Il grande squalo bianco, re del mare

Il grande squalo bianco. A molti vengono i brividi solo a sentirlo nominare. Protagonista di innumerevoli racconti, leggende, romanzi e film, si tratta del vero e indiscusso re del mare. Certo, c’è sicuramente chi starà pensando a creature ben più grandi: balene, balenottere, e le efficienti orche. Tuttavia, permettetemi di difendere la mia idea: sebbene tutte le forme di vita abbiano avuto origine in acqua, i cetacei -in quanto mammiferi- hanno abbandonato il mare in una fase della loro evoluzione, stabilendosi sulla terraferma per poi ritornare a vivere nell’acqua in seguito. Il grande squalo bianco, invece, non se n’è mai andato. Un re che non ha mai lasciato il suo regno. E anche se la sua fama incute terrore, in realtà si tratta di un sentimento assolutamente non giustificato. A voler vedere più in profondità, lo squalo bianco non è affatto quella fredda macchina assassina che molti descrivono.

Si tratta semplicemente di un grandioso predatore, che la natura ha attrezzato fino alla perfezione per permettergli di svolgere il suo ruolo nell’ecosistema marino. Dimenticate quindi tutto quel che si vede in certi film (uno su tutti, “Lo Squalo”, originariamente Jaws, di Spielberg), frutto solo di invenzioni e che non vanno assolutamente presi sul serio.

Chi è lo squalo bianco?

Great White Shark, Carcharodon carcharias, Pacific ocean, Guadalupe, Mexico

Il suo nome scientifico è Carcharodon carcharias. Questa maestosa creatura è un vertebrato (phylum Chordata, Subphylum Vertebrata) appartenente alla classe dei condritti (Chondrichthyes), quelli che vengono comunemente chiamati “pesci cartilaginei”. Fa parte della sottoclasse degli elasmobranchi (Elasmobranchii), e all’ordine dei lamniformi (Lamniformes). La famiglia è quella dei lamnidi (Lamnidae), a cui appartengono anche specie come lo smeriglio (Lamna nasus), lo squalo salmone (Lamna ditropis) e i due squali mako (genere Isurus).

Dimensioni

Molto si è detto sulle dimensioni di questo squalo, descritto spesso come un vero e proprio mostro dei mari, ma in realtà è molto difficile che uno squalo bianco superi i 6 metri di lunghezza.

Mediamente un esemplare adulto misura fra i 400 e i 500 cm, con gli esemplari più grandi che raggiungono e superano i 650 cm. Si stima comunque che gli esemplari più grandi possano raggiungere gli 800 cm. Le femmine sono mediamente più grandi dei maschi, e possono superare la tonnellata di peso.

Descrizione

Il corpo dello squalo bianco è muscoloso, possente, ma al contempo affusolato e agile. La livrea è superiormente color ardesia, talvolta bruna o bluastra, con una netta demarcazione dalle parti inferiori bianche.

Carcharodon carcharias, squalo bianco

Questa colorazione aiuta lo squalo a rendersi il meno visibile possibile alle prede che si trovano al di sopra o al di sotto di esso: rispettivamente, il dorso lo aiuta a confondersi con il colore scuro delle profondità marine, e il ventre lo aiuta a scomporre la sua immagine stagliata contro il pelo dell’acqua e la luce del giorno. Una tipologia di mimetismo detta “contrombreggiatura” e tipica di molte altre specie di creature marine. Il muso è conico per permettere all’animale di fendere meglio l’acqua, e la bocca si apre inferiormente.

Come la maggior parte degli altri squali, questa specie è munita di otto pinne:  quelle pari sono le pinne pettorali e le pinne pelviche, mentre quelle impari sono le due pinne dorsali (la prima più grande, la seconda più piccola), una minuscola pinna anale e la pinna caudale. Quest’ultima è anche conosciuta semplicemente come “coda”, ed è eterocerca: il lobo superiore è più lungo di quello inferiore.

Sul peduncolo caudale sono presenti anche due carene piuttosto ampie, che ragionevolmente fendono la resistenza dell’acqua mentre lo squalo agita la coda lateralmente per imprimere velocità al nuoto: ciò aiuta l’animale a procedere ancor più velocemente nel suo mezzo.

I sensi

 La vista è buona, e lo squalo è anche in grado di percepire i suoni e le vibrazioni nell’acqua grazie alla cosiddetta linea laterale, un organo di senso presente in tutti i pesci e costituito da cellule ciliate che percorrono il corpo per tutta la sua lunghezza, localizzate approssimativamente lungo i fianchi.

Lo squalo, poi, è in grado di avvertire minime quantità di sangue nell’acqua grazie a un olfatto davvero eccezionale che sfocia nelle narici: siccome il sangue può essere il segnale di una preda ferita o morente nei paraggi, quando lo squalo “avverte” la scia può seguirla come un vero e proprio segugio.

