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Cistite batterica: a caccia dell’agente patogeno

La cistite è un’infiammazione acuta o cronica del basso tratto urinario che può essere causata da un danno (per esempio, da tumori, radiazioni o farmaci) o, più comunemente, da un’infezione. In particolare, la cistite batterica è tra le infezioni più comuni: circa una donna su due la sperimenterà almeno una volta nella sua vita[1].

Cosa sono le cistiti batteriche?

Il principale agente patogeno responsabile delle infezioni alla vescica è il batterio Escherichia coli (80-85% dei casi di cistite). Altri comuni agenti responsabili sono Proteus mirabilis, Staphylococcus saprophyticus, Staphylococcus epidermidis, Klebsiella pneumoniae ed Enterococcus faecalis[2]. Sebbene E. coli si trovi fisiologicamente sulla pelle e nell’intestino umani, in un rapporto mutualistico, questo batterio può causare infezioni una volta entrato nella vescica attraverso l’uretra (Fig. 1)[3].

Infezione della vescica provocata da batteri. Credit to: Infezione della vescica provocata da batteri. Credit to
Cistite batterica. Immagine da Terlizzi M.E., Gribaudo G., & Maffei M.E., 2017. UroPathogenic Escherichia coli (UPEC) Infections: Virulence Factors, Bladder Responses, Antibiotic, and Non-antibiotic Antimicrobial Strategies. Front. Microbiol. 8:1566. Doi: 10.3389/fmicb.2017.01566, condivisa secondo la licenza CC BY 4.0 DEED.

Una volta insediatosi nella vescica, E. coli può attaccarsi alle pareti di quest’organo e colonizzarle. Nonostante l’attivazione del sistema immunitario, è possibile che i microrganismi riescano a resistere, restando presenti innescando un’infiammazione cronica. Infine, se non trattate tempestivamente, queste infezioni possono spostarsi dalla vescica ai reni (pielonefrite), dove possono causare insufficienza renale e, in casi estremi, anche la morte del paziente[2, 3].

Quali sono i sintomi delle cistiti?

I sintomi principali delle cistiti sono dolore nell’area pelvica, urgenza urinaria, bruciore, sangue nelle urine (ematuria), urine torbide e maleodoranti, brividi e febbre[4]. Durante l’episodio infiammatorio, a seconda della gravità dell’episodio, svolgere le normali attività quotidiane può diventare estremamente difficile, se non impossibile.

Epidemiologia

Le cistiti sono più frequenti nelle donne che negli uomini (con un rapporto di circa otto a uno), per ragioni anatomiche. Infatti, nelle donne, la distanza tra l’ano e l’uretra e la lunghezza di quest’ultima sono più brevi rispetto agli uomini[5], per cui è molto più facile che i batteri risalgano fino alla vescica.

Approssimativamente il 50-60% delle donne riporta almeno un episodio di cistite durante la propria vita, e una su tre avrà bisogno di almeno un trattamento a base di antibiotici entro i 24 anni di età. Inoltre, il 5% di queste donne soffrirà di episodi ripetuti di infezioni. Si parla di cistite ricorrente quando ci sono almeno due episodi comprovati entro sei mesi, o tre infezioni in un anno. Tuttavia, questi dati sono gravemente sottostimati poiché i medici non riportano necessariamente questi casi alle autorità sanitarie[1].

Cause e prevenzione della cistite

Indipendentemente dal sesso del paziente, le principali cause di infezioni alla vescica sono:

  • Rapporti sessuali (“cistite da luna di miele”). Per prevenire queste infezioni, è fondamentale lavarsi e urinare prima e dopo i rapporti e usare lubrificanti e preservativi. È inoltre importante ricordare che le infezioni possono essere continuamente trasmesse da un partner all’altro se entrambi non vengono trattati adeguatamente. Pertanto, è responsabilità di entrambi testarsi per infezioni sessualmente trasmissibili o del tratto urinario (anche in caso di asintomaticità)[6].
  • Scorretta pulizia dell’area: bisogna lavarsi andando dall’uretra verso l’ano e non viceversa. Inoltre, non bisogna usare prodotti sanitari aggressivi nell’area genito-urinaria.
  • Uso di cateteri urinari: sono la prima causa di infezioni contratte in ospedale[7].
  • Calcoli renali[8];
  • Uso di diaframmi e spermicidi per la contraccezione, che vanno ad uccidere la flora vaginale[9].
  • Alterazioni ormonali: specialmente dopo la monopausa, a causa della riduzione della quantità di estrogeni prodotti e rilasciati[10].

