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Carie ai denti: cos’è e come si forma?

La carie dentale è un problema molto diffuso soprattutto nei Paesi sviluppati dove l’80% della popolazione ne soffre. Avere mal di denti è una condizione comune che può presentarsi frequentemente e con diversa intensità e la causa è quasi sempre da attribuire alla formazione della carie[1]. Ma come si forma e quali sono i metodi per combatterla?

Cos’è la carie?

La carie è un processo che porta gradualmente al danneggiamento del rivestimento esterno dei denti per poi progredire verso le aree dentali più interne. Può essere definita una malattia di origine infettiva perché i batteri del cavo orale attivano il loro metabolismo di degradazione degli zuccheri presenti e contribuiscono al danneggiamento dello smalto dei denti. L’infezione assume poi un carattere cronico-degenerativo. Con il passare del tempo, l’azione continuata dei batteri orali può causare danni permanenti e irreversibili[1].

La patina bianco-giallastra appiccicosa che solitamente si ritrova sulla superficie dei denti è formata dai batteri della placca e dalle proteine presenti nella saliva[2].

La popolazione batterica che costituisce la placca ospita diverse specie ma quella prevalente è lo Streptococcus mutans. Alcuni ceppi sono più cariogeni degli altri ed è un altro fattore che influenza la formazione della carie che varia da un soggetto ad un altro. Questi batteri metabolizzano gli zuccheri presenti nella bocca dopo ogni pasto[3].

Dalla degradazione degli zuccheri si ottengono delle sostanze acide che attaccano la struttura del dente dando origine alla carie. Le parti del cavo orale più soggette alla carie sono quelle che in cui l’igiene orale tramite il comune spazzolino risulta più difficile. Infatti, queste aree sono abbastanza ampie per consentire l’accumulo della placca ma troppo strette per essere raggiunte dalle setole[4].

La mancata rimozione di cibo e saliva porta all’accumulo di sostanze acide,  soprattutto:

  • tra un dente e l’altro;
  • nei solchi dentali;
  •  sul bordo gengivale.

La formazione della carie è alquanto veloce perché la placca si forma già dopo poche ore dalla pulizia del cavo orale. Per questo motivo, è importante curare l’igiene orale e recarsi dal dentista con una certa frequenza[5].

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Come si forma la carie?

La carie si forma attraverso la successione di più fasi che possono essere riassunte in tre principali. Ognuna è caratterizzata da molteplici fattori che contribuiscono al deterioramento della struttura dei denti:

  1.  formazione macchie bianche (demineralizzazione);
  2.  perdita dello smalto sotto la superficie del dente;
  3.  infezione della parte interna del dente.

Demineralizzazione

Durante la prima fase si formano delle macchie bianche dovute alla scarsa presenza di calcio e all’accumulo di placca batterica. I batteri iniziano a degradare gli zuccheri del cibo rimasto nella bocca dopo aver mangiato producendo sostanze acide. Queste, accumulandosi, danneggiano lo smalto dei denti causandone anche una demineralizzazione superficiale. In questa fase è ancora possibile agire sulla carie senza grosse difficoltà perché il processo è reversibile. Una corretta pulizia del cavo orale e un controllo dal dentista sono più che sufficienti per un’efficace rimozione della carie.

Perdita dello smalto

Dopo la fase iniziale si assiste alla progressiva perdita dello smalto al di sotto della superficie del dente. La demineralizzazione avvenuta nella prima fase non può essere recuperata e proprio la mancanza di minerali provoca continue e irrimediabili lesioni nella struttura dentale. Con il passare del tempo, queste lesioni possono causare rotture irreversibili del dente.

Successivamente si ha la perdita della dentina, un tessuto osseo del dente che si ritrova tra lo smalto esterno, il cemento alla radice e la polpa. Se la carie viene trascurata, gli acidi prodotti dall’azione della placca batterica continueranno a rovinare lo smalto ed a causare lesioni. È a questo punto che si inizia ad avvertire dolore che a volte può persino presentarsi sotto forma di vere e proprie fitte nelle aree interne del dente.

Infezione della parte interna del dente

La carie, man mano, procede verso la parte interna del dente che prende il nome di “polpa”, costituita dagli odontoblasti (cellule altamente specializzate che formano la dentina). Quando la placca batterica arriva ad infettare la polpa è inevitabile la formazione del pus che può danneggiare sia i vasi sanguigni del dente e del cavo orale sia i nervi della struttura dentale. Anche in questo caso, il processo di danneggiamento del dente si manifesta con dolore ma, a differenza della fase precedente dove si avvertivano delle fitte, è continuo e intenso.
Alla fine si formano ascessi ossei alveolari, cioè quando l’infezione della placca batterica arriva alla radice del dente. Le conseguenze possono ripercuotersi anche sul resto della bocca colpendo gengive e lingua. Se trascurato, questo stadio porta alla perdita del dente [6].

Fattori di rischio

Secondo una definizione del Ministero della Salute, la carie è un disturbo dentale multifattoriale.

