Disturbi del sonno e impiego dei sonniferi

Il sonno è un comportamento che caratterizza in maniera ubiquitaria tutte le specie animali che presentano un sistema nervoso sviluppato. Esso è indispensabile per il sistema immunitario, la salute generale dell’individuo nonché per le funzioni cognitive. Tuttavia, molti aspetti biologici sul funzionamento e sul ruolo del sonno rimangono ancora poco compresi. Livelli di sonno inadeguati sono un noto fattore di rischio per obesità, diabete, malattie cardiache e depressione. I disturbi del sonno sono un problema che riguarda il 33-50% degli adulti e comportano un peggioramento della qualità del sonno, nella capacità di iniziare o mantenere il sonno, e conseguentemente una serie di disagi e difficoltà durante le ore diurne.

Circuiti cerebrali della regolazione del ritmo sonno-veglia

Al contrario di quanto si è pensato per moltissimi anni, il sonno non è solo mancanza di attività dei circuiti cerebrali ma le fasi di sonno e veglia sono finemente regolate tramite specifici nuclei di neuroni e complessi network, ancora solo parzialmente compresi.

In sintesi, la fase di veglia è regolata da due vie di neuroni ascendenti: una che parte dal tronco encefalico e l’altra dall’ipotalamo; entrambe dirette verso la corteccia cerebrale. I neuroni della prima via sono principalmente neuroni colinergici (rilasciano cioè acetilcolina) che attivano le vie talamo-corticali. I neuroni della seconda via rilasciano soprattutto monoamine come norepinefrina, serotonina e istamina, i cui valori sono infatti più elevati duranti la fase di veglia. Il livello di attività di questi due sistemi è ulteriormente stimolato da un gruppo di neuroni della regione laterale dell’ipotalamo, secernenti oressina (o ipocretina), che aiutano così a mantenere lo stato di veglia.

La fase del sonno, a sua volta, richiede l’attivazione di pathways specifici nonché l’inattivazione dei pathways di veglia. Il circuito maggiormente studiato comprende dei neuroni della regione più anteriore dell’ipotalamo (la regione preottica) che inibiscono, tramite il rilascio di acido γ-amminobutirrico (GABA), i pathways talamici e ipotalamici della veglia, nonché i neuroni a oressina.

Ritmo circadiano

Il controllo circadiano del sonno è regolato dal cosiddetto “orologio biologico”, il sistema che sincronizza lo stato interno dell’organismo con le oscillazioni di luce e temperatura che avvengono quotidianamente. Questo meccanismo imposta, sulla base dei cicli di luce e buio, l’intervallo di tempo adeguato per il sonno nell’arco della giornata. Il principale ormone che regola questi processi è la melatonina. La melatonina è rilasciata dalla ghiandola pineale sotto controllo ipotalamico. Essa è prodotta solo durante la notte e più precisamente i suoi livelli iniziano ad aumentare circa 2 ore prima dell’inizio del sonno, con un picco circa 5 ore dopo.

Fattori coinvolti nei disturbi del sonno

Età

Con l’aumentare dell’età diminuiscono i livelli di melatonina prodotti e aumenta la probabilità di riscontrare disturbi del sonno. Tuttavia, non aumenta il sentimento di insoddisfazione nei confronti del sonno ottenuto.

Genere

Molti problemi legati al sonno colpiscono maggiormente le donne. I disturbi del sonno sono tipici della gravidanza e dei primi mesi di vita del neonato. Questi problemi sono spesso associati ad un aumento della depressione post-partum e ad un aumento dei disturbi del sonno nei neonati stessi. Infine, anche la menopausa può essere caratterizzata da sintomi di insonnia e frammentazione del sonno.

Igiene del sonno

Il primo consiglio da seguire in casi di insonnia è quello di migliorare la propria igiene del sonno. Questo significa ottimizzare il proprio sonno grazie ad opportuni comportamenti. Quali?

Di seguito ne elenchiamo i principali:

  • stabilire una routine precisa per andare a dormire ad un orario simile tutti i giorni;
  • assicurare un ambiente riposante nella camera da letto con luce minima e temperatura ideale;
  • evitare di dormire durante il giorno;
  • limitare il consumo di caffeina e alcool durante la sera ed evitare l’esposizione a schermi durante la notte.

Farmaci

Questi consigli generali, che possono risultare utili per migliorare la qualità del sonno, possono risultare però insufficienti. In questi casi si ricorre all’uso di farmaci: i sonniferi.

Benzodiazepine e agonisti del recettore per le benzodiazepine

Entrambi questi gruppi agiscono a livello del recettore del GABA con diversi livelli di affinità. Come abbiamo detto, il GABA è rilasciato per inibire i circuiti di veglia, per questo motivo questi farmaci hanno un effetto sedativo, ansiolitico e ipnotico.

Per via del loro meccanismo d’azione, l’uso delle benzodiazepine è associato a diversi effetti collaterali:

  • rapida diminuzione dell’efficacia (assuefazione)
  • sonnolenza nelle ore diurne
  • dipendenza
  • danni cognitivi

Per questo motivo si predilige l’utilizzo degli agonisti del recettore per le benzodiazepine. Questi ultimi, infatti, presentano una maggiore affinità solamente per specifiche subunità del recettore del GABA, causando quindi un minor rischio di dipendenza e assuefazione. Sono, inoltre, caratterizzati da un’emivita più breve e questo comporta minore sonnolenza durante il giorno.

