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Disturbi dell’attaccamento

Cosa dice la teoria dell'attaccamento e quali sono i disturbi dell'attaccamento?

I disturbi dell’attaccamento sono uno spettro di disfunzioni che insorgono durante l’infanzia, ma che possono ripercuotersi anche sulla vita adulta di un individuo. La diagnosi di queste disfunzioni può avvenire anche durante il corso del primo anno di vita, ma mediamente accade entro i primi cinque anni di vita. Il disturbo di attaccamento può insorgere anche come conseguenza di eventi traumatici o complesse situazioni di trascuratezza.

I disturbi dell’attaccamento si suddividono in vari tipi, che comprendono le distorsioni della base sicura, i disturbi di assenza di attaccamento, il disturbo reattivo dell’attaccamento e il disturbo da attaccamento interrotto. La manifestazione di questi disturbi avviene quando il bambino tende a isolarsi oppure socializza in modo spontaneo con chiunque gli si presenti. Un altro segno potrebbe nascere dalla mancanza di protesta nel momento in cui si separa dalla figura di riferimento[1,2].

Fasi dell’attaccamento

L’attaccamento rappresenta il legame affettivo che un bambino sviluppa con la persona di riferimento, ovvero colei/colui che si prende cura di lui e gli garantisce sicurezza e protezione. Secondo lo psicanalista inglese John Bowlby, i bambini sono programmati biologicamente per poter avere delle relazioni con il mondo esterno. Pertanto, tutto ciò che i bambini fanno per poter instaurare l’attaccamento è qualcosa di istintivo.

L’attaccamento si sviluppa in varie fasi nell’età del bambino:

  • Stadio del pre-attaccamento (dalla nascita sino a 8-12 settimane): in questa fase il bambino si rivolge al caregiver seguendo il suono della sua voce.
  • Stadio dell’attaccamento in formazione (dalle 8-12 settimane ai 6 mesi di vita): il bambino manifesta un attaccamento a determinate persone presenti nel suo ambiente.
  • Stadio dell’attaccamento compiuto (da 6 mesi ai 2 anni di vita): nel bambino si manifestano atteggiamenti di sofferenza e malessere nel momento in cui il caregiver si allontana. Il ritorno del caregiver rappresenta un momento di felicità per il bambino, che desidera la sua presenza ancora di più rispetto a prima.
  • Stadio della relazione reciproca (oltre i 2 anni di vita): il bambino inizia a comprendere che l’assenza della figura di riferimento è soltanto temporanea, pertanto cerca di gestire l’ansia generata dalla sua assenza.

Superata questa fase si instaura un rapporto più stabile tra bambino e caregiver. Il bambino continuerà a cercare il contatto fisico con la figura di riferimento, ma non sarà fondamentale, poiché il bambino ha compreso che questa tornerà presto per soddisfare i suoi bisogni[1].

Teoria dell’attaccamento di Bowlby

La teoria dell’attaccamento di Bowlby si basa su un principio molto semplice: il bambino accudito dalla madre, o in generale da chi gli vuole bene, si trova in una situazione di benessere e di sicurezza; viceversa, quando questo supporto viene a mancare il bambino sperimenta situazioni di ansia e di insicurezza. Pertanto, affinché si possa parlare di relazione di attaccamento devono necessariamente essere soddisfatte tre condizioni:

  • la ricerca della vicinanza a un individuo preferito. Si espleta, per esempio, nel momento in cui un bambino si ammala o vive una situazione di non benessere. In queste situazioni la prima cosa che fa il bambino è quello di ricercare colei/colui che si occupa solitamente del suo benessere e che quindi vede come “scoglio sicuro”, per ottenere una forma di protezione;
  • l’effetto base sicuro, ovvero l’atmosfera di sicurezza che è stata creata dalla figura di attaccamento e che quindi consente al bambino di poter esplorare l’ambiente in modo sicuro e tranquillo. Nel momento in cui il bambino è sottoposto a sollecitazioni ambientali la presenza della base sicura permette al bambino di rivolgersi a essa per ottenere una protezione;
  • la protesta della separazione in conseguenza dell’allontanamento del caregiver dal bambino. Questa protesta si manifesta con diverse tipologie di reazioni, che possono comprendere calci, urla, pugni e morsi.

