Fukushima, il ritorno della vita dopo il disastro

­Dopo quasi un decennio dall’incidente nucleare di Fukushima, in Giappone, un team scientifico ha effettuato una lunga ricerca per studiare l’ambiente naturale nella zona di esclusione. I risultati sono sbalorditivi: in pochissimi anni la vegetazione ha preso il sopravvento, favorendo il ritorno di molti animali.

Tra prati, boschi e cemento

L’attuale zona evacuata a Fukushima occupa un’area di 371 km², quasi il 3% della sua intera prefettura. Grazie all’utilizzo di ben 106 fototrappole, il team ha recuperato oltre 267.000 foto di animali, appartenenti a 20 specie di mammiferi e uccelli. Tra queste, il cinghiale sembra essere la specie più frequente (oltre il 50% delle osservazioni). Sono stati osservati in gran numero anche altri animali di media taglia, come la lepre giapponese (Lepus brachyurus), il cane procione (Nyctereutes procyonoides), il macaco giapponese (Macaca fuscata) e il capricorno (Capricornus crispus) [1].

Le fototrappole hanno confermato la presenza a Fukushima dell’orso dal collare (Ursus thibetanus)

Molte di queste specie sono rare in ambienti antropizzati, ma grazie all’assenza dell’uomo le loro popolazioni sono cresciute in numero.
Fra questi, solo il capricorno risulta molto meno frequente rispetto alle aree abitate, fattore legato forse ad interazioni negative con certe specie (es. cinghiale, cervo sika) o per una composizione non ottimale delle comunità arboree. Gli animali sembrano trovarsi a loro agio tra le foreste e gli edifici abbandonati di Fukushima, sfruttati a volte come rifugio. La fauna sembra avere delle preferenze di habitat all’interno dell’area; alcune preferiscono le zone di pianura (cani procione, fagiani e lepri) mentre altre prediligono le zone in quota (capricorni, volpi e macachi) [1].

Assieme agli animali selvatici sono stati osservati anche animali domestici re-inselvatichiti, come cani, maiali e gatti. È stata persino documentata in passato la presenza di una popolazione di struzzi, scappata da una ex fattoria, ma attualmente non se ne conosce il loro stato.

Non è la prima volta

Questo processo di ritorno spontaneo della fauna e flora dopo eventi nucleari è già noto da tempo nella comunità scientifica. Un evento simile è già successo a Chernobyl, in Ucraina, reduce di uno dei più gravi disastri nucleari mai verificati, avvenuto nel 1986. Con un’area disabitata di quasi 5000 km² è uno delle aree naturali più vaste in Europa continentale [2]. Il paesaggio comprende ambienti steppici alternati a foreste, oltre che da vasti paesaggi urbani abbandonati. La zona è stata interessata dalla reintroduzione di grandi ungulati, come i cavalli Przewalzki e i bisonti europei, che attualmente superano entrambi il centinaio di individui [3,4]. Anche in questo caso si è documentato l’utilizzo frequente di edifici abbandonati da parte della fauna per protezione dalle intemperie, ma anche per la riproduzione [5].

Introdotti nel 2004, i Przewalski sono diventati un animale simbolo di Chernobyl (crediti: Getty Images)

Quanto stanno bene gli animali?

Attualmente, non si possiedono informazioni definitive sullo stato di salute della fauna che abita la zona di esclusione di Fukushima. Gli animali hanno infatti ricolonizzato l’area, ignorando ovviamente gli effetti a lungo termine che potrebbero causare le scorie nucleari. È naturale pensare che le radiazioni abbiano raggiunto livelli così alti nella fauna da aumentare i casi di tumore o malformazioni, causando un forte deficit alle specie. Studi a lungo termine effettuati a Chernobyl però valutano gli effetti delle radiazioni non troppo significativi a livello di popolazione [2]. È possibile quindi che i singoli individui possano mostrare danni da radiazioni, ma che nonostante ciò le popolazioni in sé rimangano piuttosto sane. Forse l’aspettativa di vita degli organismi è diminuita, ma ciò comunque non ha impedito alla vita di prosperare, addirittura di più che altrove.

animali di Fukushima
Alcuni degli animali “catturati” dalle fototrappole nell’area di esclusione di Fukushima (Crediti)

Referenze­­

  1. Lyons et al. Rewilding of Fukushima’s human evacuation zone. Frontiers in Ecology and the Environment. (2020) (doi.org/10.1002/fee.2149)
  2. Deryabina et al. Long-term census data reveal abundant wildlife populations at Chernobyl. (2015)(doi.org/10.1016/j.cub.2015.08.017)
  3. Volynnews:”Più di 100 cavalli przewalski vivono nella zona di Chernobyl” (lingua ucraina)
  4. Svaboda: “150 bisonti vivono nella zona più radioattiva del pianeta” (in bielorusso)
  5. Klich et al. The use of abandoned buildings by Przewalski’s horses in the Chornobyl Exclusion Zone, Ukraine. (2017) (doi.org/10.1016/j.jveb.2017.09.001)
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