Infatti, all’insorgenza della carie possono verificarsi:

  • carente controllo della placca batterica;
  • presenza di eventuali difetti dei denti;
  • eccessivo consumo di carboidrati;
  • cavo orale altamente acido e povero di fluoro (il pH dei denti può scendere sotto 5,5);
  • ridotto carico salivare che può derivare da consumo di droghe, farmaci o altre terapie;
  • fumo;
  • ridotta resistenza del dente[1, 7]

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Come curare le carie?

Il primo passo è quello di rivolgersi al dentista per eliminare completamente le parti della bocca interessate dalla carie.

Il trattamento dipende anche da:

  • gravità delle lesioni presenti sul dente;
  • età del paziente;
  • eventuali altri stati patologici in atto.

Le terapie preliminari prevedono trattamenti a base di fluoro che aiutano a contrastare la formazione della carie nelle sue fasi iniziali e vengono definite terapie conservative.
Il trattamento più diffuso è l’otturazione che viene applicata quando la carie ha intaccato lo smalto ma ancora la polpa del dente risulta intatta.

Il riempimento della cavità generata dalla carie viene eseguito utilizzando materiali resistenti come:

  • amalgama d’argento (composto di argento e altri metalli);
  • resine composite (molto più accettabili esteticamente);
  • vetroionomero (una matrice resinosa).

Se si esegue una buona igiene orale, non è necessario sostituire i rivestimenti con frequenza. Ad esempio, l’amalgama d’argento combinata ad una buona pulizia della bocca può durare anche per circa 40 anni. Qualche anno fa si parlava del rischio di insorgenza tumorale associato all’uso di queste sostanze. Poi si è visto che i livelli nel sangue non erano così rilevanti da confermarne l’associazione con le forme tumorali riscontrate nei pazienti.

Esistono persino dei rivestimenti sintetici chiamati “corone” o anche “capsule” proprio perché la loro applicazione sostituisce la corona del dente cioè la parte più esterna.

L’otturazione viene eseguita previa valutazione da parte del proprio dentista che tramite delle radiografie ne valuta:

  • la dimensione;
  • la forma;
  • la corretta posizione.

In questo caso, l’anestesia locale è necessaria così come l’applicazione della diga di gomma che serve a separare la zona di lavoro dalla restante parte. Se la cavità da riempire è molto ampia, questo tipo di intervento risulta inutile. Ecco, quindi, che si parla di intarsio cioè una riparazione a base di ceramica o resina.

Abbiamo detto che la carie causa danni irreversibili quando raggiunge la profondità del dente e quindi la polpa deve essere eliminata e sostituita tramite la devitalizzazione. Infine, nei casi più gravi il dente viene completamente estratto perché rimuoverlo rappresenta l’unica soluzione[7].

Come prevenire la carie?

Ci si accorge della carie solo quando si avverte il dolore, ma a quel punto è già troppo tardi. Pertanto è bene prevenire la sua formazione con le giuste attenzioni, effettuate con regolarità.

Prima di tutto è opportuno:

  • lavare i denti dopo ogni pasto o almeno due volte al giorno facendo seguire allo spazzolino l’uso del filo interdentale e gli sciacqui con il collutorio;
  • usare lo spazzolino elettrico per almeno due minuti mentre quello tradizionale per tre o quattro minuti;
  • fare attenzione alla qualità del dentifricio: se abrasivo bisogna ridurne le quantità mentre se ha poco fluoro è opportuno usare degli integratori;
  • recarsi dal dentista per un controllo ogni sei mesi;
  • chiudere le scanalature e le fessure presenti tra un dente e l’altro con l’applicazione di pellicole protettive e sigillanti che evitano l’accumulo di residui di cibo;
  • ridurre il consumo di alimenti, come i biscotti, che possono rimanere tra i denti;
  • ridurre il consumo di cibi e bevande zuccherate che rappresentano i veri nemici dei denti;
  • nei bambini è importante integrare il fluoro se l’apporto nell’acqua e nel dentifricio non è sufficiente[1, 7]

Conclusioni

Queste poche raccomandazioni sono importanti per prevenire la formazione della carie sia nei bambini che negli adulti. Se dedichiamo la giusta attenzione all’igiene orale, riusciamo ad evitare quel fastidioso mal di denti che puntualmente ci rovina le giornate. D’altronde, “prevenire è meglio che curare” proprio come recitava lo spot di una nota azienda produttrice di dentifricio.

Referenze

  1. Carie – Ministero della Salute
  2. Chalas et al., 2015. Dental plaque as a biofilm – A risk in oral cavity and methods to prevent. Postepy Hig Med Dosw (online), 13:1140-8
  3. Lemos et al., 2019. The Biology of Streptococcus mutans. Microbial Spectr. 7:10.1128/microbiolspec. GPP3-0051-2018
  4. Shah et al., 2018. Association between traditional oral hygiene methods with tooth wear, gingival bleeding and recession: a descriptive cross-sectional study. Indian J Dent Res. 29:150-154
  5. Ferracane 2017. Models of caries formation around dental composite restorations. J Dent Res. 96:364-371
  6. Gli stadi della carie dentale – Oral-B
  7. Carie – Manuale MSD
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