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Boa delle sabbie (Eryx jaculus)

Un boa per l'Italia

Il boa delle sabbie (Eryx jaculus) è un serpente di modeste dimensioni della famiglia Erycidae, ampiamente distribuito in diversi Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Di recente è stata confermata la sua presenza in Italia, dove questo animale elusivo è sfuggito agli erpetologi professionisti per molto tempo. Anche perché, diciamolo chiaramente, chi avrebbe mai immaginato che per ammirare un boa sarebbe stato sufficiente andare in Sicilia anziché organizzare spedizioni nelle foreste pluviali?

Pare inoltre che Eryx jaculus venisse usato un tempo a mo’ di arma. Sembra infatti che gli antichi greci fossero soliti lanciare serpenti sulle navi nemiche prima degli assalti, così da generare il caos. Tra le serpi utilizzate per questo scopo probabilmente c’erano diverse specie di vipera, ma anche il boa delle sabbie, che proprio a questa usanza deve il suo nome in lingua inglese, javelin sand boa (javelin significa giavellotto)[5].

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Morfologia del boa delle sabbie

Eryx jaculus è un serpente di piccole dimensioni (lunghezza massima intorno ai 60cm), con corpo piuttosto tozzo e testa piccola e poco differenziata dal resto del corpo. La pupilla è verticale (sfatando quindi il mito che questa sia una caratteristica esclusiva delle vipere!) e le squame sono perlopiù lisce; fanno eccezione quelle della porzione terminale del corpo che sono invece carenate, ossia presentano un rilievo lungo l’asse longitudinale mediano.

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Un’altra caratteristica interessante di questo animale è la presenza di ghiandole velenifere orali (contrariamente al sentito comune per i boa, che si pensa ne siano privi) rilevata da alcuni ricercatori. Tuttavia, non risultano effetti del loro secreto sull’uomo[1].

La colorazione (livrea) del boa delle sabbie è splendida: il dorso ha un fondo giallo-brunastro con disegni irregolari più scuri, mentre il ventre è chiaro, con tinte che vanno dall’arancione fino quasi al bianco.

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Nel boa delle sabbie esiste inoltre un marcato dimorfismo sessuale, ossia delle differenze morfologiche tra i sessi, sebbene possa risultare invisibile ad un occhio non esperto. Le differenze tra maschio e femmina non risiedono infatti nella colorazione, ma nelle dimensioni (che sono decisamente maggiori nelle femmine), nella folidosi (ossia il numero e la disposizione delle squame) ed anche nella morfologia della coda (proporzionalmente più lunga nei maschi).

Distribuzione ed habitat del boa delle sabbie

Il boa delle sabbie è un serpente diffuso in Nord Africa, Medio Oriente, Caucaso (fino all’Iran) ed Europa orientale (Balcani meridionali fino alla Grecia, con alcune isole, Bulgaria e Romania).

La presenza in Italia è stata a lungo dibattuta in quanto basata su un unico esemplare conservato in un museo fiorentino. La conferma è arrivata nel 2015 relativamente ad una ristretta zona della provincia di Agrigento, anche se si erano già avute segnalazioni per questa specie, tra cui spicca un filmato trasmesso da una TV locale nel 2009[2]. Da allora, l’areale noto è stato di poco ampliato, raggiungendo anche una limitata area della provincia di Caltanissetta[1].

Per quanto riguarda l’habitat, il boa delle sabbie abita prevalentemente ambienti aridi con sabbia o terreno soffice, nel quale scava gallerie per rifugiarsi. Tale abitudine è presente anche negli esemplari della Sicilia, i quali vengono rinvenuti presso aree sabbiose a ridosso della costa, coltivi e altri luoghi con caratteristiche simili, anche in ambienti suburbani o zone piuttosto degradate.

Comportamento, dieta e riproduzione

Il boa delle sabbie è un serpente con abitudini crepuscolari e notturne, come suggerisce la forma della pupilla, allungata verticalmente (come ad esempio si ritrova anche nei gechi). In genere, il boa delle sabbie passa le ore di luce rintanato in cunicoli-rifugio che spesso e volentieri scava da sé; da questi fuoriesce raramente, di solito dopo le piogge.

La dieta del boa delle sabbie è composta principalmente da piccoli mammiferi, ma anche da piccole lucertole e dalle loro uova, con alcuni autori che riportano eventi di predazione anche su gasteropodi terrestri[3]. In genere, il boa delle sabbie caccia tendendo agguati alle proprie prede, attendendole nei pressi dei cunicoli che abita ma anche infilandosi direttamente nelle tane dei mammiferi. Talvolta può anche capitare che resti seminascosto sotto la sabbia, portando poi la preda catturata nelle cavità dove si nasconde.

