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Cervo rosso: biologia ed ecologia

Il cervo rosso (Cervus elaphus) è un mammifero molto diffuso sull’arco alpino e in generale in tutta Europa. Nel seguente articolo andremo a scoprire in dettaglio le caratteristiche di questo splendido ungulato che, grazie alla sua stazza e alla presenza di un palco di dimensioni notevoli, si è guadagnato gli appellativi di “re della foresta” e “cervo nobile“.

Morfologia e aspetto del cervo rosso

Il cervo rosso deve il suo nome al caratteristico colore bruno-rossastro del mantello estivo, che con l’inizio dell’inverno assume una colorazione sempre più tendente al grigio-brunastro.

Le differenze tra i due sessi in termini di dimensioni e aspetto sono notevoli. Le femmine sono decisamente più piccole dei maschi e hanno una corporatura meno massiccia. Nel maschio, gran parte del peso corporeo si concentra nella parte anteriore del corpo, che vede tra l’altro la presenza di un palco notevolmente ramificato ed allargato sopra il capo.

Peso

Come già accennato, le dimensioni corporee del cervo rosso variano notevolmente tra i due sessi. Nei maschi, il peso oscilla tra i 100 e i 300 kg e nelle popolazioni dell’Europa centro-orientale arriva a raggiungere i 350 kg. Nelle femmine, invece, il peso medio oscilla tra i 70 e 130 kg[3].

Generalmente nei maschi il peso continua ad aumentare fino agli 8-9 anni di età, mentre nelle femmine la crescita si arresta con il raggiungimento del quarto anno. È comunque da tenere in considerazione che, in ambienti ricchi di alimenti e caratterizzati da stagioni invernali meno aspre, vengono raggiunti pesi maggiori ed a un’età inferiore.

Mantello

Nel corso di un anno il mantello del cervo subisce due mute, grazie alle quali la consistenza del pelame si adegua alle condizioni climatiche delle stagioni estive ed invernali. Nel periodo estivo i cervi sono caratterizzati dalla presenza di un mantello di colore bruno-rossastro, ad eccezione delle zone ventrali e perianali che sono gialle-biancastre.

Nei mesi di settembre ed ottobre, con il calo delle temperature, la muta trasforma il colore del mantello in bruno-grigiastro, rendendolo anche molto più folto e pesante. Anche durante la stagione invernale, la colorazione dell’area perianale, detta “specchio”, rimane biancastra. Quest’ultima caratteristica risulta essere molto utile durante la fuga dai predatori, in quanto aiuta i membri del branco a mantenere il contatto visivo tra di loro.

cervo rosso in autunno
Cervo rosso in autunno. Si nota molto bene la colorazione grigio-brunastra del mantello. (fonte: Pixabay)

Non sono evidenti particolari differenze nella colorazione tra maschio e femmina, che vengono distinti per lo più in base alla dimensione corporea e alla presenza del palco.

Palco

Nel cervo, il palco (o trofeo) è una struttura che viene unicamente portata dai maschi. È costituita da due stanghe ossee  ramificate che vengono perse e riformate periodicamente. Il palco di un cervo adulto raggiunge dimensioni notevoli che superano il metro di lunghezza e gli 8 chilogrammi di peso.

Alla base del palco è presente una struttura ingrossata che prende il nome di rosa, la quale funge da punto di connessione tra la stanga e l’escrescenza ossea permanente che supporta l’intero trofeo e che rimane comunque sempre nascosta al di sotto della pelle. Ogni stanga presenta poi tre ramificazioni di lunghezza via via decrescente, dette rispettivamente pugnale, ago e mediano. L’estremità superiore è detta punta della forca, o della corona, a seconda che sia costituita rispettivamente da due o tre punte[3].

palco di cervo rosso
Stanga singola di un palco di cervo rosso. (Fonte: Pixabay)

In generale, la forma e le dimensioni complessive del palco variano in base ad età e caratteristiche genetiche dell’animale, anche se in alcuni casi sono fortemente condizionate dallo stato di benessere e dalla qualità dell’ambiente di vita.

Ogni anno, tra i mesi di febbraio ed aprile, il palco viene perso per poi ricrescere poco dopo, attraverso un processo di sviluppo talvolta anche doloroso per l’animale. L’estensione del palco raggiunge il livello massimo in corrispondenza del periodo degli amori, dato che viene utilizzato come carattere sessuale per attirare le femmine e per competere con gli altri maschi.

Distribuzione ed habitat

Il cervo rosso è un animale abbastanza plastico, che riesce quindi ad adattarsi facilmente ad ambienti anche molto differenti tra di loro. Infatti, prima che l’intervento dell’uomo portasse a un notevole decremento della sua popolazione, l’areale si estendeva dal livello del mare fino ai 2700 metri di quota delle vette alpine. A questo proposito i nuclei più grandi si trovano sulle Alpi, in Norvegia e lungo il bacino del Danubio, anche se la specie è ben presente anche in Scozia, Spagna e Francia.

