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Bradipo: biologia generale ed ecologia

Il bradipo è l’animale che da sempre, nell’immaginario collettivo, è simbolo di lentezza e pigrizia: ricorderete sicuramente i modi estremamente placidi dei bradipi impiegati della motorizzazione nel film di animazione Zootropolis.

Nella realtà questo animale ha però molto più da raccontare. I bradipi sono infatti presenti sulla Terra da più di 30 milioni di anni e contribuiscono a strutturare l’ecosistema nel quale vivono, arricchendolo in biodiversità[1]. L’ecologia e il metabolismo del bradipo presentano inoltre caratteristiche del tutto particolari, frutto di uno specifico adattamento all’ambiente circostante. La sua natura estremamente specializzata, però, rende questo animale molto vulnerabile ai cambiamenti dell’habitat nel quale vive. La conoscenza dell’ecologia, così come dei principi alla base della nutrizione e del metabolismo dei bradipi, è quindi di vitale importanza per la salvaguardia e la tutela di questi animali.

Quante specie di bradipi esistono?

La parola “bradipo” deriva dal greco antico e significa piede lento. Nell’immaginario collettivo, infatti, l’animale è famoso per essere il mammifero simbolo di lentezza e pigrizia. In realtà, le cose sono molto più complesse di quello che possiamo pensare. Innanzitutto, occorre però capire di quali animali stiamo parlando quando ci riferiamo ai bradipi.

Appartenenti al superordine di mammiferi degli Xenarthra, più comunemente noti come sdentati, i bradipi sono i parenti viventi più stretti di formichieri e armadilli. Allo stato attuale, sono presenti in natura sei specie di bradipo che si dividono in due generi distinti: i bradipi didattili, afferenti al genere Choloepus, ed i bradipi tridattili, oggi unici rappresentanti del genere Bradypus[1].

Questa distinzione tra bradipi didattili e tridattili non deve però trarre in inganno, dal momento che essa fa riferimento al numero di artigli presenti sugli arti superiori e non al numero di dita, come si potrebbe pensare. Il numero di dita per arto, infatti, è di tre per entrambi i gruppi.

Le moderne tecniche di analisi del DNA hanno inoltre rivelato che i due generi di bradipo si sono mano a mano allontanati nel tempo fino a separarsi completamente circa 31 milioni di anni fa[1]. Bradipi didattili e bradipi tridattili sono infatti un esempio di evoluzione convergente, cioè quando in due animali diversi compaiono tratti e caratteristiche simili in risposta alle medesime condizioni ambientali[2].

Bradipi didattili

I moderni bradipi didattili appartengono all’ordine dei Pilosa e alla famiglia dei Choloepodidae.

Del bradipo didattilo sono attualmente presenti in natura due specie:

  • il colepo di Hoffmann (Choloepus hoffmanni);
  • il bradipo didattilo di Linneo (Choloepus didactylus)[2].

Il colepo di Hoffmann vive principalmente tra le foreste neotropicali dell’America centro-meridionale e le Ande ne separano le due popolazioni principali: la popolazione situata a nord si estende dall’est dell’Honduras fino all’Ecuador, mentre la popolazione situata a sud si estende dalle foreste ad ovest del Perù, fino al Brasile e al nord della Bolivia[2].

Il bradipo didattilo di Linneo è anch’esso presente in America centrale con un ampio range che va dal Venezuela alla Guiana francese, fino a Colombia ed Ecuador. Sono comunque incluse anche alcune porzioni di foreste tropicali in Bolivia, Perù e a nord del Rio delle Amazzoni[2].

bradipo colepo hoffmann
Fig. 1 – Colepo di Hoffmann (Choloepus hoffmanni). (di Geoff Gallice, Wikimedia Commons, CC BY 2.0)

Bradipi tridattili

Il bradipo tridattilo appartiene alla famiglia dei Bradypodidae.

In natura esistono ben quattro specie di bradipo tridattilo:

  • il bradipo variegato (Bradypus variegatus);
  • il bradipo tridattilo di Linneo (Bradypus tridactilus);
  • il bradipo dal cappuccio (Bradypus torquatus);
  • il bradipo pigmeo (Bradypus pygmaeus).

