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Deforestazione: cause e conseguenze

Le foreste a precedere le civiltà, il deserto a seguire”. La diminuzione delle foreste sulla Terra coincide con l’accrescimento e l’espansione della popolazione umana; attualmente sulla Terra sono presenti circa 3000 miliardi di alberi. In Europa le foreste primarie (o vergini, non ancora intaccate dall’uomo) sono quasi totalmente assenti, in quanto hanno iniziato ad essere intaccate fin già dagli etruschi. Alla deforestazione segue l’estinzione delle specie  che abitano quella foresta; l’ecologia terreste, a differenza di quella degli oceani (dove prevale la componente eterotrofica, ossia animale), necessita infatti della produzione primaria delle piante. Rispetto alla glaciazione di 12.550 anni fa, la perdita di superficie forestale è ad oggi del 50%.

I paesi industrializzati hanno aderito a misure di riforestazione, invece i paesi tropicali ed equatoriali hanno tassi di deforestazione alterni (a seconda delle “esigenze” dell’uomo). Ad esempio, nella foresta amazzonica vengono bruciate foreste per far spazio ad allevamenti e a terreni ad uso agricolo.

Cause della deforestazione

Le cause di disboscamento sulla Terra sono principalmente: agricoltura di sussistenza, agricoltura intensiva e allevamento di bestiame o foraggio. A causa dell’agricoltura intensiva, ad esempio, le foreste sono sostituite in molti paesi con palmeti per la produzione di olio di palma, il che ha conseguenze sia a livello locale che globale: distruzione della biodiversità, aumento della CO2 e peggioramento della qualità dell’acqua.

Conseguenze della deforestazione

  • Diminuzione della produttività globale
  • Aumento dei gas serra (CO2)
  • Aumento di temperatura locale e globale
  • Impoverimento del suolo
  • Riduzione delle piogge
  • Modifica e perdita di habitat

Le principali cause della perdita di biodiversità sono: la modifica o la perdita di habitat (causa del 44% delle estinzioni), il sovrasfruttamento delle risorse (37%), i cambiamenti climatici (7%), le malattie (2%), l’inquinamento (4%) e l’introduzione di specie aliene (5%).

L’habitat è un luogo le cui caratteristiche fisiche e ambientali consentono ad una determinata specie o popolazione di specie di vivere, svilupparsi e riprodursi. La nicchia è lo spazio occupato da una specie o da una popolazione all’interno dell’habitat; “spazio” non è inteso come spazio fisico ma come ruolo o funzione che svolge all’interno dell’ecosistema.

L’impoverimento del suolo

La deforestazione rappresenta un problema anche per una componente essenziale dell’ambiente, che molto spesso non viene nemmeno presa in considerazione: il suolo.

Il suolo viene definito come l’ambiente in cui le varie componenti di un ecosistema (litosfera, atmosfera, biosfera e idrosfera) interagiscono tra di loro; la sua formazione è un processo lungo e complesso cominciato milioni di anni fa, con la colonizzazione delle terre emerse da parte dei primi organismi viventi[4].

Le attività collegate alla deforestazione che portano al danneggiamento del suolo sono svariate e abbastanza differenziate tra di loro. Di seguito vengono riportate le principali:

  • Utilizzo di macchinari pesanti: le operazione di taglio del legname su larga scala e di trasporto dello stesso al di fuori del bosco, implicano l’utilizzo di mezzi che attraverso la loro attività operativa tendono a creare profondi solchi nel terreno e che con il loro peso compattano il suolo, riducendone la porosità e quindi la quantità di ossigeno presente.
  • Riduzione della copertura forestale: gli alberi sono da considerarsi come delle barriere che riducono il contatto del suolo con agenti atmosferici come vento e precipitazioni. La totale o parziale assenza di vegetazione, quindi, causa processi di erosione e perdita fisica di suolo che talvolta possono risultare anche molto importanti.
  • Cambio coltura: con questa espressione si intende generalmente il passaggio da una superficie boscata a una dedicata alle più svariate pratiche agricole. Questo, in alcuni casi, comporta il rilascio all’interno del suolo di sostanze chimiche (naturali o di sintesi) che portano ad un peggioramento della qualità chimico-fisica del suolo.
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Effetti del passaggio di un mezzo pesante in una foresta di abete rosso. (di: summa, Pixabay)

Alterazioni delle proprietà chimico-fisiche del suolo

Il passaggio di mezzi pesanti e la riduzione della copertura forestale possono modificare in maniera importante il movimento dei fluidi a livello del suolo e quindi anche le sue caratteristiche chimiche e fisiche. È stato infatti dimostrato come, nei suoli interessati da processi di deforestazione, l’infiltrazione di acqua negli strati più profondi del terreno risulti estremamente difficoltosa e in alcuni casi addirittura nulla.

La quantità di aria presente nei macro- e micro-pori del suolo può subire riduzioni fino al 50-60% e ciò fa si che l’ambiente risulti estremamente meno favorevole alla crescita delle piante[1]. Queste ultime, inoltre, trovandosi di fronte ad un substrato molto più duro e compatto faticano ad espandere le loro radici per la ricerca di acqua e sostanze nutritive.

Alterazioni delle comunità di microrganismi

Può sembrare strano, ma sotto ai nostri piedi, nel suolo, si cela una moltitudine di organismi appartenenti a gruppi anche molto differenti; questi organismi sono per lo più invisibili a occhio nudo ma non per questo privi di importanza.

