Coronavirus: un’azienda italiana sta lavorando a un vaccino “genetico”

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha mappato le aziende e gli istituti di ricerca che stanno mettendo a punto un vaccino contro il Coronavirus di Wuhan, Sars-Cov-2. Tra di loro c’è anche un’azienda nostrana: Takis, società biotech situata nel parco scientifico di Castel Romano, vicino Roma, sta generando un vaccino a base di DNA.

Gli scienziati di Takis hanno iniziato le ricerche sul vaccino subito dopo che è stata resa nota la sequenza del genoma virale, a metà gennaio. I primi vaccini potrebbero essere pronti tra circa un anno, a patto di riuscire a raccogliere i fondi necessari per portare il farmaco attraverso il lungo iter di sperimentazione sugli animali e poi sull’essere umano.

Una minaccia globale

A dicembre era solo una “polmonite misteriosa” che aveva colpito la città cinese di Wuhan. Ma ormai tutti la conoscono come Covid-2019, la malattia respiratoria causata dal Coronavirus Sars-Cov2. Ha superato ormai da tempo i confini  di Wuhan e anche della Cina stessa. Ad oggi sono circa 78.000 i contagi e più di 2000 i morti. Fuori dalla Cina il virus si è già esteso a 25 paesi, compresa l’Italia: con oltre 60 i casi registrati tra Lombardia e Veneto e due decessi, il nostro paese è primo in Europa per numero di contagiati. L’OMS ha definito la minaccia dell’epidemia da Coronavirus “molto elevata” in Cina ed “elevata” nel resto del mondo.

La mappa dell’OMS

Con il numero dei contagi e dei decessi, aumenta anche quello delle aziende o dei gruppi di ricerca impegnati nella ricerca del vaccino. Sono in totale 37, secondo una mappa stilata dall’OMS nel meeting dell’11 e il 12 febbraio, che ha riunito università, agenzie regolatorie e aziende biofarmaceutiche. La maggior parte è costituita da aziende biotech (31) e viene dalla Cina (25). Seguono gli Stati Uniti: l’azienda Moderna, in particolare, è stata tra le prime ad annunciare la messa a punto di un vaccino sperimentale a base di RNA. Nella lista compaiono anche Regno Unito (Imperial College e Oxford University), l’università del Queensland in Australia e l’università di Saskatchewan in Canada.

Ma anche il nostro paese è pronto a dare il suo contributo. L’Italia, come racconta al TGR Lazio Riccardo Palmisano, presidente di Assobiotec Federchimica, ha una lunga tradizione nello sviluppo di vaccini, soprattutto nell’area del parco scientifico di Castel Romano.

Un’azienda romana contro il Coronavirus

Viene proprio da Castel Romano l’unica azienda italiana in corsa per il vaccino contro il Coronavirus citata dall’OMS. La Takis, fondata nel 2009 da un gruppo di scienziati fuoriusciti dalla Merck, è cresciuta rapidamente in pochi anni. Ad oggi conta 25 dipendenti, quasi tutti biologi con dottorato di ricerca e un’età media di appena 33 anni. A fine gennaio, la Takis ha annunciato una collaborazione con l’azienda statunitense Applied DNA Science per realizzare un vaccino di tipo genetico.

“Stiamo sviluppando un vaccino a base di DNA – ha dichiarato Luigi Aurisicchio, CEO di Takis – Abbiamo bisogno non del virus isolato, ma della sua sequenza genetica, che è stata pubblicata a inizio gennaio. Abbiamo iniziato immediatamente a costruire il vaccino e presto cominceremo la sperimentazione”. Il vaccino contiene il gene della proteina S, che il Coronavirus usa per entrare nelle cellule dell’organismo infettato. Lo scopo è di istruire il nostro sistema immunitario a riconoscere e bloccare l’interazione tra la proteina virale e i recettori presenti sulle cellule umane, impedendo l’infezione.

La tecnica dell’elettroporazione

Fondamentale sarà anche la modalità di somministrazione del vaccino, chiamata “electro-gene transfer”. All’iniezione nel muscolo, in pratica, segue l’elettroporazione: una serie di impulsi elettrici veicolati da speciali elettrodi crea temporaneamente dei pori sulla membrana cellulare. “L’elettroporazione rende la cellula permeabile – spiega Emanuele Marra, Direttore dell’area Malattie Infettive di Takis – e le consente di incorporare più DNA e di reclutare le cellule del sistema immunitario: questo rende il vaccino più efficace, potenziando la risposta nel paziente”. La stessa tecnica era stata proposta, ad esempio, per un vaccino contro la Mers (Middle East Respiratory Syndrome), che appartiene alla stessa famiglia del Coronavirus Sars-cov2.

Tempo minimo per il vaccino: un anno

I ricercatori di Takis sono stati in grado di disegnare il vaccino contro il Coronavirus in soli due giorni; i test sugli animali richiederanno almeno tre o quattro mesi. Ma la fase più lunga sarà quella della sperimentazione su altri modelli animali e sugli esseri umani e dell’iter di approvazione da parte delle agenzie regolatorie, che possono autorizzare un farmaco solo dopo che sia stata confermata la sua efficacia e assenza di tossicità. Un processo che secondo Aurisicchio potrebbe richiedere almeno un anno e soprattutto fondi che Takis, piccola azienda biotech, al momento non ha. “La speranza è di trovare qualcuno disposto a finanziare il nostro progetto e a portarlo attraverso tutte le fasi della sperimentazione”, conclude Aurisicchio.

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