I cavalli selvatici variopinti dell’Era glaciale

Ad oggi, l’unico cavallo selvatico sopravvissuto a noi è quella di Przewalski (Equus ferus przewalski), un equino che popola alcune zone della Mongolia. Esso possiede un manto dorsale marrone, con ventre chiaro e una corta criniera scura. Un tempo, però, i colori dei cavalli selvatici erano molto più variabili, alcuni quasi inimmaginabili per una specie selvatica.

Prove dalle pitture rupestri

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Cavalli raffigurati nella grotta spagnola Ekainberri, datate a 15.000 anni fa

La nostra conoscenza sulla colorazione di certi animali del Pleistocene, epoca delle grandi glaciazioni, è basata spesso sulle pitture rupestri degli uomini antichi. Questi prime forme d’arte umana sono state ritrovate in tutta Europa, e hanno permesso di conoscere o presupporre dei dati difficilmente preservabili nei fossili. Le raffigurazioni dei cavalli balzano subito all’occhio: l’animale, oltre che con la tipica livrea dei Przewalski, veniva raffigurato completamente nero, striato e persino maculato. Questi disegni suggeriscono che i cavalli presentassero in epoca preistorica una grande variazione di colore.

Alle prove si aggiungono anche quelle genetiche, che hanno rivelato la presenza di vari genotipi nei cavalli preistorici, responsabili delle variazioni cromatiche del mantello. Le colorazioni di molti cavalli domestici odierni potrebbero non essere dunque risultati della selezione umana, ma una manifestazione di caratteri fenotipici antichi.

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La razza Appaloosa presente un mantello macchiato, molto simile a quello di alcuni cavalli raffigurati nelle pitture rupestri

Colore che vai, ecosistema che trovi

Ancora oggi, il motivo di questa diversità di pattern nel cavallo selvatico è avvolto dal mistero. Secondo alcuni ricercatori, queste colorazioni potevano essere state utili per adattarsi ad ambienti differenti. Le popolazioni steppiche, ad esempio, possedevano forse colorazioni più chiare o con striature; popolazioni forestali invece avrebbero presentato colorazioni più scure, mentre il misterioso manto leopardato sarebbe stato d’aiuto in ambienti fortemente nevosi.

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Alcune colorazioni rintracciate dalle pitture rupestri e da studi genetici (crediti: Eurwentala)

Questa ipotesi è in parte confermata da un recente studio; nel periodo post-glaciale, l’ambiente forestale prese posto alle grandi steppe pleistoceniche. Questo, assieme alle pressione umana, spinsero le popolazioni equine relitte a vivere in basse densità in ambienti boscosi. Grazie a del DNA antico preservato, si è notato in questi cavalli selvatici una forte selezione per il fenotipo scuro, dunque un probabile adattamento per camuffarsi nelle foreste.

Una passione di famiglia

Esemplare impagliato di quagga. Notare il colore marrone chiaro e le striature che svaniscono nella parte posteriore del corpo

Il cavallo non è il solo equino a mostrare un pattern di colori così diversificato. Anche le zebre infatti presentano una grande varietà di colorazioni del manto: basti pensare alle zebre di Burchell, con striature brune oltre che nere; i piccoli di questa zebra nascono con solo strisce marroni, che si anneriscono parzialmente con l’età. Anche la sottospecie estinta E.q.quagga possedeva un pattern singolare: corpo esclusivamente marrone, con striature limitate spesso al solo collo. Sono spesso presenti anche altre mutazioni, come i mantelli completamente bianchi o neri.

Bibliografia

  • Sandoval-Castellanos et al. (2017). Coat colour adaptation of post-glacial horses to increasing forest vegetation. Nature Ecology & Evolution. 1. 10.1038/s41559-017-0358-5.
  • Leonard, Jennifer et al. (2005). A rapid loss of stripes: The evolutionary history of the extinct quagga. Biology letters. 1. 291-5. 10.1098/rsbl.2005.0323.
  • Spots, Stripes and Spreading Hooves in the Horses of the Ice Age, Darren Naish, Scientific American
  • Pruvost et al. (2011). Genotypes of predomestic horses match phenotypes painted in Paleolithic works of cave art. Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America. 108. 18626-30. 10.1073/pnas.1108982108.
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