Il bradipo variegato è forse la specie di bradipo maggiormente conosciuta. Il suo areale si estende dall’Honduras fino al nord di Perù e Bolivia, condividendo parte dell’habitat con il colepo di Hoffman[2].

Le foreste di Guiana francese, fino al Suriname e alla Colombia, sono invece l’habitat del  bradipo tridattilo di Linneo. 

Il bradipo dal cappuccio è una specie molto rara che si trova solamente nelle foreste che si affacciano sulla costa atlantica del Brasile.

Il bradipo pigmeo, infine, è stato scoperto e descritto per la prima volta solamente nel 2001.  Questa specie di bradipo tridattilo è più piccola del 40% rispetto alle altre ed è endemica della remota isola di Escudo de Veraguas, distante circa 20 Km dalle coste di Panama[2].

bradipo distribuzione
Fig. 2 – Distribuzione geografica delle quattro specie di bradipo tridattilo. In verde il bradipo variegato (Bradypus variegatus), in blu il bradipo tridattilo di Linneo (Bradypus tridactilus), in rosso il bradipo dal cappuccio (Bradypus torquatus) e cerchiato in viola il bradipo pigmeo (Bradypus pygmaeus). (di Kragenfaultier, Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0)

Ecologia del bradipo

Il bradipo è caratterizzato da movimenti lenti e da una vita piuttosto sedentaria, se paragonata a quella degli altri mammiferi. La sua velocità di movimento, infatti, si aggira in media intorno ai 200 metri all’ora[2].

Tale comportamento fa sì che il bradipo sia facile preda dei mammiferi e uccelli con i quali condivide l’ambiente. Tra i principali predatori del bradipo troviamo in particolare l’ocelot e il giaguaro, ma anche e soprattutto l’aquila neotropicale aquila arpia (Harpia harpyja).

In particolare, gli ecologi hanno osservato che i bradipi costituiscono una porzione abbastanza alta nella dieta di questi uccelli. Tutto ciò è da ricondurre al fatto che il momento della giornata in cui l’aquila è solita cacciare è l’alba, quando la temperatura ambientale raggiunge il suo minimo. Ma durante le prime ore della giornata, anche i bradipi sono particolarmente attivi, essendo soliti spostarsi sulle cime degli alberi in cerca della luce solare per regolare meglio la propria temperatura corporea. Così facendo, però, essi sono assai più suscettibili agli attacchi aerei del rapace[1].

Per quanto riguarda l’estensione del territorio esplorato dai bradipi (home range), può sorprendere il fatto che essa vari molto a seconda di vari fattori, tra cui l’età, il sesso e la specie considerata. Gli ecologi hanno infatti stimato una media di habitat occupato intorno ai 4-7,5  ettari per il colepo di Hoffmann e di circa 5 ettari per il bradipo variegato[3].

Un altro aspetto interessante è che i bradipi esplorano la foresta muovendosi non solo in senso orizzontale, ma anche in senso verticale rispetto alla copertura vegetazionale. Essi sono soliti preferire ambienti vari e ricchi in biodiversità vegetale. Questo fa sì che i bradipi interagiscano costantemente con l’ambiente nel quale essi vivono. Gli studiosi amano non a caso riferirsi ai bradipi come a dei veri e propri “ecosistemi in movimento“. La loro pelliccia, infatti, presenta una organizzazione interna del tutto particolare in grado di ospitare sulla superficie dei peli una miriade di organismi diversi (detti organismi epibionti).

Conservazione dei bradipi

La continua e massiva attività di deforestazione dell’uomo rappresenta una seria minaccia per l’habitat del bradipo. L’International Union for Conservation of Nature (IUCN) ha inserito il bradipo pigmeo (Bradypus pygmaeus) nella lista rossa delle specie altamente a rischio d’estinzione.

Purtroppo, al 2012, anno dell’ultimo censimento ufficiale della popolazione di bradipi pigmei, erano presenti sull’isola di Escudo solo 79 individui. Data la difficoltà nel raggiungere l’isola via mare, gli scienziati posseggono ancora pochissime informazioni riguardo lo stile di vita, la dieta e lo status genetico del bradipo pigmeo[2].

Similmente al bradipo pigmeo, anche il bradipo dal cappuccio (Bradypus torquatus) è stato stato recentemente classificato come specie vulnerabile nella lista dell’IUCN. Per quanto riguarda i bradipi didattili e le altre specie di bradipo tridattilo non menzionate ancora non ci sono dati sufficienti circa lo status attuale di conservazione.

