Comportamenti innati ed appresi | Basi dell’Etologia

La percezione dell’ambiente circostante avviene attraverso deboli o potenti segnali che vengono captati dal nostro corpo, per essere tradotti in informazioni. Questi messaggi possono essere elaborati in risposte comportamentali e/o fisiologiche, che l’individuo sfrutta per sopravvivere. Non tutto quello che sappiamo ci viene insegnato, anzi, esistono comportamenti che si manifestano sin dalla nascita. Questi, insieme ai comportamenti appresi, aiutano l’organismo a vivere e prosperare.

Non smettere di imparare: sia tua cura accrescere ciò che sai. Raramente la sapienza è data dalla vecchiaia. (Catone il Censore)

Definizione di comportamento innato

Un comportamento innato, per definizione, è un qualsiasi comportamento che avviene spontaneamente, cioè senza un insegnamento diretto o indiretto. Queste azioni innate (o istintive) vengono trasmesse di generazioni in generazione geneticamente, e generalmente non sono influenzate dall’esperienza.

Definizione di comportamento appreso

Un comportamento appreso è un comportamento che viene acquisito dall’individuo grazie alle sue esperienze, e non dipende da fattori di tipo genetico.

Esempi di comportamenti innati

Pensiamo ai nostri cuccioli appena nati. I loro striduli gemiti trasmettono un messaggio specifico, ovvero “ho bisogno di qualcosa”. I versi del bambino sono puramente istintivi, e non richiedono un apprendimento.

Nel mondo esistono persone che amano o detestano i bambini, in praticole quelli ancora in fasce. Tutte queste persone sono unite, però, da un forte disagio quanto sentono un bambino piangere, e questo è dato da un’altra risposta istintiva, quella della cura del piccolo. In sintesi, il cucciolo fin dai primi istanti di vita, emette delle vocalizzazioni che vengono percepite dalla madre, o da altri individui. Questi, istintivamente, si sentono a disagio e provvedono ad accudire il piccolo. Questo intimo legame si vede in molte specie animali, mammiferi e non solo, in particolare in quelle dove la socialità ha un ruolo ben radicato.

La macchia rossa presente sul becco del gabbiano reale (Larus Michahellis) scatena un comportamento istintivo (stimolo-chiave). I pulcini, senza alcun apprendimento, beccano questa macchia rossa per richiedere il cibo. Questo comportamento è stato studiato da Niko Timbergen

Un caso curioso, studiato da Ferrero e colleghi (2011), è quello del rilevamento dei predatori da parte dei roditori. Questo meccanismo di riconoscimento sarebbe d’attribuire a risposte innate, attraverso la ricezione di composti volatili. Chiudere le palpebre quando qualcosa di vicino ti passa davanti gli occhi? E’ un comportamento innato di protezione! Tuttavia, molti comportamenti innati possono essere “modificati” e gestiti attraverso l’esperienza individuale.

Esempi di comportamenti appresi

Sicuramente questa tipologia di comportamenti ci è più familiare. I comportamenti appresi si formano nel corso della vita e rispondono a determinate esperienze individuali e a variazioni ambientali.

Molto particolare è l’usanza di lavare il cibo in alcuni animali, sopratutto nei primati. Nel 1979 Lyall Watson dichiarò di aver osservato sull’isola di Koshima un gruppo di Macaca fuscata intento in un comportamento molto singolare. Il gruppo era solito lavare le patate dolci prima di mangiarle! In questa sede non parleremo del curioso “effetto della centesima scimmia”. Tuttavia, questo comportamento è stato osservato anche in altri primati che non erano collegati, fisicamente, con quel particolare gruppo. Tale azione deve essere stata tramandata da generazione in generazione attraverso un insegnamento della pratica all’interno del gruppo, e la sua acquisizione deriverebbe da un apprendimento per imitazione e/o per prove ed errori.

Alcuni individui possono imparare, nel corso della loro vita, comportamenti o pratiche che molto spesso aumentano la loro sopravvivenza. Questi comportamenti vengono tramandati attraverso l’insegnamento, e non geneticamente.

La paura ha una componente istintiva e una che si forma attraverso l’esperienza dell’individuo. E’ la paura che permette a diversi organismi di viventi di sopravvivere ed evitare i propri predatori. Ma come si fa a distinguere un nuovo predatore da una creatura innocua? L’esempio c’è fornito da quegli uccelli che amano beccare le sementi dei nostri orti. Ormai è di tradizione piantare uno spaventapasseri, o oggetti rumorosi e svolazzanti, per allontanare gli uccelli dai nostri orti. Questo stratagemma può funzionare solo se ogni tanto si cambia lo strumento “di terrore”.

Altrimenti potremmo osservare la seguente sequenza:

  • Gli uccelli sono spaventati dal manichino;
  • Gli individui più affamati, o più temerari, proveranno a avvicinarsi al manichino poco alla volta, per capire se è una reale minaccia o meno;
  • Gli individui che si sono avvicinati mangeranno le sementi in tranquillità, mentre gli altri individui imiteranno i primi;
  • Tutto il gruppo di uccelli torna a cibarsi nell’orto.

Questa breve sequenza di eventi include due modelli comportamentali: Apprendimento per abitudine, quando l’uccello si avvicina al manichino ed impara a non avere più paura di esso; Apprendimento per imitazione, quando gli altri individui del gruppo seguono quelli che si sono già avvicinati.

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