Biofactory: cosa sono e come contribuiscono a salvare il pianeta

Il termine Biofactory è stato coniato per la prima volta da Narcís Berberana, ex CEO di Aguas Andinas, la più grande compagnia al mondo per servizi come l’erogazione dell’acqua potabile e si riferisce all’upgrade che hanno subito installazioni industriali tradizionali come quelle deputate al trattamento delle acque reflue o delle acque destinate ad un uso “organico” (come il trattamento delle piante). Il punto è quello di utilizzare un’approccio ad Economia Circolare (CE) a scapito di quella lineare finora utilizzata. Questo nuovo tipo di approccio è finalizzato a far si che l’azienda si integri nell’ambiente e abbia perciò un impatto minimo: da qui il termine di Biofactory.

Cosa vuol dire Economia Circolare?

L’approccio lineare prevedeva che il materiale da utilizzare in fabbrica venisse prima estratto e poi processato, generando così un enorme spreco. Le Biofactory hanno rivoluzionato questo sistema preferendo l’utilizzo di risorse naturali, elettricità e gas composto prevalentemente da metano ricavati dallo stesso processo lineare, eliminando così gli sprechi.

Le materie utilizzate e ciò che ne deriva si trovano quindi in un cerchio produttivo che mina al riutilizzo di tutto ciò che può ancora essere utile, eliminando così i grossi sprechi industriali e quindi, minimizzare l’impatto di uno dei più grossi problemi del pianeta.

Principali caratteristiche delle Biofactory

La prima Biofactory al mondo è stata creata nel 2017 dalla sopracitata azienda Aguas Andinas: durante il suo primo anno lo stabilimento ha generato 51.792.240 kWh di energia elettrica, 47.019648 watt di biogas, 111.842 tonnellate di fertilizzante e 603 milioni di metri cubi di acqua pulita. Un risultato che ha generato un impatto ambientale notevole.

L’intento delle Biofactory di integrarsi il più possibile nell’ambiente si basa su delle caratteristiche ben precise:

  • Ricavare energia dall’acqua: viene usata l’energia generata dall’acqua che scorre quando questa viene purificata, permettendo così un nuovo utilizzo della stessa come l’irrigazione e il riempimento delle falde acquifere.
  • Usare soltanto l’energia autoprodotta: Che sia energia ricavata dall’acqua o da altre fonti rinnovabili, lo scopo di una Biofactory è quello di autoalimentarsi, eliminando così una grande fetta di dispendio energetico.
  • Trasformazione degli sprechi: gli sprechi sono intesi come fonte di riutilizzo.
  • Protezione dell’aria: Uno dei loro principali obbiettivi è quello di ridurre le emissioni di gas, avere dei sistemi che neutralizzano gli odori emessi, e ri-boscare i terreni adiacenti allo stabilimento industriale.
  • Protezione della Biodiversità: vengono promosse iniziative di salvaguardia degli ambienti naturali. Il fine è quello di preservare l’ambiente, anche attraverso la costruzione di laghi artificiali che possono giovare all’ambiente stesso.
  • Impegno sociale: le Biofactory si impegnano a coordinare le loro iniziative con altre aziende, promuovono eventi rivolti alla società e finanziano la ricerca di biotecnologie e processi ingegneristici innovativi.

L’industria del futuro

Se tutte le industrie seguissero l’esempio delle Biofactory e assumessero questo tipo di approccio, l’impatto ambientale (in positivo) sarebbe enorme.

Al contrario di ciò che si può pensare, questa trasformazione è verosimilmente già in atto: tra gli obiettivi dell’Onu per il 2030 – infatti – il settimo, l’ottavo e il nono comprendono lo sviluppo di un industria sostenibile e di un’economia duratura, supportata da innovazione e ricerca.

Sia le infrastrutture che l’industria sono importanti per supportare l’intero sviluppo economico e il nostro benessere divenendo sostenibili ed affidabili con lo sviluppo tecnologico e la ricerca.

Referenze

  1. Biofactories – Wikipedia
  2. I 17 obiettivi di sviluppo sostenibile – Save The Children
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