Intolleranza al lattosio: alimentazione e reazioni avverse

Perché l'intestino si ribella?

Le allergie e le intolleranze alimentari sono patologie intestinali che possono compromettere l’assorbimento dei nutrienti in differenti distretti del tratto gastro-intestinale. L’accurata e dettagliata anamnesi, l’analisi della sintomatologia e la valutazione del diario alimentare rappresentano il primo passo verso la corretta diagnosi, di queste che, oggi, sono diventate ormai patologie sempre più frequenti. Il 40% della popolazione Italiana presenta un deficit di lattasi che comporta intolleranza al lattosio.

Distinzione tra reazioni tossiche e non

REAZIONI TOSSICHE, se indipendenti dalla sensibilità individuale ma correlate alla concentrazione di “tossine” presenti nell’alimento, più precisamente alla dose assunta.

Tali reazioni sono facilmente distinguibili in:

  • Intossicazioni alimentari: causate dall’ingestione di alimenti contenenti sostanze tossiche naturali (es: veleni nei funghi, etc..)
  • Tossinfezioni alimentari: provocate dalla contaminazione degli alimenti da parte di microrganismi patogeni ed eventuali tossine prodotte da essi (es: Salmonella nelle uova o nelle carni crude, etc..).

e di REAZIONI NON TOSSICHE, se rappresentate dall’insieme delle reazioni avverse nei confronti di uno specifico alimento.

In particolare le reazioni di tipo non tossico (solitamente innocue), sono correlate alla suscettibilità individuale e determinate dal quantitativo di dose ingerita. Possono essere distinte in:

Allergie: reazioni immunologiche mediate dal sistema immunitario

Intolleranze: di tipo non immunologico

Le intolleranze alimentari rappresentate da qualsiasi reazione avversa al cibo, si manifestano a distanza di qualche ora, o addirittura giorni, dall’assunzione di un determinato alimento. Le risposte alle intolleranze alimentari sono sempre di tipo “dose-dipendente” e non sono modulate dal sistema immunitario, bensì da specifici meccanismi biochimici.

Si suddividono in 3 differenti tipologie:

  1. Intolleranze enzimatiche: causate dalla mancata o scarsa produzione di enzimi specifici, indispensabili per il metabolismo e l’assimilazione di particolari componenti alimentari. Tali deficits enzimatici sono responsabili di molteplici patologie legate ad alterazioni del metabolismo dei carboidrati. Un esempio noto è rappresentato dall’intolleranza al lattosio.
  2. Intolleranze farmacologiche: causate dall’assunzione di elevati quantitativi di alimenti contenenti sostanze farmacologicamente attive come: istamina, tiramina e fenilalanina (amine biogene), caffeina e teofillina (xantine) e alcol. Si presentano con sintomatologia tipica, quale: orticaria e angiodema e possono associarsi a dispepsia, dolori addominali e diarrea.
  3. Intolleranze indefinite: provocate da additivi e/o contaminanti immessi in maniera non intenzionale nei cibi. Si manifestano con pruriti, variabili forme di orticaria, rinite, asma, cefalea ed emicrania.

Intolleranza al lattosio

Cosa causa l’intolleranza al lattosio?

Lattosio: molecola

L’organismo è in grado di digerire il lattosio ricorrendo ad uno specifico enzima: la lattasi, appartenente alla classe delle idrolasi e residente a livello dell’orletto a spazzola delle cellule intestinali. La lattasi catalizza la reazione di idrolisi:

Lattosio + H2O = Galattosio + Glucosio
Come agisce l’enzima Lattasi?

Questo enzima scinde il lattosio (principale zucchero presente nel latte di mucca, di capra, di asina oltre che latte materno e numerosi altri alimenti) in glucosio e galattosio, facilmente assorbibili dal flusso sanguigno. Nel momento in cui si verifica un deficit di lattasi ⇒ che può essere relativo o assoluto, si presenta un quadro sintomatologico tipico dell’intolleranza al lattosio ⇒ rispettivamente temporanea o permanente.

Trattandosi di una condizione molto comune in età adulta, gran parte della comunità scientifica, non considera più l’intolleranza uno stato “patologico”, bensì un cambiamento fisiologico (tipico e comune ad una larga fetta di popolazione). Ciò, viene spiegato dal fatto che con l’avanzare dell’età, l’organismo umano tende a mostrare una riduzione “fisiologica” della secrezione dell’enzima lattasi.

Quali sono le cause?

Sebbene siano diverse le cause alla base dell’intolleranza al lattosio, la più comune è la riduzione dell’enzima lattasi. Tale diminuzione ha esordio, generalmente, a partire dai 2 anni di età, malgrado i sintomi si manifestino più tardi (durante l’adolescenza o addirittura in età adulta); più precisamente nel momento in cui le quantità residue diventano effettivamente molto scarse.

Si parla, invece, di intolleranza al lattosio secondaria se diagnosticata in presenza di disturbi intestinali di altro genere, tipicamente di origine infettiva, come ad esempio nel caso della diarrea acuta provocata da rotavirus o da giardia. In questo specifico caso, l’intolleranza è di tipo transitorio, regredisce in 3-4 mesi e può manifestarsi all’esordio dei sintomi o durante il loro decorso.

Particolarmente rara è invece l’intolleranza congenita provocata dalla totale assenza, già alla nascita, dell’enzima lattasi. L’intolleranza congenita è legata a cause genetiche e si manifesta a partire dal primo contatto con il latte materno.

