Nutrizione

Esami del sangue per valutare lo stato nutrizionale

Il problema della valutazione corretta dello stato nutrizionale di un soggetto umano comprende sia una valutazione corretta per il soggetto che desideri mantenere un buono stato di salute sia una valutazione in un soggetto che già presenti segni clinici di malnutrizione, sia in eccesso (obesità) che in difetto (magrezza). La determinazione di specifici parametri di laboratorio fornisce a questo proposito informazioni diagnostiche ed eventuali interventi terapeutici mirati. Ad ogni variazione dell’apporto nutrizionale, di carattere quantitativo o qualitativo, può seguire l’accumulo o la deplezione di metaboliti noti nei tessuti e nelle cellule. Il professionista da cui vi rivolgete per iniziare una dieta deve avere a disposizione delle informazioni sul vostro stato di salute. Alcune informazioni utili sono estrapolate da parametri ottenuti dagli esami del sangue. Vediamone alcuni.

Esami del sangue: un valido e indispensabile aiuto per il professionista

Gli esami del sangue sono uno strumento indispensabile per poter effettuare delle valutazioni sul proprio stato di salute. Questo esame andrebbe svolto almeno ogni anno per poter controllare il normale funzionamento del corpo ma soprattutto per fornire a medici e biologi dati essenziali al fine di formulare una diagnosi, nel primo caso, e un intervento nutrizionale nel secondo. In questo articolo ci focalizzeremo sulla figura del nutrizionista e sull’utilità delle analisi del sangue per formulare una corretta dieta.

Glicemia

La glicemia a digiuno è un esame prescritto di routine che fornisce informazioni sullo stato nutrizionale del paziente e permette di valutare eventuali stati di ipoglicemia o di iperglicemia. Il livello di glucosio è regolato da due ormoni: l’insulina e il glucagone. Questi permettono di mantenere i livelli ematici di glucosio in un range di 70-126 mg/dl. Se il valore della glicemia è al di sotto o al di sopra di questo intervallo, lo specialista potrà fare degli esami di approfondimento, come l’Oral Glucose Tolerance Test (OGTT), per comprenderne la causa ed eventualmente intraprendere una terapia nutrizionale o farmacologica.

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Esami specifici

In soggetti in cui si sospetti un’inefficienza della regolazione del glucosio si effettueranno esami di laboratorio più mirati quali la determinazione dell’insulinemia, dell’emoglobina glicata (HbA1c), della fruttosamina e, ove sarà possibile, si determineranno gli anticorpi anti-insulina, gli anticorpi anti-insula ed il livello plasmatico del peptide C. L’emoglobina glicata riflette la glicemia negli ultimi tre mesi dato che la glicosilazione dell’emoglobina avviene lentamente e all’interno dei globuli rossi. Anche l’emoglobina glicata, come la glicemia, è elevata nella condizione di diabete (>6,5%) mentre diminuisce in condizioni di anemia emolitica, perdita di sangue cronica e trasfusione.

La formula leucocitaria

La formula leucocitaria e la distinzione delle popolazioni linfocitiche mature forniscono indicazioni sulle capacità di difesa dell’organismo, anch’esse correlate con una corretta alimentazione. La valutazione delle differenti specie di linfociti B e linfociti T permette una più attenta considerazione della risposta immunitaria di un organismo.

Approfondimenti

Lipidi

L’assetto lipidemico comprende i seguenti parametri:

  • colesterolemia totale > 150 mg/dl e < 200 mg/dl
  • HDL > 40 mg/dl negli uomini e > 50 mg/dl nelle donne
  • trigliceridemia < 150 mg/dl
  • LDL < 130 mg/dl

La colesterolemia totale e frazionata (HDL, LDL, lipoproteinaA), la misura degli acidi grassi liberi (NEFA) e dei trigliceridi plasmatici danno un’immagine del metabolismo lipidico. La lipoproteinaA (lpA) è un terzo tipo di colesterolo che si affianca ai più conosciuti LDL e HDL e risulta essere un fattore di rischio per la malattia coronarica e per l’infarto miocardico. A differenza degli altri lipidi, la concentrazione di lpA non è modulabile attraverso la dieta o l’esercizio fisico dato che è in gran parte determinata geneticamente. Anche se viene raramente tenuta sotto osservazione è un valido indicatore della salute del soggetto e varrebbe la pena monitorarlo.