Il cervo rosso in Italia

Attualmente in Italia il più grande areale a disposizione del cervo è situato sull’arco alpino, dalla provincia di Cuneo fino a quella di Udine. È presente in 21 provincie differenti e sull’Appennino sono individuabili tre nuclei ben differenziati tra di loro e per lo più derivanti da processi di reintroduzione artificiale: il primo è in corrispondenza delle provincie di Bologna, Firenze e Prato, il secondo nel Parco Nazionale d’Abruzzo e il terzo attorno al massiccio montuoso della Maiella. La specie risulta poi presente nelle aree settentrionali e meridionali della Sardegna, anche qui in seguito a progetti di reintroduzione condotti negli anni Novanta.

In Italia il cervo rosso è una specie regolarmente cacciata (ad eccezione delle aree appenniniche meridionali e in Sardegna) e la consistenza numerica è stimata attorno ai 68.000 individui[1].

Habitat

Il cervo rosso è solito abitare grandi aree boscate a quote che vanno dal livello del mare all’orizzonte alpino. Data la notevole stazza dell’animale e le rilevanti esigenze alimentari, i complessi forestali che vengono occupati sono caratterizzati da boschi misti molto ben strutturati, con una buona percentuale di latifoglie come ad esempio il faggio e la quercia. In ogni caso, è molto comune trovare dei cervi anche in boschi puri di conifere come abeti e larici, caratteristici delle aree alpine situate alle quote maggiori.

È molto importante la presenza di ruscelli, stagni ed in generale di fonti d’acqua dolce per l’abbeveramento e anche per il controllo della temperatura corporea, la quale viene abbassata durante la stagione estiva con dei veri e propri bagni. Durante l’anno il cervo può compiere migrazioni anche importanti tra le aree in cui passa l’estate, generalmente localizzate a quote maggiori, e quelle di svernamento, situate a quote inferiori e su versanti con esposizioni più favorevoli[2].

A differenza di altri ungulati, il cervo è molto sensibile ai disturbi apportati dall’uomo e dalle sue attività. Impianti turistici e grandi strade, infatti, limitano notevolmente l’espansione dell’areale del cervo che preferisce concentrarsi in zone più tranquille e meno antropizzate.

Alimentazione

Il cervo, essendo un ruminante, è in grado di digerire in maniera abbastanza efficiente le fibre contenute all’interno degli alimenti vegetali che ingerisce. Rispetto ad altri cervidi, il suo comportamento alimentare è molto più da pascolatore che da brucatore di fogliame. Infatti, in condizioni favorevoli, più del 65% della dieta è costituito da vegetazione dello strato erbaceo, mentre il restante 35% da gemme, rami, foglie e cortecce di alberi e arbusti[3].

Se la disponibilità di cibo lo consente, il cervo risulta essere piuttosto selettivo e quindi si concentra su alcune classi di alimenti che gradisce particolarmente o che risultano essere convenienti da un punto di vista energetico. In ogni caso, l’alimentazione tende ad essere stagionale: in estate e in primavera il cervo predilige lo strato medio basso della vegetazione boschiva, mentre in autunno ed in inverno si accontenta di foglie secche, rovi, edera e apici legnosi dei giovani arbusti.

Comportamento e socialità

Il cervo rosso è un animale piuttosto sociale che tende ad aggregarsi in branchi di numero variabile, associandosi per lo più ad individui dello stesso sesso. Il numero di cervi presenti all’interno di un determinato gruppo varia in base al periodo dell’anno che si considera e anche in funzione dell’ambiente. Infatti, i gruppi più numerosi si trovano in aree aperte in cui gli animali sono meno protetti dalla vegetazione; in questo caso, la formazione di grandi branchi rappresenta una strategia di difesa nei confronti dei predatori.

I gruppi femminili si possono considerare come delle strutture abbastanza stabili dato che la numerosità rimane costante per tutto l’anno ad eccezione della tarda primavera, quando le femmine gravide si allontanano per partorire in tranquillità. I maschi vivono per gran parte dell’anno in branchi generalmente meno numerosi. Una volta compiuti i due anni di età tendono a separarsi dal gruppo della propria madre per aggregarsi con altri individui della stessa età e formare branchi di tre o quattro individui. I rapporti tra i maschi sono sempre regolati da una precisa gerarchia in cui dominano gli individui con la stazza maggiore, il palco più pronunciato e l’indole più aggressiva[3].

In generale il cervo rosso è un animale piuttosto attivo,  anche se alterna i momenti di attività a frequenti pause dedicate al riposo o alla ruminazione. Solamente in inverno questi animali sembrano prediligere le ore notturne e crepuscolari per svolgere le loro attività. Anche in questo caso, il disturbo causato dalle attività antropiche può causare non poche anomalie nel comportamento del cervo, che si attiva principalmente all’alba e al tramonto.