Ampolle di Lorenzini

Come se tutti questi sensi non bastassero, grazie alle cosiddette “ampolle di Lorenzini” lo squalo bianco -così come tutti gli altri squali- è in grado di captare letteralmente i campi elettrici. Anche quelli più deboli. Suddette ampolle sono minuscole sacche ripiene di gel elettro-conduttivo, localizzate in gran numero sul muso e visibili anche a occhio nudo, che hanno l’aspetto di puntini neri.

Lo squalo usa questo senso per orientarsi e anche per cacciare, poichè ogni essere vivente, grande o piccolo, emette deboli scariche elettriche. Ciò significa che questo incredibile predatore può accorgersi di una potenziale preda anche in condizioni di scarsa visibilità.

Le scaglie placoidi

La sua pelle, come quella di ogni altro squalo, è ricoperta di minuscole scaglie appuntite, che rendono la pelle dello squalo estremamente ruvida e sembrano rendere il corpo dell’animale ancora più idrodinamico poichè riducono l’attrito con l’acqua.

Come respira?

Come avviene nella maggior parte degli altri squali, sono presenti cinque fessure branchiali. Per poter respirare, lo squalo bianco deve nuotare continuamente per ingoiare acqua con la bocca ed espellerla poi dalle branchie, permettendo così gli scambi gassosi. Questa caratteristica è tipica di tutti gli squali pelagici, che di conseguenza morirebbero asfissiati in breve tempo se smettessero improvvisamente di nuotare.

Dentatura

I denti, scaglie placoidi modificate e ingrossate in prossimità delle fauci (si tratta di denti di origine dermica), sono triangolari e seghettati, atti a tagliare grandi pezzi di carne.

Ne sono presenti più file, e se uno di essi si stacca -cosa che accade piuttosto spesso, vista la violenza e l’energia con cui lo squalo attacca e si nutre- viene sostituito da quello che si trova subito dietro nel giro di qualche settimana.

Un’altra caratteristica eccezionale dello squalo bianco è la capacità di scaldare alcune parti del suo corpo. Ciò è permesso grazie alla posizione della muscolatura rossa, deputata al nuoto lento ma costante. Mentre in molte altre specie di squali questo tipo di muscolatura è situata nella parte più esterna del tronco, nello squalo bianco (e in alcune altre specie di squali pelagici), essa è situata in profondità: in questo modo, al calore generato da questi muscoli viene impedito di disperdersi facilmente.

La rete mirabile

Tuttavia, il maggior contributo a questa endotermia regionale viene garantito dalla cosiddetta “rete mirabile“, una particolare conformazione dei vasi sanguigni. La rete mirabile è posta in prossimità della muscolatura rossa, e consiste in una particolare vicinanza fra vene e arterie. Il sangue venoso proviene dagli organi e procede verso il cuore, questa “permanenza” prolungata nelle parti più interne dell’organismo lo rende conseguentemente più caldo del sangue arterioso, che è invece più freddo perchè proviene dalle branchie (e quindi da una parte del corpo esposta alla temperatura dell’acqua).

Lo stretto contatto di questi vasi sanguigni permette  alle arterie di venire scaldate dalle vene. In questo modo, il calore viene riutilizzato e lo squalo bianco non è affatto considerabile “a sangue freddo”. Più calore significa anche più energia, e grazie alla rete mirabile lo squalo bianco può mantenersi più caldo durante la caccia: di conseguenza è più veloce, più scattante, più reattivo e più potente.

Distribuzione

Il grande squalo bianco è una specie a larghissima diffusione, e può essere rinvenuto in tutti i mari caldi e temperati del mondo.

Questo però non significa che sia comune, e la sua distribuzione è fortemente irregolare: in parole semplici questa specie non può contare su una popolazione globale numerosa, e i pochi esemplari rimasti si concentrano in alcune zone piuttosto che in altre.

Carcharodon carchariasSi tratta comunque di uno squalo segnalato nell’Atlantico, così come nell’Oceano Pacifico e in quello Indiano. Si trova anche nel Mar Mediterraneo, dove gli squali bianchi presenti sembrerebbero concentrarsi nel canale di Sicilia (il tratto di mare fra la Sicilia e la Tunisia). Alcuni tratti di mare sembrerebbero attirare cospicue quantità di squali bianchi, e queste zone sono di conseguenza famose per l’osservazione di questa specie. Vale la pena citare, in tal senso, il Sudafrica, le coste atlantiche e pacifiche degli USA, il Messico (Guadalupe), i mari dell’Australia meridionale.

Anche se si tratta di uno squalo pelagico, sembrerebbe avere una predilezione per gli habitat dove fondali non molto profondi “scendono” improvvisamente formando canyon e pareti verticali scoscese.

