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La guerra dei fossili

Il periodo tra il 1870 e il 1892 fu tra i più proficui della paleontologia, in particolare negli Stati Uniti d’America: numerosissime spedizioni portarono alla luce ben 136 nuove specie di dinosauri, che aumentarono l’interesse del pubblico per queste creature estinte e migliorarono le conoscenze degli studiosi sulla vita preistorica[1]. Il prezzo di questo progresso scientifico, tuttavia, fu la rovina di due dei più rinomati paleontologi dell’epoca, la cui fama persiste tutt’oggi: Edward Drinker Cope e Othniel Charles Marsh. In una folle corsa ai fossili, entrambi usarono i sotterfugi più subdoli per attribuirsi il maggior numero di scoperte e screditare al contempo l’avversario. La loro faida fu talmente lunga e distruttiva che oggi viene ricordata come “La Guerra dei Fossili[2].

I protagonisti della guerra dei fossili

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Edward Drinker Cope (PICRYL – Public Domain Media Search Engine Public Domain Search)

Cope era il rampollo di una famiglia benestante di Philadelphia, che lo avviò agli studi di scienze naturali. Dette subito prova del suo talento per l’anatomia e lo studio dei dinosauri e divenne allievo di Joseph Leidy, scopritore dei primissimi fossili negli USA, all’università della Pennsylvania. Era però anche un neo-lamarckiano convinto, quindi contrario alle teorie di Darwin. Aveva fama di essere un prodigio scientifico, ma anche un uomo combattivo e irascibile con pressoché tutti i colleghi.

Marsh, invece, era darwinista e veniva da una famiglia povera di Lockport, New York. Si appassionò ai dinosauri collezionando fossili nella sua fattoria, ma fu grazie al ricco zio George Peabody che poté frequentare gli studi di geologia e chimica all’università di Yale. I colleghi lo descrissero come una persona molto laboriosa e introversa, ma ancora più paranoica del rivale[3].

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Othniel Charles Marsh (PICRYL – Public Domain Media Search Engine Public Domain Image)

I due uomini si incontrarono per la prima volta  (1861-1865) in Europa, dove erano fuggiti durante gli anni della Guerra di Secessione Americana per evitare l’arruolamento, e inizialmente ebbero un rapporto amichevole. Tuttavia, la diversa estrazione sociale e le convinzioni scientifiche opposte erano già fonte di attrito tra i due.

Come scrive David Rains Wallace nel suo libro The Bonehunter’s Revenge: “Il patrizio Edward forse non vedeva in Marsh un vero e proprio gentiluomo. L’accademico Othniel forse non considerava Cope un vero professionista.”[4].

La rottura

All’inizio del loro percorso professionale, i due paleontologi si occuparono di ricostruire gli scheletri di animali estinti, che venivano inviati ai loro ripartimenti da ricercatori e minatori, dare loro un nome scientifico e pubblicarne la descrizione sulle riviste di paleontologia. In segno di amicizia, Cope chiamò Colosteus marshii (Colosteo di Marsh; oggi Colosteus scutellatus) un tetrapode del carbonifero da lui descritto e Marsh ricambiò il favore con il Mosasaurus copeanus (specie non più valida oggi).

Il pomo della discordia fu Elasmosaurus platyurus. Si trattava di un plesiosauro rinvenuto nel Kansas e descritto da Cope, ma come fece notare Marsh la ricostruzione era sbagliata: Cope aveva montato alcune vertebre cervicali sulla coda dell’animale, che quindi presentava un collo più corto. Ciò venne confermato dallo stesso mentore di Cope, Leidy, a una riunione della società paleontologica statunitense[5].

L’umiliazione di Cope crebbe a tal punto che lui e Marsh presero ad attaccarsi anche sulla stampa e sugli articoli scientifici. Ed è in questo momento che iniziò la vera guerra per i fossili.

Le spedizioni della guerra dei fossili

Gli uintateri

Nel 1872 Marsh partì per l’ovest, organizzando la prima spedizione annuale con un gruppo di studenti di Yale, che lo aiutarono negli scavi e nelle prospezioni geologiche. Grazie alle sue conoscenze, Marsh ottenne sempre la protezione della cavalleria americana, in un periodo di forti tensioni tra il governo statunitense e le tribù native.

