Cambio di rotta per la Gru cenerina

La Gru cenerina, Grus grus (L., 1758) è un uccello migratore abbastanza diffuso nella regione eurasiatica che nidifica durante la stagione estiva in Europa settentrionale per migrare in autunno, verso le aree di svernamento, in Europa meridionale (Francia, penisola Iberica) e nord Africa.

Durante tale migrazione, gli ornitologi descrivono tre rotte migratorie principali

Una che attraversa l’Europa occidentale, una Balcanica ed una che attraversa gli stati europei più orientali.  Gli stormi che percorrono la rotta balcanica fanno regolarmente tappa nella puszta ungherese, la più estesa pianura naturale d’Europa, area protetta dal 1973, il Parco Nazionale di Hortobagy.

La migrazione è un fenomeno complesso, influenzato da vari fattori; se da un lato l’istinto migratorio è scritto nel DNA, d’altro canto è noto tra gli studiosi che le migrazioni stagionali possono subire variazioni in relazioni alle condizioni meteorologiche, ai venti, e che le specie possano rispondere con comportamenti correttivi, in modo da viaggiare al momento giusto verso la destinazione prescelta.

E’ noto tra gli ornitologi che le rotte migratorie della Gru cenerina abbiano recentemente  subito variazioni in risposta al generale aumento delle temperature. Inoltre, tale fenomeno è facilmente osservabile grazie all’elevato numero di individui coinvolti, specialmente nei singoli eventi di migrazione di massa.

La Gru cenerina, in tutto il suo areale europeo, dopo aver sfiorato un pericoloso declino durato due secoli, ed aver raggiunto il picco negativo intorno agli anni 60 del secolo scorso, ha iniziato a risalire la china grazie a interventi di protezione mirati, ed ora, osservare uno stormo in migrazione può significare ritrovarsi ad ammirare fino a circa 750 possenti uccelli solcare i cieli.

Uno studio di recente pubblicazione, effettuato dal DiBEST dell’Università della Calabria, in collaborazione con il GPSO (Gruppo Piemontese di Studi Ornitologici) ha riscontrato una sostanziale modifica nella rotta balcanica, nella fase successiva alla tappa di Hortobagy, e ne ha fornito una interpretazione in termini adattativi. Lo studio è durato 7 anni, durante i quali sono stati osservati e contati gli esemplari  che hanno attraversato l’Italia provenienti da Hortobagy.

Inoltre, lo schema direzionale che ne è risultato è stato messo in relazione con i dati meteorologici  ed i venti. La novità riscontrata è stata la scoperta di una nuova rotta mai individuata prima che attraversa l’Italia settentrionale ed i Piemonte e si separa dalla rotta tradizionalmente conosciuta e percorsa dopo la tappa di Hortobagy, che dall’Adriatico  attraversa l’Italia meridionale e si suddivide a sua volta in due rami il più consistente dei quali attraversa la Calabria direttamente, mentre un ramo secondario solca l’Italia centrale, la Campania e la Sicilia occidentale, probabilmente convogliando anche un gruppo che passa sopra le isole pontine.

Ma cosa ha determinato, nelle Gru in partenza dopo la tappa di riposo ad Hortobagy la scelta di un consistente gruppo (2.104 gru osservate nel 2007, il 31% del totale) la “decisione” di percorrere una nuova rotta?

Nello studio effettuato, è stato rilevato che la rotta dell’Italia settentrionale viene intrapresa con un anticipo stagionale di circa 15 giorni (inizio – metà Ottobre fino a Novembre) ed essendo più breve si avvantaggia delle condizioni meteorologiche ancora favorevoli  in termini di alta pressione e temperature miti, mentre la rotta tradizionale, attraverso l’Italia meridionale pur essendo battuta tra metà Novembre e Dicembre è resa agevole dalla spinta dei venti codirezionali rispetto alla rotta; tale rotta, tuttavia, comprendendo anche un tratto di mare è più faticosa.

Le due rotte non si escludono a vicenda, tuttavia, la rotta dell’Italia settentrionale sembra essere una scelta di successo ed in costante aumento in termini di esemplari che la percorrono. Gru cenerinaIncrociando diversi fattori concomitanti, come l’aumento della popolazione europea di Gru cenerina, la creazione di una nuova rotta e la rilevazione dell’aumento del numero di Gru che attraversano l’Italia (su entrambe le rotte) negli ultimi vent’anni ha portato gli autori del presente studio a dedurre che i primi esemplari che per ragioni genetiche abbiano mostrato un comportamento “deviante” , nella scelta della rotta rispetto a quello tradizionale dei giovani di seguire gli adulti, abbiano avuto un notevole successo riproduttivo, rafforzando quindi, anche per la buona salute di cui gode la specie attualmente, la diffusione del genotipo che vola sul nord Italia. Parallelamente, le gru che continuano ad utilizzare gli altri sentieri dell’aria, non trovano difficoltà insormontabili, confermando con ciò il ruolo dell’Italia come ponte per le Gru che ogni anno vanno a svernare verso l’Europa meridionale ed il Nord Africa.

Riferimento: http://www.bioone.org

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