Esempi:

farmaci disturbo del sonno

Melatonina

La melatonina stessa è usata per curare l’insonnia, specialmente negli anziani che presentano livelli fisiologici più bassi di questo ormone. La melatonina permette di reimpostare il ritmo naturale sonno/veglia e migliorare la vigilanza durante le ore diurne. Esistono anche dei farmaci che agiscono come agonisti del recettore della melatonina e presentano per esso un’affinità maggiore della melatonina stessa.

Altri

Possono, inoltre, essere utilizzati come sonniferi:

  • antagonisti del recettore dell’oressina;
  • antagonisti del recettore dell’istamina, come la doxepina;
  • antipsicotici come l’olanzapina. Utile per quei casi di insonnia associati a problemi psicotici.
  • L’effetto sedativo è dato dalle proprietà antistamiche e antidopaminiche;
    anticonvulsivi: possono essere utili in pazienti con insonnia e dipendenza da alcool (Gabapentina) o disturbi d’ansia (Pregabalina).

Sonniferi naturali

Esistono, infine, diverse piante i cui estratti naturali possono essere utilizzati come sonniferi perché capaci di esercitare un’azione sedativa e ansiolitica. Fra queste ricordiamo la valeriana, la passiflora, la melissa e la camomilla.

Disordini del sonno

Insonnia

L’insonnia è caratterizzata da ripetute difficoltà nell’addormentarsi, disturbi nella durata, mantenimento e qualità del sonno. Questi problemi comportano, durante le ore del giorno, stanchezza, difficoltà di concentrazione e attenzione, disturbi dell’umore e irritabilità. Le opzioni di trattamento includono: terapia cognitivo-comportamentale, ipnosi o farmaci. In quest’ultimo caso si prediligono benzodiazepine e agonisti del recettore per le benzodiazepine.

Narcolessia

La narcolessia è una condizione cronica e debilitante con una prevalenza intorno allo 0.02%. I sintomi della narcolessia, i quali si possono riscontrare a partire dall’adolescenza, includono: eccessiva sonnolenza, cataplessia (perdita più o meno grave del tono muscolare), allucinazioni nel momento in cui ci si addormenta e/o ci si risveglia, paralisi nel sonno. La terapia consiste di solito in antidepressivi inibitori del riassorbimento della serotonina.

Disturbo comportamentale del sonno REM

Questo disturbo, che colpisce prevalentemente gli uomini, è caratterizzato da un aumento del tono muscolare durante la fase REM del sonno, con conseguenti movimenti bruschi e possibili conseguenze pericolose. La possibilità di terapia includono: trattamenti graduali con la melatonina o benzodiazepinici, quali il Clonazepam.

Conclusioni

Nella nostra società sono moltissime le situazioni che ci portano a dormire un numero insufficiente di ore o a disturbare il naturale ritmo circadiano. Viaggi attraverso diversi fusi orari, l’utilizzo di dispositivi elettronici in ogni momento della giornata, ma anche uno stile di vita che ruota attorno al mondo del lavoro. Nella maggior parte dei casi in cui si sviluppa un disturbo del sonno, inoltre, le persone sembrano essere piuttosto restie a parlarne con il loro medico dando forse non abbastanza rilevanza al problema.

Se è vero che la carenza di sonno è associata a diverse sintomatologie più o meno gravi, allo stesso modo, l’utilizzo de i sonniferi può comportare effetti collaterali sulla salute psicologica delle persone. L’utilizzo prolungato di questi farmaci non sembra quindi essere la vera soluzione al problema, quanto potrebbe esserlo piuttosto cercare di cambiare approccio nei confronti della nostra salute psicologica e della nostra routine quotidiana, le quali si riflettono sulla qualità del sonno che otteniamo tutte le notti.

Referenze

  • Bathory E. and Tomopoulos S. (2016) Sleep Regulation, Physiology and Development, Sleep Duration and Patterns, and Sleep Hygienein Infants, Toddlers, and preschool-Age
    Children. Curr Probl Pediatr Adolesc Health Care
  • Bollu P. C. and Kaur H. (2019) Sleep Medicine: Insomnia and Sleep. Missouri Medicine
  • Driver S. and Stork R. (2018) Pharmacological management of sleep after traumatic brain injury. NeuroRehabilitation 43, 347–353
  • Grandner M. A. (2017) Sleep, Health, and Society. Sleep Med Clin. 12(1): 1–22
  • Murillo-Rodríguez1 E., Arias-Carrión O., Zavala-García A., Sarro-Ramírez A., Huitrón-Reséndiz S. and Arankowsky-Sandoval G. (2012) Basic Sleep Mechanisms: An Integrative Review. Central Nervous System Agents in Medicinal Chemistry, 12, 38-54
  • Ramar K. and Olson E. (2013) Management of Common Sleep Disorders. American Family Physician
  • Xie Z., Chen F., Li W. A., Geng X., Li C.,
    Meng X., Feng Y., Liu W. & Yu F. (2017) A review of sleep disorders and melatonin. Neurological Research, 39:6, 559-565
Articoli correlati