Infine, per i soggetti a rischio di ricadute, è molto importante bere molta acqua (almeno 8 bicchieri al giorno) durante la giornata e urinare spesso; ciò ridurrà le possibilità di dare il tempo ai batteri di colonizzare uretra e vescica.

Trattamento della cistite

I metodi tradizionalmente utilizzati per il trattamento dell cistiti si basano sulle terapie antibiotiche. Tuttavia, il tipo e la durata del trattamento, devono essere valutati da un professionista sanitario.

Per cui, in caso si percepiscano le prime avvisaglie di una cistite, è fondamentale rivolgersi ad un medico per poter eseguire un’esame colturale dell’urina (antibiogramma) e assumere farmaci per alleviare i sintomi (per esempio paracetamolo o ibuprofene).

Una terapia mirata e seguita correttamente è fondamentale per debellare l’infezione il prima possibile, evitando aggravamenti della patologia, e per evitare l’insorgenza dell’antibiotico-resistenza.

E quando l’urinocoltura è negativa?

Il metodo dell’urinocoltura, la coltura standard delle urine, è in uso da decenni; tuttavia, vi sono seri dubbi sulla sua accuratezza nel rilevare tutte le infezioni batteriche della vescica.

Limiti diagnostici

Secondo la pratica clinica, un patogeno deve essere rilevato a una densità di almeno 105 CFU/ml (unità che formano colonia per millilitro) per considerare positivo il risultato dell’esame. Tuttavia, studi hanno dimostrato che questo metodo potrebbe non essere sufficiente per diagnosticare tutte le infezioni, suggerendo l’implementazione di protocolli più sensibili[11]. È stato inoltre suggerito di usare come soglia minima di 102 CFU/ml per le persone con dolore alla minzione.

Infezioni atipiche

L’urinocoltura standard è ideale per la crescita e l’identificazione di organismi aerobici comuni come Escherichia coli, Staphylococcus saprophyticus, Klebsiella pneumoniae e Proteus mirabilis. Tuttavia, non è adeguata per la rilevazione di organismi atipici, come nel caso di pazienti affetti da infezioni da Candida, tubercolosi genitourinaria e organismi anaerobi[11].

Vediamo queste infezioni più nel dettaglio:

  • La candiduria, caratterizzata dalla presenza di Candida spp. nelle urine, viene spesso sottovalutata, ma può causare gravi complicazioni e persino morte del paziente se particolarmente debilitato[12]. In questo caso, è importante che il medico richieda colture urinarie specifiche per la sua ricerca. I farmaci di elezione sono amfotericina B e fluconazolo.
  • Un’altra infezione urinaria spesso non considerata è la tubercolosi (TB) genitourinaria, la cui coltura richiede tempi lunghi (otto settimane) e può causare ritardi nella diagnosi e trattamento. Negli Stati Uniti, la TB genitourinaria è la terza più comune presentazione della tubercolosi extrapolmonare. Tecniche come la PCR possono fornire diagnosi molto più rapide e sensibili[13].
  • I batteri anaerobi come quelli dei generi Lactobacillus, Clostridium, Bacteroides, Peptostreptococcus e Peptococcus talvolta sono una causa trascurata di infezioni urinarie[14]. Sebbene questi batteri siano presenti nella normale flora batterica, possono causare infezioni in presenza di anomalie anatomiche. La ricerca di questi organismi dovrebbe essere sempre fatta sui pazienti che hanno sintomi di infezioni urinarie con visualizzazione di batteri al microscopio ma colture standard negative.
  • Altri microrganismi, come Ureaplasma spp. e Mycoplasma hominis, possono causare infezioni urinarie e richiedono terreni di coltura specifici o PCR per la loro identificazione[15].
  • Anche il parassita schistosoma (S. haematobium) può causare infezioni urinarie.  Queste infezioni sono prevalentemente presenti in regioni tropicali e subtropicali del mondo; quindi, particolare attenzione va fatta se si visitano aree dove il parassita è endemico e quando si entra a contatto con acque contaminate. Lo schistosoma può penetrare nel corpo umano attraverso la pelle, rilasciando uova che vanno a insidiarsi in diversi tessuti del corpo, come nel cervello, nei muscoli o nella zona genito-urinaria, provocando infiammazioni, ulcerazioni, polipi e sanguinamento. La diagnosi avviene attraverso la ricerca delle uova nelle urine e nei tessuti della vescica o la ricerca di anticorpi specifici nel sangue[16].

