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Il Biodiversity Specialist: un lavoro da Biologo

I laureati in Scienze della Vita (Biologia, Biotecnologie, Scienze Naturali e tutti i percorsi afferenti) hanno un proprio ruolo nella Consulenza Ambientale?
Avevamo già tentato di rispondere a questa domanda.

Il nostro intervistato di allora ci aveva dipinto una situazione in cui i protagonisti erano altri, soprattutto gli ingegneri ambientali. In quella ricostruzione, i biologi ambientali erano figure necessarie ma non stabilmente inquadrate. Venivano chiamati in causa solamente come consulenti in libera professione e solo per specifici progetti, in base alla loro specializzazione.

Il nostro intervistato di oggi, Jacopo Battisti, ci svela però che in altre realtà i biologi svolgono una funzione strutturale e organica nel condurre consulenze di impatto ambientale. Ci parla del suo lavoro come Biodiversity Specialist.

In che ambito è inserito il Biodiversity Specialist

Le attività e i progetti umani, lo abbiamo detto molte volte, impattano gli ecosistemi naturali. Questo è vero in particolare per i grandi progetti di ingegneria civile – strade, ponti, edifici… – e per le attività che operano in ambito energetico: impianti estrattivi di idrocarburi, centrali eoliche e fotovoltaiche, oleodotti, dighe etc.

I progetti di ogni nuova costruzione, intervento di modifica o di ampliamento che superano soglie stabilite per legge, devono essere sottoposti a procedure ambientali. Queste valutano la rilevanza dell’impatto dell’opera sull’ambiente naturale e gli ecosistemi. A seconda del contesto, si possono applicare differenti strumenti: la Valutazioni di Impatto Ambientale (VIA), la Valutazione Ambientale Strategica (VAS) se il rischio riguarda un Sito di Interesse Comunitario (SIC), l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) e la Valutazione di Incidenza Ambientale (VINCA).

Queste procedure sono aperte ai portatori di interesse, solitamente espressione della popolazione locale impattata dall’opera. Consistono nello studio dello stato di salute degli ecosistemi locali, contestualmente alle particolarità geografiche, climatiche, socioculturali e di altro genere che li influenzano. Lo scopo principale di una procedura ambientale è prevedere l’evoluzione dell’ecosistema in seguito alla perturbazione portata dal progetto valutato. In base a quello è possibile stabilire se il progettista dovrà apportare modifiche o prevedere compensazioni ambientali che rendano l’impatto ambientale accettabilmente basso. Solo così le autorità potranno rilasciare il permesso a procedere con l’implementazione del progetto.

Per via del conflitto di interessi che ne deriverebbe, le aziende proponenti non conducono direttamente le valutazioni ambientali ma si affidano a consulenti terzi. Nel caso di piccoli progetti possono bastare singoli professionisti o studi associati. Quando si tratta di opere di grande portata, invece, solo aziende specializzate in consulenza ambientale posseggono le risorse per condurre una valutazione ambientale adatta alle esigenze dei loro clienti. In queste aziende trovano spazio figure anche molto specializzate, come lo specialista dell’impatto sulla biodiversità, o Biodiversity Specialist.

Biodiversity SpecialistIl Biodiversity Specialist

In un’azienda di consulenza si lavora su commesse. Ogni progetto, a seconda delle sue specifiche, viene valutato da diversi team. Alcuni sono esperti di aspetti ingegneristici, altri di impatto climatico o, appunto, sugli ecosistemi.

Quando gli viene affidata una commessa, un Biodiversity Specialist comincia a vagliare, assieme a colleghi e responsabili, gli aspetti più importanti in cui si inserisce il progetto. Questi possono essere il contesto geologico e idrogeologico, le normative locali, gli ecosistemi presenti e particolari specie a rischio segnalate nelle zone interessate.

Per farlo, gran parte della ricerca è di tipo bibliografico. Un Biodiversity Specialist passa circa l’80-90% del tempo al computer a cercare e vagliare documenti e studi già disponibili in letteratura, che prendono in considerazione scale di grandezza anche molto diverse, dal continentale al locale. Così facendo si crea una visione di insieme utile a ragionare sugli aspetti più problematici del progetto e comprenderli.

Il restante 10-20% del tempo il Biodiversity Specialist lo passa viaggiando. Per raggiungere le località dove i clienti hanno intenzione di implementare i loro progetti si sposta anche molto lontano dalla sede dell’azienda. Talvolta si tratta anche dell’oceano aperto. Questo accade in caso di “buchi” nella letteratura e, per ciascuna commessa, come passaggio finale della ricerca per confermare i dati della bibliografia. In queste visite sul campo condurrà, delle campagne di censimento delle specie, soprattutto animali, di interesse. Può farlo da solo oppure con professionisti più specializzati, arruolati anche per la singola occorrenza.

