La Community italiana per le Scienze della Vita

Cos’è la citizen science?

La scienza dei cittadini e il suo contributo al progresso scientifico

Citizen science, scienza dei cittadini o scienza collaborativa, è una modalità di ricerca che coinvolge persone non formate in ambito scientifico[1, 4].

È un approccio di crescente interesse e applicazione che contribuisce in modo importante a molte branche di ricerca, come lo studio della crisi climatica e il monitoraggio di molte specie animali e vegetali[2, 5]. In particolare, la citizen science è esplosa nel 2020, quando la pandemia ha limitato la possibilità di ricerche sul campo e ha fornito uno sfogo a molte persone in lockdown, che hanno iniziato a cimentarsi in progetti di scienza partecipata tramite computer o telefono. Ne è stato un esempio l’esperimento “#lascienzasulbalcone“, che ha permesso di misurare l’inquinamento luminoso nel nostro paese[3].

Cos’è la citizen science?

Secondo il Cambridge English Dictionary, la citizen science è “il lavoro scientifico, come la raccolta di informazioni, effettuata da persone comuni senza qualificazioni speciali, per aiutare il lavoro degli scienziati”[4]. Sembra che questa pratica risalga ai primi del Novecento, quando la National Audubon Society, organizzazione ambientale statunitense dedicata alla conservazione degli uccelli, iniziò a chiedere ai cittadini di contribuire a una conta annuale per il monitoraggio degli uccelli (Christmas Bird Count)[2].

I progetti di citizen science sono sfruttati soprattutto in ambito naturalistico e ambientale, ma anche in medicina, genetica, fisica, astronomia, geologia, sociologia, ingegneria, esobiologia e altre branche scientifiche[2, 3, 5, 6].

Tipi di scienza collaborativa

Esistono tre tipi di citizen science, in cui le persone possono essere più o meno attive e coinvolte nella raccolta, nell’elaborazione e nell’analisi di dati scientifici[2].

  • Nella co-created citizen science, le persone collaborano con i ricercatori nello sviluppo della ricerca su più livelli, dalla sua creazione ai passaggi successivi. Ne è un esempio l’iniziativa PROMS, guidata dall’Associazione Italiana Sclerosi Multipla, in cui le persone con sclerosi multipla partecipano alla ricerca sulla malattia[2, 6].
  • Nei progetti di crowd-sourcing, i cittadini mettono a disposizione dei ricercatori computer, telefoni e altri oggetti che aiutano passivamente nella raccolta o nell’elaborazione di dati. Ne sono un esempio i dispositivi indossabili che aiutano la ricerca in ambito medico e i progetti “@home”. Uno dei più noti e tra i primi ad aver raggiunto un vasto pubblico è Folding@home, in cui gli scienziati, per velocizzare l’elaborazione di grandi moli di dati, sfruttano la potenza di calcolo dei computer di chiunque voglia collaborare al progetto[2, 6].
  • Nella citizen science più classica, le persone contribuiscono tramite la raccolta dei dati, ad esempio tramite app che monitorano l’inquinamento (come NoiseTube per l’inquinamento acustico) o la condivisione di foto (come per il monitoraggio delle specie con iNaturalist e Ornitho)[2, 3].

A cosa serve la citizen science?

Il più grande vantaggio della partecipazione dei cittadini alla ricerca scientifica è la produzione di grandi moli di informazioni[2]. Ad esempio, senza il contributo dei volontari, sarebbe impossibile monitorare in modo estensivo e costante spostamenti di animali o cambiamenti climatici[5]. Inoltre, i cittadini aiutano a elaborare quantità di dati che altrimenti sarebbero impenetrabili. Questo, installando software che fanno elaborare dati ai computer quando non sono in uso, ma anche tramite l’uso di giochi di citizen science, come nel caso di Genigma, con il quale si elaborano geni per aiutare la comprensione del cancro[6].

Il coinvolgimento attivo dei volontari nella ricerca consente anche scambi di punti di vista che arricchiscono gli scienziati. In tutti questi modi, la scienza dei cittadini produce conoscenza che altrimenti non potrebbe esistere[1, 2].

La scienza amica e la scienza democratica

La citizen science ha anche il grande merito di avvicinare la scienza a persone che ne diffidano. In tal modo, può anche migliorare comportamenti dannosi o pericolosi. Ad esempio, i volontari di un progetto di Citizen Science a tema ambientale possono autosensibilizzarsi e ridurre il proprio impatto ambientale e saranno pronti, a loro volta, a sensibilizzare altri sul tema[2].

Ma la maggiore conoscenza scientifica ha anche un risvolto più forte. Secondo la European Citizen Science Association (ECSA), la scienza collaborativa migliora la democrazia, perché rende i cittadini più formati e sensibilizzati laddove occorre prendere decisioni che richiedono competenze scientifiche. Decisioni che siamo chiamati sempre più spesso a prendere: ad esempio, eutanasia, uso di cannabis e sfruttamento dell’energia nucleare sono tutti temi di grande impatto su tutti che richiedono di essere ponderati grazie a nozioni scientifiche[2, 7].

«Tanto la scienza ha oggi bisogno della democrazia quanto la democrazia ha bisogno della scienza.»

