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Field Biologist: un lavoro da biologo

Un entomologo applicato al pest control

Le aziende alimentari devono consegnare ai consumatori prodotti di qualità ineccepibile, in particolar modo sotto al profilo della sicurezza. Questo significa anche garantire che gli impianti di produzione siano esenti da animali infestanti, tra le maggiori fonti di contaminazioni di tipo biologico. Per rispondere adeguatamente a queste minacce possono affidarsi a multinazionali del pest control, nelle quali il loro punto di riferimento è la figura del Field Biologist.

Ci racconta della sua esperienza nel ruolo Federico Fieni, già a suo tempo nostro intervistato per la professione di addetto tecnico alle disinfestazioni.

In che contesto opera un Field Biologist

Quella del Field Biologist è una figura di derivazione inglese, anche nominata Service Manager o, più genericamente, entomologo. In effetti è proprio un professionista dell’entomologia applicata al pest control, che gestisce le infestazioni di insetti nocivi, ma anche di roditori, nei siti produttivi di grandi aziende alimentari.

Questo genere di aziende è poco tecnologico ma si basa molto sul proprio buon nome. Acquisire e mantenere la fiducia del consumatore, per un’azienda alimentare, è tutto. Per dimostrare ai consumatori salubrità e qualità dei prodotti necessitano, quindi, di acquisire certificazioni di qualità da parte di enti terzi, che inviano i propri auditor dalle aziende clienti per verificarne la conformità dei sistemi di qualità alimentare.

Molte di queste certificazioni, come la BRC, l’IFS e la ISO 22000 prendono in considerazione anche l’aspetto del pest management, dal momento che rientra a pieno titolo in considerazioni di sicurezza alimentare e HACCP.

Per questo motivo le aziende alimentari si affidano a realtà specializzate nel pest control che, proprio tramite la figura del Field Biologist, visitano le aziende clienti per valutare ogni eventuale situazione di non conformità. In caso di violazioni e di non conformità di ogni natura, infatti, rischiano sanzioni di gravità commisurata, che possono anche comprendere il ritiro del lotto di prodotto o addirittura il blocco pro tempore delle attività nello stabilimento. Federico ci racconta dell’occasione in cui è hanno trovato una blatta in un lotto di burro, e l’azienda produttrice ha dovuto fermarsi per ispezionare i macchinari sospettati di infestazione.

Come opera un Field Biologist

Le ispezioni conducono alla stesura di report, nei quali il Field Biologist individua i principali punti critici su cui le aziende clienti possono intervenire per limitare e prevenire la diffusione di agenti infestanti. Questi punti possono essere di natura procedurale, come sistemi di qualità incompleti che devono essere integrati con misure ancora non prese in considerazione. Un esempio fattoci da Federico riguarda alcune piccole realtà alimentari che hanno cominciato a fare uso di nuovi ingredienti a base di granaglie senza, però, dotarsi di piani di monitoraggio dei lepidotteri e dei coleotteri, tra i maggiori infestanti associati alle sementi e ai loro derivati.

Altri punti critici riguardano, invece, caratteristiche fisiche dei macchinari produttivi o degli edifici, come nel caso di un’azienda che aveva pareti con un tipo di pannelli suscettibile al rosicchiamento da parte dei roditori.

Sulla base di questi ritrovamenti, il Field Biologist suggerisce determinate strategie di pest control. In alcuni casi, consiglia anche ammodernamenti degli impianti per migliorare le condizioni ambientali e diminuire i rischi di frequenti infestazioni. Se accogliere questi suggerimenti, però, è una considerazione a carico del cliente che fa le sue valutazioni di carattere strategico. L’azienda dei pannelli vulnerabili ai roditori, per esempio, ha preferito soluzioni di contenimento diverse per mancanza di budget.

Una volta proposta e approvata la soluzione più idonea di pest management, questa va attuata nel corso del tempo. Gli operatori pratici sono i tecnici del pest control, ma il Field Biologist è tenuto a formarli, coordinarli e valutarne l’operato. Queste mansioni mostrano che è a tutti gli effetti un Project Manager, figura trasversale ai più diversi ambiti produttivi e dei servizi, preposta ai rapporti diretti con il cliente per quanto riguarda gli aspetti operativi di ciascun progetto e la gestione delle risorse impiegate nella sua attuazione.

Come lavora un Field Biologist

Un Field Biologist viaggia molto, conosce diverse persone e visita le aziende alimentari più disparate. Realtà medio piccole e grandi multinazionali con stabilimenti immensi possono avere esigenze di pest management molto diverse, e criticità particolari che richiedono molti tecnici sempre formati.

Il compito principale del Field Biologist, eseguire sopralluoghi negli stabilimenti dei clienti, spesso va oltre la semplice ispezione visiva e fotografica alla ricerca di tracce di organismi infestanti. I clienti, infatti, possono richiedergli anche campionamenti o analisi come il Filth Test, nel quale lo sperimentatore miscela campioni di sfarinati e benzene per portare a galla e rilevare eventuali parti di insetti. L’azienda di pest management commissione test come questo ad appositi centri specializzati, tra cui i dipartimenti di entomologia delle varie università.