La possibilità di misurare i livelli sierici delle differenti specie di acidi grassi non è ancora un servizio comune nei laboratori di analisi, ma per ora rimane ad esclusiva di laboratori specializzati o di ricerca.

Proteine

La valutazione dello stato proteico consiste nella misurazione del catabolismo e dell’anabolismo proteico e del bilancio azotato. Per la misurazione del catabolismo proteico vengono dosati principalmente la creatina urinaria, l’urea urinaria e la 3-metil-istidina urinaria mentre per la misurazione dell’anabolismo proteico l’albumina, la prealbumina, la transferrina e la proteina legante il retinolo (RBP). La prima, può essere utilizzata come indicatore della massa muscolare a patto che vengano effettuate più misurazioni nel tempo; l’urea urinaria è un indicatore dell’introito proteico nel breve termine, la 3-metil-istidina urinaria si comporta come la creatina ma è scarsamente utilizzata, l’albumina è un indicatore dello stato proteico sul lungo termine (ma non è un indicatore affidabile per la massa muscolare), la prealbumina è un indicatore dello stato nutrizionale e dello stato proteico sul breve termine ma anch’esso è poco affidabile, la RBP viene utilizzata principalmente in ricerca e in ultimo la transferrina, indicatore a medio termine dello stato proteico.

Minerali e vitamine

Elementi come il sodio, potassio, cloro, calcio, fosforo, zinco e magnesio servono a valutare le riserve minerali. Possono essere quantificati dal siero ma per conoscere le riserve reali disponibili andrebbe eseguita anche un’analisi delle urine.

Valutare i livelli sierici delle vitamine è importante non solo in molti stati patologici, ma anche in tutti i diversi stati fisiologici dall’età evolutiva, fino all’invecchiamento. Nei soggetti anziani in particolare è utile monitorare i livelli di vitamine nel siero e nelle urine, che potrebbero subire una deplezione ad esempio a causa del fisiologico ridotto assorbimento intestinale.

Approfondimenti

Altri indicatori

La lettura degli esami del sangue richiede un’attenzione particolare per i parametri relativi alla funzionalità di organi deputati alla trasformazione e alla eliminazione degli elementi nutrizionali.

Le sigle AST, ALT, LDH, GT insieme al dato relativo alla bilirubinemia e alla pseudo-colinesterasi riguardano la funzionalità epatica e la funzione enzimatica più mirata sul bilancio proteico. Amilasi e lipasi sieriche coinvolgono la funzionalità pancreatica e le attività enzimatiche digestive di zuccheri e grassi rispettivamente. Per controllare il metabolismo basale e le funzioni metaboliche relative al sistema endocrino si determinano gli ormoni tiroidei T3, T4 e TSH.

I parametri da valutare non sono finiti. Per esempio, un buon indicatore di infiammazione e di possibile aumento del catabolismo proteico è la Proteina C Reattiva (PCR), indicatore anche di aumento del rischio cardio vascolare.

Un compito importante

Iniziare una dieta o una terapia alimentare non è così immediato: spesso vogliamo ottenere risultati istantanei e senza fatica ma dobbiamo ricordarci che ogni “molecola di cibo” che introduciamo con l’alimentazione ha un percorso nel nostro organismo e non viene mai usato o degradato al 100%. Gli esami del sangue sono un valido e indispensabile aiuto per il professionista sia per conoscere il vostro profilo biologico di partenza sia per monitorare l’andamento e l’efficacia della manovra nutrizionale.

