Biologico o convenzionale: differenze nutrizionali e non solo

Tecniche di coltivazione, impatto ambientale e aspetti nutritivi

Gli alimenti comunemente definiti “biologici” provengono da coltivazioni o allevamenti che utilizzano tecniche agronomiche e zootecniche a basso impatto ambientale attraverso protocolli produttivi nei quali è vietato o limitato l’impiego di diserbanti, insetticidi o concimi contenenti sostanze di sintesi. Il coltivatore biologico può utilizzare pesticidi: ci sono pesticidi ammessi e non ammessi perché ritenuti più pericolosi. Per essere commercializzato come biologico, un alimento deve essere stato prodotto da aziende certificate da Organismi autorizzati dal Ministero dell’Agricoltura che appongono su tali prodotti il loro logo, identificandoli quali biologici. La certificazione non verifica il prodotto finale, ma solo la coltivazione. Quindi, il cibo biologico non è detto che sia più nutriente ovvero che contenga con certezza una quantità di micronutrienti maggiore.

Per definizione, l’agricoltura biologica è un metodo di coltivazione e di allevamento che prevede l’impiego di sostanze naturali. Quindi, non è consentito usare sostanze di sintesi chimica come i concimi, i diserbanti e gli insetticidi che, invece, caratterizzano la produzione convenzionale (non biologica).

I dati sull’andamento del biologico

Il Sistema d’informazione nazionale sull’agricoltura biologica (Sinab) mostra una chiara crescita del 20% sia per quanto riguarda le superfici coltivate con questa tipologia di coltivazione sia il numero degli operatori. Il settore interessa quasi 1.800.000 di ettari, corrispondenti al 14,5% della superficie destinata all’uso agricolo. Le regioni in cui si trova la maggior estensione sono localizzate nel Sud Italia: al primo posto la Sicilia seguita da Puglia e Calabria. Per quanto riguarda gli acquirenti, essi si concentrano prevalentemente al Nord. Questi numeri sono giustificati dall’opinione diffusa secondo cui i prodotti biologici siano di qualità superiore da un punto di vista nutrizionale rispetto a quelli convenzionali.

Ma “naturale” vuole dire sempre sano?

L’origine naturale delle sostanze ammesse nella coltivazione biologica non sempre assicura la sicurezza ambientale e quella della salute umana. Un esempio è il Rotenone: un insetticida e acaricida estratto dalle radici delle leguminose. Data la sua origine vegetale, è stato incluso nell’elenco dei prodotti ammessi per l’agricoltura biologica, inizialmente attraverso il Regolamento CEE 2092/91 e poi in successive integrazioni. Il Comitato Permanente Europeo per la catena alimentare e la salute degli animali ha riscontrato che l’utilizzo del Rotenone ha un forte impatto ambientale. Infatti, è stato depennato dell’elenco degli agro-farmaci consentiti perché poco selettivo quindi agisce con un’elevata tossicità nei confronti della fauna ambientale, in particolare verso pesci e api.

I pesticidi nel biologico

I pesticidi, detti più correttamente agro-farmaci, sono sostanze studiate e regolamentate per essere utilizzate allo scopo di proteggere le colture da infestanti e parassiti. La legge consente all’agricoltura biologica di fare uso di pesticidi di origine naturale. Tra i prodotti naturali ammessi troviamo: le piretrine, l’azadiractina, la lecitina, il batterio Bacillus thuringiensis, l’etilene, il rame, lo zolfo e alcuni oli minerali. Vediamone alcuni in dettaglio:

  • Le piretrine sono dei composti organici (esteri) estratti da piante del Chrysanthemum, conosciute già nell’antichità in Cina. Questo insetticida è caratterizzato da una bassa tossicità e da una persistenza limitata: la luce e le temperature elevate degradano rapidamente le piretrine.
  • L’azadiractina viene estratta dai semi della specie arborea di Neem (Azadiractha indica), appartenente alla famiglia delle Meliacee, originaria dell’India, ma largamente diffusa anche in Africa, America e Australia. Agisce come regolatore della crescita delle larve, riduce la fecondità delle femmine e la fertilità delle uova e inoltre provoca disappetenza agli insetti bersaglio. La tossicità sui vertebrati non bersaglio è davvero limitata.
  • La lecitina migliora l’efficienza degli altri agro-farmaci migliorando l’aderenza e la penetrazione dei pesticidi utilizzati sulle foglie.
  • Il Bacillus thuringiensis è un batterio presente in natura di cui alcuni ceppi sono in grado di infettare e uccidere diverse specie d’insetti. Grazie a questa proprietà è stato sviluppato come insetticida microbico, in particolare contro i lepidotteri. Il Bacillus thuringiensis agisce esclusivamente per ingestione: l’intestino dell’insetto che si nutre del batterio viene paralizzato e l’insetto muore entro 2 o 3 giorni. La tossicità sui vertebrati non bersaglio è trascurabile infatti il bacillo è altamente selettivo.

Gli studi scientifici sperimentali

L’Università californiana di Stanford ha pubblicato un lavoro studio sugli Annals of Internal Medicine in cui analizza 17 studi sugli esseri umani e 223 sui livelli dei contaminanti e dei nutrienti negli alimenti. Solo tre dei 17 studi non hanno trovato differenze significative per quanto riguarda alcune reazioni allergiche (eczema, respiro affannoso e dermatite atopica) tra il gruppo che consumava cibo convenzionale e quello che prediligeva cibo biologico.

I ricercatori hanno notato anche che il rischio di isolare batteri resistenti a tre o più antibiotici era più alto nel pollo e nel maiale convenzionale. Per quanto riguarda, invece, gli studi sui pesticidi, due hanno riportato livelli significativamente inferiori di pesticidi nelle urine di bambini che consumavano cibi biologici rispetto al gruppo di controllo.

Una differenza che merita di essere discussa è proprio la quantità di pesticidi: nei prodotti bio sono in media il 30% in meno; uno scostamento che per molti ne giustificherebbe la scelta. Tuttavia, i livelli di pesticidi riscontrati negli alimenti tradizionali sono praticamente sempre al di sotto dei limiti consentiti dalla legge e lo stesso vale per i livelli nelle urine dei bambini che mangiano alimenti non biologici, che restano sempre molto bassi.

Permane poi l’assoluta sicurezza nel consumare cibi tradizionali, soprattutto italiani. Per chi fosse interessato a capire meglio il processo di controllo di sicurezza alimentare può consultare l’articolo:

La nuova riforma Europea e la posizione dell’Italia

L’obiettivo del nuovo regolamento Reg. (UE) No 2018/848 in materia di agricoltura biologica, che abroga il precedente Reg. (CE) n. 834/2007 è quello di importare nell’Unione europea solo prodotti biologici di alta qualità. Tale regolamento si applicherà a decorrere dal 1° gennaio 2021.

Gli eurodeputati italiani si sono dichiarati nettamente contrari alla riforma a causa dell’eccessiva riduzione delle soglie dei fitofarmaci consentiti. Il rischio è che in alcuni Paesi, tra cui l’Italia, non si veda più la distinzione tra agricoltura bio e convenzionale. Questo ovviamente causerebbe una maggior diffidenza della popolazione sull’acquisto dei prodotti biologici con un calo dei profitti nel settore.

L’intenzione del regolamento è, comunque, quello di assicurare ai consumatori gli stessi livelli qualitativi sia per prodotti UE che per prodotti extra UE. Inoltre, prevederà l’introduzione della certificazione di gruppo per ridurre i costi del logo di certificazione biologica sulle confezioni. Il limite italiano, introdotto con il vecchio decreto e pari a 0,01 mg/kg, potrà essere mantenuto a patto che non venga vietata la circolazione di prodotti comunitari che non lo rispettano. Il problema che si pone per l’Italia è notevole e riguarda sia i consumatori che i produttori.

I consumatori del biologico non desiderano residui di agro-farmaci nel loro cibo, ma dal 2021 non potranno più avere questo tipo di garanzia a riguardo e potrebbero giustamente optare per i cibi convenzionali a danno dei produttori bio.

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