Un animale ospitato in un parco zoologico può essere alimentato correttamente, vivere in uno spazio pulito e ricevere tutte le cure veterinarie necessarie, eppure mostrare comportamenti che suggeriscono noia o stress. Il benessere animale, infatti, non riguarda soltanto la salute fisica ma anche il modo in cui gli animali interagiscono con l’ambiente, impiegano il proprio tempo e manifestano i comportamenti tipici della specie. Osservare questi aspetti, raccogliere i dati e progettare interventi per migliorarli è il campo di lavoro dell’etologo.
Ci racconta di questa professione Fabio Calafiore, oggi etologo allo Zoosafari di Fasano dopo avere lavorato per diversi anni come zookeeper nella stessa struttura. Il suo percorso permette anche di capire bene dove finisce il lavoro quotidiano dei keeper e dove comincia quello dell’etologo.
In che ambito opera l’etologo?
I parchi zoologici sono cambiati insieme al modo di concepire gli animali ospitati. Ai tradizionali obiettivi ricreativi si sono affiancati conservazione, ricerca e divulgazione, mentre è cresciuta l’attenzione per il benessere animale. Fabio li descrive come dei “musei viventi a cielo aperto”: luoghi nei quali gli animali vengono mostrati al pubblico, ma devono allo stesso tempo essere gestiti tenendo conto delle esigenze della specie e dei singoli individui.
Anche gli exhibit, cioè i reparti nei quali gli animali vivono e vengono osservati dai visitatori, riflettono questa impostazione. Possono essere progettati per avvicinarsi il più possibile alle caratteristiche dell’ambiente naturale e, in alcuni casi, diventare immersivi. Allo Zoosafari, per esempio, i visitatori possono entrare nel reparto dei lemuri attraverso un percorso walk-through.
In questo contesto il comportamento diventa una fonte di informazioni sul benessere. I keeper sono le persone che trascorrono più tempo nei reparti e che possono accorgersi per prime quando qualcosa cambia; gli etologi raccolgono queste osservazioni, le analizzano nel tempo e progettano gli interventi necessari. Nello Zoosafari questa attività comprende anche la produzione di report e il confronto con le istituzioni che controllano la struttura.
Cosa fa un etologo in un parco zoologico?
La giornata descritta da Fabio comincia normalmente con un confronto con gli zookeeper. Sono loro a riportare eventuali anomalie o problemi osservati negli animali e, quando serve, l’etologo va a controllarli insieme a loro. Da questo primo passaggio può dipendere buona parte di ciò che verrà fatto nelle ore successive.
Una parte del lavoro riguarda infatti i dati comportamentali. Allo Zoosafari i keeper effettuano osservazioni che vengono poi raccolte dagli etologi, inserite in un database e analizzate. Ogni semestre Fabio e la collega utilizzano queste informazioni per preparare un report destinato al Ministero. La presenza quotidiana del keeper produce quindi l’informazione sul campo; l’etologo la organizza e la legge nel tempo, in modo da trasformare una serie di osservazioni in un quadro più strutturato del benessere degli animali.
La giornata può però cambiare molto in base ai problemi e ai progetti in corso. Ci sono gli arricchimenti da programmare, quelli nuovi da progettare e, se necessario, anche da costruire materialmente insieme ai keeper. A queste attività si aggiungono corsi di aggiornamento, convegni e momenti di confronto professionale. Fabio e la collega, per esempio, seguono corsi della San Diego Academy e hanno presentato un lavoro a Parco Natura Viva.
Osservare il comportamento
Tra i segnali che possono richiedere attenzione ci sono le stereotipie, comportamenti ripetitivi che possono segnalare noia o stress. Fabio cita il dondolamento negli elefanti, il pacing di alcuni felini, che percorrono avanti e indietro lo stesso tragitto e alcuni movimenti ripetitivi della testa negli orsi polari. Altri segnali più preoccupanti possono essere la deplumazione nei pappagalli o lo strappamento del pelo nei primati.
Il keeper, proprio perché vede gli animali ogni giorno, è spesso il primo ad accorgersi di questi comportamenti. A quel punto vengono coinvolti l’etologo e, quando necessario, il veterinario. Il lavoro non consiste soltanto nel registrare ciò che accade, ma nel capire come modificare l’ambiente o le attività disponibili per ridurre il problema e aumentare gli stimoli offerti all’animale.
Gli arricchimenti ambientali
Una parte importante di questo lavoro passa dagli arricchimenti, cioè attività e modifiche dell’ambiente che forniscono agli animali nuovi stimoli. Fabio distingue arricchimenti ambientali, cognitivi e alimentari e prepara programmi mensili che indicano ai keeper cosa utilizzare giorno per giorno nei reparti.