Bibliografia

  • Manuale ANDID di valutazione dello stato nutrizionale, Società Editrice Universo, G. Bedogni e G. Cecchetto, 2009.
  • LaNutrizione.it | Parametri di laboratorio

Laureata in Biologia della Nutrizione alla Statale di Milano, ma ligure di nascita. Amo la scienza e il cibo ma nel mio cuore c'è spazio anche per la musica, la subacquea e l'arte. Le mie passioni e l'approccio multidisciplinare mi hanno portato alla divulgazione scientifica. Da due anni sono professoressa di matematica e scienze in una città sul mare meravigliosa, Alassio.

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11 risposte a “Esami del sangue per valutare lo stato nutrizionale”

  1. Avatar Alessio Ariani
    Alessio Ariani

    Salve, articolo molto interessante ma una cosa mi fa sorridere…citate i biologi ma non il dietista che è invece proprio il professionista preposto a quello di cui scrivete, la cosa particolare poi è che quello che avete scritto l avete preso dalla nostra federazione…l ANDID , associazione nazionali dietisti italiani….vedete voi…

    1. Avatar Redazione BioPills

      L’articolo specifica la sua visione “in questo articolo ci focalizzeremo sulla figura del nutrizionista e sull’utilità delle analisi del sangue per formulare una corretta dieta” dunque perchè rimarcare l’assenza del dietista? Le ricordo inoltro che il Biologo Nutrizionista è un professionista che ha conseguito una triennale ed una magistrale pertanto più qualificato di un dietista triennale. I dietisti infatti sono spesso soliti frequentare la suddetta magistrale a compimento dei propri studi. Veda un po lei..

      1. Avatar Nicola Di Pietro
        Nicola Di Pietro

        Spett.le Redazione BioPills,

        dopo aver letto il vostro commento di risposta ad Alessio Ariani non ho potuto fare a meno di intervenire. Constato, infatti, che la disinformazione sull’argomento e’ persistente.

        Che il Biologo Nutrizionista sia “piu’ qualificato” del Dietista in materia e’ una informazione errata e priva di fondamento.
        Cio’ che determina la maggiore o minore competenza di una figura professionale verso un qualcosa non e’ il mero tempo che il professionista ha trascorso all’interno di una universita’, ma il rapporto tra tale tempo e quello, in essa, dedicato a studi specializzati su un dato campo.

        Se fosse solo una questione di tempo accademico o di numero di titoli, un ingegnere elettronico con laurea magistrale di 5 anni + secondo master in fisica di 2 anni + PhD in fisica delle particelle, totalizzante 11 anni di studi e 3 titoli, sarebbe ancora piu’ competente di un dietista o di un biologo?

        Il vantaggio della preparazione del biologo nutrizionista e’ che il suo ventaglio di conoscenza e’ piu’ ampio. Un dietista saprebbe nulla, per esempio, sulla biologia di un organismo acquatico o di una coccinella, mentre un biologo potrebbe essere istruito a riguardo, come sulle rocce vulcaniche o chissa’ quali altri disparati argomenti. Tanto di cappello per questa preparazione piu’ ampia!

        Per cui, si, il biologo nutrizionista ha studiato 5 anni, ma quanti corsi, esami, ed ore, di questi, sono dedicati sullo specifico alla salute umana?

        Se, invece, si parla di essere “qualificati” circa la salute umana, e’ vero che il dietista ha studiato 3 anni. Ma e’ pur vero che, quei 3 anni sono dedicati al 100% allo studio della biologia, genetica, biochimica, nutrizione, fisiologia, patologia, e clinica umane. In aggiunta a cio’ vi e’ il tirocinio ospedaliero multireparto.

        Quindi, se si parla di cultura accademica IN GENERALE ed in TOTALE, certo, il biologo nutrizionista 3 + 2 e’ piu’ colto del dietista. Se si parla di essere qualificati nel campo SPECIFICO, invece, il dietista lo e’ di piu’ del biologo nutrizionista.

