Cetacei: evoluzione e diversità dei mari italiani

I cetacei sono, per la loro intelligenza e simpatia, tra i gruppi animali meglio conosciuti e amati al mondo; andando oltre al fascino che già possiedono nei confronti del pubblico, questi animali sono però anche uno straordinario esempio evolutivo e di diversità, colonizzando i mari di tutto il mondo (e anche quelli italiani) con 85 specie conosciute. Approfondiamo, dunque, qualche aspetto della storia evolutiva di quest’ordine, ed esploriamo la diversità dei cetacei presenti nei mari di casa nostra.

Cetacei: storia evolutiva

Come è ben noto, i cetacei, pur essendo straordinariamente adattati alla vita acquatica, sono dei mammiferi, e condividono con noi tutte le caratteristiche che contraddistinguono la classe dei mammiferi.

Una di queste caratteristiche è lampante: i cetacei respirano ossigeno dall’atmosfera, e sono dunque dotati di polmoni, e non di branchie.

Altre caratteristiche dei mammiferi presenti nei cetacei sono meno evidenti: questi animali presentano pelo (seppur estremamente ridotto), partoriscono piccoli vivi e possiedono ghiandole mammarie con cui li allattano, e hanno un movimento verticale (dall’alto verso il basso) della colonna vertebrale, e non orizzontale (da destra a sinistra) come quello dei pesci.

I cetacei sono dunque mammiferi a tutti gli effetti, e come tali derivano da animali terrestri, che solo successivamente hanno colonizzato le acque; questo ritorno dalla terra all’acqua è avvenuto diverse volte in molti gruppi di vertebrati: pensiamo, ad esempio, alle tartarughe marine, o ad altri mammiferi come le foche, tutti animali con antenati terrestri.

Pakicetus, da wikipedia
Pakicetus, da wikipedia

Nel caso dei cetacei, il primo fossile sicuramente correlato a quest’ordine è quello del Pakicetus (di 50 milioni di anni fa), un genere di animali delle dimensioni di un lupo, e di abitudini terrestri, ma che presenta un orecchio interno con caratteristiche inequivocabilmente riconducibili al gruppo dei cetacei.

Di poco successivo è il genere Ambulocetus (letteralmente “balena che cammina”, 49 milioni di anni fa), costituito da animali anfibi dallo stile di vita probabilmente simile a quello dei coccodrilli. La colonizzazione dei mari da parte di questi animali fu quindi repentina, favorita probabilmente dalle nicchie ecologiche lasciate vuote dai grandi rettili marini estintisi assieme ai dinosauri (65 milioni di anni fa). Da quel momento si assistette alla comparsa di numerose specie di cetacei completamente adattati alla vita acquatica (tra cui il celebre Basilosaurus), dalle quali si sono evoluti i cetacei attuali.

Cetacei: diversità dei mari italiani

I cetacei attuali sono suddivisi in misticeti e odontoceti: i primi comprendono le cosiddette “balene”, caratterizzate dalla presenza di fanoni e di uno sfiatatoio con due narici, mentre gli odontoceti comprendono i cetacei dotati di veri denti (ad esempio i delfini), caratterizzati da uno sfiatatoio con una sola narice (la sinistra) e dalla capacità di utilizzare i suoni per orientarsi in acqua (ecolocalizzazione).

Nei mari italiani sono presenti regolarmente otto specie di cetacei, sette odontoceti e un misticete, più altre specie presenti solo occasionalmente.

Misticeti

L’unico misticete presente regolarmente nei mari italiani è la balenottera comune (Balenoptera physalus), che, raggiungendo i 25 metri di lunghezza e le 70 tonnellate, è il secondo animale più grande al mondo. Vive in alto mare, dove la profondità raggiunge i 2000 metri, e in Italia è presente in particolare nel mar Ligure (dove è presente un’area protetta internazionale per i mammiferi marini, il santuario Pelagos) e nel mar Tirreno.

Odontoceti

  • Stenella striata (Stenella coeruleoalba): è il più diffuso tra i cetacei nei mari italiani; si tratta di un delfino di circa 2,5 metri, caratterizzato da una striatura nera sui lati del corpo. E’ diffuso un po’ ovunque nei nostri mari, a patto che la profondità raggiunga i 700-1000 metri.
  • Tursiope (Tursiops truncatus): è il delfino che tutti conosciamo. Di colore grigio, raggiunge i 3,5 metri di lunghezza, ed è un tipico abitante delle acque poco profonde; è dunque diffuso lungo le coste, e particolarmente abbondante nel mar Adriatico, ed è il delfino più presente nei delfinari.
  • Delfino comune (Delphinus delphis): per dimensioni e caratteristiche è simile alla stenella striata, con cui spesso forma gruppi misti. A discapito del suo nome, è diventato molto raro nel Mediterraneo, probabilmente a causa della competizione con l’uomo per le risorse ittiche. Nei mari italiani è ancora avvistabile nel canale di Sicilia e nel mar Ionio.
  • Capodoglio (Physeter macrocephalus): potendo raggiungere i 20 metri, è il secondo animale più grande della fauna italiana, ma non si tratta di una balena in senso stretto, in quanto presenta denti e non fanoni. Reso celebre dal romanzo “Moby Dick”, in cui la famosa balena bianca è proprio un capodoglio, è campione di apnea, potendo raggiungere i 3000 metri di profondità e trattenendo il respiro per oltre due ore. E’ un abitante della scarpata continentale, il tratto di mare dove la profondità aumenta notevolmente, sulla quale caccia prevalentemente calamari. E’ particolarmente diffuso nel mar Ligure, nel mar Tirreno e nello Ionio.
  • Zifio (Ziphius cavirostri): è una specie molto elusiva, che passa la maggior parte del tempo in immersione. Raggiunge i sette metri di lunghezza, ed è particolarmente sensibile all’inquinamento acustico, che può causare spiaggiamenti di massa in questa specie.
  • Grampo (Grampus griseus): un delfino di circa 2,5 metri di lunghezza, è caratterizzato dalle striature presenti sul corpo, prodotte da altri esemplari nelle interazioni sociali. Come il capodoglio è una animale di scarpata, e si nutre di cefalopodi.
  • Globicefalo (Globicephala melas): si tratta di animali dal caratteristico colore nero e dalla testa globosa, che arrivano ai 7 metri di lunghezza. Estremamente socievoli, interagiscono spesso con le barche. Nel Mediterraneo sono diffusi a ridosso dello stretto di Gibilterra, e sono quindi rari nei mari italiani.

Oltre a queste specie, regolarmente osservabili nei mari italiani, sono presenti altre specie riportate solo occasionalmente: tra queste alcuni misticeti come la megattera o la balenottera minore, e odontoceti come l’orca (presente con una popolazione stabile a ridosso dello stretto di Gibilterra).

Tutte queste specie, regolari e non, sono minacciate dall’uso di reti da pesca (spesso illegali), nelle quali questi animali rimangono spesso impigliati, dal depauperamento delle risorse ittiche, dalle collisioni con le grandi navi e dall’inquinamento, sia chimico che acustico.

Video

Per approfondire: Santuario Pelagos per i mammiferi marini: http://www.sanctuaire-pelagos.org/It/specie-it

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