Herpes Zoster (Fuoco di Sant’Antonio): cause, sintomi e cura

Due nomi per la medesima malattia causata da un unico virus

Herpes Zoster e “Fuoco di Sant’Antonio” sono i due termini che identificano la stessa malattia. Il nome scientifico Herpes Zoster (nome di battesimo) è noto e utilizzato da medici, virologi, ricercatori e studenti. La gente comune, invece, ha molta più familiarità con il nome (soprannome) “Fuoco di Sant’Antonio”. Ancora più conosciuto è l’agente virale responsabile dell’Herpes Zoster, cioè il virus della varicella.

Un costume molto diffuso lungo tutto lo stivale italiano, in particolare nei piccoli comuni, è di affibbiare ad amici o conoscenti un soprannome che origina da una caratteristica fisica, un’attitudine personale o un accadimento che ci riguarda (anche il sottoscritto ne possiede uno, ma questa è un’altra storia). L’uso continuo, quasi ossessivo, del soprannome nelle attività di tutti i giorni (ad esempio nei gruppi WhatsApp) ha come risultato finale che poche persone, in paese, continueranno a riferirsi a noi con il nome di battesimo, al di fuori di nostra mamma.

Sicuramente siamo a conoscenza, anche, di soprannomi ereditati, quindi passati da una generazione alla successiva. Quanto detto sin qui descrive efficacemente la connessione esistente tra Herpes Zoster e “Fuoco di Sant’Antonio”. Infatti, i due termini identificano la stessa malattia mentre il nome scientifico Herpes Zoster (nome di battesimo) è noto e utilizzato da medici, virologi, ricercatori e studenti. La gente comune, invece, ha molta più familiarità con il nome (soprannome) “Fuoco di Sant’Antonio”. Ancora più conosciuto è l’agente virale responsabile dell’Herpes Zoster, cioè il virus della varicella.

Il virus della varicella può causare l’Herpes Zoster, a distanza di tempo

Chiarito l’affaire nome scientifico versus nome comune, è doveroso capire come lo stesso virus responsabile della varicella, malattia esantematica molto comune nei bambini, possa causare anche l’Herpes Zoster. Dobbiamo, necessariamente, partire dal virus della varicella, anche denominato VZV (Varicella-Zoster Virus), membro della famiglia Herpesviridae e collocato nella sottofamiglia α-herpesvirus, insieme ai virus dell’herpes di tipo 1 e 2 (HSV-1 e 2, Herpes Simplex Virus).

L’uomo incontra il virus della varicella in età molto giovane, infatti come evidenziato da Bollaerts K. et al. (2017) è nella fascia di età 0-4 anni che il 38-78% dei bambini contrae la varicella. Addirittura, la percentuale supera il 90% se consideriamo i bambini tra 0-9 anni. L’infezione primaria si manifesta con un tipico esantema, dopo circa 14-21 giorni dal contagio, che il bambino è in grado di superare in 7-10 giorni.

La guarigione dalla varicella lascia in eredità un sistema immunitario preparato a proteggerci, in caso di nuovo incontro con il VZV e la permanenza dello stesso virus nel nostro corpo. Il virus della varicella, infatti, è in grado di infettare anche alcune cellule del tessuto nervoso periferico, nelle quali è in grado di persistere per alcune decine di anni in forma quasi del tutto silente. Questa condizione è definita latenza.

Latenza di VZV: le cellule interessate

Sono i neuroni sensoriali, presenti nei gangli delle radici dorsali dei nervi spinali e del nervo cranico trigemino, nei quali il virus della varicella instaura la latenza. Questi neuroni periferici sono infettati in due momenti distinti:

  • durante il periodo di incubazione: il virus della varicella penetra nei linfociti T (una sotto-popolazione dei globuli bianchi) che sono sfruttati come navetta per diffondere nel nostro corpo, arrivare e infettare le cellule epidermiche causando, così, l’esantema caratteristico. Contemporaneamente, il VZV utilizza i linfociti T anche per essere trasportato ai neuroni sensoriali;
  • durante la fase sintomatica: le particelle virali, contenute nelle lesioni vescicolari della cute, infettano le terminazioni dei neuroni sensoriali e, ripercorrendo l’intero assone, arrivano al corpo cellulare dove è presente il nucleo.

Una volta all’interno dei neuroni periferici, il virus della varicella trasferisce il proprio DNA nel nucleo del neurone. Il materiale genetico virale, assumendo una forma circolare, detta episoma, rimane pressoché inerte per numerosi anni, anzi decenni.