Umberto Cerroni

Limiti della scienza dei cittadini

La citizen science non è esente da critiche nella comunità scientifica, soprattutto per quanto riguarda l’attendibilità. Diversi autori sostengono che persone non formate in ambiti scientifici potrebbero raccogliere o elaborare i dati in un modo che vi immette degli errori. Per questa ragione, è fondamentale che i cittadini siano informati correttamente su quanto è loro richiesto[2].

Vi sono anche dei dilemmi etici: dal momento che i dati sono forniti da tutti i partecipanti, quanto devono essere estesi i riconoscimenti? Un problema che aggrava un’ulteriore tematica: il problema del coinvolgimento. Spesso è difficile trovare i volontari, soprattutto in progetti a livello locale, e capita che quelli coinvolti abbandonino la ricerca perché non sufficientemente motivati[2].

I dieci principi della citizen science

Per limitare gli svantaggi della scienza dei cittadini, un gruppo internazionale di ricercatori ha individuato dieci principi che garantiscono e comprovano la qualità dei progetti di scienza collaborativa. In particolare, è possibile suddividere queste indicazioni in due macrocategorie.

Il ruolo della citizen science e dei cittadini

I primi punti definiscono il significato e i contributi della scienza dei cittadini, specificando il ruolo che le persone hanno in questi progetti e i benefici che ne ricavano[1].

  • I progetti di scienza dei cittadini coinvolgono attivamente i cittadini in attività scientifiche che generano nuova conoscenza o comprensione. I cittadini possono agire come contributori, collaboratori o come leader di progetto e avere un ruolo significativo.
  • I progetti di citizen science danno veri e propri risultati scientifici. Ad esempio, rispondere a una domanda di ricerca o informare per interventi di conservazione, scelte di gestione o politica ambientale.
  • Sia gli scienziati professionisti sia i citizen scientist traggono vantaggio dalla partecipazione a questi progetti. I vantaggi possono includere la pubblicazione di risultati di ricerca, opportunità di apprendimento, piacere personale, benefici sociali, soddisfazione attraverso il contributo all’evidenza scientifica per, ad esempio, affrontare questioni locali, nazionali e internazionali e, attraverso di esse, la possibilità di influenzare le politiche.
  • I volontari possono, se lo desiderano, partecipare a più fasi del processo scientifico. Questo può includere lo sviluppo della domanda di ricerca, la progettazione del metodo, la raccolta e l’analisi dei dati e la comunicazione dei risultati.

Aspetti etici

La seconda parte dei principi della citizen science definisce regole a tutela dei diritti dei volontari che partecipano al progetto[1].

  • I citizen scientist ricevono feedback dal progetto. Ad esempio, su come i loro dati sono utilizzati e su quali esiti scientifici, politici o sociali comportano.
  • La citizen science è considerata un approccio di ricerca come un altro, con limitazioni e bias che devono essere considerati e controllati. Tuttavia, a differenza degli approcci di ricerca tradizionali, la scienza dei cittadini offre opportunità per un maggiore coinvolgimento pubblico e per la democratizzazione della scienza.
  • I dati e i metadati del progetto di scienza collaborativa sono resi pubblici e, ove possibile, i risultati sono pubblicati in formato open access. La condivisione dei dati può avvenire durante o dopo il progetto, a meno che non vi siano problemi di sicurezza o privacy che lo impediscano.
  • I citizen scientist ricevono riconoscimenti nei risultati e nelle pubblicazioni del progetto.
  • I progetti di scienza dei cittadini sono valutati in base ai loro risultati scientifici, alla qualità dei dati, all’esperienza dei partecipanti e all’impatto più ampio sulla società o sulle politiche.
  • I leader dei progetti di scienza collaborativa prendono in considerazione questioni legali ed etiche relative a copyright, proprietà intellettuale, accordi di condivisione dei dati, riservatezza, attribuzione e impatto ambientale di qualsiasi attività.
citizen science, open data e open access
La citizen science è considerata uno degli elementi della open science. Immagine rielaborata da Jolanda Serena Pisano per BioPills da Editorial – OSPA.

Dove trovare progetti di citizen science

I progetti di scienza dei cittadini sono centinaia e in costante aggiornamento. Siti dove è possibile cercarli, selezionandoli in base al periodo di attività, ai paesi coinvolti e alla possibilità di contribuire da casa sono[3, 5, 6]:

Segnaliamo, inoltre, le iniziative di scienza dei cittadini del MUSE di Trento e la pagina di Wikipedia sui progetti di citizen science.

Referenze

  1. Stockholm Environment Institute, 2018. Ten principles of citizen science.
  2. Valentina Meschia, 2016. Citizen science: la scienza di tutti. Scienza in rete.
  3. Il Post, 2021. È stato un grande anno per la scienza partecipata.
  4. Cambridge English Dictionary, meaning of citizen science in English. Cambridge University Press.
  5. Jolanda Serena Pisano, 2021. App di citizen science per il clima e la natura. Colpo di Scienza.
  6. Jolanda Serena Pisano, 2021. Progetti di citizen science per la salute. Colpo di Scienza.
  7. Pietro Greco, 2018. Intervento di Pietro Greco. Riportato su Senato della Repubblica.
Articoli correlati
Commenta