Estinzioni di massa: E’ in arrivo la sesta?

Estinzioni di massa? Senza girarci tanto intorno, ad oggi il 99% delle specie comparse sulla Terra dalla sua formazione è ormai scomparso. E’ un patrimonio perso per sempre, perché i loro resti sono scomparsi senza lasciare traccia. La fossilizzazione infatti non è un processo così ovvio; il perché lo spiego in questo breve elenco. Lo so, l’articolo è iniziato da qualche riga e già partiamo con un elenco. Ad ogni modo:

  • Solo alcuni taxa (ovvero i gruppi in cui siamo soliti dividere e ordinare gli organismi tra loro affini) fossilizzano, poiché di solito sono le parti dure degli organismi a lasciare tracce (se non in casi eccezionali)
  • La fossilizzazione è un processo lungo e difficile, per cui anche alcuni taxa “adatti” a fossilizzarsi potrebbero trovare condizioni ecologiche sfavorevoli alla fossilizzazione
  • Anche ammesso che tali taxa siano adatti ed arrivino a fossilizzarsi, tali resti potrebbero esser distrutti da alterazioni delle rocce che li contengono, o potrebbero trovarsi in zone inaccessibili (o in cui ancora non si è cercato)

Durante le varie ere geologiche ci sono sempre state estinzioni, ma le “lacune” così createsi nella biodiversità sono sempre state riempite dalla comparsa di nuove specie.

Il punto è che il tasso di estinzione non è stato sempre uguale, ed ecco che fanno la loro comparsa le “Estinzioni di Massa”.

Secondo i Paleontologi, si può parlare di estinzione di massa quando più di ¾ delle specie presenti sulla terra scompaiono in un tempo geologico relativamente breve. Sono episodi dalla portata notevole, e infatti negli ultimi 540 milioni di anni circa sono solo 5 gli eventi classificabili come tali, e sono chiamati “Big Five”. Le Big Five sono avvenute per cause diverse, ma in comune hanno che i tassi di estinzione di tali eventi mostrano (alla base dei dati paleontologici) picchi assai alti, che potrebbero in effetti essere anche più alti di quelli che mostrano i dati in nostro possesso, se teniamo conto delle 3 voci in quell’antipatico elenco a inizio articolo.

In questo articolo non mi soffermerò (ahimè) sulle specie scomparse nelle varie estinzioni, né su quelle comparse dopo, né sulle cause che le hanno rese possibili. In quest’articolo parliamo della sesta delle Big Five (che a questo punto, sarebbe più plausibile chiamare “Big Six”, anche se sa tanto di mossa di Wrestling); quella, in soldoni, che secondo alcuni scienziati è in atto in questo momento.
Teniamo conto di una cosa: l’evoluzione di nuove specie è (salvo rari casi) molto lenta,  il periodo di ripresa dopo un fenomeno della portata di un’estinzione di massa viene di solito calcolato nell’ordine di qualche milione di anni (la scomparsa avviene in questi fenomeni di solito in 2 milioni di anni, o anche meno).

In media, nelle Big Five si è perso il 75% della biodiversità (si usa la “Magnitudine” per descrivere il dato, ovvero la percentuale di specie estinte).

Negli ultimi 100 anni sono scomparse circa 400 specie, un numero 20 volte superiore a quelle estinte nel XVII secolo. La Magnitudine media calcolata tra le Big Five è stata comparata con quella odierna, sulla base dei dati paleontologici; Si è osservato che il tasso di estinzione degli ultimi tre secoli per mammiferi, uccelli, rettili e anfibi è veloce almeno quanto quello delle grandi estinzioni di massa (avvenute però in tempi geologici, seppur brevi), e in qualche caso (mammiferi, anfibi e uccelli) anche maggiore. I dati più accurati si hanno per motivi pratici sui mammiferi, poiché per i paleontologi è stato più semplice seguirne la storia evolutiva.

Ora devo mettervi un po’ di numeri.

Danno fastidio anche a me, credetemi; ma i numeri hanno il grande pregio di far paura alle persone. E non lo dico perché abbiate paura di leggere il seguito, ma lo dico perché prendiate la cosa seriamente (avete presente no? “Quel che facciamo è una sola goccia, ma l’oceano è fatto da gocce” e blablabla) .

