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Boschi italiani: le foreste collinari dell’Italia centro-meridionale

Le foreste collinari dell’Italia peninsulari: specie, caratteristiche, distribuzione e stato di conservazione dei boschi delle aree collinari dell’Italia centro-meridionale. I boschi delle aree collinari dell’Italia centro-meridionale sono molto estesi ed estremamente diversificati, a seconda dell’esposizione, dell’altitudine, del tipo di suolo e del microclima presente. Questi boschi mostrano comunque caratteristiche generali simili a quelle delle foreste collinari più settentrionali, seppur con una divisione meno marcata in boschi termofili e mesofili. Le caratteristiche già descritte vanno inoltre declinate in un contesto di clima più mediterraneo, con una siccità estiva più marcata andando verso sud.

Per questo motivo i boschi collinari sono rinvenibili ad altitudini crescenti da nord a sud: nell’Appennino settentrionale si trovano già a 300 metri di altitudine, lasciando il posto a foreste più montane attorno ai 1000 metri; nelle regioni più meridionali i boschi collinari sono sostituiti dalla foresta mediterranea fin oltre i 500 metri, a causa dell’eccessiva aridità, ma si spingono, in alcune zone, fino a quasi 1500 metri di altitudine.

Allo stesso modo la distribuzione delle specie è influenzata dalla latitudine: alberi che necessitano di suoli umidi anche in estate sono prevalentemente diffusi nei boschi settentrionali, divenendo più rari e confinati ad altitudini maggiori in quelli meridionali; al contrario le specie più adattate all’ariditò estiva e a condizioni di forte insolazione sono presenti, nelle aree settentrionali, solo sui versanti più assolati alle altitudini più basse, divenendo predominanti nelle regioni meridionali.

Le specie

Le specie presenti nei boschi collinari dell’Italia peninsulare sono fondamentalmente le stesse di quelle dei boschi collinari dell’italia settentrionale; la diffusione delle specie è però diversa, come accennato precedentemente, a causa della maggiore mediterraneità del clima che si incontra spostandosi da nord a sud lungo la nostra penisola.

La rovere e il cerro necessitano di una buona disponibilità d’acqua anche in estate, e sono ben presenti soprattutto nei boschi dell’Appennino centro-settentrionale; in queste zone risultano assenti solo dai versanti assolati esposti a sud, o in caso di terreni particolarmente aridi. Nei boschi più meridionali queste specie risultano ancora ben presenti, ma sono relegate a quote maggiori e alle valli più fresche e meno assolate.

La roverella, quercia ben adattata a terreni aridi e a forti insolazioni, si comporta al contrario: diffusa nei boschi dell’Appennino settentrionale soprattutto sui versanti ben esposti e più caldi, diventa preponderante nei boschi meridionali, dove risulta assente solo nelle aree più umide e meno esposte al sole.

Il carpino nero, che nei boschi collinari del nord Italia vegeta soprattutto in condizioni di forte insolazione, tende a spostarsi, nell’Appennino centro-meridionale, sui versanti più in ombra, risultando meno tollerante della roverella.

Anche in questi boschi è inoltre notevolmente diffuso il castagno, piantato dall’uomo praticamente in ogni area idonea; la sua presenza è così massiccia che i boschi puri di castagno hanno sostituito i querceti in varie aree.

I rimboschimenti di conifere

Lungo tutto l’Appennino, ma in generale in tutte le zone collinari e montane d’Italia, è possibile rinvenire estesi boschi artificiali generati da interventi di rimboschimento effettuati nel secolo scorso. Questi rimboschimenti sono stati portati avanti soprattutto per limitare l’erosione e il dissesto idrogeologico su terreni da secoli sfruttati dall’uomo. Le specie maggiormente impiegate sono state le conifere e, tra queste, un ruolo fondamentale è stato rivestito dal pino nero (Pinus nigra).

Questa specie, naturalmente presente a quote collinari e in montane di tutta Italia, è stata largamente impiegata a causa della sua capacità di adattarsi e di crescere velocemente anche su suoli poveri di nutrienti e con uno scarso apporto di acqua. Il pino nero è stato così largamente impiegato che boschi artificiali di questa specie sono presenti in tutte le regioni italiane; questi boschi sono facilmente riconoscibili anche da lontano, a causa del loro colore scuro che staglia nettamente contro i colori più chiari dei boschi di latifoglie. Questi boschi mostrano inoltre una disposizione ordinata delle piante in file, chiara impronta della loro origine artificiale.

Rimboschimento di pino nero, evidente nel bosco di latifoglie (Monti delle Cesane, foto di Matteo Barbaresi, ItinerisMei)
Rimboschimento di pino nero, evidente nel bosco di latifoglie (Monti delle Cesane, foto di Matteo Barbaresi, ItinerisMei)

I rimboschimenti di conifere sono boschi estremamente poveri da un punto di vista naturalistico; si tratta di formazioni chiuse e buie a causa dell’elevato numero di piante utilizzate, e questo impedisce l’insediamento del sottobosco e delle specie erbacee, così come delle latifoglie naturalmente presenti. Per questo motivo negli ultimi anni sono stati intrapresi numerosi progetti volti alla rinaturalizzazione di questi boschi, che avviene principalmente attraverso tagli selettivi volti a favorire l’ingresso nel bosco delle specie locali.

Rimboschimento di pino nero. Si notino gli alberi tutti della stessa dimensione e disposti in file (foto di Donar Reiskoffer)
Rimboschimento di pino nero. Si notino gli alberi tutti della stessa dimensione e disposti in file (foto di Donar Reiskoffer)

Lo stato attuale

Le foreste collinari dell’Italia peninsulare hanno subito pesanti trasformazioni da parte dell’uomo. Nelle aree più idonee essi sono stati sostituiti da colture come la vite e l’olivo, mentre nelle aree più impervie sono stati trasformati in pascoli. In alcune aree appenniniche la richiesta di pascoli è stata talmente grande che i boschi collinari e di bassa montagna sono quasi completamente spariti, salvo essere sostituiti da rimboschimenti di scarso valore naturalistico.

Anche nelle aree dove il bosco non è stato eliminato, l’azione dell’uomo ne ha modificato sostanzialmente la composizione, sfavorendo in generale le querce e introducendo largamente il castagno.

L’area appenninica è andata tuttavia incontro nell’ultimo secolo ad un intenso spopolamento, e il sostanziale abbandono dei pascoli ha favorito un veloce ritorno del bosco, che in queste aree risulta evidente; si tratta per lo più di boschi giovani, nei quali, nelle aree meno elevate, si è insediata anche la robinia, una specie di origine americana.

Gli articoli precedenti

N.B: dare una descrizione dettagliata delle infinite sfaccettature che il bosco può assumere a seconda del contesto, della regione e della storia passata di un territorio richiede ben più che queste poche righe. Questi articoli vogliono quindi essere solo un inquadramento generale delle varie tipologie di bosco, e delle specie che lo caratterizzano, che possiamo incontrare nelle varie zone italiane, e non una descrizione dettagliata delle varie sfumature con cui questi concetti generali si concretizzano in ogni singola realtà.

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