Prolattina e iperprolattinemia: cause, sintomi e cure

Presenti disturbi del ciclo, sindrome premestruale, tensione mammaria o calo della libido? La causa potrebbe essere l’aumento di un ormone chiamato prolattina.

Che cosa è la prolattina e a cosa serve?

La prolattina è un ormone prodotto dall’ipofisi, ghiandola endocrina situata alla base del cranio, nella sella turcica dell’osso sfenoide, vicino ai nervi ottici. La principale funzione della prolattina è la stimolazione della lattogenesi ovvero della produzione di latte da parte della ghiandola mammaria della donna dopo il parto.

Certamente la prolattina esercita un’azione che si può definire “anticoncezionale” in quanto essa interferisce con gli ormoni riproduttivi e, da un lato, impedisce l’ovulazione ostacolando l’armonica secrezione di LH, e, dall’altro, stimola le ghiandole surrenali a produrre più androgeni. Essa riduce anche il desiderio sessuale; questa funzione permette di assicurare la lattazione che sarebbe interrotta da una nuova gravidanza.

La prolattina agisce in maniera più silenziosa anche su altri organi e le sue funzioni non sono ancora del tutto note. Essa esercita sicuramente un’azione a livello cerebrale con effetti neuroprotettivi, cognitivi, sulla memoria, sull’umore e sull’induzione del comportamento materno. La prolattina è anche un regolatore del sistema immunitario e dell’angiogenesi.

Regolazione della secrezione

La regolazione della secrezione della prolattina avviene principalmente ad opera della dopamina ipotalamica che la inibisce. Altre molecole possono stimolarne la produzione, in particolare il TRH (ormone di rilascio della tireoptropina). Inoltre, la secrezione della prolattina è pulsatile ed è aumentata durante il sonno REM, con un picco tra le 4 e le 6 del mattino. Il maggiore incremento della prolattina avviene in gravidanza, quando questo ormone può aumentare di dieci volte la sua concentrazione ematica che si mantiene alta anche durante l’allattamento. La prolattina può aumentare transitoriamente nei momenti di stress, dopo i rapporti sessuali, per lesioni della parete toracica.

Prolattina e allattamento al seno

La suzione dal capezzolo durante l’allattamento al seno è un importante stimolo per la produzione di prolattina. Si tratta di un riflesso neurosecretorio: la stimolazione dei recettori tattili presenti sul capezzolo attiva l’ipofisi. Questo riflesso è l’espressione di come uno stimolo esterno, fisico, possa generare una modificazione nella produzione di molecole.

Iperprolattinemia

Si parla di iperprolattinemia quando i livelli ematici di prolattina superano i valori di normalità (>20 ng/ml nell’uomo e >25 ng/ml nella donna).

In realtà, un singolo riscontro di un valore di prolattina elevato non deve preoccupare. È sempre necessario ripetere il dosaggio dell’ormone. Qualora la concentrazione di prolattina si mostrasse nuovamente elevata e al fine di eliminare lo stress del prelievo (che potrebbe causare l’innalzamento transitorio dell’ormone) quale fattore confondente, si può effettuare il prelievo con la cosiddetta mini-curva. Con questa metodica si effettua il prelievo di sangue a distanza di intervalli di tempo di alcuni minuti dall’introduzione dell’ago mediante una piccola cannula, eseguendo la puntura una sola volta.

Macroprolattina

Talvolta, la prolattina risulta elevata agli esami di laboratorio in assenza di sintomi. Questa situazione potrebbe essere provocata dalla presenza di anticorpi nel sangue del paziente che formano immunocomplessi con la prolattina detti macroprolattina. La macroprolattina è inattiva e non dà quindi sintomi. Per capire se questa è la causa dell’iperprolattinemia è necessario richiedere al laboratorio analisi di misurare la prolattinemia dopo precipitazione con PEG (polietilenglicole).

Sintomi di iperprolattinemia

L’iperprolattinemia può causare galattorrea, cioè la fuoriuscita di gocce di latte dal capezzolo, spontanea o dopo spremitura. Nella donna i sintomi si presentano più precocemente e sono più manifesti. Essi sono:

  • oligomenorrea e riduzione della fertilità
  • aumento degli androgeni surrenalici e possibile PCOS secondaria
  • riduzione degli estrogeni con aumentato rischio di osteopenia

Nell’uomo è più difficile notare le conseguenze dell’aumento della prolattina. Esse sono l’impotenza, la perdita della libido, l’infertilità e l’osteopenia.

Cause

La prime cause fisiologiche di iperprolattinemia sono la gravidanza e l’allattamento. Una donna in età fertile con iperprolattinemia ed amenorrea dovrebbe sempre effettuare un test di gravidanza dal momento che tali condizioni si verificano sia in gravidanza sia per un aumento patologico della prolattina. L’assunzione di alcuni farmaci, in particolare gli anti-dopaminergici (dal momento che la dopamina inibisce la prolattina) può provocare l’iperprolattinemia. Tali farmaci appartengono soprattutto alla categoria degli antipsicotici e degli antidepressivi, ma anche alcuni antiipertensivi e procinetici possono essere i responsabili dell’iperprolattinemia.