Con E/MSY si indica l’Estinzione per Milioni di Anni/Specie, sappiamo dai dati fossili che la media di E/MSY è 1.8 (significa cioè che meno di 2 specie di estinguono ogni Milione di Anni/Specie). Il termine Anni/Specie fa riferimento al numero di specie estinte; se ad esempio si stima siano presenti 20 milioni di specie sulla Terra in un certo periodo, ogni anno di quel periodo costituisce all’incirca 20 milioni di Anni/Specie. E’ un po’ contorto, ma serve per capire meglio il dopo.

I valori medi di E/MSY calcolati sotto i 1000 anni sono di solito pari a zero, ma negli ultimi 1000 anni il tasso registrato è di circa 24 E/MSY, ovvero molto di più del valore medio di 1.8 (che, come si diceva poche righe sopra, è calcolato in milioni di anni, e non in un solo migliaio). Si stima che E/MSY abbia raggiunto nelle Big Five una media di circa 1000. Il valore è ancora ben lontano da quello odierno (e di conseguenza, da una vera e propria nuova estinzione di massa), ma secondo Barnosky analizzando il “Worst Case Scenario” (ovvero quello, in questo caso, in cui tutte le specie oggi minacciate sono inevitabilmente estinte) andremo in contro ad un’altra estinzione di massa nel giro di 240 – 540 anni, raggiungendo per uccelli, mammiferi e anfibi la Magnitudine media delle Big Five.

Parte delle condizioni in cui versa la Terra ad oggi coincidono con quelle di alcune delle grandi estinzioni di massa; la presenza simultanea di tali condizioni è nota col nome di “Tempesta Perfetta”. Ci sono infatti maggiori quantità di CO2 atmosferica, stress ecologico multiplo e atipico, cambiamenti climatici.

483537_478608825515409_796686694_n

L’impatto ambientale ad opera dell’uomo è notevole.

L’uomo altera gli ambienti frammentandoli, introducendo specie aliene, uccidendo direttamente varie specie, selezionandone alcune “utili”, trasportando patogeni, costruendo città e (soprattutto) con la deforestazione.

Dal Neolitico ad oggi, sono scomparsi 2 miliardi di ettari di foreste, e ciò ha provocato sia un notevole aumento di CO2 (dovuta sia alla combustione del legno tagliato sia al fatto che gli alberi non hanno ancora imparato a fare la fotosintesi da morti), sia la scomparsa/frammentazione degli habitat, condannando inesorabilmente popolazioni di ridotte dimensioni, alcune delle quali verosimilmente scomparse prima di poter essere da noi studiate.

Gli effetti di un’estinzione di massa impiegano milioni di anni di solito per esser compensati, e se queste condizioni non verranno mitigate la scomparsa di così tante specie avrà ripercussioni su molti livelli della rete trofica, con conseguente impoverimento della biodiversità.

In circostanze normali si osserva che a scomparire sono specie che per motivi ecologici sono più soggette ad estinzione, poiché confinate in spazi geografici relativamente ridotti o perché costituite da popolazioni poco abbondanti (in altre parole, l’estinzione è “selettiva”). Quando sono anche i taxa più diffusi e abbondanti ad essere colpiti (come accade oggi), l’andamento ricorda invece quello di un’estinzione di massa; è ciò che sta avvenendo oggi, e ciò potrebbe essere forse indice del passaggio progressivo ad una vera e propria estinzione di massa.

Va detto che sebbene i dati indichino che la ricchezza di specie odierne sia effettivamente minore rispetto alla condizione pre-uomo, i risultati potrebbero comunque essere mitigati salvaguardando le specie a rischio.

L’uomo deve sempre distinguersi in qualche modo, nel bene e nel male. In tal caso, si distinguerebbe per essere stato il primo abitante della Terra a causare una delle sue grandi estinzioni di massa.

  • Fonte: “Has the Earth’s sixth mass extinction already arrived?” (Barnosky, 2011)
  • Articolo redatto da Zoosparkle.
Articoli correlati