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Il pesce pulitore, scugnizzo di barriera

Sebbene alcuni film come la tetralogia de “Lo Squalo” non abbiano reso un buon servigio al mondo marino e ai suoi abitanti, fortunatamente alcuni film d’animazione hanno lasciato nell’immaginario comune ben altre impressioni. Se pensiamo a Shark Tale, per esempio, immaginiamo la barriera corallina disseminata di stazioni di servizio dove i grandi pesci si fermano per una pulizia completa, ed i pesci pulitori si diano da fare per non scontentare i clienti. La realtà non è troppo dissimile, esistono i pesci pulitori e quando un pesce si approvvigiona della loro opera, tecnicamente prende il nome di “cliente“. Tuttavia non bisogna mai perdere di vista il rigore scientifico degli studi come quello di cui andiamo a raccontare.

I pesci pulitori appartengono all’Ordine dei Perciformes, e alla Famiglia Labridae. Svolgono l’ attività da cui prendono il nome comune nutrendosi degli ectoparassiti presenti sulla pelle dei pesci più grandi, in un rapporto mutualistico. Lungo la barriera corallina essi si aggregano in cosiddette stazioni di pulizia, dove i grandi pesci, anche i predatori, rinunciano ad attaccarli in cambio dell’eliminazione degli ectoparassiti presenti sulla loro pelle.

I pulitori si rendono riconoscibili come tali grazie alla caratteristica banda nera longitudinale presente quale che sia la restante colorazione, e tramite un tipico movimento della parte posteriore del corpo. Inoltre, essi si “pubblicizzano” come bravi pulitori anche tramite l’esempio, e cioè  mostrandosi solerti e zelanti ai pesci che in quel momento transitano lungo la barriera, mentre effettuano la pulizia di un altro cliente.

Qui spesso entra in gioco l’inganno: alcune femmine di tordo pulitore, fingendosi ottime pulitrici, attirano clienti che poi verranno invece “scippati” di pezzetti di muco, tra un parassita e l’altro. Spesso, il furto di muco supera in quantità il numero di parassiti ingeriti. Le scaglie che ricoprono la pelle dei pesci non sono una barriera efficiente contro agenti patogeni come i batteri e parassiti, che possono essere presenti nell’ambiente acquatico.

A tale scopo, uno strato di muco avvolge la pelle. Questa sostanza può risultare molto appetibile alle femmine di tordo pulitore, soprattutto quando sono in fase riproduttiva e sia le esigenze nutritive che i livelli di stress aumentano notevolmente.

Uno studio effettuato dall’Università di Neuchatel, in Svizzera, e presentato al Meeting annuale della Società per la Biologia Sperimentale offre diversi spunti interessanti sull’adozione di comportamenti ingannatori da parte di Labroides dimidiatus. In particolar modo è stato rilevato che il comportamento ingannatorio è molto frequente quando le stazioni di pulizia sono popolate da un cospicuo numero di concorrenti, come se, mantenere la reputazione di onesti pulitori fosse rilevante in misura maggiore che il vantaggio di rubare muco; infatti, il furto di muco è più frequente in stazioni di pulizia per così dire “isolate” ovvero dove i tordi pulitori sono pochi e la concorrenza non è così spietata.

Il vantaggio di tale comportamento risiede piuttosto che in una consapevolezza riguardo alla reputazione,  probabilmente in una strategia per cui dato che il pesce cliente non tollera tale furto, in una stazione affollata tenderà a cacciare via il pulitore disonesto, lasciandolo quindi a digiuno. In risposta, un pulitore in aperto regime di concorrenza non adotterà comportamenti che compromettano la certezza del pasto, mentre nelle stazioni in cui vi siano pochi pulitori e poca alternativa per i clienti, il furto di muco sarà un sovrapprezzo che andrà pagato, senza che i pulitori ne subiscano le conseguenze.

L’aspetto notevole di questa ricerca è la rilevazione di uno schema comportamentale del tutto plastico e finemente modulato dai pesci  pulitori stessi. La risposta al contesto, la tattica dell’inganno gestita in maniera apparentemente consapevole è nota solo per alcuni uccelli e per i primati. Questo studio aggiunge un elemento alla possibilità che questo accada anche tra i pesci.