconda del tipo di malattia, più o meno contagiosa, ma per le infezioni più comuni si considera al sicuro l’intera popolazione solo quando almeno il 95% dei soggetti è vaccinato. In questo modo, il restante 5% non verrà mai a contatto con il patogeno. Ma se la percentuale scende, anche di poco, le porte si riaprono e il microrganismo ritorna a circolare.

Il potere del gregge

L’immunità di gregge funziona, come dimostrano i numerosi casi che la vedono protagonista. Il vaiolo, ad esempio, è stato completamente eradicato nel 1977, tanto che oggi non ci si vaccina neanche più contro questa malattia. Alla sua eliminazione ha contribuito anche l’effetto gregge: l’aumento delle persone vaccinate ha gradualmente generato un effetto “ombrello”, proteggendo anche i bambini più piccoli fino all’età indicata per la vaccinazione, e poi per il richiamo e così via, coprendo anno dopo anno una fascia sempre più estesa della popolazione. Anche la poliomielite, che in Italia non si vede dal 1982, è stata debellata grazie allo stesso meccanismo. 

Ma l’efficacia dell’immunità di gregge è stata documentata anche contro le infezioni da streptococco, la pertosse, l’influenza, il meningococco. In tutti questi casi, il vaccino ha prodotto non solo benefici diretti, ma anche indiretti riducendo il contagio nei gruppi di soggetti non vaccinati.

Parliamo però solo di malattie contagiose che si trasmettono direttamente da un individuo a un altro. Contro altri tipi di infezioni, come il tetano, non ha senso parlare di immunità di gregge: il batterio che lo causa vive nel suolo e chiunque può entrarci in contatto, a prescindere che le persone intorno siano o meno vaccinate. In questo caso, l’unica protezione è quella diretta.

Vaccinarsi è un dovere sociale

Appare quindi chiaro che la vaccinazione di massa produca un beneficio collettivo. Se il 95% dei soggetti di una popolazione si vaccina, anche il restante 5% sarà protetto. Ma chi c’è dentro quel 5%?

Ci sono immunodepressi, bambini che non hanno ancora raggiunto l’età per le prime vaccinazioni, persone che per ragioni mediche non possono sottoporsi a profilassi. Dentro quel 5% c’è anche lo scettico di turno che ha deciso di non vaccinarsi (o di non vaccinare i propri figli) approfittando della protezione di quello stesso effetto gregge di cui magari nega addirittura l’esistenza. Ma dall’altra parte c’è anche chi ha fatto tutto per bene, vaccinazioni e richiami, ma rischia di ammalarsi comunque: nessun vaccino ha un’efficacia del 100% e c’è sempre una piccola percentuale di non responder.

La vaccinazione non è una decisione individuale, ma un comportamento sociale.

Recentemente, un esperimento ha dimostrato che una popolazione informata sul concetto di immunità di gregge sarà più propensa a vaccinarsi. Una buona strategia di comunicazione sui benefici collettivi delle misure profilattiche, basata su simulazioni interattive piuttosto che su un testo scritto, potrebbe vincere le resistenze di chi ancora guarda ai vaccini con sfiducia e sospetto. 

Referenze

  • Kim, T.Y. et al. (2011). Vaccine herd effect. Scand J Infect Dis. 43(9): 683–689.
  • Betsch, C. et al. (2017). On the benefits of explaining herd immunity in vaccine advocacy. Nature Human Behaviour
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