Canapa: storia, proprietà e impieghi

La Cannabis, o Canapa, è una pianta angiosperma della famiglia delle Cannabacee a ciclo annuale. In genere germina in primavera e fiorisce in estate inoltrata, ma il periodo di fioritura presenta delle variazioni anche sostanziali a seconda della specie e della varietà presa in considerazione, inoltre risente del fotoperiodo di esposizione. La divisione delle specie di Canapa è tutt’ora fonte di discussione per i botanici.

In genere se ne individuano tre specie:

  • C. Sativa: ha un fusto molto alto che può arrivare anche fino a 7 metri di altezza; è la specie più utilizzata nell’industria poiché se ne possono facilmente ricavare fibre estremamente resistenti.
  • C. Indica: non supera 1 metro di altezza ed è caratterizzata da foglie tondeggianti e di un verde più intenso; è la varietà generalmente utilizzata per la produzione di hashish e marijuana per scopi ludici.
  • C. Ruteralis: è la specie più bassa delle tre, con foglie piccole e un basso contenuto di THC, inoltre riesce a crescere anche ad alte latitudini e in condizioni di poco sole.

varietà cannabisNel 2002 viene proposto da Clarke e Watson che in realtà la C. Sativa sia un’unica specie comprendente anche le varietà di C. Indica e di C. Ruteralis, che andrebbero indicate come sottospecie o semplici varietà di Sativa, alla luce del fatto che esse sono tutte incrociabili fra di loro e che danno alla luce piante a loro volta fertili.

Cenni storici

L’uso della Canapa per produrre fibra tessile è molto antico e se ne hanno testimonianze fin dal Neolitico, in particolare nella zona dell’odierna Romania. Risale all’8000 a.C il primo manufatto di stoffa in fibra di Canapa mai ritrovato.La Canapa per uso tessile è coltivata in Asia e Medio Oriente fin dai tempi antichi e arrivò in Europa tramite i commerci, tanto da arrivare in Inghilterra Orientale già nel XVI secolo, per poi attestarsi come coltivazione industriale in occidente nel XVIII secolo diffondendosi moltissimo anche nella produzione della carta, fino all’ondata proibizionistica nel ‘900.

In Italia esiste una lunga tradizione di uso della Canapa a fini tessili, legato alle Repubbliche Marinare: era infatti largamente utilizzata non solo per le vele, ma anche per funi, coperture e altri manufatti indispensabili sulle navi. La caratteristica della fibra di Canapa, infatti, è quella di essere incredibilmente resistente a batteri e muffe, risultando perciò perfetta per l’uso marinaro e anche come tessuto asettico negli ospedali.

Negli Stati Uniti se ne ha la prima attestazione nel XVIII secolo grazie al diario di George Washington che, si pensa, la produceva egli stesso. Negli anni ’30 ci fu un rinato interesse per i molteplici usi della Canapa, tanto che Henry Ford realizzò un prototipo di automobile la cui carrozzeria era in fibra di Canapa, molto più leggera, e il cui motore era alimentato a etanolo di Canapa, rendendo questa automobile anche eco-sostenibile.

Interessi commerciali però si frapposero fino a che, nel 1937, fu vietata la coltivazione di ogni tipo di Canapa negli USA. Ma l’uso della Canapa non è stato limitato, nei secoli, all’industria tessile. I primi a farne un uso come sostanza psicotropa furono popolazioni Hindu dell’India e del Nepal, e gli Hasheshin in Siria, che usavano la resina della pianta.

In occidente furono gli Assiri i primi a usarla, diffondendola poi anche ai Traci e agli Sciti che iniziarono a farne uso nelle loro cerimonie religiose. Fu inoltre nominata anche da Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia, dove ne descrive l’uso presso i Celti e i Pitti. Si usò diffusamente anche nel Medioevo fino alla Bolla Papale del 1484 che ne vietò l’uso, ma tornò a essere di gran moda nella Parigi di fine ‘800 dove artisti e poeti dell’epoca ne fecero una sorta di status symbol.

Grande importanza storicamente va attribuita anche all’uso medico della Cannabis fin da tempi antichissimi. Se ne fa menzione già nella Farmacopea Cinese nel 2700 a.C come infuso per la cura di vari dolori interni e, fumato, per mal di denti, pustole e afte. Se ne trova infine riportato l’uso terapeutico anche in numerosi testi dell’Antico Egitto sia come aiuto durante il parto che, come collirio, per curare il glaucoma.