Questa teoria fa comprendere come siano molto importanti le relazioni che si instaurano nei primi anni di vita, le quali possono poi condizionare la sfera affettiva dell’intera vita del bambino[1].

Stili di attaccamento

La teoria dell’attaccamento evidenzia diversi stili di attaccamento:

  • Se il caregiver accudisce in modo ottimale il bambino, ovvero è sempre presente nelle situazioni di necessità, ma anche se interviene solo quando è strettamente necessario, il bambino svilupperà un’immagine di sé sicura, ritenendo di essere degno di attenzioni, con un buon grado di autostima e soprattutto fiducia nell’altro. Il quantitativo di attenzioni da sottoporre al bambino dev’essere equilibrato, non bisogna eccedere in un senso o nell’altro. Questo tipo di situazione svilupperà l’attaccamento sicuro.
  • Nella situazione opposta, invece, ovvero quando il caregiver non è in grado di creare un ambiente sicuro (poca presenza, bassa capacità di rispondere alle esigenze del bambino), si svilupperanno degli atteggiamenti di insicurezza. L’attaccamento insicuro evitante è caratterizzato da atteggiamenti di distacco verso il caregiver, che sfocia in veri e propri segni di indifferenza. Il bambino non cerca il caregiver quando è assente e non manifesta ansia nel momento in cui avviene il distacco. Nel momento in cui il caregiver cerca un vero e proprio contatto fisico con il bambino, questo tende a rifiutare il contatto, divincolandosi o irrigidendosi. Questo tipo di atteggiamento nasce dal fatto che per via dell’assenza del caregiver il bambino ha imparato in modo precoce a bastare a se stesso e quindi non necessita della presenza di qualcuno che si prenda cura di lui. Lo sviluppo evolutivo del bambino non è avvenuto correttamente.
  • L’attaccamento insicuro ambivalente si manifesta come conseguenza di un atteggiamento da parte dei caregiver di incoerenza e presenza a intermittenza. Questa situazione genera nei bambini la sensazione di non essere amati abbastanza, il che favorisce la comparsa di atteggiamenti nel bambino che ricercano la sicurezza e la conferma di essere amati. Tuttavia i segni di questa situazione non si fermano qui: il bambino manifesta questi disagi con crisi di pianti e di collera. Il bambino cerca il contatto con il caregiver, ma allo stesso tempo assume atteggiamenti di rabbia e aggressività. Questi atteggiamenti di ricerca del contatto, ma anche di distacco, definiscono meglio il termine “ambivalente”.
  • L’attaccamento insicuro disorganizzato insorge per situazioni particolari. Nel momento in cui i caregiver sono soggetti a dipendenze di vario genere (come l’alcool e droghe) oltre a maltrattare il bambino, questo invece di trovare uno “scoglio sicuro” sperimenta continuamente situazioni di pericolo. La conseguenza è che svilupperà atteggiamenti contraddittori, poiché non sarà in grado di comprendere se il caregiver rappresenta una figura su cui contare oppure una figura da cui scappare.

Un altro punto chiave della teoria di Bowlby è la possibilità che il bambino che non ha sviluppato una base sicura potrà a sua volta nell’età adulta diventare un pericolo per la generazione successiva. Oltre a ciò, potrà sviluppare con frequenza maggiore episodi di depressione oltre ad avere difficoltà nell’organizzare la propria sfera affettiva[2].