In queste particolari situazioni sarà, pertanto, necessario e indispensabile il ricorso alla nutrizione di tipo artificiale; somministrando al neonato solo latte di formula senza lattosio.

Infine, si ricorda la carenza di produzione dell’enzima lattasi che si verifica in alcuni neonati  prematuri e che rappresenta una condizione destinata a risolversi spontaneamente in breve tempo.

Sintomatologia

Il mancato assorbimento e la permanenza del lattosio nel lume intestinale favoriscono la fermentazione da parte della flora batterica che interagisce con lo zucchero promuovendo la formazione di idrogeno e acidi organici. Al suddetto fenomeno, si accompagna una sintomatologia tipica, che solitamente si sviluppa a partire dai 30 minuti alle 2 ore successive all’ingestione dell’alimento, con:

  • Gonfiore e Tensione Addominale
  • Dispepsia
  • Crampi Allo Stomaco
  • Flatulenza
  • Meteorismo
  • Diarrea
  • Nausea

L’entità dei sintomi dipende dalla quantità di lattosio assunta e dalla tollerabilità individuale.

Poiché la sintomatologia dell’intolleranza al lattosio può essere facilmente riconducibile a situazioni di alterazioni fisiologiche simili; per una diagnosi certa, è importante ricorrere al consulto medico, al fine di evitare di rimuovere autonomamente ed inutilmente latte e derivati dalla dieta abituale. Non a caso, una forma di celiachia non diagnosticata, potrebbe essere responsabile del processo degenerativo che interessa la superficie intestinale deputata all’assorbimento dei nutrienti; nonchè concausa di una intolleranza al lattosio.

Test diagnostici

Il Breath Test: Il Test del respiro

Rappresenta il test più sicuro e affidabile per la diagnosi di intolleranza al lattosio. L’H2 Breath Test, valuta la presenza di idrogeno nell’espirato prima e dopo la somministrazione di un determinato quantitativo di lattosio [solitamente pari a 200-250 ml di latte].

L’esecuzione dell’esame prevede il prelievo di alcuni campioni di aria ottenuti invitando il paziente a soffiare a intervalli regolari (di 20 minuti circa), in una sacca. Il test ha una durata complessiva di circa 3 ore. Importante dovrà essere la fase pre-analitica, che a partire dal giorno antecedente all’esame detterà al paziente, il corretto iter da seguire.

L’esecuzione dell’esame potrebbe durare meno tempo in caso positività franca. In presenza di malassorbimento di lattosio, a livello intestinale si verificheranno processi di fermentazione con relativo aumento di produzione di idrogeno (H2), assorbito in circolo ed eliminato attraverso i polmoni mediante il respiro.

Poiché in condizioni di normalità il quantitativo di H2, risulta minimo; l’aumento descritto durante il test (in seguito ad assunzione di lattosio), sarà in grado di determinare l’entità variabile del malassorbimento.

Malassorbimento di tipo:

  1. Lieve
  2. Moderato
  3. Grave

Come intervenire?

La dieta senza lattosio

Il lattosio si trova in tutte le tipologie di latte animale (latte materno, vaccino, ovino, caprino..), nei suoi derivati (yogurt, burro, latticini e formaggi), in molti prodotti da forno industriali e non, in alcune bevande e, sotto forma di eccipienti, all’interno di svariati farmaci da prescrizione e da banco.

Elenco degli alimenti contenenti lattosio: consentiti, a rischio e da escludere.

La dieta di esclusione (con alimenti privi di lattosio), condotta per un periodo di tempo variabile da 3/4 a 6/8 mesi, favorisce il rientro della sintomatologia tipica, nella maggior parte della popolazione affetta da intolleranza al lattosio temporanea.

Importante sarà la preservazione della quota giornaliera di calcio assunto. Il fabbisogno giornaliero, per l’adulto, è stimabile intorno agli 800-1000 mg/die di calcio.

La scelta del cibo

Pertanto, particolare attenzione dovrà essere dedicata alla scelta dei cibi. Oggi, esistono valide alternative agli alimenti contenenti lattosio, che si presentano come prodotti delattosati contraddistinti da specifico logo. Inoltre, in commercio vi sono alcune tipologie di formaggi naturalmente privi di lattosio (grazie ai comuni processi di stagionatura).

Alimenti contenenti lattosio. Sono realmente da escludere?

Nella maggior parte dei casi, è sufficiente ridurre o eliminare le fonti di lattosio, sostituendole con alternative. Il tutto, con lo scopo di controllare e prevenire i sintomi. Tuttavia, esistono svariati casi di pazienti, per i quali sarà possibile gestire le quantità, senza rinunciare ad alcun alimento.

Non a caso numerosi studi, danno prova di come molti dei pazienti diagnosticati intolleranti al lattosio, siano in grado di assumere 12 g di proteina (l’equivalente di 1 tazza di latte); senza manifestare sintomi o qualora presenti, solo in forma lieve. D’altra parte, risulta ormai di comune usanza, nei casi più gravi, il ricorso alla somministrazione di integratori alimentari a base di lattasi.

Tali prodotti finalizzati alla digestione di una certa quota di lattosio; consentono al paziente di consumare, una tantum, parte di quella cerchia di alimenti divenuti forzatamente proibiti.

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