In conclusione, la ricerca di microrganismi atipici è essenziale nei pazienti con sintomi di cistiti persistenti, specialmente quando le colture batteriche risultano negative. Ignorare queste infezioni croniche può innescare complicazioni gravi e debilitanti nel sistema urinario, contribuendo a un quadro clinico caratterizzato da dolore cronico e disabilità che ridurrà il benessere del paziente.

Referenze

  1. Medina M. & Castillo-Pino E., 2019. An introduction to the epidemiology and burden of urinary tract infections. Ther Adv Urol 2;11:1756287219832172. Doi:10.1177/1756287219832172.
  2. Qiao L.-D. et al., 2012. Characteristics of urinary tract infection pathogens and their in vitro susceptibility to antimicrobial agents in China: data from a multicenter study. BMJ Open 2013;3:e004152. Doi:10.1136/bmjopen-2013-004152.
  3. Sihra N. et al., 2018. Nonantibiotic prevention and management of recurrent urinary tract infection. Nat Rev Urol 15, 750–776. Doi:10.1038/s41585-018-0106-x.
  4. Dickson K. et al., 2024. Lower Urinary Tract Inflammation and Infection: Key Microbiological and Immunological AspectsJ. Clin. Med. 13, 315. Doi:10.3390/jcm13020315.
  5. Czajkowski K. et al., 2021. Urinary tract infection in women. Prz Menopauzalny. 20(1):40-47. Doi:10.5114/pm.2021.105382.
  6. Albracht C.D. et al., 2021. Sex effects in pyelonephritis. Pediatr Nephrol 36, 507–515. Doi:10.1007/s00467-020-04492-9.
  7. Anggi A. et al., 2019. Risk Factors for Catheter-Associated Urinary Tract Infection and Uropathogen Bacterial Profile in the Intensive Care Unit in Hospitals in Medan, Indonesia. Open Access Maced J Med Sci 7(20):3488-3492. Doi:10.3889/oamjms.2019.684.
  8. Bichler K.-H. et al., 2002, Urinary infection stones. International Journal of Antimicrobial Agents 19(6): 488-498. Doi:10.1016/S0924-8579(02)00088-2.
  9. Fihn S. D. et al., 1996. Association between Use of Spermicide-coated Condoms and Escherichia coli Urinary Tract infection in Young Women. American Journal of Epidemiology 44(5): 512–520. Doi:10.1093/oxfordjournals.aje.a008958.
  10. Bruyère F. et al., 2013. Recurrent cystitis in post-menopausal patients more or less than 65years of age. Médecine et Maladies Infectieuses 43(4):185-188. Doi:10.1016/j.medmal.2013.01.002.
  11. Xu R. et al., 2021. A New Gold Rush: A Review of Current and Developing Diagnostic Tools for Urinary Tract Infections. Diagnostics 11, 479. Doi:10.3390/diagnostics11030479.
  12. Dias V., 2020. Candida species in the urinary tract: is it a fungal infection or not? Future Microbiology 15(2). Doi:10.2217/fmb-2019-0262.
  13. Merchant S. et al., 2013. Tuberculosis of the genitourinary system-Urinary tract tuberculosis: Renal tuberculosis-Part I. Indian J Radiol Imaging 23(1):46-63. Doi:10.4103/0971-3026.113615.
  14. Boyanova L. et al., 2022. Urinary tract infections: Should we think about the anaerobic cocci?. Anaerobe, 77. Doi:10.1016/j.anaerobe.2021.102509.
  15. Mostafa M.M., et al., 2022, Updates on Sexually Transmitted Urethro-cystitis. Curr Bladder Dysfunct Rep, 17, 149–154. Doi:10.1007/s11884-022-00659-2.
  16. Lee Y. et al., 2020. Case Report of Urinary Schistosomiasis in a Returned Traveler in KoreaKorean J Parasitol 58(1):51-55. Doi:10.3347/kjp.2020.58.1.51
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