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Fatberg: palle di grasso nelle fognature

Sono ormai più di 4000 anni che le civiltà umane utilizzano i sistemi fognari per il loro sviluppo. Essi hanno permesso la costruzione di città sempre più grandi con consumi via via maggiori[1]. Oggi siamo abituati a non preoccuparci di ciò che facciamo fluire negli scarichi domestici. Dovremmo però cominciare a rivedere questo atteggiamento. I nostri rifiuti infatti prima che inquinare fiumi, laghi e mari riescono a causare conseguenze negative anche a livello delle fognature. Essi possono infatti accumularsi ed ostruirle formando palle di grasso anche di notevoli dimensioni.
Vediamo come.

Fatberg: cosa sono?

I sistemi fognari sono strutture attraverso le quali fluiscono gli scarti delle attività umane. La loro importanza deriva dal fatto che questi rifiuti possono così essere portati lontani dal luogo di origine. Conseguentemente aumenta il numero di persone che possono abitare in un luogo[2].

Tale flusso, a causa della conformazione del territorio, non è sempre regolare comportando la formazione di moti turbolenti delle acque. Un flusso non omogeneo significa per esempio che in una tubatura l’acqua scorra più velocemente al centro che ai lati favorendo l’adesione di oggetti solidi ai lati del canale in cui scorre il flusso. Ciò costituisce un ostacolo che permette l’adesione e l’accumulo di altri oggetti solidi nonché il ristagno di sostanze meno solubili in acqua. In flussi con pH basici i grassi nello scarico tendono a saponificare solidificandosi ed aderendo quindi alle pareti formando essi stessi ostacoli allo scorrimento[2].

Queste masse, che quindi altro non sono che palle di grasso che aumentano progressivamente di dimensione, prendono il nome di Fatberg, per analogia con le masse di ghiaccio che galleggiano nei mari polari[2].

Che dimensioni possono raggiungere?

La costituzione di tali palle di grasso è estremamente variabile, quindi non possono essere definite delle percentuali precise. Possiamo però dire che per la maggior parte sono formate da lipidi, estremamente diffusi data la loro enorme presenza negli alimenti e nei prodotti cosmetici[1, 2].

Gli oggetti solidi maggiormente riscontrati sono preservativi, cotton fioc e altri oggetti per la cura personale come cerotti. Sono però più rari in quanti generalmente non vengono scaricati nelle fognature, ma smaltiti in altri modi[1, 2].

I luoghi in cui si trovano più facilmente sono le grandi metropoli dove il carico che le fognature sopportano è nettamente maggiore rispetto a centri urbani minori. La città in cui se ne trovano maggiormente è infatti Londra. Nell’agosto 2013 se n’è trovato uno di 17 tonnellate e nel 2017 addirittura di 130 tonnellate con una lunghezza di 250 metri. Questo è ora, in parte, esposto presso il Museo di Londra[2, 3].

Ovviamente se ne trovano anche in altri stati. Basti pensare a Melbourne (Australia) e New York (Stati Uniti d’America) che risultano secondi solo alla capitale inglese[3].

Quali danni comportano?

Il motivo per cui queste masse creano scalpore, oltre che per il loro aspetto davvero poco gradevole, è per la quantità di danni che arrecano. Sono infatti in grado di ostruire completamente i canali di scarico e distruggere quindi le tubature. Oltre agli ingenti danni da riparare nelle fognature, tali ostruzioni possono portare allo straripamento delle acque di scarico in superficie con allagamenti e disagi ai cittadini causati da odori sicuramente non gradevoli[4].

Una volta rimossi ci si è chiesto cosa fare di queste enormi masse. Perché non utilizzarli per produrre biodisel?

Ad oggi questo viene prodotto generalmente dalla fermentazione di organismi vegetali coltivati appositamente o di scarto dalle grandi produzioni agricole. Con le biotecnologie si sta anche cercando di modificare geneticamente delle microalghe cosicché producano più grassi, da estrarre ed usare appositamente.

Considerando che la maggior parte dei fatberg è costituita di materiale grasso, proprio per questo le chiamiamo appunto palle di grasso, e che sono pesanti tonnellate si è pensato di estrarlo per utilizzarlo per l’alimentazione delle nostre automobili[4].

Conclusioni

C’è bisogno di maggior consapevolezza che favorisca una migliore cultura ambientale. Essere consapevoli di ciò che si scarica, ridurre gli sprechi e i consumi all’essenziale ridurrebbe tali fenomeni. Questi infatti non sono dannosi solo a livello delle infrastrutture, ma tutti questi materiali e queste masse se non ostruiscono le fognature finiscono in mare, inquinandolo. Bisogna quindi aumentare e migliorare l’educazione ambientale per risolvere e prevenire questi problemi.

Referenze

  1. Vittorio Nanni, La moderna tecnica delle fognature, Hoepli.
  2. Stephen Moss, Don’t feed the fatberg! What a slice of oily sewage says about modern life, The Guardian.
  3. BBC, Britain’s biggest ‘fatberg’ removed from London sewer.
  4. Water briefing, Thames Water and 2OC in £200m deal to turn ‘fatbergs’ into energy.

Per approfondire:

  1. M. Michael, “London’s fatbergs and affective infrastructuring”, Soc Stud Sci. 2020 Jun; 50(3): 377–397.
  2. J. Popp, M. Harangi-Rákos, Z. Gabnai, P. Balogh, G. Antal, A. Bai, “Biofuels and Their Co-Products as Livestock Feed: Global Economic and Environmental Implications”, Molecules. 2016 Mar; 21(3): 285.
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