La dieta mima digiuno – Pro e contro della dieta della longevità

Nei giorni scorsi la trasmissione televisiva “Le Iene” ha dedicato un ampio servizio alla dieta mima digiuno, un nuovo regime alimentare che prevede l’assunzione controllata dei macronutrienti, allo scopo di ridurre l’apporto calorico totale. La pratica di astenersi dal cibo ha origini antichissime e, con carattere per lo più religioso, si pensava fosse utile per l’uomo, per purificarlo e avvicinarlo alla divinità.

Il digiuno

Il corrispettivo scientifico insegna che in una situazione di digiuno, l’organismo attiva dei processi superiori tali da utilizzare le riserve accumulate e disponibili, a partire dal grasso. Di contro ne risente il cervello, organo che diversamente da altri tessuti, utilizza solo glucosio (e quindi zucchero) disponibile solo per poco tempo. Per produrre lo zucchero, quindi, si consumerebbero le riserve proteiche del corpo e aumenterebbero in circolo i corpi chetonici.

Ma torniamo alla dieta mima digiuno, ideata e promossa da Valter Longo.

professore di Biogerontologia alla University of Southern California e direttore del programma di ricerca Oncologia e Longevità presso l’Istituto Firc di Oncologia molecolare di Milano. Definito dal Time il “guru della longevità”. La sua dieta consiste in un’alimentazione da praticare per cinque giorni consecutivi, al massimo una volta al mese che mima (già dal nome) il digiuno, anche se, in realtà, si mangia. Pochissimo, ma si mangia.

Il primo giorno si assumano circa 1000 kilocalorie (34% di carboidrati, 56% di grassi e 10% di proteine), nei quattro giorni successivi 750 kilocalorie (47% di carboidrati, 44% di grassi e 9% di proteine). Se si paragonano questi dati alla ripartizione dei nutrienti nella classica dieta mediterranea, la differenza è netta: la piramide alimentare assegna il primato ai carboidrati (circa il 55%, soprattutto complessi), seguiti dalle proteine (intorno al 15% delle quali il 60% di origine animale) e dai grassi (circa il 30%) per un apporto calorico totale di 2000 kilocalorie giornaliere.

Longo sostiene che sono da evitare nella dieta mediterranea troppi carboidrati (ad esempio escludere in assoluto i dolci che possono causare il diabete). In generale è importante mangiare bene, sano e in giusta quantità. Una volta al mese, poi, si può digiunare o mimare il digiuno, nutrendosi esclusivamente di verdura, legumi, cereali integrali e grassi buoni (olio extravergine d’oliva, frutta secca). Assolutamente bandite le proteine animali.

L’elisir di eterna giovinezza

Gli studi di Longo, pubblicati sugli articoli di Cell Metabolism, partono dall’assioma che, se si consuma oltre il 20% delle calorie sottoforma di proteine, aumenti il rischio di mortalità. Già, perché le proteine sono strettamente legate all’ormone della crescita GH e consumandone di più, il corpo produce più ormone della crescita GH. Quest’ultimo, a sua volta, legandosi ai fattori di crescita (IGF-1 e IGF-2) promuove la proliferazione e la differenziazione cellulare, aumentando la probabilità di sviluppo di cellule cancerose.

Mandare l’organismo in carenza di glucosio e proteine potrebbe essere l’arma vincente. In assenza di glucosio a breve termine, il corpo è costretto ad usare risorse energetiche alternative come i corpi chetonici, ossia composti (come l’acetone) prodotti dal metabolismo degli acidi grassi. Allo stesso tempo le risorse proteiche sarebbero utilizzate in maniera più efficace: la carenza proteica spinge l’organismo ad utilizzare le poche risorse disponibili, attivando la produzione di cellule staminali.

Una volta che, dopo il digiuno, si tornerà a mangiare regolarmente, tutte le cellule vecchie saranno sostituite da cellule nuove, stimolando un interessante processo di rigenerazione cellulare. In questo processo rigenerativo, contrariamente da quanto sostenuto dagli amanti delle proteine, sembra che la massa muscolare non venga intaccata e si viva più a lungo (e persino in forma fino a 110 anni). Inoltre il digiuno servirebbe a contrastare una serie di patologie croniche legate all’invecchiamento tra cui cancro, diabete e morbo di Alzheimer.

Le controindicazioni della dieta del digiuno

Tantissimi, a quanto pare, i benefici della dieta mima digiuno.
Come mai, però, la dieta allunga vita non è applicata come modello alimentare? Per le classiche ragioni economiche o perché, per abitudine, non accettiamo di nutrirci diversamente, escludendo le proteine animali? O ancora c’è dell’altro? Prima di tutto occorre fare attenzione alle controindicazioni: la dieta mima digiuno non è indicata in gravidanza, in allattamento, nei bambini normopeso e negli anziani oltre i 65 anni. Da evitare per i soggetti anoressici e persone diabetiche che consumano metformina o insulina.

Tralasciamo l’aspetto commerciale: il cibo è venduto in cinque pacchetti nel kit ProLon, venduto dalla società L-NUTRA di cui Longo è fondatore e i pacchetti non sono ancora disponibili in Italia. Consideriamo che il digiuno induca il corpo in una situazione di ipoglicemia che potrebbe influire negativamente su molte situazioni, ad esempio durante l’attività lavorativa o nel corso di un esercizio fisico. Meglio dunque riservare i cinque giorni di digiuno alle giornate in cui abbiamo poco da fare o siamo addirittura a riposo.

Se si mangia sempre con un certo appetito, il corpo sarà abituato ad assumere determinati livelli energetici da grassi e carboidrati; non possiamo rischiare di mandarlo in tilt! Non bisogna dimenticare che l’organismo ha bisogno di ritmi costanti senza sbalzi calorici. E se da un lato il digiuno intermittente rallenterebbe l’invecchiamento senza ridurre le calorie complessive, dall’altro l’aumento di peso, nella pratica, è causato da un surplus calorico. È l’aumento di calorie (e non di proteine) che potrebbero rivelarsi problematico, soprattutto al termine dei cinque giorni di dieta.

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