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Il padre animale: i cattivi genitori

Dopo l’articolo Il padre animale: i buoni genitori, siamo qui per parlare dei cattivi padri. Esistono i cattivi padri nel mondo animale? Certo, ma solo secondo una concezione antropocentrica. I “cattivi” comportamenti di certi padri animali nei confronti della loro prole possono essere spiegati con semplici studi etologici. Questi comportamenti si sono sviluppati per garantire la sopravvivenza della prole, o di quei piccoli che avranno più chance future di sopravvivere e di riprodursi: semplici problemi di fitness. Partendo dai presupposti citati in precedenza, possiamo procedere a descrive i “cattivi” padri della società animale. Nel Regno animale le cure parentali più gravose spettano, solitamente, alla madre e non al padre, dove in diverse specie di animali il ruolo di quest’ultimo è semplicemente quello di portatore e dispenser di gameti.

Non stupisce quindi che la vita di questi individui sia relativamente breve, rispetto alla vita delle femmine della stessa specie. La cosa cambia quando il maschio riveste il ruolo di padre attivo, o in quegli animali che hanno più possibilità copulatorie (come per esempio nei mammiferi e negli uccelli). Questo articolo è dedicato proprio ai mammiferi, animali con diversi tipi di società, rapporti e complessi comportamenti parentali.

Scontro tra elefanti
Scontro tra elefanti maschi

Il padre animale: i cattivi genitori

I cattivi padri si possono suddividere in due maxi categorie: quelli violenti e quelli assenti.

  • I padri violenti sono in particolar modo quegli animali che compiono atti volontari di infanticidio. Anche se li abbiamo definiti con questo termine, però, gli atti violenti sono rivolti ai figli di altri individui: solitamente i piccoli ad essere uccisi sono i figli di un ex maschio dominante appena spodestato. Questa tecnica se pur brutale è molto efficace, in quanto garantisce che i cuccioli siano effettivamente del nuovo maschio dominante, e che le energie spese per crescere la prole siano usate per far diffondere i suoi geni nel mondo. Questo può per esempio accadere nella società dei babbuini e, più raramente, nei leoni. Un’altra tipologia di violenza si osserva in quelle specie dove i maschi vengono scacciati dal gruppo familiare o sociale, perché ritenuti individui pericolosi. Questi individui possono rappresentare un vero e proprio rischio, in quanto possono uccidere i piccoli e fragili cuccioli. Esempi di questo comportamento li ritroviamo negli orsi bruni o negli elefanti. In quest’ultimo esempio i maschi vengono allontanati da gruppo matriarcale quando raggiungono all’incirca i 12 anni. Perché? I maschi si organizzano solitamente in piccoli gruppi dove regna l’armonia, ma durante il periodo del “fervore” questi ingaggiano aspre battaglie per il controllo della femmina in estro.
  • I padri assenti sono la stragrande maggioranza dei rimanenti “cattivi padri”. I padri animali sono molte volte assenti, e questo fenomeno può essere spiegato osservando le energie che devono essere spese per la cura della prole. In molti mammiferi l’allevamento è esclusivamente materno proprio perché anche un solo genitore può far crescere il cucciolo in maniera ottimale. Il ruolo può essere invertito in altre specie di animali.

La nostra concezione umana non riesce a capire fino in fondo il vantaggio di questo comportamento, perchè nella nostra specie la crescita del cucciolo, o bambino, è affidata ad entrambi i genitori; ma per gli animali si tratta di tecniche vincenti, utili per il successo della specie. Quindi chi siamo noi per giudicare i padri animali?

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