        Quanto ho detto qui sopra riguarda il biologo dotato anche di specialistica in Scienze della Nutrizione Umana (soli 2 anni rispetto ai 3 anni della laurea SPECIFICA in dietistica, e senza tirocinio ospedaliero).

        In aggiunta bisogna considerare anche un glitch burocratico che la forza della legge ha prodotto tramite l’approvazione dello statuto dell’ordine dei biologi cosi’ come e’ formulato presentemente. Il glitch e’ il seguente:

        Puo’ chiamarsi BIOLOGO NUTRIZIONISTA il biologo iscritto nella Sezione A dell’ordine dei Biologi. Puo’ iscriversi alla Sezione A non soltanto il biologo che, dopo la triennale, ha conseguito la laurea specialistica in Scienze della Nutrizione Umana, ma anche il biologo che abbia conseguito la specialistica o la magistrale in una delle seguenti:

        • Biologia
        • Biotecnologie agrarie
        • Biotecnologie industriali
        • Biotecnologie mediche, veterinarie e farmaceutiche
        • Scienze e tecnologie per l’ambiente e il territorio

        Nel caso di biologi con specialistica o magistrale in uno qualsiasi degli indirizzi qui sopra indicati, di SPECIFICO sulla biologia, genetica, biochimica, nutrizione, fisiologia, patologia e clinica UMANE abbiamo appena una spolverata generale. Per cui, dato che tutte le figure (dal paziente/cliente che chiede una dieta all’azienda o clinica o ospedale che assume un “esperto in nutrizione”) non chiedono mai, in sede di colloquio o di consulenza nutrizionale domande del tipo: “ma lei ha la laurea specialistica in nutrizione umana oppure in tecnologie per l’ambiente? Perche’ nel secondo caso mi rivolgo ad altri”, ma gli e’ sufficiente il titolo di Biologo “nutrizionista” consentito dal glitch burocratico legale.

        Se, quindi, consideriamo tutti i biologi “nutrizionisti” che hanno una delle specializzazioni indicate sopra, non solo dire che sono “piu’ qualificati” dei dietisti e’ inesatto, ma e’ una cantonata di proporzioni epiche.

        Spero che la vostra sia sincera volonta’ di informazione oggettiva, anziche’ spinta basata sulla soggettivita’ emotiva e che, quindi, vogliate o confutarmi entrando nell’argomento portando argomenti contrari sufficienti a confutare queste obiezioni o, in mancanza di tali, correggere l’articolo, altrimenti sarebbe disinformazione consapevole.

        Grazie per la cortese attenzione e paziente lettura.

        Cordiali saluti.

        1. Avatar Redazione BioPills

          Certamente intendevamo la figura del biologo nutrizionista con laurea magistrale in Scienze della Nutrizione Umana. Il Biologo comunque non è “quello che studia le coccinelle o i vulcani” ma un laureato con forti basi di biochimica, chimica generale ed inorganica, istologia, fisiologia generale e via dicendo. Quindi dire che il biologo non è preparato nelle materie biosanitarie è quanto di più sbagliato.

          Sbagliato è anche dire che il percorso del dietista completo è 9 anni. Dopo Scienze della Nutrizione Umana che ricordiamo essere una magistrale che consente, anche ai dietisti che la terminano, di iscriversi all’ordine dei Biologi, è concesso proseguire gli studi, ad esempio, con Scienza dell’Alimentazione, e perciò concludere un percorso di studio di 9 anni.

          L’articolo non attribuisce l’esclusiva al biologo nutrizionista ma ne parla nelle vesti di un biologo nutrizionista. Questi commenti probabilmente vengono da dietisti, che rispettiamo assolutamente, ma sono fuoriluogo e non informativi.

