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Come diventare una Guida Safari

Intervista a Riccardo Piccaluga, guida safari del Kruger Park

La guida safari (o field guide) è una figura professionale essenziale per guidare i turisti attraverso un’esperienza magica, in un ambiente caratterizzato da un’atmosfera mozzafiato con animali selvatici unici, da quelli più iconici a quelli meno conosciuti. Anche se la guida safari non è direttamente in contatto con gli animali selvatici (a differenza del ranger che è una figura armata e che salvaguardia la salute degli animali), ha la grande responsabilità di sensibilizzare ed educare i turisti sulla fragilità di questi ambienti.

Ti ha da sempre incuriosito questo lavoro? Vuoi semplicemente saperne di più? Abbiamo chiesto ad una guida safari, Riccardo Piccaluga, di raccontarci la sua esperienza formativa e lavorativa nella zona sud-est del Kruger Park (Sud Africa).

guida safariPrima di parlare del corso che hai svolto per diventare una guida safari, cos’è che ti ha spinto a fare un’attività così lontana da casa?

Da piccolo andai a fare un safari con i mie genitori in Kenya e ho un bellissimo ricordo di questi esperti sugli animali e la natura di quei luoghi, che mi avevano lasciato senza fiato. La bellezza degli animali e la loro libertà mi hanno sicuramente colpito. Da li ho capito che avrei voluto fare questo lavoro.

Ora che hai finito questo percorso, il corso che hai affrontato ha soddisfatto le tue aspettative?

Assolutamente si! Ti dirò che all’inizio è stata piuttosto dura, quasi un pugno in faccia! Non perché l’esperienza è stata negativa, ma perché è stata piuttosto dura. Il corso che ho affrontato consisteva in parti teoriche, con lo studio di diversi moduli che toccavamo tutti gli aspetti zoologici e ambientali dell’area sud africana, e in parti pratiche, che consistevano in uscite, circa 2 al giorno. Il tempo libero era poco! Ma avevo voglia di imparare e di fare, quindi una volta preso il ritmo è stato tutto più facile.

In Sud Africa, per quello che hai visto, come viene sentito il rapporto con la natura e gli animali?

Diciamo che è un rapporto un po’ particolare e a volte complicato. Possiamo dire che la natura in generale viene vista come un bene che porta ricchezza, il turismo. Ci sono alcune località che sono a stretto contatto con i turisti e i lodge (centri di villeggiatura). Se ci sono turisti queste persone possono portare il cibo sulla tavola delle loro famiglie, e quindi la natura viene vista come di fondamentale importanza. Dall’altro lato c’è il bracconaggio, anche in questo caso il motivo principale è il denaro, e il più delle volte è legato alla povertà. In entrambi i casi è il denaro che guida la conservazione o la distruzione della natura in queste zone. Tuttavia, dobbiamo comprendere che è una realtà completamente differente dalla nostra, in cui la sopravvivenza sta al primo posto.

Tornando al percorso che hai dovuto affrontare, quali aree disciplinari hai studiato per diventare guida safari?

Al di là degli animali in generale con studi sul campo e teorici, il corso era basato su 17 moduli in cui verteva l’esame della F.G.A.S.A. (Field Guides Association of Southern Africa) che si occupa di dare degli standard per la promozione delle guide safari. Tra questi 17 moduli, oltre agli animali, c’era geologia, meteorologia, etologia, storia culturale del luogo, conservazione, erboristeria… insomma, il corso copriva tutti gli aspetti che una guida safari deve conoscere per fare il suo lavoro.

Qual è stato l’episodio che ti ha colpito di più durante la tua esperienza?

Un giorno stavamo studiando tracking, quindi il tracciamento degli animali. In particolare, stavamo seguendo dei ghepardi. Le impronte erano molto fresche. Abbiamo sentito uno schianto e ci siamo affrettati per scoprire cosa fosse. Appena girato l’angolo abbiamo visto i ghepardi che avevano appena abbattuto un impala. La scena si svolge a pochi metri da noi e all’inizio fu una scena molto cruda, ma si trasformò presto in emozione. Vedere la natura che fa il proprio percorso a pochi metri di distanza è davvero emozionante!

Da guida safari, cosa consiglieresti ai futuri visitatori di queste delicatissime aree naturali?

Queste zone non sono zoo. Gli animali  non sono abituati alla presenza dell’uomo e ogni nostra azione si può ripercuotere su di loro. Se un animale spreca energie a scappare, perché viene infastidito da qualche turista, può rischiare di essere mangiato da qualche predatore o essere stanco per cacciare! Non bisogna rispettare solo l’animale iconico, come per esempio il leone, ma qualsiasi animale e pianta presenti! Lo status selvatico deve rimanere tale e ogni nostra azione ha delle conseguenze.

Cosa vorresti dire alle future guide safari?

Scegliete un corso che vi permetta di studiare e lavorare in ambienti diversi, dalle zone aride a quelle umide, così da ampliare la vostra conoscenza! E se il vostro sogno è fare la guida safari, non fermatevi davanti a nulla! Il costo è abbastanza importante, ma se avete la possibilità economica e lo volete davvero fare non fermatevi solo perché avete paura di non parlare bene l’inglese, o perché la cultura è diversa. Sono tutte esperienze fantastiche che vi porterete con voi in futuro!

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