Il caso Xylella: cinque anni di bufale e immobilismo

Come una malattia delle piante può diventare un caso mediatico e giudiziario

L’arrivo di una nuova malattia è da sempre considerata una delle più grandi sciagure che possano capitare ad un territorio e questo vale anche per le patologie che colpiscono le piante coltivate. Basti pensare che nel diciannovesimo secolo un fungo, la peronospora della patata, causò in Irlanda una carestia tale da causare un flusso migratorio di massa verso le americhe. Oggi in Europa siamo lontani da casi come quello: tuttavia la globalizzazione, l’intensificazione degli scambi commerciali e i cambiamenti climatici hanno portato ad un continuo scambio di patogeni e parassiti da uno stato all’altro. È in questo modo che Xylella fastidiosa è arrivata in Italia, probabilmente dal Costa Rica.

X. fastidiosa è un batterio, la sola specie conosciuta del genere Xylella sp. Al giorno d’oggi sono state individuate quattro sottospecie riconoscibili solo analizzando il loro genoma e in base alle differenti specie di piante che colpiscono. Quando nel 2013 Xylella fu segnalata per la prima volta in Italia era già nota nel resto del mondo, dove aveva causato forti problematiche sulla vite in California (sottospecie fastidiosa) e sugli agrumi in Brasile (sottospecie pauca). Quest’ultima sottospecie risulta essere anche l’agente del “Complesso del Disseccamento Rapido degli Olivi” (CoDiRO) presente in Puglia.

I sintomi tipici e più facilmente riscontrabili delle infezioni da Xylella su olivo comprendono il disseccamento degli apici e dei margini fogliari in porzioni più o meno estese della chioma, accompagnati da imbrunimenti dei tessuti legnosi dei rami colpiti.

Xylella fastidiosa è una specie inclusa nella lista degli organismi nocivi da quarantena: l’Unione Europea emanò quindi nel 2015 due “decisioni di esecuzione” che prevedono misure per impedire l’introduzione del batterio nel territorio della UE e predispongono un piano di emergenza nel caso di ritrovamento. Al fine di eliminare le piante infette e cercare di impedire lo sviluppo di nuovi focolai, le aree interessate dovrebbero, a norma, essere delimitate e divise in zone infette (dove la presenza di piante colpite dal batterio è accertata) e limitrofe zone cuscinetto, con piante sane ma a forte rischio di contagio. Queste misure di contenimento avrebbero potuto arginare l’avanzata di Xylella verso nord.

Quello che seguì il ritrovamento fu invece un complesso e caotico susseguirsi di accuse e tentennamenti, nel quale ancora oggi è difficile districarsi, che impedì di compiere sforzi coerenti e concertati per combattere il batterio. Semplificando un po’, possiamo così riassumere i principali avvenimenti:

  • 2013: una prima indagine su piante di olivi che presentano sintomi di disseccamento porta all’identificazione di Xylella come agente causale della malattia. L’area coinvolta si estende per 8.000 ettari a sud di Gallipoli, coinvolgendo circa 800.000 piante.
  • 2014: Viene identificato come vettore del batterio l’insetto rincote Philaenus spumarius, la sputacchina media. Nuovi focolai si manifestano nel Leccese, iniziano i primi sradicamenti.
  • 2015: Il piano Silletti, che prende nome dall’allora comandante del Corpo Forestale dello Stato in Puglia Giuseppe Silletti, prevede la creazione di un cordone sanitario con una fascia dove sradicare gli olivi e controllare gli insetti vettori. Il piano tuttavia non partirà mai a causa delle proteste di piazza e dalle pressioni politiche, mediatiche e giudiziarie.
    Nel frattempo, l’area infetta da Xylella è arrivata a coprire un’area di 350.000 ettari.

Il 17 dicembre la magistratura di Lecce dispone il sequestro degli olivi al fine di impedirne l’abbattimento. Dieci persone, tra le quali cinque ricercatori e lo stesso Silletti vengono indagati con le accuse di diffusione della malattia, inquinamento ambientale, falso e distruzione di bellezze naturali.

  • 2016: la superficie colpita da Xylella raggiunge i 500.000 ettari, coinvolgendo circa 20 milioni di olivi (1/3 di quelli presenti in Puglia).

Viene tolto il sequestro sulle piante in quanto l’Alta Corte di Giustizia Europea riconosce la legittimità della decisione di abbattere gli olivi infetti. La Regione Puglia inizia un monitoraggio delle piante da abbattere, tuttavia blocchi burocratici e ricorsi al TAR fanno si che per rendere operativa la decisione di eradicare un ulivo infetto possano servire mesi.

  • 2017: la ricerca di varietà di olivo meno suscettibili a Xylella portano all’identificazione della varietà Favolosa. La prospettiva e quella di iniziare i nuovi impianti, dove sono avvenuti gli abbattimenti con questa o altre varietà, una volta decaduto il veto dell’UE.
  •  2018: La produzione di olio di oliva in Puglia tocca il valore minimo storico di 87 tonnellate, il calo è quasi del 70%.

Dal 2013 ad oggi è in atto in Puglia uno scontro mediatico, politico e giudiziario senza precedenti per un’epidemia di interesse fitopatologico.