          1. Avatar Nicola Di Pietro
            Nicola Di Pietro

            Spett.le Redazione, vi sono grato per aver commentato, un po’ meno per aver dribblato/non risposto:

            • La questione dei 9 anni non l’avevo postata io
            • Non ho detto che il biologo “NON e’ preparato nelle materie biosanitarie” (dunque perche’ rispondermi che e’ sbagliato dirlo?”. Ma, al contrario, ho detto che non e’ vero che lo e’ “PIU'” del dietista.
            Quindi, il biologo con laurea in scienze della nutrizione umana e’ si preparato in materie biosanitarie. Tuttavia e’ sbagliato dire che lo sia piu’ del dietista. Mentre avevate risposto che il biologo nutrizionista e’ cito – “più qualificato di un dietista”.

            Infine, non avete risposto neanche circa la questione del glitch burocratico. Benche’ voi vi riferiate esclusivamente al biologo nutrizionista con specialistica in nutrizione umana, cio’ non toglie che, per via del glitch causato dall’ambigua formulazione dello statuto dell’ordine dei biologi, anche un biologo laureato, per esempio, in Scienze per l’Ambiente ed il Territorio puo’ categorizzarsi in Sezione A e proclamarsi “Biologo Nutrizionista”… lascio concludere a voi le conseguenze di cio’.

            Certo che sono un dietista, come certamente la redazione include la biologa nutrizionista, cio’ nulla toglie alle nostre reciproche affermazioni, le quali sono vere o false di loro natura, indipendentemente se a scriverle e’ un dietista, una biologa, o un ingegnere elettronico.

            Grazie e cordiali saluti.

          2. Avatar Nicola Di Pietro
            Nicola Di Pietro

            Dimenticavo: questo andava unito alla risposta che ho appena scritto, ma non e’ possibile editare i commenti.

            Circa il non essere “informativi” dei nostri commenti: anche questo non e’ affatto vero.
            Non appena noi dietisti abbiamo cominciato a commentare, la vostra prima risposta e’ stata, cito nuovamente:

            “Le ricordo inoltro che il Biologo Nutrizionista è un professionista che ha conseguito una triennale ed una magistrale pertanto più qualificato di un dietista triennale”.

            Questo e’ molto importante, perche’ denota e ri-conferma la grande disinformazione che c’e’ sull’argomento. Il problema e’ che questa disinformazione non rimane ristretta nel foro interno dei biologi o in conversazioni amichevoli tra biologi mentre condividono una tisana pomeridiana, ma ha MASSICCE RIPERCUSSIONI.

            E’ almeno dal 2005, infatti (per quanto ne abbia io memoria) che questa informazione assolutamente errata viene messa in giro in tutti i contesti. Ancora ricordo, per esempio, alla mia domanda “e chi sono i biologi nutrizionisti”, la spiegazione di un mio collega DIETISTA spiegarmi, al ritorno da una mia trasferta prolungata, testualmente: “Nicola, al di sopra di tutti c’e’ il medico, poi viene il biologo nutrizionista, e poi noi dietisti”.

            Per questo motivo, praticamente per un errore, il mio amico fu costretto a spendere denaro e tempo per prendere la specialistica, e cosi’ fece anche una mia collega dietista. Infatti, come avete anche voi riportato, sono molti i dietisti che spendono tempo e denaro per prendere la specialistica per sanare il “gap” che la gente (tutti) crede i dietisti hanno in confronto ai biologi, ma che non e’ affatto vero, come ho spiegato ieri.

            Quindi ripercussioni SERIE (2 anni piu’ tanto denaro non e’ poco). Ripercussioni professionali, in quanto i biologi potrebbero lavorare in molti piu’ ambiti (nei laboratori, per esempio, mentre il dietista non ha competenze sufficienti, bensi’ solo una infarinatura), mentre i dietisti solo nella nutrizione. Ebbene, quanti biologi fanno il lavoro dei dietisti? Innumerevoli.