Gli esempi cambiano completamente a seconda della specie. Agli elefanti si può nascondere il cibo sottoterra, dove devono trovarlo grazie all’olfatto e scavare per recuperarlo. I felini si dilettano nel seguire piste odorose, che Fabio crea strofinando della carne sui palchi di daino e nascondendo poi il cibo altrove, in modo da prolungarne la ricerca. Per fornire un adeguato livello di sfida ai primati più intelligenti si possono usare delle puzzle box: strutture nelle quali il cibo deve essere spostato attraverso un intricato percorso prima di poter essere raggiunto.
Nel parco di Fabio la progettazione e la programmazione di questi interventi è compito degli etologi, mentre i keeper li applicano nel lavoro quotidiano. La divisione dei ruoli non impedisce però di lavorare insieme: se bisogna costruire fisicamente un arricchimento, anche Fabio si mette all’opera con loro.
Etologo, zookeeper e veterinario
Il lavoro sul benessere animale coinvolge figure diverse. Lo zookeeper conosce gli animali nella quotidianità, raccoglie osservazioni e segnala i problemi; l’etologo analizza queste informazioni e progetta gli interventi sul comportamento e sull’ambiente; il veterinario rimane invece il riferimento per la componente clinica.
Le tre figure interagiscono regolarmente, specialmente quando compare un problema ed è necessario integrare le diverse competenze: ciascuno propone una possibile soluzione dal punto di vista del proprio ruolo e il gruppo valuta come procedere.
Dai dati alle istituzioni
In qualità di etologo dello Zoosafaro, Fabio si interfaccia anche con gli enti che effettuano i controlli sulla struttura. Durante le ispezioni si confronta con Ministero, CITES e ASL, soprattutto sugli aspetti legati al benessere animale.
La reportistica semestrale è un’altra faccia della stessa attività. I dati raccolti nei reparti non rimangono confinati all’osservazione quotidiana, ma vengono organizzati dagli etologi in documenti destinati al Ministero. Per Fabio il lavoro passa quindi con una certa facilità dal reparto al database e dal database alla documentazione istituzionale.
Fabio ha addirittura sviluppato un programma gestionale appositamente pensato per aiutare etologi e zookeper nella gestione degli animali.
Divulgare il lavoro del parco
La divulgazione scientifica ricade soprattutto sugli etologi e molto meno sui keeper. Fabio si occupa di visite didattiche, visite guidate nel safari con i pullman, video, contenuti social e interviste che possono arrivare anche in televisione. Quando devono essere preparati materiali informativi, la grafica viene realizzata dall’ufficio mentre i testi vengono discussi insieme.
Spiegare la funzione dei parchi zoologici è molto importante per consentirgli di continuare a svolgere il loro lavoro di conservazione ed è fondamentale nel creare un’adeguata consapevolezza e cultura del rispetto degli animali nei visitatori. Fabio ricorda molti episodi che mostrano quanto sia necessaria questa impostazione, e quanto possa essere invece distante il comportamento osservato nei visitatori. Un esempio è quando qualcuno lanciò una lattina di birra agli scimpanzé, e uno di loro l’ha raccolta e bevuta. Il rapporto con il pubblico, insomma, non è sempre semplice.
Chi può fare l’etologo?
Secondo Fabio, per lavorare come etologo è centrale una laurea magistrale in Etologia. La formazione triennale può invece provenire da percorsi differenti, come Biologia, Scienze Naturali e Scienze Veterinarie.
Anche se la specializzazione magistrale è indispensabile per acquisire le basi necessarie a occuparsi professionalmente del comportamento animale, la formazione non può fermarsi all’università. Un parco zoologico può ospitare specie molto diverse e due anni di magistrale non possono fornire una conoscenza approfondita dell’etologia di ciascuna di esse. Per questo considera fondamentale continuare a seguire corsi, partecipare a convegni e aggiornarsi durante tutta la carriera.
Tra le caratteristiche personali mette al primo posto la capacità di osservazione e di analisi. A queste si aggiungono il lavoro di squadra e la tendenza a cercare soluzioni senza scoraggiarsi davanti a un problema.
Cosa aspettarsi
Rispetto a quella dello zookeeper, la giornata dell’etologo è meno routinaria. Può cominciare da un problema segnalato in un reparto, proseguire con l’analisi dei dati o la progettazione di un arricchimento e spostarsi poi su un report, un corso di aggiornamento o una visita didattica. Anche la componente pratica rimane presente: se serve costruire qualcosa per gli animali, Fabio lavora direttamente con i keeper.
L’etologo resta inoltre inserito nei ritmi del parco zoologico, che deve garantire continuità nella gestione degli animali ed è contemporaneamente una struttura turistica. Sabati, domeniche e festività sono quindi spesso giorni di lavoro, con riposi che tendono a cadere durante la settimana.





Lascia un commento