E’ il caso delle scarpate, pendii che collegano le piattaforme continentali al fondale. Una situazione che si verifica non troppo lontano dalle coste, dove lo squalo bianco trova una particolare abbondanza di prede.

Le prede

Proprio le prede sono un aspetto affascinante della biologia dello squalo bianco, che presenta un ampio spettro di animali cacciabili per soddisfare il proprio bisogno calorico. Laddove è possibile, questi squali preferiscono nutrirsi di mammiferi marini come otarie e foche.

Se in una zona sono presenti entrambe queste tipologie di prede, lo squalo è stato osservato “puntare” preferibilmente le foche (generi Phoca e Halichoerus, e anche gli elefanti marini Mirounga), forse perchè presentano una più alta percentuale di grasso, sono meno agili delle otarie e sono meno gregarie di queste ultime.

Per uno squalo, dopotutto, è più facile cacciare una preda che tende a isolarsi dal suo gruppo.

Uno squalo, inoltre, deve fare di necessità virtù e cercare di mangiare cibi più ricchi possibile di grassi, che per il predatore diventano preziose risorse di calorie. In molte zone, comunque, le prede abituali del grande squalo bianco finiscono per essere le otarie (molto studiato il caso di Arctocephalus pusillus pusillus, l’otaria orsina del capo presente in grande abbondanza sulle coste del Sudafrica, ma vengono predate anche altre specie dei generi Phocarctos, Neophoca, Eumetopias, Zalophus).

Altrove, dove le otarie scarseggiano, Carcharodon carcharias ha mostrato una certa predilezione per altri condritti, in particolar modo per altre specie di squali come i palombi (Mustelus sp.), lo squalo grigio (Carcharhinus plumbeus), lo spinarolo (Squalus acanthias), la verdesca (Prionace glauca), specie appartenenti ai generi Sphyrna (i pesci martello), Rhinobatus, Rhynchobatus e molte altre.

Vengono predati anche grandi pesci pelagici come i tonni (Thunnus sp.), le palamite (Sarda sarda), il pesce spada (Xiphias gladius) e tantissime altre specie. Talvolta anche alcuni uccelli marini. Laddove sono presenti, lo squalo bianco preda anche tartarughe marine (Chelonia mydas, Caretta caretta, Dermochelys coriacea).

Una parte consistente della sua dieta è costituita anche da cetacei di varie specie, ricchi di grassi: vale la pena menzionare il tursiope (Tursiops truncatus), la stenella striata (Stenella coeruloalba), i delfini comuni (Delphinus sp.), le focene (generi Phocoena e Phocoenoides), il grampo (Grampus griseus) e lo zifio (Ziphius cavirostris).

Nelle prime fasi di vita, lo squalo bianco deve cacciare prede più adatte alle sue dimensioni più contenute, e sul menu finiscono anche pesci ossei più piccoli, crostacei e molluschi. L’abbondanza di prede può far sì che più squali bianchi si ritrovino in un particolare pezzo di mare, e la tipologia di prede costringe lo squalo ad adattare la sua dieta a ciò che passa il convento. Se nella False Bay, in Sudafrica, gli squali bianchi predano soprattutto pinnipedi, nel Mediterraneo data la carenza di questi mammiferi lo squalo bianco caccia soprattutto grandi pesci.

La tattica di caccia dello squalo bianco

Prevede di tendere dei veri e propri agguati alle prede, nuotando sotto di esse o dietro di esse, per poi attaccare all’improvviso.

La livrea del predatore lo aiuta a non essere visto dalle prede, che spesso si accorgono dello squalo quando è troppo tardi: attaccare frontalmente porterebbe degli svantaggi, poichè la preda di turno, vedendo lo squalo, avrebbe il tempo di fuggire.

Un morso ben assestato e via, lo squalo bianco poi non deve far altro che aspettare che la preda muoia dissanguata. Evitando il più possibile colluttazioni con alcune prede, che nel difendersi possono anche essere pericolose, lo squalo bianco riduce il più possibile il rischio di riportare dei danni.

Ovviamente, questo grande predatore approfitta volentieri anche delle carcasse: in queste occasioni si trasforma in uno spazzino di prim’ordine, soprattutto se c’è da consumare resti ricchi di grasso.

Le carcasse più “gettonate” sono quelle di grandi cetacei (ad esempio le balenottere, Balaenoptera sp.) o di squali più grandi come lo squalo elefante (Cetorhinus maximus) o lo squalo balena (Rhincodon typus).

Se di solito lo squalo bianco è un animale solitario, nel caso del ritrovamento di una carcassa più esemplari possono ritrovarsi a competere per alimentarsi dalla stessa fonte. In questo caso, gli esemplari si studiano (spesso nuotando l’uno accanto all’altro) per stabilire una gerarchia, poi si alimentano a turno.