Studi di Mary Ainsworth

Mary Ainsworth fu una psicologa dello sviluppo che cercò nei suoi studi di implementare la teoria di Bowlby. Il suo lavoro comprese uno studio osservazionale che aveva l’obiettivo di descrivere in modo pratico gli atteggiamenti definiti dalla teoria di Bowlby. Questo studio prese il nome di strange situation procedure ed era un vero e proprio laboratorio osservazionale in cui un bambino con il relativo caregiver venne sottoposto a otto episodi della durata di 2/3 minuti ciascuno, per una durata totale di 30 minuti di osservazioni. Lo scopo era quello di sottoporre il bambino a sollecitazioni di vario tipo che possono causare stress di intensità crescente e valutare come il bambino reagisce a queste sollecitazioni.

Strange situation procedure

Gli episodi a cui vengono sottoposti bambino e figura di riferimento sono i seguenti:

  • Bambino e caregiver vengono localizzati in una stanza in presenza di un giocattolo e di una sedia. Il bambino, aiutato dalla figura di riferimento, inizia a orientarsi nel nuovo ambiente.
  • Il bambino si orienta nello spazio cercando di esplorarlo; nel mentre inizia a giocare con il giocattolo interagendo con la figura di riferimento.
  • Un’estranea entra nella stanza e interrompe l’interazione tra il bambino e il caregiver, interagendo essa stessa con entrambi. Questa fase è molto importante perché viene valutato il modo in cui il bambino reagisce alla presenza di un estraneo e soprattutto il modo in cui il bambino utilizza la figura di riferimento per rispondere a questa situazione di disagio.
  • Il caregiver abbandona la stanza, pertanto il bambino resta da solo con l’estranea. Anche in questo caso il focus è mirato a valutare la reazione del bambino.
  • La figura di riferimento rientra nella stanza ricongiungendosi al bambino; contemporaneamente l’estranea abbandona la stanza. La valutazione in questo caso mira a comprendere il modo in cui il bambino si relaziona con la figura di riferimento dopo il ricongiungimento.
  • Il caregiver abbandona nuovamente la stanza, lasciando in solitudine il bambino.
  • L’estranea rientra nella stanza e si valuta se il bambino è in grado di utilizzare l’estranea come figura affettiva sostitutiva.
  • La figura di riferimento ricompare e si valuta come il bambino reagisce alla sua ricomparsa.

Questo test osservazionale permette di comprendere come il bambino reagisce alla presenza di un estraneo, al distaccamento e al ricongiungimento con la figura di riferimento, la qualità del suo modo di giocare e di esplorare l’ambiente in cui si trova, e la funzione di scoglio sicuro che il caregiver dovrebbe esercitare sul bambino.

I bambini con attaccamento sicuro durante la strange situation procedure sfruttano il caregiver per esplorare l’ambiente e interagiscono con esso durante la sua presenza. Si sentono quindi a loro agio. In sua assenza, invece, iniziano a protestare leggermente, manifestando stress. Dopo la sua ricomparsa, il bambino cerca immediatamente il contatto.

Bambini con atteggiamento di attaccamento insicuro evitante hanno la tendenza a non interagire con la figura di riferimento, con evidenti comportamenti di insicurezza. Il bambino preferisce esplorare l’ambiente per conto suo.

Un bambino con atteggiamento insicuro ambivalente non esplora l’ambiente circostante, ma tende soltanto a rimanere a contatto con il caregiver e dopo il distacco manifesta atteggiamenti di pianto difficilmente placabili.

I bambini che manifestano attaccamento insicuro disorganizzato attuano comportamenti strani, per esempio rimanendo immobili o dondolandosi. Inoltre possono manifestare stati di paura. Si osserva un contrasto tra il sistema di attaccamento, che li spinge alla ricerca di un affetto e di una situazione di confort, e il sistema di difesa, che li spinge a cercare situazioni di difesa in presenza di pericolo[3].