Questa singolare situazione è spiegata dal forte valore storico, culturale e paesaggistico dell’olivo. Era impensabile procedere con un piano di eradicazione senza incorrere in proteste e pesanti intromissioni politiche.

Bufale e falsità sono rimbalzate per anni nei social ai media, fomentando una narrazione per la quale i ricercatori sono diventati arrivisti al soldo delle multinazionali, l’Unione Europea un mostro burocratico (al solito) che vuole distruggere il Salento mentre i poteri forti tramavano per affossare la produzione di olio d’oliva pugliese a beneficio di quello estero.

Ad esempio, attraverso WhatsApp si potevano ricevere messaggi di questo tipo:

Sui quotidiani cartacei e virtuali è stato scritto tutto e il contrario di tutto. L’argomento che sicuramente ha fatto più presa nell’immaginario di chi vede messa a rischio la propria sussistenza economica consiste nel sostenere che il batterio non esiste, che è un’invenzione.

Oppure, come ha scritto Beppe Grillo che è “una gigantesca bufala, fabbricata ad arte da destra e sinistra, con il prezioso sostegno delle associazioni di categorie, da scienziati disponibili e multinazionali dell’agricoltura”.

Tra le tante e clamorose prese di posizione pubbliche è sicuramente degna di nota, almeno per la fantasia, la convinzione di Sabina Guzzanti – subito ripresa da diversi blog e da personaggi più o meno noti.

Secondo la nota attrice Xylella effettivamente esiste, ma sarebbe stata creata in un laboratorio brasiliano al fine di sostituire gli olivi pugliesi con quelli OGM prodotti dalla Monsanto (però in qualche modo ci dovrebbero centrare pure gli Israeliani). Sembra anche che il nome della multinazionale che sta confezionando il batterio sia l’anagramma di Xylella.
Molto romanzesco ma anche piuttosto stupido.

Allo stesso tempo la necessità di trovare cure contro il batterio ha causato la diffusione delle più disparate teorie e tecniche agronomiche, tra le quali soluzioni tanto fantascientifiche quanto miracolose che sarebbero però – a detta di chi le propone – indispensabili per evitare gli abbattimenti delle piante di olivo e i trattamenti chimici contro l’insetto vettore.
Quindi nella sostanza solitamente dannose.

La Regione Puglia finanziò il “Progetto Silecc”, che prevedeva di curare gli olivi migliorando la qualità del terreno con biofertilizzanti e contemporaneo interramento nel suolo da fertilizzare, pratica detta sovescio, di broccoletti salentini. Come era facilmente prevedibile i risultati di tale ricerca sono stati recentemente smontati.

Altri rimedi vengono dalla famigerata “agricoltura biodinamica” e prevedono il sempre presente cornoletame (un corno di vacca riempito di letame e sotterrato nel terreno da fertilizzare) oppure aerosol di zinco e rame.

Ma poco importa oggigiorno se un rimedio può sembrare bizzarro oppure una affermazione potrebbe essere falsa. Le notizie girano rapide e attecchiscono nell’immaginario della popolazione, oramai abituata alla sfiducia verso l’autorevolezza dell’esperto e dell’amministratore. Come risultato in breve tempo i social network come anche i quotidiani si sono impregnati di questi sconcertanti “fatti alternativi”, giorno dopo giorno sempre di più.

Così, tra complottismi e proposte di rimedi magici e fantascientifici, il caso Xylella si è gonfiato a dismisura divenendo anche terreno di scontri ben oltre il limite dell’opportunismo politico tra esponenti del Movimento 5 Stelle ed il Governatore Michele Emiliano.

Come risultato, oggi l’area colpita da Xylella ha superato i 775.000 ettari e si concretizza sempre più il rischio che si possa diffondere nelle regioni limitrofe. Possibili soluzioni per eliminare la malattia sono lontane e l’Italia è stata deferita alla Corte di Giustizia Europea che potrebbe multarla per la pessima gestione dell’epidemia.

Cercare di identificare un solo colpevole per queste dinamiche è impossibile. Si può sicuramente parlare di responsabilità collettive, che gravano tanto sulla politica quanto sui media, sulle associazioni e perfino su parti della stessa comunità scientifica.

Forse l’aspetto più inquietante dell’intera faccenda è che ci ha mostrato come la nostra società sta diventando, esattamente lo stesso volto che traspare dal dibattito (dis)informato sui vaccini.

Da dietro una tastiera ci si sente di poter diventare esperti di qualunque argomento, sostenere oppure denigrare con cognizione qualunque posizione. Il livello di paranoia collettiva porta a far credere che chiunque abbia effettivamente i titoli per fornire pareri tecnici o scientifici sia corrotto e in malafede se osa controbattere le assurdità dette da un cantante, un comico o un politico.

Mentre tutto diventa occasione di scontro politico e sociale c’è qualcuno che non si fa influenzare da tutto questo sfacelo e anzi trae giovamento dall’incuria che ne deriva.

Si tratta di Xylella che da buon batterio continua ad alimentarsi e diffondersi come sa fare, infettando pianta dopo pianta.

Bibliografia

  • Xylella cinque anni dopo, che cosa è cambiato? – LeScienze
  • Emergenza Xylella, l’Europa bacchetta l’Italia – LeScienze

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