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Il lato sociale dello squalo bianco

Carcharodon carcharias, il grande squalo bianco, amato/odiato superpredatore. Odiato solo per ignoranza sensu stricto, amato da tutti coloro che istintivamente ne subiscono il fascino della potenza e della spettacolarità. Alcuni tra i più grandi ammiratori sono i biologi marini, che dedicano allo squalo bianco la loro competenza e il loro sforzo di ricerca.

Lo studio

Un gruppo di studiosi, afferenti a diverse istituzioni, tra cui il DiBEST dell’Università della Calabria, l’Aquarium Mondomarino di Massa Marittima ed il  Dipartimento di Biologia dell’Università di Trieste hanno dedicato diversi anni di studi ad osservare il comportamento in superficie e le interazioni sociali dello squalo bianco, in presenza di prede passive.

Il quadro che emerge è ben lontano dall’immagine comunemente diffusa e distorta di questo animale come insonne e strenuo predatore solitario

Gli etogrammi tracciati dai ricercatori mostrano schemi ben definiti,abbastanza prevedibili e ripetuti, in risposta agli stimoli forniti. In particolare, quelli legati alle interazioni sociali hanno un significato legato anche a logiche di dominanza.

Le ricerche sono state condotte tra il 2000 ed il 2008 nelle acque sudafricane intorno l’isola di Dyer Island, a bordo di una imbarcazione appositamente predisposta e da una apposita gabbia semigalleggiante. Gli squali, attratti dalla pastura rilasciata in mare e abituali frequentatori di queste acque sono stati quindi osservati, ne è stata determinato il sesso e l’età (adulto/immaturo), informazioni utili per tracciare successivamente gli etogrammi.

Diversi schemi comportamentali sono stati individuati nelle interazioni tra due individui alla volta, come ad esempio quello di nuotare appaiati, dare precedenza e seguire uno dei due, nuotare uno sopra l’altro oppure dare dei colpi di coda sulla superficie che generano spruzzi d’acqua.

Questi comportamenti sono stati osservati indifferentemente tra i due sessi, mentre vi era una forte correlazione con la taglia dell’animale

Gli squali tendevano a mostrare uno o più di questi comportamenti solo se di taglia simile tra loro. Una possibile spiegazione per questi dati può arrivare dalla seguente ipotesi: in presenza di una preda due squali di taglia nettamente diversa hanno ben chiaro lo schema di dominanza per l’accesso al cibo, mentre se due squali di taglia simile si approcciano alla stessa preda, bisognerà stabilire attraverso comportamenti non inutilmente lesivi chi dei due avrà diritto di accedere per primo alla preda.

Il nuoto sovrapposto e appaiato, oltre che un significato di dominanza può avere anche implicazioni nel corteggiamento. Si tratta comunque di interazioni con una forte componente visuale e tale risultato è in convergenza evolutiva con altri animali filogeneticamente molto distanti, come ad esempio i cetacei.

Per quanto riguarda il comportamento in superficie di singoli individui in risposta alla presenza di prede passive (sagome) il comportamento sembra seguire un etogramma in cui inizialmente lo squalo nuota lentamente in superficie ed in prossimità della preda e poi attua una serie di comportamenti ispettivi, in sequenza ed in numero variabile tra i seguenti: segue la preda, la osserva da vicino mantenendosi fermo in posizione verticale, oppure immediatamente sotto la superficie, quasi a pelo d’acqua. Non altrettanto di frequente è stato osservato il Breach, il poderoso attacco dal basso, improvviso quanto letale, solitamente osservato con prede come foche ed otarie.

In alcuni casi è stato osservato un comportamento denominato Spy Hop, in cui l’individuo emerge verticalmente dall’acqua con tutto il capo, e resta in questa posizione per qualche secondo (da 2 a 6) per poi ritornare sott’acqua.

Vale la pena accennare che questo comportamento è in convergenza evolutiva con lo stesso comportamento mostrato dai cetacei, soprattutto i delfini, che però emergono quasi per metà della loro lunghezza, in equilibrio grazie al movimento natatorio della coda.

I comportamenti di breaching e i colpi di coda sulla superficie sono stati osservati soprattutto nei maschi, e potrebbero avere un significato agonistico, di affermazione della propria presenza.

Per quanto riguarda gli schemi di approccio alla preda, si può affermare che non si tratta mai di attacchi alla cieca, di comportamenti univoci  e disorganizzati. Al contrario, gli schemi possono variare e mostrano una notevole plasticità in risposta alle condizioni presenti al momento. Questo dato in particolare deve dare uno spunto di riflessione quando si parla di attacchi nei confronti dell’uomo.

Gli studi dell’equipe di ricerca non si sono fermati al 2008, nuovi dati vengono raccolti ogni anno e anche i metodi di studio vengono implementati, ad esempio integrando le osservazioni dal basso con quelle dall’alto, attraverso l’uso di un drone aereo di recente impiego, che rispetto all’imbarcazione fornisce una prospettiva certamente più ampia.  Ogni studio che dimostri ancora una volta quanto incompresi siano gli squali apre una nuova finestra di conoscenza, utile per ridimensionare e capovolgere la cattiva fama che gli abbiamo creato.

Fonti: Sperone et al., Marine Biology Research, 6: 4, 408-414  –  Sperone et al., Marine Biology Research, 8:10, 982-991