Se c’è molto da dire sulle prede dello squalo bianco, lo stesso non si può dire per i predatori.

Carcharodon carcharias, in natura, non ha praticamente nemici e predatori. Certo, gli esemplari più giovani potrebbero venire talvolta predati da altri squali, ma si tratta probabilmente di episodi occasionali.

L’unico animale (uomo a parte) capace di predare potenzialmente uno squalo bianco è l’orca (Orcinus orca), anche se le predazioni di orche ai danni di squali bianchi sembrano essere eventi rarissimi.

Riproduzione

Carcharodon carcharias, squalo biancoCi sono ancora moltissime cose che non sappiamo sulla riproduzione di questa specie. Come tutti i condritti, lo squalo bianco presenta fecondazione interna. Il maschio possiede un paio di pterigopodi, organi cilindrici che si originano dalle pinne pelviche e che hanno la stessa funzione del pene dei mammiferi: avviene un vero e proprio accoppiamento, e lo squalo bianco è un viviparo aplacentato.

Gli embrioni completano il loro sviluppo all’interno del corpo materno, ma non direttamente collegati ad esso: ognuno porta a compimento il suo sviluppo grazie al suo vitello (tuorlo) e a uova addizionali non fecondate prodotte dalla madre (oofagia).

Dopo una gravidanza di oltre un anno, la femmina partorisce da 2 a 14 piccoli, occasionalmente qualcuno in più, che alla nascita misurano già 80-150 cm. Contrariamente a ciò che accade nei pesci ossei, che presentano figliate di centinaia o migliaia di neonati, gli squali bianchi (come ogni altro pesce cartilagineo) danno alla luce pochi piccoli per volta.

Non tutti arrivano all’età adulta e lo sviluppo è assai lento, con la maturità sessuale che sopraggiunge solo a 350-410 cm di lunghezza e 9-10 anni di età per i maschi e a 400-500 cm di lunghezza e a 12-14 anni di età per le femmine.

Gli squali bianchi sembrano avere una fecondità molto bassa, e sono animali assai longevi. L’età massima è stimata in oltre 70 anni.

Proprio a causa di questa bassa natalità, del ciclo riproduttivo lento e del basso numero di piccoli partoriti, lo squalo bianco è una specie fragile, che necessita di parecchio tempo per ripopolare areali dove la sua popolazione è drasticamente diminuita.

L’uomo è il solo, unico e vero nemico dello squalo bianco.

La distruzione dell’habitat e l’inquinamento, uniti alla pesca eccessiva e alle eliminazioni dirette di squali bianchi stanno portando questo maestoso cacciatore sulle soglie del pericolo di estinzioni. Ogni anno, innumerevoli squali bianchi restano “accidentalmente” catturati nelle reti da pesca e vengono ritrovati morti.

Altri esemplari vengono uccisi per odio, o per semplice paura che possano essere una minaccia. Infine, altri ancora vengono condannati a una morte atroce mutilando loro le pinne per poi usarle nei ristoranti orientali, per la famosa zuppa di pinne di pescecane che va tanto di moda oggi.

Lo squalo bianco, in quanto all’apice della catena alimentare, è di un’importanza cruciale per l’ecosistema marino in quanto tiene sotto controllo le popolazioni di un grande numero di specie-preda.

Non esiste squalo ”cattivo”

Carcharodon carcharias, squalo biancoLa sparizione degli squali bianchi sarebbe non solo una vergogna dal punto di vista morale, ma sarebbe una sciagura ambientale. A noi, resterebbe solo il dispiacere di non poter più ammirare il re del mare. E’ ora di finirla con questa sciocca convinzione dello squalo-mostro, o dello squalo-cattivo. Lo squalo bianco (così come qualsiasi altro predatore al mondo, dagli altri squali ai rapaci passando per i mammiferi come leoni, lupi, iene, orche) ha semplicemente un preciso ruolo in natura. Fare la sua parte, per lui, significa sopravvivere.

Ormai è appurato e comprovato, la specie Homo sapiens non è assolutamente sul menu degli squali: se occasionalmente alcuni esseri umani vengono attaccati dallo squalo bianco, non è ancora ben chiara la ragione.

Si tratta di errori, forse addirittura di “esercitazioni” dello squalo. In ogni caso, non dobbiamo mai dimenticarci che il mare non appartiene a noi, e che quando ci troviamo in acqua siamo nient’altro che invasori, che si addentrano senza permesso nel regno dello squalo bianco.

Poche decine di attacchi all’anno non sono nulla, in confronto alla strage che stiamo portando avanti noi esseri umani nei confronti dello squalo bianco e di tutti gli altri squali. Ci vogliono più conoscenza e più rispetto nei confronti di queste prodigiose e straordinarie creature.

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