Un altro aspetto non comune tra i rettili che si riscontra invece nel boa delle sabbie è l’ovoviviparità, ossia il fatto che le uova vengono incubate e si schiudono nel corpo materno. Le femmine mettono al mondo da 3 a 12 figli[2] già formati, lunghi poco più di 10 cm, a fine estate. È bene precisare, tuttavia, che le fenologia riproduttiva delle popolazioni italiane non è ancora stata studiata.

Conservazione del boa delle sabbie

Fortunatamente, il boa delle sabbie non è considerato una specie minacciata a livello globale, anche in virtù dell’ampio areale di distribuzione[1].

Questo fatto non è però valido per il nostro Paese, visto che si tratta di uno degli animali più localizzati sul territorio nazionale. Va detto, però, che in alcuni siti di presenza, il boa delle sabbie risulta essere discretamente abbondante[2]. In ogni caso, la scarsa disponibilità di dati riguardanti le popolazioni italiane non permette di esprimersi sullo stato di conservazione di Eryx jaculus a livello nazionale.

Il boa delle sabbie è inserito nell’Allegato IV della Direttiva Habitat (92/43/CE) e in Appendice III della Convenzione di Berna.

Note tassonomiche

In genere, sono riconosciute due sottospecie di Eryx jaculus: E. j. jaculus, presente in Nord Africa, e E. j. turcicus, presente nei Balcani e in Medio Oriente. Ci sarebbe in realtà anche una terza sottospecie, E. j. familiaris, sulla cui validità gli autori sono discordi[1].

La sistematica ha una sua rilevanza nella comprensione dell’origine delle popolazioni italiane. Sebbene il loro rango di sottospecie non sia ancora stato verificato mediante analisi molecolari, una prima ipotesi proponeva un’introduzione del boa delle sabbie in Italia da parte dei greci, che porterebbe a pensare che le popolazioni italiane siano da ascrivere alle sottospecie E. j. turcicus. Tuttavia, studi più recenti hanno riscontrato una maggiore affinità morfologica con le popolazioni africane, suggerendo quindi che gli individui italiani appartengano alla sottospecie nominale, E. j. jaculus[1].

Una curiosità a proposito della tassonomia riguarda il nome di questa specie: Eryx jaculus continua ad essere comunemente chiamato “boa”, sebbene gli studi filogenetici più recenti non sostengano questa nomenclatura. Infatti il genere Eryx è l’unico appartenente alla sottofamiglia Erycinae, un tempo inserita nella famiglia Boidae (che contiene i boa propriamente detti) ma che recentemente è stata spostata nella nuova famiglia Erycidae. Potrebbe quindi essere più corretto cambiare il nome del boa delle sabbie in “erice delle sabbie“, come accade per altre specie appartenenti allo stesso genere (come ad esempio Eryx johnii, volgarmente noto come erice indiano). È probabile però che questo non accadrà mai, visto che gli aggiornamenti in ambito tassonomico-sistematico raramente vanno a finire nei nomi comuni, almeno in tempi brevi.

Conclusione

Riassumendo, il boa delle sabbie è un serpente innocuo con un areale di distribuzione piuttosto esteso, anche se le sue caratteristiche ecologiche lo rendono piuttosto difficile da studiare. Le conoscenze su questo serpente sono infatti ancora poco approfondite, soprattutto per quel che riguarda le popolazioni italiane. Allo stesso tempo tempo però, l’interesse verso questa specie è in crescita e con l’avanzare delle ricerche si potrà anche capire come tutelare efficacemente questo piccolo rettile. 

Referenze

  1. Di Nicola M. R., et al. (2019). Anfibi e rettili d’Italia. Latina: Edizioni Belvedere. Le Scienze 31: 568;
  2. Faraone F. P., et al. (2019). Morphological variation of the newly confirmed population of the javelin sand boa, Eryx jaculus (Linnaeus. 1758) in Sicily, Italy. Acta Herpetologica 14(2): 135-139;
  3. Insacco G., et al. (2015). Eryx jaculus (Linnaeus, 1758): a new species for the Italian herpetofauna (Squamata: Erycidae). Acta Herpetologica 10(2): 149-153;
  4. Squires, Nick (2015). Scientists in Italy rediscover snake that was used by ancient Greeks as a weapon of war. The Telegraph. Consultato il 10/01/2021.

Immagine di copertina di Konstantinos Kalaentzis, Wikimedia Commons.

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