Cosa significa sovrasfruttare il pianeta?

Ne parlano i telegiornali, ne discutiamo durante la pausa caffè. Sostenibilità ambientale, impronta ecologica, Earth Overshoot Day, sovrasfruttamento del pianeta… siamo proprio sicuri di aver tutto chiaro?

Cos’è l’Earth Overshoot Day?

Il 29 luglio è stato l’Earth Overshoot Day per il 2019, cioè il giorno dell’anno in cui si comincia a sovrasfruttare il pianeta. Ciò significa che dal 1 gennaio fino a questa data sono state consumate tutte le risorse che la Terra è in grado di rigenerare nell’intero anno. Per calcolare questa data ci si affida alla matematica. L’Earth Overshoot Day è infatti il rapporto tra biocapacità annuale del pianeta e impronta ecologica dell’umanità, moltiplicato per il numero di giorni in un anno.

Molto semplice, vero?

No?

In effetti non lo è affatto. Proviamo a fare un po’ di chiarezza: cercando di capire come calcolare questo indicatore ne scopriremo anche l’importanza per noi e per il pianeta.

Ecosistemi al lavoro… Per noi!

Il primo elemento nella formula del sovrasfruttamento è la biocapacità. Proviamo a pensare ad un ecosistema, cioè ad un insieme di organismi viventi che interagiscono tra loro e con l’ambiente che li circonda. La biocapacità in questo caso è una stima della quantità di risorse naturali che l’ecosistema è in grado di produrre in un anno.

Questo concetto si può anche estendere a comunità sempre più grandi, fino ad arrivare all’intera umanità. Se proviamo ad applicare la definizione di ecosistema su larga scala, infatti, otteniamo che “l’ecosistema Terra” è l’insieme di esseri viventi che la popolano, che interagiscono tra loro e con l’ambiente che li circonda. La biocapacità del nostro pianeta sarà quindi la stima di tutte le risorse naturali che tutti gli ecosistemi sono in grado di produrre in un anno.

A questo punto bisogna chiarire cosa si intende per risorsa naturale. Per capirlo dobbiamo guardare al mondo in maniera egoistica, come se ne fossimo i protagonisti: una risorsa naturale è qualunque cosa venga prodotta dalla Terra e possa essere sfruttata dall’uomo per ottenere un vantaggio.

Ricapitolando quindi la biocapacità della Terra è la stima di tutto ciò a noi utile che essa produce in un anno. Ora, per quantificare il sovrasfruttiamo del pianeta, non ci resta che capire quanto consumiamo.

Il nostro peso sulla Terra: l’impronta ecologica

L’impronta ecologica è una formula matematica che serve a calcolare l’area biologicamente produttiva di superficie terrestre necessaria a rigenerare le risorse che l’uomo consuma e ad assorbire i rifiuti che esso produce. Come si può immaginare, un calcolo del genere non è per nulla semplice e deve tenere conto di moltissimi fattori. Per questo l’impronta ecologica rimane una simulazione della realtà, che sarà tanto più precisa quanto più si scenderà in dettaglio.

Consideriamo innanzitutto i consumi di risorse, come cibo, acqua, energia, indumenti. Non dobbiamo pensare solo ai consumi diretti, ma anche a quelli provocati dalle nostre esigenze o abitudini: la classe energetica dell’edificio in cui abitiamo, la provenienza di ciò che acquistiamo, il mezzo di trasporto che utilizziamo, la meta del nostro prossimo viaggio e la struttura in cui decideremo di alloggiare. Gli esempi possono essere davvero numerosi ed il calcolo può diventare estremamente minuzioso.

A questo punto valutiamo la superficie di suolo consumata per produrre queste risorse. Si considerano sei classi di territorio: terra per l’energia, terra per l’agricoltura, pascolo, foresta, superficie edificata e mare. Ciascuno di questi suoli ha una certa produttività media ed ogni bene consumato avrà bisogno di una certa porzione di una di queste tipologie di suolo per essere prodotto.

Facciamo un esempio. Se mangiamo del pesce proveniente dall’Oceano Atlantico, consumiamo una certa porzione di mare e una certa porzione di terra per l’energia, necessaria per trasportare il pesce fin qui. Inoltre produciamo anche una certa quantità di rifiuti, come l’anidride carbonica dovuta alle emissioni dei mezzi di trasporto coinvolti. L’impronta ecologica serve proprio a quantificare questi consumi.