            Ripercussioni per la gente: che potrebbe ricevere consulenze nutrizionali da professionisti che hanno studiato 3 anni SOLO ED ESCLUSIVAMENTE cose che riguardano la nutrizione, fisiolgia, salute, e clinica umane, ed in piu’ hanno fatto tirocinio in ospedale, mentre si ritrovano a ricevere consulenze da professionisti che, si, sanno molte altre cose in piu’ dei dietisti (ma non inerenti con la materia), ma che, di inerente hanno 2 anni anziche’ 3 e non hanno tirocinio clinico, mentre credono di star ricevendo una consulenza da un professionista “piu’ preparato in materia” dei dietisti.

            Ripercussioni per i datori di lavoro, i quali assumono un professionista per lavorare in nutrizione umana credendo di star assumere un professionista “piu’ qualificato dei dietisti” nello specifico, mentre e’ vero il contrario.

            Ripercussioni per cliniche ed ospedali che stanno anche iniziando ad assumere biologi al posto dei dietisti. Addirittura ospedali, assumono biologi che non hanno il tirocinio ospedaliero, per far fare in ospedale il lavoro dei dietisti che lo hanno.

            Ripercussioni per i giornalisti ed i media in generale: infatti, la vostra convinzione di risposta, e cioe’ che – cito nuovamente – il biologo e’ “più qualificato di un dietista”, e’ quella che si trova dappertutto; qualsiasi articolo di giornale o pagina web confronti le due figure e’ affetto da questo errore di valutazione.

            Dunque, il nostro lavoro (inutile quanto una penna sia utile per spostare un Golia nazionale) non e’ affatto “fuori luogo” ne’ “non informativo”, ma tutt’altro! Mette a luce la grave lacuna informativa di fondo e, per questo ulteriore ed importante motivo aggiuntivo, assolutamente PERTINENTE e NECESSARIO.
            Inefficace, dato che nulla cambiera’, ma certamente pertinente e necessario.

            Invito la biologa della redazione ed anche qualsiasi biologo di passaggio, per un attimo, oggettivamente, a mettersi nei panni dei dietisti, che da decenni subiscono gli abusi disinformativi e professionali menzionati qui sopra, ed a chiedersi: “come mi sentirei io al loro posto? Se i dietisti fossero CON SUCCESSO ASSOLUTO riusciti a far credere alla nazione in ogni contesto che i dietisti sono piu’ preparati dei biologi, per esempio, per lavorare in un laboratorio di analisi, e se stessero lavorando nei laboratori diffusamente in luogo dei biologi, mentre, oltre al danno la beffa, diffondono che cosi’ e’ meglio, come mi sentirei io?” Sinceramente!

            Grazie ancora per la paziente lettura.

          3. Avatar Redazione BioPills

            Non concordo con quanto afferma, assolutamente. Il dietista è un professionista di tutto rispetto ma questa altalena del meglio uno o l’altro non regge.

            Legalmente nessuna figura sovrasta l’altra e sopratutto in questo articolo non c’è mai stata affermazione simile (articolo, non commenti). Dunque i commenti riportati sotto sono indubbiamente mossi da personali sentimenti.

            Se parliamo di TITOLI il Biologo Nutrizionista è più qualificato. Parliamo di una triennale +2 contro una triennale e basta, c’è poco da dire. E’ inutile parlare anche di tirocini perché il biologo nutrizionista può tranquillamente fare tirocini di ogni tipo.

            I pazienti scelgono sulla base del contesto sociale dunque non sta a noi giudicare.

            Detto questo, chiudiamo questa discussione. Da parte nostra c’è il massimo rispetto verso la figura del dietista e questo articolo non voleva fare discriminazioni.

