I tesori degli abissi: I coralli profondi

Quando si pensa ai coralli, la mente corre subito alle grandiose barriere tropicali: colori splendenti, forme tra le più disparate e una altissima biodiversità. E chi come me ha avuto la fortuna di vederle, conosce bene la sensazione di trovarsi in un paradiso silenzioso a portata di mano, a pochi metri dalla superficie. Ma come spesso accade, negli oceani e nella vita di tutti i giorni, la superficie nasconde tesori ancor più ricchi e molte volte sconosciuti.

lophelia

L’importanza dei marinai

Fin dall’antichità l’uomo è sempre stato attratto dall’idea della vita negli abissi, sebbene più volte nel corso dei secoli la scienza ufficiale abbia cercato di dimostrare il contrario. I primi veri, e ignari, scopritori di tesori biologici erano i marinai che spesso, tirando su le loro reti o gli scandagli manuali, riportavano in superficie strane creature mai viste prima.

Furono questi frequenti ritrovamenti, insieme alla sfida costituita dall’ipotesi della “zona azoica” di Edward Forbes, a ispirare numerose spedizioni che diedero poi origine alla biologia del mare profondo.

I coralli di profondità

Anche l’esistenza dei coralli di profondità fu documentata per la prima volta duecento anni fa, con le prime segnalazioni riportate dall’attività dei pescherecci, le cui reti si impigliavano nelle colonie spezzandone le porzioni più arborescenti. Ma solo con l’avvento di veicoli subacquei si è riusciti ad approfondirne la conoscenza e lo studio, potendo osservare i coralli nel loro ambiente.

Le città sottomarine

Ciò che più affascina è l’aver scoperto dei veri e propri reef in condizioni ambientali estreme; è infatti cnidarinota la capacità di questi organismi di costruire delle complesse “città sottomarine” che offrono rifugio e nutrimento a tantissime altre specie, ma questa speciale abilità è sempre stata considerata il frutto della simbiosi fra i polipi (gli organismi che costruiscono i coralli) e le zooxantelle (alghe unicellulari) e si pensava quindi che fosse esclusiva delle basse e calde acque tropicali.

Trovare complesse biocostruzioni a grandi profondità è stata l’ennesima strabiliante conferma che gli abissi sono tutt’altro che un deserto senza vita.

I coralli di acque fredde infatti, nonostante si trovino fra i 40 e i 2500 m di profondità, sono anch’essi in grado di creare reef, pur non avendo le zooxantelle ad aiutarli. Certo crescono più lentamente, ma riescono comunque a dar vita a delle vere oasi in un ambiente normalmente abbastanza ostile.

Dove si trovano?

Sono presenti in quasi tutti gli oceani del mondo, ma è soprattutto nell’Atlantico nord-orientale che si trovano le biocostruzioni più spettacolari. Anche il Mediterraneo, con la sua travagliata storia geologica, ospita sia reef fossili sia ancora vivi, sebbene di dimensioni e complessità inferiori rispetto ai cugini atlantici.

Distribuzione delle 3 principali specie di coralli di acque fredde
Distribuzione delle 3 principali specie di coralli di acque fredde

La scoperta è abbastanza recente ed è relativa al ritrovamento di colonie vive al largo della Puglia, area oggi conosciuta come la “Provincia a coralli di Santa Maria di Leuca”, uno dei più importanti siti del Mare Nostrum.

Nonostante i reef rappresentino un’area di riferimento per molti organismi, la loro costruzione si deve a un numero limitato di specie; le più importanti in Atlantico orientale e in Mediterraneo sono Lophelia pertusa e Madrepora oculata, entrambe appartenenti al gruppo dei cosiddetti “coralli duri” grazie al loro resistente scheletro carbonatico.

Lophelia pertusa
Lophelia pertusa

I coralli duri

  • Lophelia pertusa

Il nome deriva dal greco “lophos” ed “helioi” che significa “ciuffo di sole” ed è riferito alla particolare forma dei polipi. Questa specie dà origine a colonie ad arbusto che possono raggiungere diversi metri in altezza, composte da migliaia di polipi e caratterizzate da rami che tendono ad anastomizzare con la crescita contribuendo a consolidarne la struttura.

  • Madrepora oculata

Le colonie di Madrepora hanno invece una morfologia molto ramificata e sono caratterizzate da un peculiare andamento a zig-zag, il che le rende più fragili.

Sono diverse le specie costruttrici predominanti nei reef di acque fredde di altre zone del pianeta:

  • Enallopsammia profunda (Portualès, 1867) nell’Atlantico occidentale;
  • Oculina varicosa (Lesueur, 1821) che predomina invece al largo della Florida e del Nord Carolina.
  • Nell’emisfero australe, specialmente intorno alla Tasmania e alla Nuova Zelanda, sono Goniocorella dumosa (Alcock, 1902) e Solenosmilia variabilis (Duncan, 1873) le specie più importanti.
Madrepora oculata
Madrepora oculata

La straordinarietà di questi coralli non è però semplicemente legata alla loro capacità di crescere in luoghi considerati prima inospitali, ma al loro ruolo di centro di aggregazione di tantissimi altri organismi.

Ecosistemi

Questi reef rappresentano dei veri e propri ecosistemi che, secondo i più recenti studi effettuati in Atlantico nord-orientale, ospitano più di 2000 specie diverse, numero destinato però a cambiare viste le sempre più frequenti spedizioni esplorative.

Si potrebbe pensare che trovandosi in ambienti normalmente distanti dalle coste abitate, questi coralli non subiscano alcun tipo di impatto umano. Ma la mano dell’uomo è potente e arriva nei luoghi più impensati.

La mano dell’uomo

I pericoli per queste oasi di biodiversità sono infatti numerosi e comprendono diverse attività, dalla pesca a strascico, alla posa di cavi sottomarini; dall’esplorazione per la ricerca e l’estrazione di idrocarburi, allo smaltimento di rifiuti.

Proteggere queste aree non significa, come molti purtroppo pensano, mettere un freno al “progresso”, ma piuttosto contribuire attivamente al mantenimento di un equilibrio di cui beneficiamo soprattutto noi.

Da sempre l’uomo e il mare vivono in un rapporto così stretto da diventare spesso conflittuale; ci evolviamo insieme e a volte questo ci fa pensare di avere diritti da anteporre a quelli del nostro compagno. Ma il mare è un vero e proprio mondo, da cui attingiamo a piene mani e a cui è legata la nostra sopravvivenza: proteggerlo significa anche proteggere noi stessi.

Il fondo degli oceani copre sette decimi della superficie terrestre; di questa distesa immensa conosciamo pochissimo, paradossalmente sappiamo più cose su Marte che su questo mondo sommerso.

La scoperta dei coralli di acque fredde aggiunge un altro piccolo ma fondamentale tassello a questa conoscenza, e arricchisce la nostra storia di abitanti di un pianeta meraviglioso.

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