Mettendo infine in relazione la necessità di risorse e ciò che serve per produrle, si ottiene un’approssimazione del proprio impatto sulla Terra. Se poi si estende il calcolo all’intera umanità, si può valutare l’impatto globale sul nostro pianeta.

Adesso chiediamoci di nuovo: Cos’è l’Earth Overshoot Day??

Ora dovrebbe essere più semplice rispondere a questa domanda: superare l’Earth Overshoot Day significa consumare più di quanto la Terra è capace di offrirci. Ma com’è possibile? Dopo il 29 luglio ognuno di noi ha continuato a vivere la propria vita, magari consumando esattamente come prima.

Questo è possibile poiché la Terra, nel corso della sua storia, ha accumulato molte risorse. Esistono infatti giacimenti di combustibili fossili, il mare contiene più pesci di quelli che mangiamo e le foreste garantiscono più legname di quanto ne consumiamo. Ma è davvero questa la realtà in cui viviamo oggi?

Non proprio. Le risorse terrestri infatti possono essere rinnovabili o meno, a seconda del tempo necessario per produrle. Le risorse non rinnovabili, come petrolio, carbone o gas naturale, vengono prodotte molto lentamente, nel corso delle ere geologiche. L’utilizzo da parte dell’uomo alla lunga ne determina l’esaurimento, poiché il ritmo di consumo è decisamente più rapido di quello di produzione. Le risorse rinnovabili, invece, vengono prodotte molto più rapidamente, come nel caso dell’energia eolica, dell’energia solare, del legname delle foreste, delle piante e degli animali commestibili. Finché il ritmo di consumo e quello di produzione saranno simili, non se ne determinerà l’esaurimento.

Appare chiaro quindi che prolungare una situazione di disequilibrio negli anni significa arrivare al momento in cui termineranno non solo i giacimenti di risorse non rinnovabili, ma anche le riserve di molte risorse rinnovabili. Ecco l’utilità di indicatori come l’Earth Overshoot Day: quantificare lo sfruttamento del pianeta, la quantità di risorse disponibili e le necessità dell’umanità, per capire a che punto siamo e se è necessario intervenire.

A che punto siamo?

La condizione di sovrasfruttamento del pianeta sta proseguendo senza interruzione dagli anni ’70 del Novecento con un trend che, salvo piccole oscillazioni, è in continuo aumento.

Andamento dell'Earth Overshoot Day dal 1970 ad oggi
Andamento dell’Earth Overshoot Day dal 1970 ad oggi pubblicato dal Global Footprint Network. Con il tasso di sovrasfruttamento attuale servirebbero 1.75 pianeti Terra per sostenere l’umanitá.

Ecco perché questo argomento è all’ordine del giorno: le risorse ambientali a noi tanto utili sono in serio pericolo e con loro lo stile di vita legato al continuo aumento dei consumi che, dal boom economico in poi, si è diffuso in molte parti del mondo. Inoltre il sovrasfruttamento della Terra è correlato ad altri fenomeni: un esempio fra tutti è l’accumulo di gas serra nell’atmosfera, che è causato dall’incapacità del pianeta di assorbire la grossa quantità di emissioni che produciamo e che è alla base del riscaldamento globale.

Fortunatamente gli strumenti a disposizione per monitorare la situazione sono ormai molteplici e la necessità di trovare soluzioni efficaci sta diventando palese anche agli occhi dei più scettici. Diminuire il proprio impatto può essere molto più semplice di quel che si pensa. Ad esempio, si può iniziare valutando la propria impronta ecologica. In Internet esistono molti calcolatori per provare a farlo: un esempio è quello presente sul sito svizzero del WWF (calcolatore dell’impronta ecologica), che fornisce anche delle indicazioni pratiche su come diminuire il proprio impatto.

Non resta che provare!

Riferimenti

  • www.overshootday.org: sito ufficiale dedicato all’Earth Overshoot Day
  • www.footprintnetwork.org: sito dell’organizzazione internazionale che si incarica monitorare la situazione di sovrasfruttamento della Terra, sviluppando indicatori come impronta ecologica ed Earth Overshoot Day
  • Mattia Wackernagel, William Rees, Our ecological Footprint: reducing human impact on the earth, 1998
Articoli correlati