L’urbanizzazione crescente e la conversione di aree forestali ad aree agricole rimangono comunque le cause principali del declino delle popolazioni di questi animali. Lo sviluppo delle città rende necessaria la costruzione di nuove strade e reti elettriche, che frammentano così l’habitat nel quale vivono e si muovono i bradipi[2].

Ad essere minacciata non è solo la sopravvivenza di quest’ultimi, ma anche quella dell’intero ecosistema nel quale essi vivono. Un ecosistema importante, e allo stesso tempo così fragile, per la vita sul nostro Pianeta.

Nutrizione e metabolismo dei bradipi

Fino a non molto tempo fa la maggioranza degli scienziati credeva che la dieta del bradipo fosse costituita esclusivamente dalle foglie e dai frutti dell’albero sul quale vive, la cecropia. Si tratta di un genere di piante appartenenti alla famiglia delle Moraceae e comprende al suo interno ben 41 specie di alberi.

Tuttavia, oggi sappiamo che per i bradipi didattili questo comportamento non è del tutto vero. A differenza del bradipo tridattilo, infatti, il genere Choloepus non disdegna in natura foglie di alberi che appartengono a numerosi altri generi, tra i quali i generi Ficus e Prunus[1].

In cattività, invece, esistono importanti differenze tra i bradipi didattili ed i bradipi tridattili. Per i primi è infatti possibile variare la dieta introducendo alimenti quali banane, arance, ma anche lattuga o spinaci. Al contrario, nei bradipi tridattili, queste aggiunte difficilmente riescono a tenere in vita l’animale per periodi  lunghi di tempo. La dieta di questi animali, infatti, si concentra quasi esclusivamente sulle foglie di cecropia[1].

Apparato digerente dei bradipi

Tuttavia, entrambi i gruppi di bradipo sono dotati di un apparato digerente peculiare. Il loro stomaco, infatti, è molto ampio e può rappresentare più del 30% dell’intera massa corporea. La presenza di più camere fa inoltre sì che lo stomaco dei bradipi sia molto simile a quello dei piccoli ruminanti[2].

Come per quest’ultimi, anche lo stomaco dei bradipi è dotato di un microbiota ad hoc specializzato nella digestione e nella fermentazione delle particelle di cibo. La presenza di microrganismi specializzati è infatti un fattore indispensabile per i bradipi, in quanto le foglie delle quali si cibano sono molto spesso ricche in alcune sostanze tossiche, come terpeni e alcaloidi[2].

Dinamiche digestive e metaboliche

In generale, i bradipi necessitano comunque di temperature abbastanza elevate per poter digerire correttamente. Se la temperatura del proprio corpo è troppo bassa, infatti, i batteri responsabili delle prime fasi di digestione delle foglie rallenterebbero il proprio metabolismo, lasciando così materiale non digerito nello stomaco dell’animale[2]. In uno studio condotto su individui di bradipo variegato è emerso proprio come variazioni nella temperatura ambientale influenzino la quantità di cibo assunta dai bradipi. In particolare, gli animali tendono a consumare più cibo nei giorni in cui le temperature esterne sono più calde[3].

Questo fatto è in netto contrasto con quasi tutti gli altri mammiferi, uomo compreso. Noi esseri umani tendiamo infatti a mangiare di più quando le temperature esterne sono più basse, così da regolare al meglio la nostra temperatura corporea producendo più calore.

I bradipi, però, come la maggior parte degli animali che si nutre di foglie, presentano tassi metabolici molto bassi[2] e, per ovviare a questo inconveniente, tendono a consumare una quantità molto piccola ed altamente selezionata di foglie. In questo modo, il tasso di passaggio del cibo in questi animali è molto basso e, di conseguenza, essi riescono a digerire gran parte di ciò che ingeriscono[5]

In uno studio condotto su alcuni esemplari di Bradypus variegatus è stato calcolato che per ciascun esemplare il consumo medio di foglie su base giornaliera è di circa 73,5 g (in peso secco). Questo valore è pari a solo un terzo del quantitativo di foglie consumate in un giorno da animali come le scimmie urlatrici, le quali condividono con i bradipi l’habitat, la taglia e la tipologia di foglie preferite [3].