Nel giugno dello stesso anno partì anche Cope, per studiare i letti fossiliferi del Wyoming. La zona però era considerata di competenza di Leidy e di un altro studioso, Ferdinand van Hayden, e ciò causò un litigio tra Cope e questi ultimi. I due, infatti, non gradivano l’eccessiva competitività e la spregiudicatezza di Cope nel volersi accaparrare più fossili possibile al punto che Leidy decise di ritirarsi.

Cope e Marsh intanto pubblicavano frettolose descrizioni preliminari degli scheletri, in particolare di alcuni strani mammiferi a sei corna simili a rinoceronti, ma con zanne corte: gli uintateri, rinvenuti in rocce dell’Eocene medio del Wyoming e dello Utah.  Il problema era che molti dei reperti di uintateri e di altre specie non erano diversi l’uno dall’altro; infatti sia Cope sia Marsh sapevano che alcuni dei fossili che stavano raccogliendo erano già stati classificati dal rivale. Era perciò essenziale pubblicare per primi nome e descrizione della specie per vedersi accreditata la scoperta e Marsh batté il rivale sul tempo più e più volte[1].

Marsh e il capo indiano

Nel 1873 Marsh intraprese la sua ultima spedizione finanziata dall’Università di Yale, proprio nel bel mezzo delle Guerre Sioux. L’obiettivo questa volta erano le Black Hills, un territorio sacro per i nativi americani. Marsh fece allora un patto con uno dei capi Sioux, Nuvola Rossa: avrebbe portato le istanze della sua gente al governo statunitense, per far avere ai nativi un trattamento più umano, in cambio dei fossili delle Black Hills. Entrambe le parti mantennero la parola e tra Marsh e Nuvola Rossa si instaurò un sincero rapporto di stima reciproca, ma questa è un’altra storia[6].

A caccia di sauropodi

L’anno critico della guerra dei fossili fu il 1877, quando vennero rinvenuti esemplari completi di sauropodi. Marsh ricevette una soffiata da un insegnante, Arthur Lakes, che viveva a Morrison, in Colorado: egli aveva ritrovato ossa di qualche gigantesco sauriano nella zona. Lakes però aveva già scritto anche a Cope, così Marsh inviò subito il suo assistente Benjamin Mudge per offrire all’insegnante un lauto compenso e accaparrarsi le ossa.

Tuttavia, per una volta la fortuna sorrise a Cope: un altro naturalista, O.W. Lucas gli inviò una lettera che indicava un altro giacimento fossilifero vicino a Canon City. Le ossa ivi contenute erano di qualità superiore a quelle di Marsh, che non riuscì a mettervi le mani sopra.

Nel frattempo, la cava a Morrison crollò, quasi uccidendo i collaboratori di Marsh, che aveva preso a lavorare nel suo ufficio mentre mandava i suoi studenti e assistenti sul campo[2].

Amargasaurus Amargasaur sauropod dinosaur dinosaurs fossil… | Flickr
Scheletro di Amaragasauro (di Craig Dylke, Flickr)

Una guerra spietata

La ruota però girò ancora, quando i collaboratori di Marsh scoprirono un terzo giacimento fossilifero a Como Bluff. Per tutto il 1877, da lì vennero inviati carichi di ossa via treno fino allo studio di Marsh. Era indispensabile avere scheletri il più completi possibile per fare una descrizione e a dicembre dello stesso anno, sull’American Journal of Science, Marsh descrisse tre dei dinosauri più iconici: Stegosaurus, Allosaurus e Apatosaurus[4].

Gli anni degli scavi, fino al 1892, videro una concorrenza spietata tra le parti. L’uno cercava di corrompere gli operai e gli assistenti dell’altro con paghe più proficue e dediche nei nomi degli animali classificati. Lo spionaggio era all’ordine del giorno, così come la distruzione di campioni non abbastanza interessanti o parziali per impedire che il rivale se li accaparrasse. Secondo quanto scrive Wallace, ci fu persino un momento in cui le squadre dei due paleontologi si combatterono a sassate[4].

Scandali

Malgrado quanto abbiamo raccontato finora, anche Marsh aveva un paio di scheletri nell’armadio. In primo luogo, molti dei suoi dipendenti raccontano di non esser stati pagati adeguatamente per il loro lavoro e persino Williston, uno dei collaboratori più fidati di Marsh che aveva collaborato per lo scavo di como Bluff, venne allontanato. Marsh era molto geloso dei suoi reperti, ma nemmeno lui era infallibile nell’assemblarli. Tra le sue scoperte, infatti, c’erano molti scheletri di sauropodi privi di testa, la parte che tende a deteriorarsi più facilmente, così una volta prese uno scheletro di apatosauro e commissionò la ricostruzione di una testa basata sulle “ossa craniche più grandi, spesse e resistenti, delle mandibole e delle corone di denti” che provenivano però da 3 diversi scavi.

