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Boschi italiani – La foresta mediterranea

La foresta mediterranea: specie, caratteristiche, distribuzione e stato di conservazione dei boschi delle aree costiere italiane. La prima tipologia di bosco italiano che analizziamo è, di fatto, un tipo di bosco che non esiste più, escluse rare eccezioni. Si tratta infatti della foresta sempreverde mediterranea, un tempo diffusa alle quote pianeggianti delle aree costiere della nostra penisola, comprese le isole, e nell’immediato entroterra. Proprio la sua accessibilità ne ha determinato la sostanziale scomparsa: nel corso dei secoli essa è stata fonte di legname da costruzione e legna da ardere, ed è stata la prima ad essere rimpiazzata da zone coltivate e pascoli.

La foresta mediterranea sempreverde

Le caratteristiche

Questo tipo di bosco è plasmato sostanzialmente dalla siccità estiva dell’area mediterranea, che determina una scarsità di piogge nella stagione di maggiore insolazione. Per questo motivo le specie che compongono questo tipo di bosco sono adattate alla carenza di acqua, e presentano solitamente foglie coriacee, che perdono poca acqua, e apparati radicali profondi.

Queste piante sono spesso adattate anche agli incendi, da sempre presenti in quest’area: molte specie possiedono cortecce spesse, che proteggono la pianta dal calore e dalle fiamme, e alcune hanno sviluppato particolari semi che germogliano solo dopo il passaggio di un incendio (ad esempio il pino d’Aleppo).

Le specie

Questo tipo di bosco è caratterizzato da una bassa ricchezza di specie. Quelle arboree sono sostanzialmente due:

  • Il leccio: il leccio, nome scientifico Quercus ilex, è la più mediterranea delle querce, adattata alla scarsità di acqua estiva. Presenta foglie coriacee, sempreverdi (che non cadono in inverno, da cui il nome di foresta mediterranea sempreverde), con peli nella parte inferiore che limitano la perdita d’acqua. Questa specie ha un apparato radicale profondo, che le permette di sopravvivere durante i siccitosi mesi estivi. Il leccio è la specie rappresentativa della foresta mediterranea sempreverde (che prende anche il nome, appunto, di lecceta), rappresentando di fatto l’unica specie arborea di questo bosco. Oggi la sua diffusione è scarsa, e lo si trova soprattutto come pianta isolata, spesso arbustiva.
  • Sughera: la quercia da sughero (Quercus suber) è l’altra specie rappresentativa delle foreste mediterranee, anche se la sua diffusione in Italia è probabilmente dovuta all’uomo. Questa specie è infatti probabilmente originaria del bacino occidentale del mediterraneo, e la sua enorme diffusione, avvenuta in tempi antichi, si deve al suo valore economico: dalla sua corteccia, infatti, si estare il sughero, un materiale prodotto dalla pianta per resistere agli incendi.

Oltre a queste due specie, la foresta mediterranea ne ospita alcune di carattere arbustivo: possiamo citare alcune specie di ginepri (genere Juniperus), il corbezzolo (Arbutus unedo) e l’alloro (Laurus nobilis). Queste ed altre specie risultano prevalenti là dove l’eccessiva aridità o lo sfruttamento del bosco da parte dell’uomo sfavorisce la presenza della foresta a favore della macchia mediterranea, un tipo di formazione prevalentemente arbustivo.

Da sinistra: 1) leccio (esemplare solitaro, Christian R. Linder), 2) leccio: foglie e ghiande, 3) sughera
Da sinistra: 1) leccio (esemplare solitaro, Christian R. Linder), 2) leccio: foglie e ghiande, 3) sughera

I pini mediterranei

Un discorso a parte meritano i pini mediterranei, così caratteristici del paesaggio costiero italiano. Le specie presenti nelle zone costiere sono sostanzialmente tre: il pino domestico (Pinus pinea, quello che produce i pinoli), il pino d’Aleppo (Pinus halepensis) e il pino marittimo (Pinus pinaster). Queste specie meritano un discorso a parte, si diceva, perché, come per la sughera, la loro diffusone è sostanzialmente opera dell’uomo: il pino da pinoli ha un origine occidentale (Spagna e Portogallo), mentre quello d’Aleppo orientale; forse solo il pino marittimo è spontaneo in Italia.

La loro introduzione e coltivazione nel nostro paese ha comunque origini antiche, e queste specie possono dirsi ormai naturalizzate e presenti, in modo diverso, in tutta la penisola. I pini formano boschi chiamati, appunto, pinete, che si sviluppano soprattutto in aree impervie: i pini sono infatti specie dette pioniere, che colonizzano aree (sassose, sabbiose, degradate) dove altre specie, come il leccio, faticano ad insediarsi.

Lo stato attuale

Come accennato all’inizio, allo stato attuale la foresta mediterranea sempreverde è di fatto quasi scomparsa dall’Italia, sostituita da aree coltivate e pascolate, e dalle città. Nelle aree più naturali delle nostre zone costiere essa è stata sostituita dalla macchia mediterranea, una formazione di cespugli e arbusti un tempo limitata alle sole aree aride dove la foresta non riusciva a crescere.

La macchia mediterranea, più o meno sviluppata, spesso con esemplari solitari ed arbustivi di leccio, è presente un po’ in tutte le zone costiere italiane, la dove un tempo di sviluppava la foresta. Tuttavia permangono alcuni esempi di questa tipologia di bosco, più o meno degradati: è il caso, ad esempio, della foresta di Montes (Nuoro), della lecceta di Casoli (Chieti) e di alcuni tratti del Bosco della Mesola (Ferrara).

Gli articoli precedenti

Boschi italiani – Introduzione

N.B: dare una descrizione dettagliata delle infinite sfaccettature che il bosco può assumere a seconda del contesto, della regione e della storia passata di un territorio richiede ben più che queste poche righe. Questi articoli vogliono quindi essere solo un inquadramento generale delle varie tipologie di bosco, e delle specie che lo caratterizzano, che possiamo incontrare nelle varie zone italiane, e non una descrizione dettagliata delle varie sfumature con cui questi concetti generali si concretizzano in ogni singola realtà.

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