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Gatto rugginoso: il felino più piccolo del mondo

Il gatto rugginoso (Prionailurus rubiginosus) è considerato da molti il felino più piccolo del mondo. Si tratta di un felide selvatico asiatico, dalle proporzioni corporee molto simili a quelle di un gatto domestico, ma di dimensioni decisamente inferiori. Analizziamo le sue principali caratteristiche, addentrandoci poi nella disputa per il primato di felide più piccolo, che, come vedremo, non è saldamente in mano a questa specie.

Morfologia del gatto rugginoso

Il gatto rugginoso è il felino più piccolo dell’Asia ed assomiglia per proporzioni corporee ad un gatto domestico esile e slanciato. I maschi sono leggermente più grandi delle femmine, ma il peso medio di queste ultime è solamente di 1 kg. Il gatto rugginoso presenta un muso piccolo, con grandi occhi, ed una coda piuttosto contenuta. Il manto è in genere rossiccio o grigiastro, con macchie più scure di color marrone, che possono unirsi a formare striature sul capo[2].

gatto rugginoso
Aspetto generale di un gatto rugginoso. Sono riportati i valori medi di lunghezza testa-corpo e peso per un individuo adulto. Illustrazione di Francesco Onori.

Distribuzione ed habitat del gatto rugginoso

Il gatto rugginoso è presente soltanto in India e in Sri Lanka, dove lo si può incontrare in genere in contesti forestali. Studi recenti rivelano però che la specie abita anche ambienti più aperti, come arbusteti e praterie alberate.

Date le dimensioni ridotte, questo felide può rapidamente trasformarsi da predatore a preda e necessita dunque di ripari sicuri. Per sfuggire alla cattura da parte di altri predatori è solito nascondersi in aree con vegetazione densa ed intricata.[1][3].

Tecniche di caccia ed alimentazione

Il gatto rugginoso è un predatore notturno molto attivo. Sebbene sia capace di arrampicarsi sugli alberi, dove in genere riposa durante il giorno, sembra cacciare prevalentemente al suolo. La dieta è composta da piccoli roditori e uccelli; nonostante si tratti di una specie poco studiata, non è da escludere che sia capace anche di uccidere prede della sua stessa taglia.

Poco è noto della sua tecnica di caccia, fondata principalmente su appostamenti furtivi ed inseguimenti. Alcune osservazioni riportano di esemplari che sono soliti attaccare le proprie prede lanciandosi direttamente dagli alberi sui quali sono appostati[2].

Comportamento sociale e riproduzione

Come molti piccoli felidi, questa specie è ancora in parte sconosciuta e si sa poco sul comportamento sociale o sugli aspetti riproduttivi in natura. Studi parziali portano ad ipotizzare che si tratti di un felide solitario e territoriale[2]. Non si hanno dati sulla riproduzione in un contesto naturale, ma sembra che l’estro femminile sia limitato ad un periodo ristretto di soli 5 giorni[1].

Perché il gatto rugginoso è così piccolo?

Le dimensioni ridotte conferiscono a questo felide dei grossi vantaggi nel proprio habitat, permettendogli di destreggiarsi abilmente nella vegetazione fitta. Avere un peso corporeo contenuto è fondamentale anche per arrampicarsi al meglio sugli alberi, dove questa specie trova riparo quando non è a caccia. Il gatto rugginoso è infatti in grado di sfruttare qualsiasi supporto e sorreggersi anche sui rami più esili, poiché non supera i 3 kg di peso. Inoltre, gli habitat di foresta fitta tendono ad essere occupati da specie di taglia ridotta, perché animali di grosse dimensioni avrebbero maggiori difficoltà nel muoversi, nell’arrampicarsi, o semplicemente nel fuggire nell’intricato sottobosco.

A tal proposito, e volendo generalizzare, alcuni studi mostrano una correlazione tra la produttività di un ecosistema e la taglia degli animali che lo abitano: in altre parole, le dimensioni medie degli animali che vivono in un luogo dipendono dalla quantità di energia che quel luogo può fornir loro. Ambienti molto ricchi in termini di vegetazione possono allora dare sostentamento a animali erbivori molto grandi, e di conseguenza anche a predatori di dimensioni considerevoli[3].

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In natura non esistono però verità assolute, e il caso del gatto rugginoso va considerato alla luce di particolari condizioni ambientali. Questa specie vive in un’area molto ricca di vegetazione, con una produttività elevata, e che dovrebbe dunque ospitare una fauna di dimensioni particolarmente grandi. Il gatto rugginoso è però ben lontano dall’essere un animale di grossa taglia. La risposta è nelle caratteristiche dell’habitat stesso, costituito da una foresta particolarmente fitta e densa. Come già detto, in un contesto simile animali di grosse dimensioni risulterebbero particolarmente svantaggiati. Occorre dunque considerare la ripartizione della vegetazione della foresta tra tanti piccoli erbivori, predati da carnivori di taglia contenuta.

Il felino più piccolo del mondo

Il gatto rugginoso è considerato da molti il felino più piccolo del mondo, ma si contende tale primato con un’altra specie di taglia molto simile: il gatto dai piedi neri (Felis nigripes). Quest’ultimo è un piccolo predatore sudafricano che abita aree piuttosto aride e non differisce in lunghezza o peso medio dal gatto rugginoso. Tuttavia, il gatto dai piedi neri presenta una corporatura più robusta, con zampe più corte e tozze, che lo fanno sembrare più “massiccio” rispetto al suo lontano parente asiatico. Proprio a causa del suo aspetto snello ed esile, dunque, è il gatto rugginoso ad aggiudicarsi il primato mondiale per il felide più piccolo[2].

Conclusione

Alla luce delle caratteristiche analizzate, il gatto rugginoso è non solo la specie di felide più piccola attualmente vivente sul pianeta, ma anche un efficiente predatore ancora poco conosciuto. Nonostante le sue dimensioni così ridotte e le sue particolarità, infatti, sappiamo ancora molto poco sul suo comportamento, così come sugli aspetti riproduttivi e sugli habitat occupati.

Referenze

  1. CatSG – Rusty-spotted cat;
  2. Hunter, Luke. «Guida ai felidi selvatici del mondo». Tradotto da M. Traini. Roma: Ricca Editore, (2018);
  3. Huston, Michael A., and Wolverton, Steve. «Regulation of Animal Size by ENPP, Bergmann’s Rule and Related Phenomena». Ecological Monographs 81, n. 3 (2011): 349–405.

Immagine di copertina da: BBC.

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