Attaccamento e modalità di accudimento

Secondo Ainsworth, le modalità di accudimento sono alla base del tipo di attaccamento[4]:

  • sensibilità: risposte pronte e oculate da parte del caregiver;
  • atteggiamento positivo: manifestazione di sentimento e affetto verso il bambino;
  • sincronia: interazioni armoniose e condivise da entrambi;
  • reciprocità: entrambi si scambiano le stesse manifestazioni;
  • sostegno: presenza emotiva;
  • stimolazione: fare in modo che il bambino sia soggetto a diverse tipologie di esperienze.
disturbi dell'attaccamento: due persone che si tengono per mano ma non si guardano
I disturbi dell’attaccamento, e quindi il modo in cui veniamo cresciuti, possono influire sul nostro benessere psicologico e sul tipo di relazioni che instauriamo nel corso della vita adulta.

Disturbi dell’attaccamento influenzano anche la vita adulta

Gli individui che hanno sperimentato un tipo di attaccamento sicuro hanno una visione di sé sicura e positiva, fidandosi anche degli altri. L’autostima è solida e l’ansia è ben gestita. Le relazioni che instaurano queste persone sono solitamente stabili e durature. Invece, coloro che hanno disturbi dell’attaccamento possono sperimentare problemi emotivi, di autostima e sociali. Infatti, spesso vivono le relazioni in modo meno sano, possono temere di provare alcune emozioni ed essere più propense a sviluppare disturbi di salute mentale come la depressione.

In particolare, gli individui che hanno sperimentato un attaccamento ansioso ambivalente manifestano una visione di sé negativa e quella verso gli altri positiva. La conseguenza peggiore per questi individui è che sono soggetti a continue frustrazioni, a causa dell’idealizzazione delle relazioni: acquisiscono dipendenza dai rapporti e li vivono con molta ansia.

Gli individui che hanno sperimentato un tipo di attaccamento ansioso evitante hanno una visione di sé positiva e quella degli altri negativa. La possibilità di instaurare rapporti duraturi è poco probabile, poiché l’individuo trova molto difficile fidarsi degli altri. Il sentimento alla base di questo modo di agire è la paura di soffrire. Un’altra caratteristica comune è la difficoltà nel riuscire a esprimere i propri sentimenti.

Gli individui che hanno sperimentato un tipo di attaccamento disorganizzato hanno una visione negativa sia di sé sia dell’altro. Questi individui, avendo subito momenti di maltrattamenti, violenze e abusi da parte dei propri caregiver, hanno interiorizzato concetti confusi e incoerenti delle relazioni. Questi individui non riescono a scegliere dei partner affidabili e vivono a loro volta relazioni con conseguenze drammatiche. Una volta diventati genitori, questi individui potrebbero crescere i loro figli con maltrattamenti e violenze, ovvero come hanno sperimentato loro la propria infanzia[5].

Terapia dei disturbi dell’attaccamento

L’approccio principale per trattare i disturbi dell’attaccamento è una buona psicoterapia individuale, che mira alla ricostruzione dell’autostima dell’individuo. Una buona autostima includerà la capacità di gestire emozioni e situazioni. L’obiettivo della terapia mira a correggere e a ripristinare l’attaccamento sicuro, che dovrebbe caratterizzare tutti gli individui[2].

Referenze

  1. Cassibba R. & D’Odorico L., 2012. La valutazione dell’attaccamento nella prima infanzia. L’adattamento italiano dell’attachment Q-sort (AQS). Franco Angeli Editore. ISBN-13: 978-8846420862.
  2. Centro di psicologia e psicoterapia La Fenice, 2017. La teoria dell’attaccamento di Bowlby.
  3. Van Rosmalen L. et al. – Ainsworth’s strange situation procedure: the origin of an instrument – https://onlinelibrary.wiley.com/doi/epdf/10.1002/jhbs.21729
  4. Ainsworth M., Lawrence M.C. et al., 1978. Patterns of attachment: a psychological study of the strange situation. Lawrence Erlbaum.
  5. Dagnino P., Pérez C. et al., 2017. Depression and Attachment: How do Personality Styles and Social Support Influence This Relation? Res Psychother 20(1): 237. Doi: 10.4081/ripppo.2017.237.
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