Un Field Biologist tendenzialmente visita ciascuno stabilimento una volta l’anno, ma realtà particolarmente esigenti richiedono una maggior frequenza. Federico fa l’esempio di un grande produttore di bevande che richiede due ispezioni l’anno. Essendo lo stabilimento spesso in rifacimento e ristrutturazione, infatti, ha problemi di roditori che proliferano nei terreni smossi dai lavori. Un’azienda di cioccolatini, invece, richiede ispezioni addirittura mensili. Il suo stabilimento, molto vecchio, è infestato da insetti che si nascondono nelle zone difficili da pulire come le fessure delle pareti e dietro ai macchinari.

Il risultato di un’ispezione è una relazione scritta che il cliente può mostrare alle autorità in caso di ispezioni. Ogni sopralluogo finisce quindi in ufficio, con la redazione di questa relazione. Per compilarla, il Field Biologist si avvale spesso di una checklist di compiti finalizzati a traslare nei report le annotazioni e i rilievi fotografici effettuati durante l’audit e a formulare consigli operativi da rivolgere al cliente.

Chi può fare il Field Biologist

I requisiti minimi per la mansione di Field Biologist ricadono nella sfera personale, a partire dall’ovvia necessità di non avere fobie verso gli animali infestanti. Per affrontarne la quotidianità itinerante serve avere la patente ed essere disponibili a viaggiare. Per gestire i clienti, invece, aiuta avere buone doti relazionali e, talvolta, conoscere la lingua inglese.

Alcuni Field Biologist hanno prima fatto esperienza pratica nella mansione di tecnico del pest control per essere poi “promossi sul campo”. Questo è stato il percorso di Federico, che consiglia di seguire le sue orme perché quest’esperienza conferisce una migliore cognizione del lavoro pratico dei tecnici che si sarà chiamati a supervisionare.

Nella maggioranza dei casi, però, per il ruolo di tecnico le grandi aziende di pest management assumono diplomati. Per la posizione di Field Biologist, invece, cercano soprattutto laureati alla prima esperienza. Il principale requisito da soddisfare è quindi avere una laurea bioscientifica – come Biologia, Biotecnologie e Scienze Naturali – meglio se con un percorso di tipo magistrale.

Tra tutti i candidati viene preferito chi ha maturato conoscenze specifiche della professione, anche se poi potrà acquisirle soprattutto lavorando sul campo. Un lavoro di tesi sugli insetti, per esempio, può essere un buon modo per procurarsi i necessari rudimenti di entomologia. Per acquisire familiarità con i principali standard di sicurezza alimentare, invece, sono a disposizione innumerevoli corsi formativi.

Cosa aspettarsi

Il personale delle aziende di pest management deve avere a che fare con i clienti, e questa relazione contribuisce al tono della quotidianità lavorativa. Capita spesso, infatti, che i tecnici del pest control godano di poca considerazione da parte dei clienti, che li vedono un po’ come gli “acchiapparatti”. Rispetto ai loro colleghi, invece, i Field Biologist vengono trattati con maggior riguardo perché vengono visti come degli ispettori.

I Field Biologist, inoltre, godono di un alto grado di indipendenza lavorativa rispetto ai tecnici. Possono organizzare il proprio lavoro, gestire i propri orari e svolgere le mansioni d’ufficio con elevata flessibilità oraria, lavorando anche da casa.

Il panorama dei datori di lavoro è molto vario. Esiste una moltitudine di piccole e medie imprese che possono anche lavorare con standard di qualità non ottimali. Poche sono invece le grandi aziende multinazionali, dove invece si lavora molto bene. Una nota negativa delle multinazionali riguarda le attività di Ricerca e Sviluppo, come purtroppo capita spesso e trasversalmente a ogni ambito produttivo. Esse conducono ricerche di entomologia applicata di ottimo livello, e anche ricerche sociologiche sull’accettabilità di determinate misure di pest control. Queste ricerche vengono condotte, però, esclusivamente in sedi estere.

Tendenze globali nel pest management

Ci sono infine alcune tendenze globali. La sempre più stretta regolamentazione europea, infatti, spinge a superare le strategie di natura chimica, come l’uso di rodenticidi, per evitare inutili sofferenze agli animali più simili a noi. Per sostituirle, attualmente vengono sempre più proposte ai clienti trappole “smart”, capaci di monitorare i propri dintorni rilevando il passaggio degli animali. Queste trappole sopprimono anche più esemplari ciascuna con metodi meccanici, come la scossa o meccanismi a scatto e poi avvisano dell’avvenuta cattura. Limitare l’utilizzo della chimica serve anche a prevenire che roditori e insetti sviluppino resistenze, per monitorare le quali esistono perfino appositi comitati internazionali.

Un’altra tendenza che riguarda le specie infestanti è dovuta ai cambiamenti climatici, che stanno modificando il periodo di attività e gli areali delle specie infestanti. Per esempio i topi, che solitamente si spostano in nuove aree nella bella stagione e nella stagione fredda rimangono nelle proprie tane. Con l’ampliamento delle stagione calda possono, quindi, dare luogo a più frequenti infestazioni. Anche la presenza di mosche è negli allevamenti bovini è in aumento. Il pericolo, in questo caso, è la maggior diffusione di malattie trasmesse da vettore, come la dermatite digitale bovina.

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