Competizione intraspecifica: cos’è, tipi ed esempi

La competizione intraspecifica ecologicamente è un tipo di competizione tra individui appartenenti alla stessa specie e si oppone concettualmente alla competizione interspecifica.

Differenza tra competizione intraspecifica e interspecifica

  • Competizione intraspecifica: concetto dell’ecologia che prende in esame la competizione tra individui della medesima specie. L’oggetto di tale competizione possono essere diverse risorse come: lo spazio, il cibo, la luce, il partner riproduttivo o molti altri fattori. Questa competizione può facilmente instaurarsi quando un essere vivente trova un substrato o un ambiente estremamente idoneo al suo sviluppo.
  • Competizione interspecifica: concetto dell’ecologia con il quale si intende la riduzione della fecondità, della sopravvivenza oppure dell’accrescimento di una popolazione causato della presenza di altre specie interferenti. E’ una competizione tra individui appartenenti a specie diverse e che presentano caratteristiche riproduttive e di sfruttamento delle risorse tra loro differenti.

Entrambe le competizioni portano a delle conseguenze che logicamente sono distinte a secondo della competizione in questione, la competizione interspecifica generalmente ha effetti sulle dinamiche delle popolazioni. La competizione intraspecifica serve a ridurre il contributo alla successiva generazione rispetto a quello che si avrebbe senza competizione. Essa determina una ridotta velocità di assunzione di cibo, una diminuzione della velocità di crescita, una diminuzione delle risorse accumulate e quindi in generale una diminuzione della fertilità e sopravvivenza. La competizione intraspecifica avviene (ovviamente) tra organismi molto simili e quindi piccole differenze portano alla sconfitta o alla vittoria.

Fino a quando la disponibilità di risorse non impedisce agli individui di sopravvivere, crescere e riprodursi, non si ha competizione.

(a) La percentuale di morte è proporzionale al numero di uova deposte. Per basse densità di uova deposte l’ambiente riesce a sostenere la vita di gran parte dei nascituri, con l’aumentare della densità questo non è più possibile. (c) Esiste un optimum di densità di uova deposte che permette alla comunità il massimo di individui vivi possibili. Troppe uova o troppe poche non permettono la sopravvivenza di molti individui.

Per quanto la densità iniziale di popolazione possa essere alta, la densità finale ha un valore soglia massimo che non può essere superato; l’ambiente e la comunità non possono sostenere un numero maggiore di individui. Via via che la densità aumenta e si avvicina al punto in cui le risorse diventano insufficienti per tutti gli individui, una parte o la totalità di essi riduce il proprio approvvigionamento di risorse. Tale riduzione rallenta i tassi di accrescimento: in tal modo, si determina una relazione inversa tra densità di popolazione e crescita individuale, detta crescita densità-dipendente.

Al valore di capacità portante (K) la mortalità e natalità media si equivalgono. Basse densità di popolazione danno come risultato netto la crescita della popolazione perché la mortalità media risulta essere più bassa della natalità media. Superata la capacità portante la comunità tende a ridursi perché prevale la mortalità media.

Reclutamento netto: differenza in numero di individui tra quelli nati e quelli morti ad una data densità di popolazione. Alla capacità portante il reclutamento netto è 0 perché la comunità ha raggiunto la dimensione massima.

Competizione per l’uso dello spazio

Con l’aumentare della densità lo spazio vitale diminuisce.

Poligono di Thiessen: rappresenta lo spazio necessario ad una specie. Ogni simbolo è una specie diversa. Ogni retta è la distanza tra due specie. Il poligono ha i vertici costruiti sui punti medi delle rette che uniscono due specie. Più le specie sono lontane più il poligono è ampio e quindi l’areale della specie è maggiore. Piante con poligoni piccoli hanno bassa probabilità di sopravvivere. Col tempo si passa quindi da una distribuzione aggregata ad una regolare. Questo principio non vale solo per le piante ma anche per alcuni animali come gli anfipodi. Acacia: compete indirettamente con le piante della stessa specie a livello dell’apparato radicale (molto esteso). Ciascuna pianta cerca di assorbire la poca acqua presente nel suolo.

Regola dell’autodiradamento

Declino progressivo nella densità di piante, associato all’aumento della taglia dei singoli esemplari. Per quanto possa essere alta la densità dei semi, il numero di germogli massimo si raggiunge per densità basse. Col crescere delle piantine si sono sviluppati fenomeni di competizione a causa delle risorse limitate. Col tempo il numero di piantine sopravvissute diminuisce e la popolazione cala di densità. L’elevata mortalità determina un aumento della disponibilità di risorse pro capite e la taglia media degli individui sopravvissuti aumenta al diminuire della densità. La regola dell’autodiradamento non vale solo per popolazioni vegetali ma anche per animali sessili come ad esempio i balani.

Competizione luminosa

Questa competizione comporta una diminuzione nell’assorbimento dello spettro luminoso utilizzato per l’attivazione della fotosintesi clorofilliana (negli autotrofi) o per l’attivazione di determinate reazioni metaboliche coadiuvate dalla luce (per autotrofi ed eterotrofi) che è direttamente proporzionale all’incremento degli individui della stessa specie nell’ambito di uno spazio, quindi morfo-fisiologicamente simili. Questa tipologia di competizione è avvicinabile alla competizione per spazio: se lo spazio esposto alla luce degli organi che ne necessitano è inferiore al limite biologico, allora si avrà un decremento della popolazione che inizierà dagli organismi meno resistenti agli stress.

Competizione per il partner

In molti animali, soprattutto Mammiferi e Uccelli, le femmine sono una risorsa limitata perché dotate di una capacità riproduttiva limitata, dovuta alle caratteristiche fisiche oppure alle enormi necessità energetiche richieste nella produzione delle uova. In tali organismi vi è competizione tra i maschi per l’accesso alle femmine.

  • Betta splendens: il pesce combattente è un pesce territoriale che compete direttamente per il territorio;
  • Gasterosteus aculeatus (spinarello): il maschio è rossastro mentre la femmina no. I maschi assumono questa particolare colorazione nel periodo riproduttivo. I maschi riconoscono e combattono altri maschi solo da questa particolare livrea e non da altre caratteristiche morfologiche come forma, dimensione.

Fonte: Elementi di ecologia, di Thomas M. Smith e Robert L. Smith. Pearson editore.

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