Uso cosmetico della Cannabis

La C. Sativa è una pianta diffusamente utilizzata nell’industria cosmetica, in particolare negli ultimi anni in cui la fitocosmetica ha assunto un ruolo sempre più importante agli occhi dei consumatori.

Principalmente essa è utilizzata come olio ottenuto tradizionalmente per estrazione con solventi o per spremitura a freddo dei semi. L’olio così preparato ha un alto contenuto di molti grassi acidi insaturi (circa il 70-80%) e soprattutto, a differenza di molti altri oli vegetali, di acidi γ linoleici (circa il 4%), ma si dimostra anche instabile e soggetto alla presenza di residui di solvente.

Più recentemente sono stati svolti numerosi esperimenti atti ad ottenere una migliore estrazione attraverso fluidi supercritici, in particolare si hanno avuto ottimi risultati con l’uso di Anidride Carbonica supercritica a temperatura controllata. L’olio di semi di Canapa è largamente utilizzato nell’industria cosmetica, soprattutto nella formulazione di prodotti per la pelle idratanti e anti-age proprio per le sue notevoli proprietà antiossidanti (sono presenti numerose molecole come i terpeni, note per essere ottimi antiossidanti). Ѐ inoltre utilizzato nelle formulazioni di saponi e shampoo e, sottoforma di olio essenziale, nell’industria dei profumi.

L’estratto delle infiorescenze della pianta della C. Sativa è inoltre utilizzata nei prodotti per la cura della pelle grassa e dell’acne, questo proprio grazie alla particolare composizione dell’olio ottenuto, simile al sebo della pelle.

Il sebo è una miscela di acidi grassi complessa secreta dalle ghiandole sebacee poste sulla superficie dermica e svolge un’importante funzione di protezione antimicrobica, antiossidante e antiinfiammatoria. Una produzione eccessiva di sebo può causare acne e altre condizioni esteticamente sgradevoli.

L’uso di creme a base di estratti di canapa ha diminuito la secrezione di sebo in maniera significativa, svolgendo allo stesso tempo una funzione antiossidante notevole e di protezione contro i raggi UV.

Uso medico della Cannabis

Il principio attivo della Cannabis è il Delta-9-idrocannabinolo (THC), una sostanza psicotropa prodotta principalmente nei fiori della pianta.

Struttura del THC
Struttura del THC

I recettori per i cannabinoidi CB1 e CB2 furono scoperti rispettivamente nel 1990 e nel 1993 e l’interazione con questi recettori ha effetti di inibizione del dolore e di stimolo dell’appetito, proprietà che hanno reso il THC e la Cannabis in generale di grande interesse per l’industria farmaceutica.

Dopo aver avuto grande diffusione come medicinale in tempi antichi, la Canapa è stata successivamente stigmatizzata, soprattutto a causa degli effetti psicotropi che ne rendevano diffusissimo l’uso puramente ludico.

Nel 1843 il medico irlandese William Brooke O’Shaughnessy la riporta in occidente dall’India, facendo numerosi esperimenti per uso medico prima su se stesso, poi su alcuni colleghi volontari e, infine, sui suoi pazienti. Ma è negli anni 80 che si rinnova l’interesse per la Cannabis a uso medico, in particolare per il suo uso come “farmaco compassionevole” per i numerosi malati di AIDS e di tumore. Il suo utilizzo è strettamente regolamentato: per uso medico il contenuto di THC deve essere maggiore dello 0,6% e la sua prescrizione (in italia) può essere effettuata a carico del SSN solo da medici autorizzati all’interno di strutture autorizzate, oppure da medici esterni ma in questo caso il costo della cura è interamente a carico del paziente.

Il SSN può autorizzare l’uso medico di cannabis per le seguenti patologie:

  • Sclerosi multipla
  • Lesioni del midollo
  • Dolore Cronico (se non è possibile alcuna terapia alternativa)
  • Come antiemetico da radioterapia, chemioterapia o AIDS (se non è possibile alcuna
    terapia alternativa)
  • Anoressia oncologica o da AIDS
  • Glaucoma
  • Sindrome di Tourette (se non è possibile alcuna terapia alternativa)
  • Convulsioni epilettiche (se non è possibile alcuna terapia alternativa)

In ogni caso per poter prescrivere Cannabis a uso medico sono necessarie:

  • Efficacia documentata
  • Nessuna alternativa terapeutica
  • Dovere di informazione del medico
  • Consenso informato del paziente
  • Dovere di controllo

Bioplastiche derivate dalla Canapa

La plastica è probabilmente il materiale maggiormente diffuso al mondo, questo ha creato negli ultimi anni, un grande problema per quanto riguarda lo smaltimento di questo materiale. La plastica, infatti, è molto difficilmente biodegradabile e può impiegare anni , o addirittura decenni, per essere completamente smaltita, con conseguenze ambientali notevoli. Negli ultimi anni, l’attenzione sempre maggiore che viene posta alla tematica ambientale ha fatto sì che venissero prodotti molti sforzi nella ricerca di materiali plastici che unissero la versatilità e le caratteristiche strutturali tipiche delle plastiche petrolio-derivate a caratteristiche di biodegradabilità e facilità di smaltimento.

