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Cylindrocline lorencei: la prima de-estinzione

Quando si parla di riportare in vita specie estinte, si finisce sempre nel parlare di mammut e dodo. Attualmente però, non siamo ancora in grado di clonare con successo questi animali estinti. Ciò non si può dire per le specie vegetali, come Cylindrocline lorencei, una pianta recentemente estinta ma riportata in vita tramite clonazione.

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Caratteristiche della pianta e areale originario

C. lorencei è una pianta arborea di piccole dimensioni, alta massimo 2 metri, originaria di Mauritius, un’isola tropicale situata a est del Madagascar. L’isola è famosa per la sua fauna endemica (ossia di organismi esclusivi di una certo territorio), oggi molto ridotta, composta un tempo da tartarughe giganti e uccelli con ali ridotte, come il dodo (Raphus cucculatus). La specie era distribuita un tempo nella “Plaine Champagne”, una zona di Mauritius composta da piante arbustive, con terreni ricchi in ferro e alluminio[1].

plaine champagne Mauritius
Vegetazione della Plaine Champaigne, Mauritius

Le lunghe foglie si localizzano interamente all’apice del fusto, dando alla pianta un aspetto simile a quello delle palme. In realtà C. lorencei non è una palma, in quanto fa parte della stessa famiglia del girasole, della lattuga e del tarassaco, ossia le asteracee. Come tutte le asteracee, i suoi numerosi fiori sono disposti in gruppo (infiorescenza) e vanno a formare il cosiddetto capolino. I fiori si presentano di un color viola-rosaceo e si sviluppano nella sola parte apicale della pianta; sono inoltre ricoperti da una sorta di lanugine, che riduce la perdita d’acqua quando la pianta è esposta ad alte temperature o a forte ventosità[1].

Essendo il clima tropicale di Mauritius più o meno stabile durante tutto l’anno, il periodo di fioritura di C. lorencei è molto variabile; i fiori possono infatti essere presenti sia a gennaio-febbraio che a giugno-luglio.

Estinzione della specie

Cylindrocline Berst
Uno degli esemplari di C. lorencei presente al giardino botanico di Berst.

Nel 1982, a causa la frammentazione del suo habitat, si conoscevano solo due esemplari di C. lorencei in natura, al punto che i ricercatori decisero di raccogliere vari semi nel tentativo di riprodurla in vivaio. Da quell’anno in poi, nessun’altro individuo venne più ritrovato sull’isola[2]. Quando la specie venne categorizzata ufficialmente come estinta in natura, nel 1990, gli unici individui presenti in vivaio erano conservati al giardino botanico di Brest, in Francia. Per lo sconforto dei ricercatori, tutte le piante risultavano sterili, quindi incapaci di riprodursi. Si volle provare quindi a far germinare nuove piante, utilizzando i semi raccolti nel 1982 dalle ultime due C. lorencei selvatiche. Anche in questo caso, però, nessun seme germinò. Per paura di sprecare del materiale genetico si decise di congelare i semi rimasti: in questo modo, si poté allungare la loro durata, anche se erano destinati comunque a morire prima o poi. La specie era praticamente estinta: di essa sopravvivevano solo dei semi dormienti, incapaci di germinare[2].

De-estinzione

Nel 2001, gli orti botanici di Brest e di Londra iniziarono una collaborazione per tentare l’impossibile: salvare C. lorencei. L’intento era quello di dissezionare i semi rimasti della pianta, alla ricerca di qualche embrione ancora vivo; solo tre semi su 74 erano ancora vitali. Nonostante lo scarso bottino, i ricercatori non si tirarono indietro ed estrassero le cellule vive contenute negli embrioni, per poterle allevare in vitro.

Le cellule estratte furono immerse in una gelatina ricca di nutrienti, e ben presto cominciarono a replicarsi, formando un ammasso di materia vegetale non ancora differenziata, chiamata tallo. Dopo tre mesi di crescita, i talli formarono radici, fusto e foglie, dunque vennero interrati. Da queste nuove piante vennero estratte alcune cellule, le quali furono coltivate nuovamente in vitro e replicate con lo stesso procedimento. In pochi anni, si riuscì così a costruire una popolazione in cattività abbastanza consistente.

Dal 2006 cominciarono i primi trasferimenti di piante nei vivai delle Mauritius, con l’idea di reintrodurle poi in natura. Purtroppo molti esemplari morirono durante la quarantena in serra, ma le restanti riuscirono bene a riadattarsi alle condizioni climatiche della loro isola natale[2].

Il futuro delle Cylindrocline

Nonostante il successo ottenuto, è bene non abbassare la guardia: la popolazione odierna di questa pianta deriva da soli tre embrioni di due piante madre e dunque possiedono una variabilità genetica praticamente nulla. Ciò comporta una bassissima vitalità dei semi, rendendo difficile una propagazione naturale. Questo problema affligge anche Cylindrocline commersonii, stretta parente di C. lorencei, che conta non più di 30 esemplari in natura.

Inoltre, non si sa ancora come reagiranno le piante ad un interramento nel Plaine Champagne. Per una reintroduzione di successo, sarebbe necessario riprodurre gli esemplari di C. lorencei sull’isola di Mauritius, per facilitare l’acclimatazione, per poi inserirle in un secondo momento in natura. Sarebbe poi necessario ricercare nuove aree potenzialmente adeguate alla permanenza della specie, oltre che nella Plaine Champagne, per assicurarsi un’areale più ampio.

Attualmente però, il problema più grande è la difficoltà di trovare fondi per continuare questi progetti di reintroduzione: molto spesso infatti le piante vengono sminuite nella conservazione, nonostante siano costruttrici di habitat per la fauna[3].

Conclusione

Come abbiamo potuto osservare con la Cylindrocline, la genetica sta aprendo nuove opportunità a livello di conservazione. In molti ecosistemi degradati dall’attività umana, come quelli insulari, si potrebbero ricreare intere comunità vegetali estinte, partendo anche da singole cellule preservate. Le piante infatti, a differenza degli animali, mantengono allo stadio adulto cellule totipotenti in ogni loro organo, ossia cellule in grado di svilupparsi in qualsiasi tipologia di tessuto corporeo. La totipotenza delle cellule vegetali permette alle piante di rigenerarsi in maniera rapida da molti stress ambientali. Nelle specie più resistenti, questa capacità rigenerativa viene ad esempio sfruttata dall’uomo per creare talee da piante adulte, dunque dei veri e propri cloni.

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Referenze

  1. Hind, Nicholas, Michèle Sánchez, and Carlos Magdalena. “Cylindrocline lorencei: Compositae Plant in Peril, 31.” Curtis’s botanical magazine 26.1‐2 (2009): 120-130.
  2. Massimo Sandal. “La malinconia del mammut. Specie estinte e come riportarle in vita”. Il Saggiatore, 2019.
  3. Sarasan, V., Buord, S., Pellicer, J. et al. “Approaches to develop a road map for the long-term conservation of an island endemic genus Cylindrocline“. Acta Physiologiae Plantarum 38 (2016): 10.
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