Oggi sappiamo che quei frammenti appartenevano forse a un brachiosauro o a un camarasauro (specie descritta da Cope). Marsh chiamò questo dinosauro Brontosaurus e per molto tempo il pubblico credette all’immagine di quell’apatosauro col muso schiacciato[2].

Nel 1884 Cope non riuscì più a reggere i successi di Marsh e trovò l’occasione per vendicarsi. A quel tempo il Congresso degli Stati Uniti stava valutando il Servizio Geologico e Cope inviò ai deputati una lunga lista di errori commessi da Marsh: plagio, furto di campioni governativi, sottrazioni indebite del governo…

L’inchiesta del Congresso però non andò molto avanti, così Cope consegnò il materiale d’accusa al giornalista William Hosea Ballou, il quale pubblicò sul “New York Herald” una serie d’articoli sensazionali e scioccanti che fecero della questione uno scandalo nazionale. I giornali si riempiono di accuse e confutazioni tra i due rivali, ma dopo qualche mese il pubblico perse interesse e la questione scivolò nel dimenticatoio[7].

Il lascito della guerra dei fossili

Se consideriamo i numeri assoluti, Marsh fu il vincitore della guerra: 80 specie descritte contro le 59 di Cope. Tra i loro ritrovamenti si annoverano anche specie di spicco come Triceratops, Diplodocus e Camarasaurus, animali che riempirono non solo i musei di tutti gli Stati Uniti, in cui prima di quel momento erano note soltanto 9 specie di dinosauri, ma soprattutto le pagine dei giornali. La Guerra dei Fossili accese i riflettori sugli enormi rettili del passato, che stuzzicarono fin da subito la curiosità e l’immaginazione del pubblico[4].

Per contro, però, la paleontologia americana fece una pessima figura a livello mondiale, principalmente a causa dei sabotaggi dinamitardi che avevano portato alla distruzione di vari reperti. Inoltre, molti scienziati che avevano lavorato con Cope e Marsh o che erano attivi nei loro stessi settori, geologia e paleontologia, rimasero piuttosto seccati dal fatto che i due li citavano nelle loro invettive sui giornali cercando di tirarli in ballo[8].

La guerra e i relativi scandali si trascinarono fino alla morte di Cope nel 1897, dopo che una malattia lo aveva molto debilitato ed era stato costretto a vendere buona parte della sua collezione di fossili per far quadrare i conti. Marsh, rimasto a sua volta al verde, morì due anni dopo il rivale.

Con la guerra dei fossili finì anche l’età dell’oro della paleontologia, che avrebbe conosciuto nuovi fasti soltanto col Rinascimento dei Dinosauri[2].

Referenze

  1. Cadbury Deborah The Dinosaur Hunters: a True Story of Scientific Rivalry and the Discovery of the Prehistoric World, Harper Collins, New York 2000 (trad. It. Cacciatori di dinosauri: l’acerrima rivalità scientifica che portò alla scoperta del mondo preistorico, Sironi, Milano 2004).
  2. Prothero, Donald R.”The Story of the Dinosaurs in 25 Discoveries: Amazing Fossils and the People Who Found Them“. Columbia University Press, 2019 (trad. it. Fossili fantastici e chi li ha trovati: la storia dei dinosauri in 25 scoperte straordinarie, Aboca, Petruzzi 2020).
  3. Thompson, Andy, et al. “Marsh & Cope: The Bone Wars.” (2014).
  4. Wallace, David Rains. “The bonehunters’ revenge: dinosaurs, greed, and the greatest scientific feud of the Gilded Age”. Houghton Mifflin Harcourt, 1999.
  5. Leidy, Joseph. “Remarks on Elasmosaurus platyurus”.  Proceedings of the Academy of Natural Sciences of Philadelphia, 22 (1870): 9-10.
  6. Thomson, Keith Stewart.”The Legacy of the Mastodon. The golden age for fossils in America“. Yale University Press, 2008.
  7. Osborn, Henry Fairfield. “Cope: master naturalist“. Science 73.1887 (1931): 225-227.
  8. Shor, Elizabeth Noble. “The fossil feud between ED Cope and OC Marsh”. Exposition Press, 1974.
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