Non sorprende quindi che anche il tasso di digestione dei bradipi sia di gran lunga inferiore rispetto a quello degli altri mammiferi: si stima che per digerire un pasto completo essi impieghino dai 15 ai 30 giorni! Ciò spiega anche il perché, in entrambi i gruppi di bradipi, l’espulsione delle feci venga espletata in media solamente una volta a settimana.

Tra tutte le specie di bradipo, però, il bradipo variegato è quella che vanta il primato per il tasso metabolico più basso rispetto a qualsiasi altro mammifero, con poco più di 162 kJ/kg di energia al giorno[6]. Con un consumo energetico giornaliero pari a 234 kJ/kg i bradipi didattili si attestano invece al terzo posto, preceduti solamente dai 185 kJ/kg del panda gigante.

Ancora non è chiaro se sia il lento metabolismo dei bradipi a costringere questi animali a restrizioni alimentari piuttosto importanti o se, al contrario, sia proprio una dieta così specifica e a basso contenuto calorico a far sì che i bradipi abbiano uno stile di vita estremamente lento[3].

Inoltre, i bradipi non sembrano in grado di regolare la propria temperatura corporea come invece fa la maggioranza degli altri mammiferi. La temperatura dei bradipi è quindi fortemente dipendente da quelle che sono le condizioni ambientali esterne e si aggira intorno ai 32,7 °C. Inoltre, la loro organizzazione muscolare alquanto insolita fa sì che questi animali non siano in grado di rabbrividire per riscaldarsi[2]. I bradipi hanno infatti una massa muscolare inferiore del 30% rispetto a quella che normalmente possiede un mammifero della stessa taglia. Nonostante ciò, la loro forza di presa è di ben tre volte superiore a quella di un essere umano. Ecco perché i movimenti del bradipo sono sì molto lenti, ma allo stesso tempo estremamente efficienti[2].

Occorre precisare che in natura non sono molti gli esempi di animali erbivori che vivono quasi esclusivamente sugli alberi. Le poche specie che posseggono questo stile di vita così particolare, tra le quali appunto i bradipi, mostrano tutta una serie di adattamenti unici nel loro genere. Nel caso dei bradipi, questi adattamenti fanno fronte ai vincoli nutrizionali derivanti da una dieta estremamente specializzata e a basso input energetico, superando al tempo stesso i limiti imposti dalle proprie dimensioni corporee.

Conclusioni

I  bradipi sono mammiferi arboricoli nelle foreste tropicali di Centro e Sud America. La natura placida e l’aria un p0′ sorniona di questi animali non devono però essere confusi con la pigrizia. La dieta estremamente specializzata a base di foglie di Cecropia e il basso input energetico ricavato dal cibo costringono questi mammiferi a un risparmio costante di energia. Uno stile di vita assolutamente peculiare accompagnato da adattamenti unici nel loro genere.

Insomma un animale la cui lentezza, è proprio il caso di dire, fa rima con efficienza.

Referenze

  1. Gilmore, D. P., Da Costa, C. P., & Duarte, D. P. F. (2001). Sloth biology: an update on their physiological ecology, behavior and role as vectors of arthropods and arbovirusesBrazilian Journal of Medical and Biological Research34, 9-25;
  2. The Sloth Conservation Fundations;
  3. Cliffe, R. N., et al. (2015). Sloths like it hot: ambient temperature modulates food intake in the brown-throated sloth (Bradypus variegatus)PeerJ3, e875;
  4. Urbani, B. and Bosque, C. (2007). Feeding ecology and postural behaviour of the three-toed sloth (Bradypus variegatus flaccidus) in northern Venezuela. Mammalian Biology-Zeitschrift für Säugetierkunde, 72(6), pp.321-329;
  5. Vendl , C. Frei, S. Dittmann, MT et al. (2016). Digestive physiology, metabolism and methane production of captive Linné’s two-toed sloths (Choloepus didactylus). J Anim Physiol Anim Nutr, 100:552–564;
  6. Kaup, M., Trull, S., & Hom, E. F. (2021). On the move: sloths and their epibionts as model mobile ecosystemsBiological Reviews96(6), 2638-2660.

Immagine di copertina di Sergiodelgado, Wikimedia Commons (CC BY-SA 3.0)

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