    2. Avatar Alessio ariani
      Alessio ariani

      Credo che il mio collega qui sotto sia stato chiaro….vedete voi…

  • Avatar Alessio ariani
    Alessio ariani

    Ah e una cosa…il percorso completo del dietista dura 9 anni… 3 più due di magistrale e 4 di specializzazione…tutto in patologie cliniche della nutrizione, tirocinio e quant’ altro ..il biologo fa solo due dei NOSTRI anni che per noi sono un ripasso…la differenza sta che lui prima dei nostri tre anni per accedere ai 2 stava contando i pallini sulle coccinelle, noi in ospedale a fare tirocinio venendo da Medicina e chirurgia….mo fate voi

  • Avatar Alessio
    Alessio

    Il mio collega è stato credo sufficientemente esaustivo come già detto ed in merito ai 9 anni intendevo che un dietista formato in modo completo può avere una preparazione specifica di 9 anni….tutti inerenti la alimentazione e la clinica…ben diverso dai biologi che non sono da meno chiaramente ma con competenze anche molto diverse…

  • Avatar Nicola Di Pietro
    Nicola Di Pietro

    Dunque, non concorda “assolutamente” con quanto “affermo”, come se quanto affermo fosse un mio sentimento (che so, e’ piu’ bella la Lamborghini della Ferrari) anziche’ un dato oggettivo quantificabile in ore e materie di studi pertinenti.

    Legalmente, il biologo sovrasta il dietista. Anche questo, non e’ un mio “flavor” personale ma un dato oggettivo: i biologi possono prescrivere diete a pazienti senza la richiesta del medico. Il dietista legalmente non potrebbe.

    Concorda con me che NEI COMMENTI PERSONALI emerge il comune sentimento che i biologi sono “piu’ qualificati” dei dietisti. Come puo’ una convinzione pesonale non manifestarsi nell’attivita’ di informazione pubblica/ufficiale, influenzandola, questo e’ difficile concepirlo.

    Dopo aver detto piu’ volte, nei miei commenti, che a livelli di puri TITOLI il biologo nutrizionista e’ maggiore del dietista, spiegando che la questione non e’ nei titoli ma nella SPECIFICITA’ dei corsi di studio con il campo in questione, mi risponde che “nei titoli” il biologo e’ piu’ “qualificato”!? E’ una gara a chi ha piu’ titoli? O si stava cercando di capire gli studi di chi fossero piu’ specializzati in un certo settore?
    Ripeto, un fisico nucleare ricercatore di titoli ne ha ancora di piu’, avendo anche il PhD. Ma e’ piu’ o meno specializzato sulla salute umana?

    Si parla di tirocinio che i dietisti fanno, tutti, e mi risponde “non parliamo di tirocinio” perche’ qualsiasi biologo “puo’ farlo”…?!

    Dice che i pazienti scelgono in base al contesto sociale. E da cosa e’ determinato il contesto sociale? Dall’informazione. Chieda a chiunque in giro di scriverle la scaletta della scala gerarchica in campo di nutrizione umana e vedra’ che tutti le diranno che ci sono:
    • Medico al di sopra
    • Poi il biologo
    • In basso il dietista
    I pazienti poi scelgono in base al contesto “sociale” (disinformato), appunto! E’ proprio quello il problema.

    Andando sul personale, ci tengo a specificare che non c’e’ nessuna intenzione di fare una “altalena del meglio l’uno o l’altro”.
    L’altalena l’hanno fatta i biologi da almeno 15 anni in tutte le sedi, anzi, l’hanno bloccata dal lato “meglio l’uno” e basta.
    Se dopo quasi due decenni i dietisti iniziano a svegliarsi, non e’ per fare un’altalena, ma semplicemente per cercare di fare un po’ di chiarezza circa la diffusa disinformazione sminuente fatta dai biologi nei loro confronti.
    Come penso farebbero anche i biologi se la cosa fosse avvenuta al rovescio su qualche argomento in cui essi sono piu’ istruiti dei dietisti.

    Devo almeno darle atto che una opera attiva di diminuzione della competenza dei dietisti non era nell’intenzione dell’articolo (benche’ non li nominasse nemmeno, quindi, passivamente, il contenuto dell’articolo era quantomeno influenzato dall’errata convinzione diffusa, ma almeno non ve n’era l’intenzione diretta).
    Cosi’ come le do atto del fatto che e’ stata aperta alla discussione e non ha cancellato/censurato/ignorato come fanno in altre sedi. Grazie.

    Cordialmente.

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