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Boschi italiani: le foreste di pianura del nord Italia

Specie, caratteristiche, distribuzione e stato di conservazione dei boschi di pianura dell’Italia settentrionale. Dopo aver analizzato le caratteristiche della foresta mediterranea, tipica delle aree pianeggianti delle zone costiere italiane, ci soffermiamo sui boschi di pianura delle regioni del nord Italia. Questi boschi, che un tempo coprivano tutta la pianura padana, differiscono dalla foresta planiziale mediterranea a causa del diverso clima che le specie si trovano ad affrontare.

Le caratteristiche

Nelle zone di pianura del nord Italia la tipologia dei boschi  è influenzata dall’assenza di siccità durante la stagione estiva, nella quale i temporali e dunque l’apporto di acqua sono regolari, e dalla lunga e fredda stagione invernale, durante la quale si verificano gelate notturne frequenti e diffuse. Il tipo di foresta che si forma è caratterizzato dunque da specie caducifoglie (che perdono le foglie in inverno) resistenti al freddo e che mal tollerano la scarsità di acqua. Questo tipo di foresta prende il nome di querco-carpineto, dalle specie maggiormente rappresentative.

Le specie

  • La farnia

la farnia (Quercus robur) è la quercia più rappresentativa del bosco planiziale del nord Italia, e costituiva un tempo la specie rappresentativa di questi boschi. Albero maestoso, con una crescita molto lenta, può superare i 40 metri di altezza e i 1000 anni di vita. Si adatta bene ai suoli della pianura padana, profondi, argillosi e sempre ricchi d’acqua, e resiste bene al gelo. In passato questa specie è stata ampliamente sfruttata come materiale da costruzione e come legna da ardere, e la sua diffusione è stata ridotta a favore di specie dalla crescita più veloce.

  • La rovere e il cerro

alla farnia si associano, nei boschi di pianura del nord Italia, altre due specie di querce, seppur con una minore diffusione. La rovere (Quercus petrea) è maggiormente presente, lo dice il suo nome scientifico, dove i terreni di pianura si fanno meno argillosi e più pietrosi, con occasionali periodi di scarsità d’acqua. Il cerro (Quercus cerris) è ancor meno diffuso, e risulta essere una presenza occasionale: la sua introduzione nel nord Italia è, inoltre, forse frutto dell’uomo.

  • Il carpino bianco

assieme alle querce, il carpino bianco (Carpinus betulus) è la specie caratteristica di questi boschi (che prendono, appunto, il nome di querco-carpineto). Raggiunge dimensioni inferiori rispetto alla farnia (15-20 metri), costituendo quindi il piano inferiore del bosco. Questa specie tollera infatti un certo grado d’ombra e riesce a vegetare al di sotto delle chiome delle querce.

Oltre a queste specie, i boschi planiziali del nord Italia sono caratterizzati dalla presenza di altri tipi di alberi, diffusi in minor numero. Tra queste specie ricordiamo l’acero camprestre (Acer campestre), l’olmo (Ulmus minor), il genere Prunus e, nelle zone più umide (nelle vicinanze dei fiumi o in zone paludose), i pioppi, nero (Populus nigra) e bianco (Populus alba), l’ontano nero (Alnus glutinosa) e il salice bianco (Salix alba).

Queste specie possono divenire predominanti rispetto a querce e carpini in condizioni ambientali particolari (terreni troppo aridi o troppo umidi), ma soprattutto quando l’attività dell’uomo ha alterato la composizione originaria del bosco.

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    Foglie e ghiande di farnia (sinistra) e di carpino bianco (destra)

Lo stato attuale

Come per la foresta di pianura mediterranea, anche il tipo di bosco qui presentato è sostanzialmente scomparso. La sua facile accessibilità ne ha favorito fin da subito lo sfruttamento da parte dell’uomo, per la produzione di legna da ardere, materiale da costruzione e, curiosamente, di ghiande per l’alimentazione animale.

Ma la scomparsa dei boschi della pianura padana si deve soprattutto alla conversione di queste foreste in terre coltivabili; iniziato migliaia di anni fa, questo processo è divenuto sistematico durante il periodo romano, e si è concluso solo in epoca moderna, dopo un rallentamento durante il medioevo.

Al giorno d’oggi la pianura padana è quasi interamente coltivata o urbanizzata, e residui di boschi sono presenti solo lungo i fiumi; si tratta spesso di boschi di poco valore, la cui composizione è profondamente alterata dalle attività umane, che hanno sfavorito la presenza delle querce a favore delle altre specie.

Testimonianze delle antiche foreste che un tempo erano presenti in questa zona sono da ricercarsi nelle maestose farnie solitarie che si possono frequentemente incontrare nella pianura padana, testimoni spesso risparmiati dal taglio perchè utilizzate per indicare i confini dei terreni.

Di pari passo con la scomparsa dei boschi originari, si è diffusa in pianura padana una specie alloctona, la robinia (Robinia pseudoacacia), che oggi rappresenta di fatto l’essenza arborea più diffusa in queste zone. Originaria del nord america e importata in italia nel 1700, la robinia, grazie alla sua velocità di cresita e alla sua adattabilità, si è diffusa in tutto il nord Italia, approfittando del disturbo arrecato dalle attività umane alle specie autoctone. I boschi formati in prevalenza dalla robinia (robinieti) sono boschi aperti, molto soleggiati, e per questo spesso invasi da piante arbustive e dunque di scarso valore.

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Un bosco con prevalenza di robinia (sinistra), molto aperto e lumnoso. A destra una giovane pianta

Alcuni magnifici esempi delle foreste che un tempo erano presenti in pianura padana sono comunque sopravvissuti, spesso a causa della presenza di tenute di caccia di nobili e regnanti: il caso più famoso, e forse il meglio conservato, è quello di Bosco Fontana (Mantova), antica tenuta di caccia della famiglia Gonzaga, che rappresenta un esempo di come doveva apparire la pianura padana prima dei disboscamenti effettuati dall’uomo.

Recentemente si è assistito ad un’inversione di tendenza, con la piantumazione da parte delle amministrazioni di nuovi boschi di pianura, con l’intento di ricreare e recuperare, in una certa misura, la foresta originaria (si veda ad esempio il progetto “Dieci grandi foreste di pianura e di fondovalle” della regione Lombardia).

Gli articoli precedenti

N.B: dare una descrizione dettagliata delle infinite sfaccettature che il bosco può assumere a seconda del contesto, della regione e della storia passata di un territorio richiede ben più che queste poche righe. Questi articoli vogliono quindi essere solo un inquadramento generale delle varie tipologie di bosco, e delle specie che lo caratterizzano, che possiamo incontrare nelle varie zone italiane, e non una descrizione dettagliata delle varie sfumature con cui questi concetti generali si concretizzano in ogni singola realtà.

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