Ci si è quindi rivolti alle sostanze di origine naturali, in particolare a biopolimeri di origine vegetale come lignina o cellulosa. In realtà ottime bioplastiche possono essere ottenute anche da derivati fossili rinnovabili, ma sono state le plastiche vegetali ad avere maggior successo per la quantità di fonti disponibili e la varietà di fibre che possono essere utilizzate come materia prima.

Struttura della Cellulosa
Struttura della Cellulosa

Le bioplastiche più diffuse sono derivate soprattutto da polimeri di zuccheri come la cellulosa e la lignina, o anche da derivati dell’amido e dall’acido polilattico come il PLA. Di grande diffusione sul mercato sono le bioplastiche derivate da amido di mais, tapioca, patate o riso. Le plastiche derivate dall’amido sono estremamente duttili e hanno struttura cristallina, perciò possono essere usate tal quali o miscelate ad altre plastiche, come ad esempio il PLA. Le bioplastiche derivanti dalla cellulosa sono ancora poco usate, ma in compenso sono fortemente studiate per le loro proprietà ambientali ma soprattutto per le loro proprietà strutturali.

Struttura della Lignina
Struttura della Lignina

La Canapa si inserisce in questa categoria di bioplastiche e potrebbe avere prospettive future  estremamente interessanti: si potrebbe ricavare cellulosa e lignina, infatti, come prodotti di scarto industriale della lavorazione della C. Sativa (ma anche della C. Indica) per altri usi, abbattendo quindi l’impatto ambientale delle coltivazioni di Canapa. Nel 2017, una startup italiana ha infine depositato il brevetto di una nuova bioplastica che, rifacendosi ai principi con cui Henry Ford costruì la sua automobile, ha sviluppato un materiale ecosostenibile da scarti industriali, termoplastico, leggero e più resistente di circa il 30% rispetto ad altre bioplastiche vegetali.

Il primo prototipo di questa bioplastica è un filamento per stampa 3D chiamato “Hempbioplastic”, ma le applicazioni future sono molteplici e variano dalla produzione di granulo a quella di biocarburante.

Conclusioni

La Cannabis è una pianta sfruttata per le sue molteplici proprietà fin dall’antichità: come pianta “magica” per cerimonie religiose, come cura di molti mali diversi in medicina, per la produzione di oggetti e tessuti estremamente resistenti. Dopo un periodo di oscurantismo, negli ultimi anni la Canapa è tornata a essere al centro della ricerca in campi fra loro molto diversi, come la medicina, la cosmetica, l’edilizia e anche quello sempre più innovativo dei nuovi materiali plastici. Soprattutto in un momento in cui la tematica ambientale assume sempre più importanza, la Cannabis può dimostrarsi una risorsa essenziale per la sua versatilità, le sue proprietà fitochimiche e la relativa facilità nella sua coltivazione.

Bibliografia

  • Kim, B. J., et al. “Biological screening of 100 plant extracts for cosmetic use (II): anti‐oxidative activity and free radical scavenging activity.” International Journal of Cosmetic Science 19.6 (1997): 299-307.
  • Ali, Atif, and Naveed Akhtar. “The safety and efficacy of 3% Cannabis seeds extract cream for reduction of human cheek skin sebum and erythema content.” Pakistan journal of pharmaceutical sciences 28.4 (2015).
  • C. Da Porto, D. Voinovich, D. Decorti, A. Natolino. “Response surface optimization of hemp seed (Cannabis sativa L.) oil yield and oxidation stability by supercritical
    carbon dioxide extraction.” The Journal of Supercritical Fluids 68 (2012) 45-51.
  • A. K. Mohanty, M. Misra, L. T. Drzal. “Sustainable Bio-Composites from Renewable Resources: Opportunities and Challenges in the Green Materials World” Journal of Polymers and the Environment, Vol. 10, Nos. 1/2, (2002)
  • È siciliana la startup che crea la prima bioplastica con la canapa – startupitalia.eu
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