Riproduzione

Durante il mese di settembre, in concomitanza con la stagione riproduttiva, i maschi cominciano ad avvicinarsi alle aree occupate dalle femmine, seguendo le tracce olfattive lasciate da queste ultime. Successivamente, verso la fine di settembre e l’inizio di ottobre i maschi cominciano a bramire lanciando dei forti richiami, molto simili a dei muggiti, che vanno a creare dei veri e propri scontri acustici con quelli degli altri individui che si contendono le femmine.

bramito di un cervo rosso
Cervo rosso durante il bramito. (Fonte: Pixabay)

Nel caso in cui lo scontro vocale non basti a definire l’individuo dominante, i maschi organizzano delle vere e proprie parate in cui si esibiscono camminando parallelamente a poca distanza gli uni dagli altri e mostrando tutta la loro fisicità.

Se anche questo non dovesse bastare, allora si arriva allo scontro fisico, che definirà così il maschio che avrà il controllo del campo degli amori e anche del gruppo di femmine in esso presente, detto harem. Successivamente alla conquista, l’harem viene difeso dal maschio possessore, il quale si scontra nuovamente con i maschi che sopraggiungono in quella determinata area.

Le femmine non raggiungono la recettività sessuale in maniera simultanea e gli accoppiamenti avvengono normalmente tra gli ultimi giorni di settembre e i primi di ottobre. L’attività riproduttiva si concentra nelle ore notturne ma in popolazioni poco influenzate dall’attività dell’uomo può svolgersi anche durante il giorno. La gestazione dura dalle 32 alle 34 settimane e dunque i piccoli cerbiatti nascono tra la seconda metà di maggio e la metà di giugno. Al termine del periodo più intenso degli accoppiamenti, i maschi dominanti, sfiniti, lasciano il campo ai più giovani e piano piano si ritirano verso i quartieri invernali

Home range

Con home range si intende l’area che viene occupata da un individuo durante la sua vita. I fattori che influenzano maggiormente l’estensione dell’home range del cervo sono legati al tipo di ambiente occupato, alla disponibilità di cibo e dal periodo stagionale. In un classico ambiente forestale alpino, l’home range varia tra i 400 ettari per le femmine e gli 800 ettari per i maschi. Generalmente, esso si allarga nel periodo primaverile ed autunnale, con estensioni che, in alcuni, casi arrivano oltre i 5000 ettari[3]. Ovviamente, queste dimensioni sarebbero impossibili da raggiungere in inverno, dato che a causa delle notevoli difficoltà nel reperire cibo, i cervi cercano di risparmiare energie.

Conservazione del cervo rosso

Attualmente, in Europa, lo status di conservazione del cervo rosso è in lento ma costante miglioramento, sia in termini di consistenza numerica che di areale distributivo. Inoltre, non rientra all’interno delle specie a rischio di estinzione e non sono presenti particolari minacce se non localmente e solo per alcune sottospecie.

Nonostante questo trend positivo però, la sua distribuzione risulta ancora per lo più frammentata e discontinua[1]. Questo è dovuto al fatto che la sua presenza è legata ad ampi ambienti forestali che però scarseggiano a causa della presenza umana.

Leggi anche: Deforestazione: cause e conseguenze

Sistematica

A livello geografico attualmente si possono distinguere le popolazioni di cervo in due grandi gruppi: quello del cosiddetto wapiti (Cervus canadensis), per lo più diffuso nelle regioni settentrionali dell’Asia e dell’America, e quello del cervo rosso propriamente detto (Cervus elaphus)tipico del continente euroasiatico. A prescindere dalla sottospecie, dal punto di vista sistematico, il cervo rosso è così inquadrato[3]:

Classe: Mammalia
Superordine
: Ungulati
Ordine: Artiodattili
Sottordine: Ruminanti
Famiglia: Cervidi
GenereCervus
SpecieCervus elaphus

La distribuzione del cervo rosso storicamente ha interessato buona parte del continente eurasiatico, favorendo così lo sviluppo di caratteristiche leggermente differenti a seconda dell’ambiente a cui si fa riferimento. Sono infatti molteplici le sottospecie, che attualmente si differenziano per lo più in base a caratteri morfologici.

Conclusioni

Il cervo rosso è un animale che può essere considerato come una specie bandiera (flagship species), ossia una specie che rappresenta un simbolo di naturalità per alcuni degli ecosistemi più sensibili del nostro pianeta e che è in grado di attrarre l’attenzione del pubblico verso le problematiche della conservazione. A tal proposito, risulta fondamentale conoscerne sia le sue potenzialità che le sue vulnerabilità, in maniera tale da incentivarne la presenza anche laddove l’urbanizzazione e i cambiamenti di utilizzo del suolo stanno portando ad un calo drastico della biodiversità.

Referenze

  1. IUCN – Cervus elaphus;
  2. Jarnemo A. et al. 2007, Seasonal migration of male red deer (Cervus elaphus) in southern Sweden and consequences for managementEuropean Journal of Wildlife Research, 327-333;
  3. Mustoni A. et al., Ungulati delle alpi – biologia, riconoscimento, gestione, 2017 – p.195-253, Cles (TN), Italia.
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