Le attività di campo sono anche l’occasione per incontrare rappresentanti delle comunità locali. È un’opportunità per ottenere informazioni assenti in letteratura ma, soprattutto, aiuta a “sondare il terreno”, verificando in prima persona come la popolazione reagirà all’effettiva implementazione del progetto.

Il passaggio logico successivo per il Biodiversity Specialist è integrare i dati raccolti dalla bibliografia e dalle campagne sul campo per analizzarli. Uno strumento a disposizione sono gli indici di biodiversità, ad esempio la ricchezza in specie, che descrivono il grado di complessità degli ecosistemi a rischio e concorrono a determinare l’importanza di tutelarli. Ma la principale e più utile risorsa per questo genere di lavori è il Geographic Information System (GIS), un insieme di tecnologie integrate che permettono di rappresentare la distribuzione dei dati nello spazio geografico.

Per esempio, è possibile fare analisi di contesto mostrando su una medesima mappa sia gli areali di specie animali e vegetali, sia il progetto in valutazione, che si colloca nello stesso spazio geografico. Queste mappe sono, per la società di consulenza, sia strumenti per valutare il progetto nel merito sia per comunicare con immediatezza i risultati dell’indagine all’azienda committente.

Un esempio: censire i pipistrelli

Jacopo ci fornisce un esempio di attività su campo per un censimento di chirotterofauna. Un intervento tanto apparentemente semplice come illuminare una pista ciclabile che in un suo tratto passa sotto a un ponte può essere problematico per i pipistrelli. In particolari fasi del proprio ciclo vitale, infatti, questi animali trovano riparo in ambienti poco illuminati ed è facile trovarli proprio sotto ai ponti.

Un Biodiversity Specialist, in un caso del genere, dovrà andare nei momenti più opportuni a constatare l’effettiva presenza dei pipistrelli nei punti critici della pista ciclabile da illuminare, individuati tramite le analisi di contesto. Una volta lì, stima la loro numerosità avvalendosi sia dell’avvistamento visivo che di strumenti come i bat-detector, che rilevano gli ultrasuoni emessi dagli animali. Poi riporterà debitamente i dati di presenza, così confermati, sulle mappe che allegherà ai rapporti relativi al progetto.

Chi può fare il Biodiversity Specialist

Per accedere alla carriera dello Specialista in Biodiversità, occorre essere esperti di ecologia e di ambiente. Sono quindi propedeutiche le Lauree Magistrali in Biologia Ambientale e in Scienze Naturali.

Jacopo suggerisce che per essere adatti al ruolo non aiuta essere molto specializzati in un singolo argomento. Occorre, invece, arricchire il proprio percorso di studio di esperienze formative “di contesto”, che permettano di toccare più aspetti di ecologia e biodiversità.
Molto utile risulta anche dotarsi di competenze relativamente “nuove” e trasversali, come l’utilizzo di GIS e di altre tecnologie di analisi e integrazione dati.

Le soft skill più richieste nel ruolo sono la capacità di integrare le diverse conoscenze e competenze acquisite per risolvere in modo creativo sempre nuovi problemi e un’avida curiosità che spinga a formarsi con continuità per acquisirne di nuove.

Cosa aspettarsi

Quella del Biodiversity Specialist, ci dice Jacopo, è la professione ideale per un biologo ambientale. Nella pratica quotidiana, infatti, il professionista utilizza molte delle nozioni e competenze apprese durante gli studi e si mette in gioco per affrontare nuove sfide. Non rischia mai, insomma, di annoiarsi per la monotonia. Purtroppo, si tratta di una figura di nicchia e non tutte le aziende la intendono con le stesse caratteristiche.

Secondo Jacopo, però, la tendenza è che vengano sempre più richiesti dalle aziende di consulenza. I gruppi che si dedicano alla valutazione dell’impatto ambientale, infatti, si sono arricchiti di nuove figure abbastanza di recente.

Da un lato il livello di attenzione all’ambiente dipende dai clienti dell’azienda e dalla natura dei loro progetti, e in questo la stessa azienda di consulenza può giocare un ruolo nel cercare di sensibilizzarli.

Dall’altro la sensibilità ambientale è aumentata anche in generale, per via dell’attuale congiuntura politica a livello europeo. Gli studi ambientali sono sempre più visti non solo come utili solamente al rilascio dei permessi a costruire ma anche come un’attività da svolgere durante la vita del progetto, una volta costruito, per controllare la bontà delle previsioni e tutelare in modo più affidabile gli ecosistemi impattati.

Proprio questa tendenza a richiedere più servizi di consulenza ambientale e di miglior qualità permette alla figura del biologo ambientale di venir sempre più considerata di capitale importanza e di “fiorire” nella sua specificità.

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