Latenza di VZV: due facce della stessa medaglia

Occasionalmente il virus della varicella, in latenza nei neuroni periferici, può riattivarsi. Ciò vuol dire riprendere a duplicare il DNA e fabbricare proteine necessarie a costruire nuove particelle virali con potere infettante. Attualmente sappiamo ancora poco circa la modalità di riattivazione del VZV, sebbene la presenza di uno stimolo esterno e, il simultaneo, abbassamento delle difese immunitarie, specificatamente cellulo-mediata, rappresentino due condizioni obbligate. Il risultato della riattivazione può essere:

  • nessuna manifestazione sintomatologica: in questo caso il sistema immunitario, sebbene indebolito, è in grado di garantire il controllo della riattivazione di VZV, così facendo le difese immunitarie contro il virus si rinnovano;
  • la formazione dell esantema cutaneo caratteristico di Herpes Zoster causato dalla migrazione delle particelle virale dai neuroni sensoriali alle cellule della cute.

I casi di riattivazione di VZV senza alcuna manifestazione sintomatica sono maggiormente numerosi rispetto agli episodi di Herpes Zoster, ma non è possibile stimare con precisione lo scarto a causa della mancanza di segni e/o sintomi che facciano intuire l’uscita del virus dallo stato latente. Differentemente, possiamo tratteggiare alcuni caratteri epidemiologici dell’Herpes Zoster. Mareque M. et al. (2018) descrivono un’incidenza generale di 2,08-5,56 casi per 1000 persone-anno, in particolare evidenziano come l’incidenza di Herpes Zoster cresca considerevolmente dopo i 50 anni di età.

Infatti, il dato balza da 5-8 casi per 1000 persone-anno nella coorte > 50 anni ad un tasso di 11 casi per 1000 persone-anno nei pazienti con > 75 anni. Risultati analoghi sono stati ottenuti da Kim Y. L. et al. (2018), su 39.441 episodi di Herpes Zoster diagnosticati, più della metà (> 66%) hanno riguardato la popolazione over 50.

L’esantema caratterizzante

Come descritto qualche riga più su, l’Herpes Zoster si manifesta con segni assolutamente inequivocabili che contemplano la formazione di lesioni vescicolari a livello cutaneo, solitamente accompagnate da rash. Poiché i meccanismi molecolari alla base della formazione dell’esantema, in caso di Herpes Zoster, sono del tutto sovrapponibili a quelli descritti negli episodi di varicella, anche l’evoluzione delle lesioni cutanee è identica. Le prime a comparire sono lesione maculo-papulari, piccoli rigonfiamenti della cute, accompagnate da senso di prurito medio/intenso. Successivamente, le lesioni si trasformano in vescicole contenenti grandi quantità di virus.

Il prurito, che accompagna queste lesioni, può essere la causa di complicanze quali sovrainfezione da batteri del genere Staphylococcus e Streptococcus. La lesione cutanea guarisce naturalmente con la formazione di crosta, a seguito della rottura della vescicola e la caduta della stessa. L’Herpes Zoster, tipicamente, interessa un singolo dermatomero, ovvero un’area circoscritta di epidermide innervata da un solo nervo spinale. Sebbene, la sensazione di prurito può favorire la diffusione del virus della varicella a regioni cutanee (dermatomeri) adiacenti, causa l’autocontaminazione delle dita per lo sfregamento.

Occasionalmente, l’Herpes Zoster può lasciare degli strascichi che si manifestano a distanza di tempo, qualche mese, condizionando non poco la quotidianità. La Nevralgia post-herpetica è una sindrome contraddistinta da dolore di intensità media/alta che insiste sul medesimo distretto cutaneo interessato, in precedenza, dall’Herpes Zoster. Il dolore inizia dopo circa 30 giorni dalla comparsa dell’esantema e persiste svariati mesi, addirittura fino ad un anno. La costante presenza di dolore rappresenta un fattore che influenza negativamente la qualità della vita e ostacola lo svolgimento delle normali attività giornaliere.

Come diagnosticare l’Herpes Zoster

È molto semplice. Poiché l’esantema, che accompagna la manifestazione dell’Herpes Zoster è unico e caratteristico, l’esame obiettivo del medico è sufficiente. Qualora il medico lo ritenga necessario, è possibile ricorrere a test di laboratorio. Nelle sezioni precedenti, abbiamo imparato che le lesioni cutanee, allo stadio di vescicole, contengono particelle virali in grande quantità. Attraverso l’uso di tamponi appropriati, il contenuto di queste vescicole è raccolto ed inviato al laboratorio che ricerca direttamente il virus verificando la presenza del DNA mediante la tecnica nota come Real-Time PCR.

Avete ragione nel chiedervi perché non possono essere eseguiti, anche, test per rilevare la presenza di anticorpi anti-varicella. Poiché l’Herpes Zoster è causato dalla riattivazione del virus della varicella, malattia che abbiamo contratto con molta probabilità da bambini, siamo comunque dotati di anticorpi anti-VZV sviluppati anni prima, proprio contraendo la varicella.

