Consulenza ambientale: cos’è e chi può farla?

Stavolta non tratterò di Un Lavoro da Biologo. Nonostante il mio intervistato, Giovanni Aquaro, sia di formazione bioecologo, ci racconta per sua stessa ammissione una professione molto più adatta a laureati in ingegneria ambientale, quanto di più distante possa esserci dalle Scienze della Vita. E allora perché ve ne parlo? Raccontarvi il lavoro di Giovanni mi permette di aprire una finestra su di un ambito, la consulenza ambientale, che coinvolge un gran numero di professionalità. Sì, anche Lavori da Biologo, tra i quali alcuni di cui già vi ho parlato.

Cosa significa consulenza ambientale?

Un consulente è qualcuno che comprende delle necessità e propone delle soluzioni, un esperto che i clienti chiamano per avere una diversa prospettiva, per risolvere un problema estraneo al loro bagaglio di conoscenze, per migliorare la gestione di un processo o per trovare delle criticità in un progetto che loro non sono in grado di vedere. In campo ambientale l’oggetto della consulenza è l’adempimento di tutte le misure atte a minimizzare i rischi e massimizzare le opportunità relative a un impianto, un edificio, una struttura produttiva, un’infrastruttura viaria o di altro tipo, gestendo l’impatto che questa può avere sulla salute umana e dell’ambiente.

Si tratta di un insieme di impatti notevolmente diversi, che varia da situazione a situazione, da impianto a impianto, da settore a settore, e richiede quindi un insieme di conoscenze e professionalità che possono essere maneggiate solo da grandi team di professionisti, ciascuno con la sua specialità. Giovanni, che lavora in una multinazionale di consulenza ambientale, in particolare supporta i propri clienti (aziende dei più svariati settori industriali, fondi di investimento, banche, ONG, etc.) sia su tematiche ambientali che di sostenibilità, spesso in relazione ad operazioni dette di finanza straordinaria (fusioni, acquisizioni, rifinanziamenti) o per perseguire un miglioramento delle performance. Spesso si tratta di attività di chiamate di “due diligence” che comprendono la valutazione delle situazioni da sanare, come ad esempio le operazioni di mitigazione o compensazione degli impatti, e l’identificazione di rischi o di opportunità che riguardano l’impianto (che sia un’azienda produttiva o un gruppo di proprietà immobiliari).

Spesso i costi di adeguamento alle normative ambientali sono importanti per decidere se affrontare un investimento e qui entra in gioco la società di consulenza che “guarda in bocca al cavallo”. Fuor di metafora, viene fatta una valutazione tecnica completa dell’impianto – edificio – infrastruttura finalizzata alla ricerca di, per esempio, di materiali contenenti amianto da rimuovere, fonti di inquinamento per suolo e sottosuolo, malfunzionamenti nel trattamento delle acque in uscita, valori fuori norma nelle emissioni gassose in atmosfera, gestione errata dei rifiuti…

Capire come un impianto viene gestito da un punto di vista ambientale e di sostenibilità, dando anche una valutazione complessiva comprensibile ad un non addetto ai lavori, permette una valorizzazione più corretta dell’impianto e di delimitare le responsabilità relative a possibili passività note o potenziali, che potranno essere o meno trasferite ad un nuovo investitore, oltre ad avere tutti i dati necessari per valutare una adeguata copertura assicurativa.

La pratica del lavoro

Una giornata tipo non esiste, si ha solo la certezza di avere frequenti contatti coi clienti e di effettuare numerosi sopralluoghi che spesso portano a viaggiare molto. Può capitare sovente di attraversare più fusi orari, specie se si sta avendo a che fare con una multinazionale. I siti nei quali si effettua sopralluogo possono essere molto diversificati: dalle industrie ad alta specializzazione/automazione a zone industriali dismesse o grandi impianti di raffinazione o stoccaggio di idrocarburi, o fabbriche della piccola e media impresa. A valle del sopralluogo normalmente il team di progetto riporta una serie di osservazioni che poi verranno vagliate e utilizzate per redigere dei report per il cliente. Come si può intuire si tratta, quantomeno nella versione raccontata da Giovanni che è occupato in una azienda di consulenza, di un lavoro senza orari e molto relazionale.

Gli strumenti essenziali sono il cellulare e il pc portatile e il cliente ti può chiamare quando meno te lo aspetti, rendendolo un lavoro abbastanza totalizzante ma tuttavia bilanciato da un grande flessibilità di orari. Per raggiungere un buon livello di esperienza che permetta di poter condurre l’attività in maniera autonoma è necessario fare molto affiancamento a professionisti esperti. Non c’è nulla come fare molti sopralluoghi ed entrare in contatto con tante aziende e impianti per potersi accorgere efficacemente di quali siano i problemi più ricorrenti e quali le migliori pratiche da suggerire. Alla pratica va sempre affiancato uno studio continuo delle normative di riferimento, in costante evoluzione.

I consulenti ambientali

Sono professionisti di diversa estrazione, come laureati in economia che si siano specializzati in tematiche di sostenibilità ed economia circolare, geologi, scienziati ambientali, anche se i più apprezzati sono probabilmente gli ingegneri ambientali. I biologi sono ricercati per delle posizioni spesso estremamente specifiche, il più delle volte in veste di liberi professionisti che possono collaborare con la ditta di consulenza come esterni. Questo fa sì che siano in qualche modo relegati a ruoli tecnici ed estemporanei, con minori possibilità di integrazione nell’organico della società. Ad esempio, nell’ambito del risanamento di un sito inquinato da idrocarburi, un biologo può essere utile per gestire la parte relativa alla depurazione dell’acqua di falda tramite agenti microbiologici (si pensi a tecnologie di risanamento come l’iniezione di lattato che permette alla flora batterica di proliferare e degradare più efficacemente alcune tipologie di contaminanti).

In veste di esperti di biodiversità possono essere chiamati biologi marini, ad esempio per gli impianti estrattivi offshore, come anche faunisti, ornitologi, botanici, ecologi fluviali. Tipicamente le loro prestazioni sono richieste nell’ambito delle Valutazione di Impatto Ambientale.

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