In seguito alle attività di deforestazione, però, tutta questa vita subisce delle alterazioni significative in seguito agli stress meccanici e biologici che il taglio degli alberi comporta. Effetti estremamente negativi sono stati evidenziati sulle comunità di micro-artropodi anche dopo anni dalle attività di deforestazione. Anche i lombrichi, i cosiddetti ingegneri del suolo, risentono di questi disturbi e il ripristino delle loro comunità può richiedere dai due ai quattro anni[2].

La riduzione della porosità e quindi della circolazione di aria e acqua colpisce molto anche i due principali gruppi di microrganismi presenti nel suolo, funghi e batteri, riducendone a volte anche permanentemente la numerosità. A risentire di questo drastico calo della biodiversità terricola è poi l’intero ambiente, dato che il suolo rappresenta il substrato da cui ogni processo naturale prende inizio.

Alterazioni della rinnovazione forestale

La rinnovazione forestale, ossia l’insieme delle giovani piantine che si sviluppano in seguito ad un processo di rimozione (naturale o artificiale) della copertura forestale, risente in maniera consistente di tutti i danneggiamenti che vengono riportati dal suolo. Come già indicato precedentemente,  la presenza di suolo compattato e poco areato influisce notevolmente sulla capacità delle radici di farsi strada nel terreno per captare acqua e nutrienti, utili allo sviluppo dell’intera pianta. In più la germinazione delle semenze può risultare compromessa in quanto il seme non è in grado di attecchire e di sviluppare le prime radichette.

Emissioni di gas serra in seguito alla degradazione del suolo

Grazie alla loro eccezionale vitalità, i suoli forestali sono da considerarsi come importanti serbatoi (ma anche fonti) di gas serra. L’impatto che l’uomo causa a questo importantissimo substrato, dunque, può causare un’alterazione di quelli che sono i normali tassi di scambio di alcune sostanze gassose con l’atmosfera.

In seguito alla riduzione della porosità del suolo e quindi della quantità di aria presente, lo sviluppo di comunità batteriche anaerobiche (che vivono in assenza di ossigeno), può prendere il sopravvento. Queste, per poter respirare, utilizzano gli ioni di alcuni metalli (come cromo, cobalto e mercurio) e in generale causano un aumento sensibile della concentrazione di solfati e solfuri di varia natura.

Il risultato finale di tutti questi cambiamenti è una riduzione della quantità di anidride carbonica contenuta nel suolo e un aumento delle concentrazioni di protossido di azoto e metano, entrambi gas serra[2]. Questi hanno dei potenziali di riscaldamento globale (GWP) rispettivamente 289 e 72 volte maggiori rispetto all’anidride carbonica e quindi sono problematici anche se rilasciati in piccole quantità.

Ripristino del suolo nelle aree danneggiate

Le modalità e le tempistiche con le quali possono essere bonificati e recuperati i suoli danneggiati dalle operazioni di deforestazione dipendono prevalentemente dalle caratteristiche dell’ambiente in cui ci si trova, dalla granulometria e dalla tessitura del suolo, dal contenuto di materiale organico e dal tasso di attività biologica. Ad esempio, suoli argillosi ripristinano le loro proprietà molto più rapidamente di quelli sabbiosi, che nei casi peggiori possono richiedere anche alcune decadi.

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Residui legnosi posizionati su una strada forestale per ridurre il danno provocato dai macchinari di passaggio. (di: Oregon Department of Forestry, Flickr)

Al giorno d’oggi, la migliore tecnica esistente per ridurre il danneggiamento del suolo è essenzialmente una: la prevenzione. Questa può essere applicata riducendo i tassi di deforestazione e di utilizzo delle aree forestali. Nei casi in cui però l’utilizzo del legname non possa essere ridotto per questioni socio-economiche, si possono seguire alcuni accorgimenti[2]:

  • lasciare dei residui legnosi a terra successivamente alle attività di taglio e trasporto del legname, per contribuire a rinforzare i primi strati di suolo e a ridurne le perdite;
  • effettuare le operazioni di taglio del bosco quando il suolo è piuttosto carente di acqua e quindi meno sensibile e malleabile;
  • pianificare l’attività in maniera oculata, evitando ove possibile di entrare in contatto con  aree particolarmente sensibili dal punto di vista delle caratteristiche del suolo.

L’implementazione di tutte queste attività deve basarsi sui concetti di maggiore sostenibilità ambientale ed economica; i costi di ripristino delle caratteristiche del suolo, sia in termini naturali che monetari, sono infatti indubbiamente maggiori laddove le modalità di prevenzione non vengono considerate o applicate.

Articolo redatto da: Barbara Bessone (introduzione, cause e conseguenze) e Alessandro Deanesi (impoverimento del suolo).

Referenze

  1. Elementi di Ecologia, di Thomas M. Smith e Robert L. Smith. Pearson editore;
  2. Ares, A. et al., Ground-based forest harvesting effects on soil physical properties and Douglas-fir growth, Soil Sci.Soc. Am. J. 69, (2005) 1822–1832;

  3. Cambi M. et al., The impact of heavy traffic on forest soils: A review, Forest Ecology and Management 338 (2015) 124–138;
  4. Curtaz F. et al., Guida pratica di pedologia: rilevamento di campagna, principi di conservazione e recupero dei suoli, 2013, Aosta.
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