La terapia anti-Herpes Zoster

Il primo obiettivo della terapia farmacologia è curare i sintomi che accompagnano l’esantema, in particolare il prurito e il dolore. Solitamente, il medico prescrive:

  • un antinfiammatorio per contrastare l’infiammazione responsabile del prurito. Evitando così di toccare le vescicole piene di particelle virali, limitiamo la possibilità di diffusione del virus ai distretti cutanei circostanti;
  • un analgesico per lenire il dolore.

In aggiunta, tenuto conto dell’intensità della riattivazione del VZV che il medico valuta esaminando la severità e la diffusione dell’esantema, la terapia farmacologica può arricchirsi di antivirali diretti quali Aciclovir, Valaciclovir o Famciclovir.

La prevenzione inizia da lontano

Arrivati fin qui nella lettura, una caratteristica fondamentale dell’Herpes Zoster è, sicuramente, ben impressa in tutti voi: è una patologia infettiva, riconducibile ad una precedente infezione con il virus della varicella. Sì, avete ragione, vaccinandosi contro la varicella è possibile proteggere se stessi dall’Herpes Zoster.

Attualmente, in virtù del Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale (PNPV) 2017-2019, il Sistema Sanitario Nazionale offre gratuitamente la possibilità di proteggersi contro il virus della varicella somministrando un vaccino a virus vivo attenuato, con la prima dose nella fascia di età 13-15 mesi e la seconda nella fascia 5-6 anni. Lo stesso tipo di vaccino è utilizzato anche per gli adolescenti (11-18 anni) e adulti (19-64 anni) che per diversi motivi non sono stati raggiunti dal programma vaccinale. In queste coorti è sufficiente somministrare le due dosi a distanza di >4 settimane.

Siccome siete dei lettori molto attenti non sarà sfuggito che il vaccino anti-VZV è allestito con virus vivo, quindi in grado di replicare e instaurare latenza, ma inattivato, ovvero sottoposto a procedure che limitano fortemente il potere infettivo lasciando quel poco che basta per scatenare la produzione di anticorpi protettivi. Sicuramente il vaccino a virus vivo attenuato è sicuro, infatti le reazioni avverse possibili sono un lieve rash o dolore nel sito di inoculo, e interessano soltanto 2-4 persone su 10.000 vaccinati. Inoltre, è stata dimostrata l’efficacia contro l’Herpes Zoster, infatti, coloro che sono stati vaccinati contro il virus della varicella entro l’adolescenza hanno circa 80% in meno di probabilità di sviluppare l’Herpes Zoster rispetto a coloro che hanno acquisito l’immunità naturalmente.

Come abbiamo visto, la prevenzione dell’Herpes Zoster parte da lontano, con la vaccinazione anti-VZV in età pediatrica; ma tale patologia affligge, in particolare, la popolazione adulta (oltre >50 anni) e anziana. Per questo motivo è stato sviluppato un vaccino specifico per queste popolazioni di pazienti. Il vaccino anti-Herpes Zoster è del tutto analogo a quello anti-VZV previsto per i bambini, ma ha una concentrazione del virus 14 volte superiore. In base al PNPV 2017-2019, questo vaccino è offerto gratuitamente con singola dose a tutti gli anziani e a particolari categorie di popolazione con >50 anni. Diversi studi hanno dimostrato l’efficacia del vaccino rilevando una diminuzione dei casi di Herpes Zoster tra il 66% e il 55% a seconda della fascia di età, rispettivamente 50-59 anni e 60-69 anni, e prevenendo l’insorgenza della nevralgia post-herpetica del 65%.

Cosa dobbiamo tenere a mente

Sono piuttosto sicuro che molti di voi leggendo il titolo hanno trovato il nome Herpes Zoster curioso e alcuni hanno pensato “per fortuna questa non mi riguarda”, per poi ricredersi quando avete scoperto che l’Herpes Zoster è, praticamente, la malattia anche nota come Fuoco di Sant’Antonio. Bene, questo avrà fatto sentire tutti voi più interessati alle righe successive (in realtà lo spero!) e vorrei che al termine della lettura queste quattro nozioni fossero ricordate:

  1. l’Herpes Zoster è una patologia infettiva, risultato della riattivazione del virus della varicella contratto presumibilmente durante l’infanzia;
  2. la diagnosi può essere fatta con una semplice visita dal proprio medico di famiglia, il quale valutando l’intensità dei sintomi fornisce i giusti farmaci;
  3. già da bambini possiamo prevenire l’Herpes Zoster grazie al vaccino contro il virus della varicella, poiché la malattia affligge soprattutto le persone dopo i 50 anni, per coloro non vaccinati è possibile proteggersi con il vaccino adeguato alla loro età;
  4. il Sistema Sanitario Nazionale fornisce gratuitamente i due vaccini.

Referenze

Collegamenti esterni

Articoli correlati