Adolescenza, l’età aurea del cervello

Adolescenza, il periodo focale in cui ciascuno di noi trascorre (o ha trascorso in passato) molte ore sui banchi durante le ore di lezione e curvo sui libri nel pomeriggio, pronto a prepararsi per le prove scolastiche.

Nell’ultima fase di quest’età ci si iscrive generalmente a quella che sembra l’ultima tappa educativa possibile per molti, ovvero l’università. Pur non amando spesso spendere parte del proprio tempo in attività legate al mondo didattico, soprattutto quando si è giovani, in realtà lo studio e la vita scolastica si svolgono generalmente proprio nell’età più adatta.

Perché? La risposta può darla uno studio appena pubblicato su Neuron, frutto della collaborazione di tre gruppi di ricerca. Gli adolescenti, infatti, più dei soggetti in altre fasce d’età, sembrano avere una spiccata sensibilità per i comportamenti che prevedono una ricompensa.

Bypassando molte ricerche che ne hanno enfatizzato le conseguenze negative, questo decisamente vivo meccanismo della ricompensa ha in realtà implicazioni positive anche nell’apprendimento e nella memoria.

Gli adolescenti e la ricompensa: conseguenze anche mnestiche

Per arrivare alle fondamentali scoperte di questo studio, alcuni ricercatori della Columbia University hanno collaborato con colleghi dell’Università di Harvard e dell’ospedale psichiatrico della città di New York.

In particolare essi hanno chiesto a due gruppi, uno formato da quarantuno adolescenti di età compresa tra i tredici e i diciassette anni, l’altro da trentuno adulti dai venti ai trent’anni di svolgere un compito in cui sarebbe stata valutata l’abilità di imparare a seguito di un rinforzo.
In particolare gli autori sottolineano che questo tipo di apprendimento tramite rinforzo consiste nel fare una scelta a seguito della quale viene valutata la sua correttezza; questo dettaglio permette di modificare, migliorandole, le scelte successive.

Fatta la scelta, infatti, i soggetti erano esposti all’immagine di un oggetto casuale, su cui in seguito si sarebbe concentrato un test mnestico. Essendo già stata dimostrata la spiccata propensione dell’adolescente a imparare tramite rinforzo, i risultati hanno confermato che non solo nei compiti da svolgere i soggetti più giovani superavano gli adulti, ma anche nel test di memoria avevano abilità migliori, come se il rinforzo e l’attività mnestica fossero processi correlati.

Durante tutta l’attività di studio i partecipanti erano soggetti a risonanza magnetica funzionale. Essa ha dimostrato che gli adolescenti hanno una maggiore attività nell’ippocampo, coordinata a quello dello striato. Ciò invece si osserva in misura minore nella fascia d’età adulta.

Questi risultati, poiché sottolineano una profonda interconnessione tra apprendimento per rinforzo e memoria, gettano una nuova luce positiva su questa peculiarità dell’adolescente. Attraverso infatti le conseguenze positive dell’apprendimento per rinforzo, il cervello di età più giovane potrebbe avere un apprendimento sia più facilitato, sia più sfaccettato e ricco.

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