La prolattina può essere elevata per la ipersecrezione da parte di adenomi ipofisari, ovvero tumori benigni dell’ipofisi. Questi vengono distinti in microadenomi se di diametro <1cm e in macroadenomi se di diametro >1cm. Quando gli adenomi ipofisari producono prolattina vengono chiamati prolattinomi.

Altre patologie dell’ipofisi e dell’ipotalamo possono causare iperprolattinemia, come ad esempio le disconnessioni ipotalamo-ipofisi da traumi o masse. Infatti, se la dopamina prodotta dall’ipotalamo non riesce a raggiungere l’ipofisi, questa non riceve il segnale inibitorio e continua la sua secrezione di prolattina.

Un altro esempio è l’ipotiroidismo centrale grave causato da insufficiente produzione di TSH dall’ipofisi che induce un innalzamento del TRH ipotalamico. Il TRH, a valori elevati, è uno stimolo per l’ipersecrezione di prolattina.

Alcune patologie possono causare iperprolattinemia, come l’insufficenza renale, la cirrosi epatica e la sindrome dell’ovaio policistico.

L’iperprolattinemia può anche essere definita idiopatica nel caso in cui non sembra essere individuabile una causa organica. È comunque probabile che, in realtà, in questi casi sia presente un microadenoma ipofisario, così piccolo da sfuggire alle indagini daignostiche di imaging.

Sintomi di adenoma ipofisario

In aggiunta ai sintomi di iperprolattinemia, in caso di macroadenoma ipofisario è possibile che il paziente presenti problematiche aggiuntive.

L’aumento delle dimensioni dell’ipofisi infatti può determinare compressione delle vie ottiche con alterazioni del campo visivo periferico, cefalea frontale e retro-orbitaria da compressione delle meningi. Raramente può verificarsi rinoliquorrea, cioè perdita di liquor dal naso.

Ad un’ ipersecrezione di prolattina da parte di una massa ipofisaria possono accompagnarsi riduzioni dei livelli di altri ormoni ipofisari per compressioni dell’adenoma sul tessuto secernente. Ne consegue un ipopituitarismo, con sintomi variabili a seconda degli ormoni interessati (FSH, LH, ACTH, GH, ecc.). Un adenoma ipofisario può, al contrario, anche secernere altri ormoni oltre alla prolattina, in particolare il GH (growth hormone).

Diagnosi

Il riscontro di iperprolattinemia deve essere valutato considerando i sintomi e la storia clinica e farmacologica del paziente eseguendo degli esami di laboratorio appropriati al contesto e al sospetto eziologico. Il dosaggio della prolattina ematica va eseguito come precedentemente illustrato. Se vi è il sospetto di un adenoma ipofisario, si esegue una risonanza magnetica con contrasto per valutare la ghiandola ipofisaria.

Terapia

La terapia dell’iperprolattinemia dipende dalla causa. Se essa è causata da un farmaco, questo, se possibile, va sospeso ed eventualmente sostituito. Se la causa dell’iperprolattinemia è l’ipotiroidismo, il problema si risolve grazie al trattamento con levo-tiroxina. In caso di adenoma ipofisario, la cabergolina è il farmaco appropriato. Questa molecola è dopamino-agonista, ovvero agisce come la dopamina e inibisce la secrezione di prolattina. La cabergolina è in grado anche di ridurre il volume degli adenomi e, dopo trattamento prolungato, è possibile una remissione completa dell’iperprolattinemia. Solo per gli adenomi che non rispondono alla cabergolina, è indicata l’adenectomia selettiva (asportazione chirurgica dell’adenoma) per via transnasosfenoidale.

Integrazione con Vitex agnus-castus

Numerosi studi dimostrano l’azione terapeutica nei confronti dell’iperprolattinemia e dei sintomi di sindrome premestruale (tensione mammaria da iperprolattinemia latente e disturbi dell’umore) da parte di una pianta, Vitex agnus-castus. L’efficacia dell’agnocasto, assunto come integratore, è legata ai diterpeni, suoi componenti ad azione dopaminergica. Questi, agendo in modo analogo alla dopamina, inibiscono la secrezione di prolattina e migliorano i sintomi. L’agnocasto è utile soprattutto in caso di iperprolattinemia idiopatica moderata.

Fonti

  1. Malattie del sistema endocrino e del metabolismo; Faglia, Beck-Peccoz, Spada; ed. McGrraw-Hill; 2013
  2. Chaste tree (Vitex agnus-castus) Pharmacology and clinical indications; Wuttke, H. Jarry, V. Christoffel, B. Spengler, and D. Seidlová-Wuttke; Phytomedicine 10: 348–357, 2003
  3. Prolactin: Structure, Function and Regulation of Secretion; Marc E. Freeman, Be´ La Kanyicska, Anna Lerant, and GYO¨ RGY NAGY*;Physiological Reviews, Vol.80, No. 4, October 2000
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